Corvi ed inquietudine dei credenti

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 maggio 2012, www.ilmattino.it

Come reagisce il vasto e multiforme popolo cattolico allo svolazzare di corvi sui documenti riservati del Papa, ai periodici licenziamenti dei banchieri vaticani, all’inquietante ritrovamento all’interno delle Basiliche di tombe con resti imprevisti e assai sconcertanti? Nei colloqui di questi giorni con lo psicoterapeuta emerge subito la curiosità e lo sconcerto. Che non diventa gossip, ma si rivela invece materiale prezioso per la ricerca e la trasformazione psicologica personale.
La Chiesa è infatti per i cattolici, in modo più o meno chiaro, un’immagine del bene. Il cattolico la vorrebbe pulita, accogliente, perfetta. Come del resto vorrebbe essere anche lui (almeno quando si mette in discussione, andando in terapia): bravo, affidabile, apprezzato dagli altri e tranquillo dentro di sé. Ed è proprio sul volersi in un modo, e essere in un altro, voler essere impeccabili, ed essere molto discutibili (il volere le cose buone, e fare quelle cattive lamentato da San Paolo), che si organizza ogni nevrosi, con relativi malesseri e potenziali scissioni della personalità. Leggi il resto dell’articolo

Lettera Carron / Risé: la lotta tra la luce della grazia e l’oscurità della pesantezza

(Di Claudio Risé, da “Il Sussidiario”, 16 maggio 2012, www.ilsussidiario.net)

Don Julian Carron, con la sua lettera a Repubblica, ha ripetuto, e quindi proposto a chi la leggeva, il gesto introduttivo alla meditazione cristiana e al Mistero della Messa: Signore pietà.
Atto sorprendente in un’epoca e un costume in cui l’esibizione di forza e irreprensibilità ( come di tutto ciò che cattura lo sguardo altrui: bellezza, sfrenatezza, successo), è esercizio e quasi dovere quotidiano, all’interno di quel culto dell’immagine ansiosamente praticato dai più (e, per quel che ho capito, presente anche tra le accuse mosse nella campagna politica contro il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni e Comunione e Liberazione).

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Ritroviamo un linguaggio comune

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 maggio 2012, www.ilmattino.it

Bisogna parlarsi. Se non vogliamo che i bagliori degli incendi greci ci raggiungano, che la vita quotidiana venga inghiottita da risse e spari, dobbiamo ricominciare a parlarci, ad ascoltarci, a progettare insieme, gli uni con gli altri. I genitori coi figli, gli uomini con le donne, lo Stato coi cittadini, le Autorità con le persone comuni.
Occorre abbattere i muri che ci separano, trasformando in Comunità le attuali gabbie di individui arrabbiati e minacciosi, potenzialmente violenti.
La prima grande risorsa per tornare a crescere e far ripartire lo sviluppo è rappresentata dalle energie degli altri.
Ogni psicologo sperimenta come dietro la depressione e l’astenia psichica ci sia un deficit di scambio, di ascolto, di abbraccio dell’altro. Per ritrovare le forze perdute occorre abbattere molti muri: ogni malessere individuale, infatti, si nutre di un malessere sociale e lo alimenta. Leggi il resto dell’articolo

La crisi e il rischio “depressione di massa”

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 maggio 2012, www.ilmattino.it

I suicidi delle persone rovinate dalla crisi, diversi tra loro, hanno in comune un elemento: la convinzione che “non farcela” sia una colpa, una lesione della dignità personale, come ha scritto Paganelli. Un’idea comprensibile, ma sbagliata, che genera gesti rinunciatari e autodistruttivi. È necessario che autorità e media la smentiscano con chiarezza.
Nell’economia di mercato affrontare il rischio d’impresa è una virtù, di cui lo Stato riconosce la dignità profonda, comunque vada.
Lavoratori ed imprenditori sono i veri eroi della Repubblica “fondata sul lavoro”, come dice la Costituzione. La loro qualità sociale non è condizionata all’esito positivo dei bilanci, ma deriva dall’aver scelto l’attività sulla quale si fonda il funzionamento di gran parte della società moderna: il lavoro in azienda, piccola o grande, con le sue fatiche e i suoi pericoli. Sia il rischio di un’impresa, anche piccola, sia quello che si assume il prestatore d’opera.
Anche chi cerca una lavoro, senza trovarlo, è un dignitoso lavoratore, anche se al momento sfortunato. Leggi il resto dell’articolo

Ogni bambino è diverso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 aprile 2012, www.ilmattino.it

Nuovi pericoli per i bambini, in arrivo dalla rete e dagli sviluppi dell’elettronica. I guai, questa volta, non vengono dall’insaziabile curiosità dei bimbi, che a volte li mette a rischio, ma da quella dei genitori, che potrebbe fare molto male ai bambini. Di che si tratta?
Stanno circolando (ma le più sofisticate arriveranno tra poco), delle applicazioni per cellulari intelligenti, I Pad, computer, per “rassicurare” i genitori sul fatto che i loro figli siano “come tutti gli altri”.
Le prime avevano carattere medico: i genitori inserivano i dati del figlio, quanto mangia, dorme, quanti pannolini cambia e così via, e le applicazioni fornivano indicazioni, terapie, consigli. Partendo, naturalmente, da confronti con l’ipotetico “bimbo sano”, cioè quello “medio”, corrispondente alla media dei comportamenti individuali. Il quale, ecco uno dei problemi di questo modo di guardare ai bambini (come anche alle donne, ai vecchi, a chiunque), non esiste. Perché le variabili sono infinite e con sfumature non valutabili con dati quantitativi. Leggi il resto dell’articolo

Dalla passione la rinascita

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 aprile 2012, www.ilmattino.it

Passione, morte, resurrezione. Queste tre tappe, riproposte ancora una volta nella prossima settimana, non appartengono solo alla storia di Gesù, ma ad ogni trasformazione e sviluppo umano.
Il successo ha sempre un termine, molti si allontanano, occorre rientrare dentro se stessi e accettare con passione la fine di come si è stati. Solo così si risorge, si entra nel rinnovamento.
La vita umana cresce sempre attraverso esperienze pasquali. Ma non è semplice vederlo e accettarlo davvero.
L’idea della fine e della resurrezione è presente nella maggior parte delle antropologie (non solo nel Cristianesimo), e parla appunto della necessità del cambiamento, che deve passare sempre attraverso una perdita: di abitudini, di situazioni consolidate, di modi di essere.
Il nostro tempo, la modernità, fatica però più di altre epoche ad accettare questa visione. Anche se una delle sue scienze più giovani e più promettenti, la neuroscienza, ha dimostrato che è proprio così che il cervello si forma e cresce, attraverso un continuo sviluppo, che passa attraverso distruzioni e trasformazioni, dalla giovinezza fino alla fine della vita. Leggi il resto dell’articolo

Buona giornata del papà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 marzo 2012, www.ilmattino.it

Il giorno del papà, che si festeggia oggi, diventa sempre più sentito. Non solo occasione di regali, o lavoretti per impegnare i bimbi delle elementari. Di anno in anno questa festa scandisce ormai le tappe del riconoscere cosa significhi essere padri oggi, e della conseguente trasformazione degli uomini e di tutti i rapporti familiari. Ci allontaniamo così sempre di più da quella triste etichetta di “società senza padri”, come antropologi e psichiatri definivano l’Occidente negli anni 70.
E’ stata ed è, quella dei papà, una lunga marcia, emozionante ed anche dolorosa, che contribuisce a cambiare non solo i rapporti tra le persone, ma anche il clima affettivo ed emotivo del nostro tempo.
L’aspetto più evidente è certamente l’ancora incompiuto “ritorno del padre”, una figura di cui negli anni 70 nessuno sapeva più che dire, se non che, appunto, non c’era, mentre oggi la sua presenza torna ad essere evidente, anche se spesso in modo drammatico.
Si tratta di un ritorno davvero “epocale”, perché era stato nell’Ottocento, con l’avvento dell’industrializzazione, che la figura paterna si era ritirata dall’educazione dei figli, da allora affidata alla madre, per dedicarsi alla particolare attività economica che allora nasceva: l’azienda. Fino ad allora il mondo del lavoro, sia nei campi che nelle botteghe artigiane delle città, era stato anche la principale scuola di vita dei figli, nella quale il padre era insieme papà e maestro d’arte e mestiere. Leggi il resto dell’articolo

La tentazione di chiudersi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 marzo 2012, www.ilmattino.it

“Sei venuto a sparare?… Voglio vederti sparare”. Il monologo del militante No Tav sporto sullo scudo del carabiniere silenzioso non è solo provocazione. Più simile invece a quel particolare rovesciare la colpa e il male sull’altro, trasformandolo in nemico (potenzialmente assassino), che sta dietro alle tragedie storiche dell’ultimo secolo, l’ultima delle quali fu la stagione degli anni di piombo. Accade anche in drammi privati, raccontati al terapeuta di solito dopo che sono accaduti.
Gradualmente l’altro diventa un individuo pericoloso, che qualunque cosa dica, o faccia, ti vuole far fuori. Mentre le persone attorno a lui, quelli che condividono la sua posizione sono partecipi del “complotto”.
La prima caratteristica di queste costruzioni immaginarie, personali o collettive che siano, è che alla loro origine non c’è (nella stragrande maggioranza dei casi), nessuna specifica patologia. Sono invece presenti due caratteristiche che, insieme, possono generare problemi: un forte senso critico, e l’insicurezza. Leggi il resto dell’articolo

La neuroplasticità: il movimento è il nostro destino

Guarda Tocca Vivi (Di Claudio Risé, dal libro Guarda, tocca, vivi. Riscoprire i sensi per essere felici, Sperling & Kupfer, 2011)

Il movimento e la conseguente trasformazione sono il nostro destino, e la consapevolezza di questo fatto è ciò che consente alla vita dell’uomo moderno di essere all’altezza del suo tempo.
Solo verso il 1990, mentre esplodeva l’Unione Sovietica e la globalizzazione riceveva una nuova, decisiva spinta, cominciarono a essere prese in considerazione le ricerche neuroscientifiche che dimostravano che il cervello umano non è una struttura definita, che si formerebbe nell’infanzia e sarebbe sostanzialmente compiuto e immutabile entro i 20 anni, bensì un insieme dinamico di circa 100 miliardi di neuroni, ognuno dei quali con migliaia di sinapsi, impegnati in un continuo movimento di formazione, trasformazione, morte e rigenerazione, prodotto fondamentalmente da noi stessi. È, infatti, ciò che noi facciamo e pensiamo, le nostre esperienze e il nostro comportamento, a modellare e costituire il nostro cervello. Leggi il resto dell’articolo

Paure e incubi dell’uomo macchina

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 febbraio 2012, www.ilmattino.it

Quali sono le paure più diffuse in questo “tempo della crisi”? A giudicare da quanto si vede in psicoterapia, la paura della povertà è presente ma non sempre genera malessere psichico. Quella l’uomo la conosce (magari nel racconto familiare), anche se non l’ama; sa che ci si può convivere.
La paura che fa star male, e che oggi si diffonde, è quella di venir trattati sul lavoro e nella società come cose. Ciò spiega anche buona parte della riluttanza giovanile a inserirsi nelle aziende.
Giovani pieni di buona volontà, che si cimentano con ambite (anche se assai esigenti) opportunità di lavoro, di notte sognano di diventare gradualmente macchine, robot, o di venire divorati dagli squali.
Raramente si tratta di persone viziate, con poca voglia di lavorare sodo. Sono in genere intelligenti, ambiziosi, con forte senso del dovere, tanto da accettare ritmi di lavoro superiori alle 10 ore al giorno, come è ormai corrente nei posti “importanti” delle grandi città. Non hanno vizi, né nevrosi particolari. Leggi il resto dell’articolo

Il mondo va in città

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 febbraio 2012, www.ilmattino.it

La popolazione mondiale sta correndo verso le grandi città. Nel 2030 il 60% dell’umanità vivrà nelle metropoli. In Cina, questo cambiamento è ormai realtà.
Le megalopoli, però, sviluppano anche numerosi malesseri: dalle cardiopatie alle psicosi, dall’obesità alla schizofrenia. Ma allora perché 180 mila persone al giorno vanno proprio lì? Non solo perché nelle città c’è più lavoro, e più denaro. Ci sono anche altre opportunità. Da riconoscere e valorizzare, per renderle utilizzabili.
Chi ogni giorno va in città, cerca (col denaro e il lavoro), più socializzazione, modelli e stili di vita più numerosi e variati, maggiore cultura, possibilità ampie di istruzione per i figli. Leggi il resto dell’articolo

Il necessario ritorno dei lupi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 13 febbraio 2012, www.ilmattino.it

Malgrado alcuni falsi allarmi, sembra che i lupi comparsi con la neve ai bordi dei boschi appenninici non abbiano finora azzannato nessuno. Etologi e ambientalisti hanno così potuto rispiegare che i lupi sono indispensabili per ridurre le mandrie di cinghiali sempre più numerose e le devastazioni di culture da loro compiute, come per altri problemi attuali del territorio. L’uomo, però, ha paura del lupo. Perché rappresenta una sua parte selvatica, oscura, che preferisce non vedere.
L’istinto dell’uomo non è, infatti, solo quello domestico del cane. Il quale d’altra parte una volta abbandonato dal padrone (molti lo fanno), è sempre pronto a riprendere la strada della montagna dove diventa anche più selvaggio dei lupi: sembra che fossero di cani inselvatichiti i morsi di questi giorni nel riminese. Leggi il resto dell’articolo

L’assalto al potere dei narcisisti disturbati

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 febbraio 2012, www.ilmattino.it

Quando la TV annuncia che qualcuno ha rubato milioni alla collettività, la maggior parte degli spettatori pensa che è un mascalzone, e un furbo. Quando un paziente lascia capire in terapia che ha preso illegalmente del denaro, al terapeuta si apre una pista significativa per capire che egli è davvero malato, e come si configuri il suo malessere.
Se la psicologia del profondo ha ragione, l’attuale classe politica non sta dunque molto bene. Di cosa soffrono, però, i truffatori politici?
Il primo disturbo, lo sanno anche molti penalisti, è una profonda (anche se spesso inconsapevole), disistima di sé. Come mi raccontava il professor Alberto Dall’Ora, uno dei principi del Foro penale, ladri e truffatori sono molto spesso persone piuttosto intelligenti, che avrebbero risultati importanti anche comportandosi correttamente. Ma, come sa l’analista, non ci credono. Per varie ragioni biografiche e ambientali non si credono capaci di veri successi. Quindi scelgono, spiega lo psicoanalista Alfred Adler, “la menzogna…vie traverse..dolo e astuzie”. Leggi il resto dell’articolo

Quei bambini senza padre allevati da servi o trasgressori

(Intervista a Claudio Risé, di Federico Ferraù, da “Il Sussidiario”, 1 febbraio 2012, www.ilsussidiario.net)

Cosa c’entra la manovra del governo Monti con l’irresponsabilità diffusa dei «bambinoni» che escono dalle nostre scuole? Per Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, un legame c’è, e affonda le sue radici nelle travagliate vicissitudini dell’Autorità. «Se non c’è più un maestro inteso come formatore e suscitatore di libertà, il soggetto non si sviluppa». E finisce per essere solamente un servitore fedele dell’Apparato. Risé interviene nel dibattito sull’autorità aperto da Ilsussidiario.net.

Lei ha scritto che il tema della crisi dell’autorità è divenuto un slogan. Perché?
Autorità è un termine molto ampio e credo che valga la pena di distinguere almeno tra due aspetti diversi. Il primo è il bisogno del soggetto umano che chiede un’autorità come fonte di sapere, di accoglimento, di identità, in ultima analisi di crescita della propria personalità, del proprio sé. Come ricorda Luigi Giussani, autorità viene da augeo ovvero «aumento, faccio crescere, alimento». Il valore di questa autorità è comunemente negato dalla società attuale, questo è vero. Ma al tempo stesso, e molto insidiosamente, assistiamo ad una ipertrofia della seconda valenza dell’autorità, intesa come fatto di potere burocratico-organizzativo. Leggi il resto dell’articolo

Quando l’Autorità diventa inaffidabile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 gennaio 2012, www.ilmattino.it

Si dice che il naufragio della Concordia sia la perfetta metafora della fine del principio di autorità. Che non esisterebbe praticamente più: da qui gli errori del Capitano, della Compagnia, degli organismi di soccorso etc.
E’ davvero così? La nostra società ha dunque liquidato ogni autorità? E’ meglio chiarirlo, perché l’uso impreciso delle parole ispira spesso comportamenti disastrosi. In questa storia le autorità c’erano, ma sembra abbiano, ognuna a suo modo, fatto gravi errori.
La questione è rilevante, non solo per le vittime, ma perché in effetti ha a che fare con come si sia modificato il principio d’autorità, con conseguenze devastanti sulla psicologia e la vita delle persone.
L’autorità ha in sé due anime diverse: la responsabilità verso sé stessi e gli altri, che ci si impegna a proteggere, e il potere, che consegue da questa assunzione di responsabilità.
Fin dall’alba dell’umanità, gruppi di uomini impauriti dai predatori e dalla natura riconobbero l’autorità di quei capi che si dimostravano capaci di fronteggiarli, e di addestrare gli altri a farlo. Da questo punto di vista l’autorità deriva dalla capacità di educare le proprie pulsioni, impaurite e distruttive, garantendo così la protezione agli altri. Leggi il resto dell’articolo

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