Congedi di paternità oggi e domani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 marzo 2012, www.ilmattino.it

I tre giorni di paternità obbligatoria stabiliti da Elsa Fornero nella riforma del lavoro sono importanti. Non solo perché quei tre giorni alleviano la fatica di tante mamme e consentono ai papà di sbrigare le pratiche e impegni familiari del dopo la nascita. Non solo perché fanno risaltare di più la distanza rispetto ai 15 giorni votati dal parlamento Europeo, e dai tempi ben più lunghi di molti paesi. Ma perché mettono i due genitori, insieme, di fronte all’altro: il bambino.
Un momento importante, che era finora impossibile per l’obbligata presenza della madre e per l’effettiva assenza del padre, spesso impegnato nel lavoro. Un’assenza che non lasciava spazio ai genitori per chiedersi, insieme: cosa serve davvero al nostro bambino, chi sarà meglio che stia con lui? Una domanda fondamentale, sia per la famiglia che per la società, la cui salute dipenderà domani anche dal benessere fisico e psicologico dei bambini che oggi nascono.
Questa riflessione, però, non si fa quando si ragiona sulla questione solo in funzione del mercato del lavoro: chi ha il lavoro meglio remunerato si dedica a quello; l’altro, che nella maggioranza dei casi in Italia è ancora la donna, sta a casa. Leggi il resto dell’articolo

Buona giornata del papà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 marzo 2012, www.ilmattino.it

Il giorno del papà, che si festeggia oggi, diventa sempre più sentito. Non solo occasione di regali, o lavoretti per impegnare i bimbi delle elementari. Di anno in anno questa festa scandisce ormai le tappe del riconoscere cosa significhi essere padri oggi, e della conseguente trasformazione degli uomini e di tutti i rapporti familiari. Ci allontaniamo così sempre di più da quella triste etichetta di “società senza padri”, come antropologi e psichiatri definivano l’Occidente negli anni 70.
E’ stata ed è, quella dei papà, una lunga marcia, emozionante ed anche dolorosa, che contribuisce a cambiare non solo i rapporti tra le persone, ma anche il clima affettivo ed emotivo del nostro tempo.
L’aspetto più evidente è certamente l’ancora incompiuto “ritorno del padre”, una figura di cui negli anni 70 nessuno sapeva più che dire, se non che, appunto, non c’era, mentre oggi la sua presenza torna ad essere evidente, anche se spesso in modo drammatico.
Si tratta di un ritorno davvero “epocale”, perché era stato nell’Ottocento, con l’avvento dell’industrializzazione, che la figura paterna si era ritirata dall’educazione dei figli, da allora affidata alla madre, per dedicarsi alla particolare attività economica che allora nasceva: l’azienda. Fino ad allora il mondo del lavoro, sia nei campi che nelle botteghe artigiane delle città, era stato anche la principale scuola di vita dei figli, nella quale il padre era insieme papà e maestro d’arte e mestiere. Leggi il resto dell’articolo

Divorzio breve: una legge che rende malati i nostri figli

(Intervista a Claudio Risé, di Paolo Nessi, da “Il Sussidiario”, 24 febbraio 2012, www.ilsussidiario.net)

DIVORZIO BREVE. Ciò che tradizionalmente si intende definire “società” assume via via la parvenza di un pulviscolo indifferenziato. Le forme relazionali che di consueto si instauravano tra le persone sono, sempre più spesso, sostituite da temporanei e quasi accidentali interscambi tra singoli. Come leggere, altrimenti, l’ennesimo passo del Parlamento italiano nella direzione di favorire sempre di più non tanto la famiglia, quanto chi ne ha una e vuole disfarsene?
Ieri, infatti, la Commissione Giustizia della Camera ha completato l’esame degli emendamenti sulla proposta di legge relativa al divorzio breve. Tutte le correzioni sono state ritirate, salvo quella del relatore Maurizio Paniz che prevede la riduzione a un anno per il periodo di separazione prima di ottenere il divorzio (ora è di tre) mentre sarà di due anni in caso della presenza di figli minori. Cosa sta succedendo all’Italia (e al mondo)? Lo abbiamo chiesto a Claudio Risé.

Come interpreta la decisione della Commissione?
Mi sembra che la società occidentale si sia incamminata ormai da tempo, almeno dagli anni 70, sulla strada della precarietà dei rapporti tale per cui il rapporto breve viene reputato pratica normale, mentre quello di chi decide di impegnarsi per tutta la vita è valutato eccezionalmente.

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Quei bambini senza padre allevati da servi o trasgressori

(Intervista a Claudio Risé, di Federico Ferraù, da “Il Sussidiario”, 1 febbraio 2012, www.ilsussidiario.net)

Cosa c’entra la manovra del governo Monti con l’irresponsabilità diffusa dei «bambinoni» che escono dalle nostre scuole? Per Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, un legame c’è, e affonda le sue radici nelle travagliate vicissitudini dell’Autorità. «Se non c’è più un maestro inteso come formatore e suscitatore di libertà, il soggetto non si sviluppa». E finisce per essere solamente un servitore fedele dell’Apparato. Risé interviene nel dibattito sull’autorità aperto da Ilsussidiario.net.

Lei ha scritto che il tema della crisi dell’autorità è divenuto un slogan. Perché?
Autorità è un termine molto ampio e credo che valga la pena di distinguere almeno tra due aspetti diversi. Il primo è il bisogno del soggetto umano che chiede un’autorità come fonte di sapere, di accoglimento, di identità, in ultima analisi di crescita della propria personalità, del proprio sé. Come ricorda Luigi Giussani, autorità viene da augeo ovvero «aumento, faccio crescere, alimento». Il valore di questa autorità è comunemente negato dalla società attuale, questo è vero. Ma al tempo stesso, e molto insidiosamente, assistiamo ad una ipertrofia della seconda valenza dell’autorità, intesa come fatto di potere burocratico-organizzativo. Leggi il resto dell’articolo

Tra i giovani e gli adulti deve tornare il dialogo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 gennaio 2012, www.ilmattino.it

Difficili da raggiungere. Così appaiono agli adulti gli adolescenti di oggi. Chiusi nel «mondo dei pari» di età, ormai diventato sempre più un filtro difficile da superare per chi deve comunicare con loro, magari per proteggerli, educarli, o trasmettere informazioni indispensabili alla vita. I genitori, gli insegnanti impegnati, gli altri adulti che si trovano a comunicare con loro raccontano la stessa impressione, a volte dolorosa. I ragazzi comunicano quasi soltanto coi coetanei.
Vivono in una “città dei ragazzi”. I muri di questa fortezza che li ha resi a lungo “invisibili”, come li definì il sociologo Ilvo Diamanti, non li hanno però costruiti i ragazzi. Bensì i loro padri, delusi dal naufragio delle speranze di cambiamento degli anni 70, sconcertati dalla “fine delle ideologie” dopo la deflagrazione dell’Unione Sovietica, inquietati dalla globalizzazione. Leggi il resto dell’articolo

Quando l’Autorità diventa inaffidabile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 gennaio 2012, www.ilmattino.it

Si dice che il naufragio della Concordia sia la perfetta metafora della fine del principio di autorità. Che non esisterebbe praticamente più: da qui gli errori del Capitano, della Compagnia, degli organismi di soccorso etc.
E’ davvero così? La nostra società ha dunque liquidato ogni autorità? E’ meglio chiarirlo, perché l’uso impreciso delle parole ispira spesso comportamenti disastrosi. In questa storia le autorità c’erano, ma sembra abbiano, ognuna a suo modo, fatto gravi errori.
La questione è rilevante, non solo per le vittime, ma perché in effetti ha a che fare con come si sia modificato il principio d’autorità, con conseguenze devastanti sulla psicologia e la vita delle persone.
L’autorità ha in sé due anime diverse: la responsabilità verso sé stessi e gli altri, che ci si impegna a proteggere, e il potere, che consegue da questa assunzione di responsabilità.
Fin dall’alba dell’umanità, gruppi di uomini impauriti dai predatori e dalla natura riconobbero l’autorità di quei capi che si dimostravano capaci di fronteggiarli, e di addestrare gli altri a farlo. Da questo punto di vista l’autorità deriva dalla capacità di educare le proprie pulsioni, impaurite e distruttive, garantendo così la protezione agli altri. Leggi il resto dell’articolo

Casa e figli “persi”: come la separazione può colpire l’identità maschile

(Intervista a Claudio Risé, di Viviana Daloiso, da “Avvenire”, 13 gennaio 2012, www.avvenire.it)

Il disagio psichico dei padri rimane ancora invisibile alla società

Padri disperati. E, tuttavia, invisibili. Non solo ai servizi sociali, ma alle comunità d’appartenenza, alle istituzioni, all’intera opinione pubblica. C’è una “leggerezza” diffusa, alla base di stragi come quella di Trapani: quella che non coglie, spiega lo psicoanalista Claudio Risé, «come il più delle volte la separazione pesi con violenza inaudita sui mariti e in particolare sui padri».

Cosa intende dire? Che gli uomini sono più fragili delle donne? Che soffrono di più?
Non mi riferisco a fragilità e sofferenza, ma al tipo di perdita che la separazione comporta per gli uomini. Questi ultimi nell’80% e forse più dei casi oltre a “perdere” la moglie, lasciano anche figli e casa.
Si tratta di un trauma affettivo fortissimo, che comporta una perdita contestuale di identità: non a caso lo step successivo è quasi sempre anche la perdita di lavoro e il progressivo impoverimento. Leggi il resto dell’articolo

Il Bambino, un bene ormai raro

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 dicembre 2011, www.ilmattino.it

Sta per arrivare il Bambinello, ma in Italia di bimbi ne nascono sempre meno. Anche il rapporto Istat 2011 racconta come la natalità diminuisca ancora, e nel 2010, con 561.944 neonati (di cui 78.082 stranieri) tocchi il punto più basso dal 1995.
La crisi non c’entra molto con questa tendenza, cominciata ben prima di essa, e, a quanto pare, destinata a durare. Gli immigrati, ben più poveri di noi, sostengono anzi la media dei nuovi nati. E’ il modo di guardare ai bimbi che sta cambiando.
Ormai (anche in demografia) si parla dei bambini come di “beni”, discutendo se sia un bene “privato” o “pubblico”. Anche nella questione della riproduzione, insomma, come in ogni campo, prevale una visione economica. Il bambino è solo in un secondo tempo una persona, il risultato di un rapporto affettivo, che si lega alla continuità personale dei genitori e della famiglia. E’ visto innanzitutto in quanto “bene” (l’inglese: “asset”): lo stesso termine usato per automobili, case, oggetti.
Il rapporto coi bambini diventa così meno spontaneo, diretto, in un certo senso meno “umano”, e molto più studiato, meditato. Soprattutto: calcolato. E poiché acquistare un “bene” è questione più complicata del fatto, naturale, di fare un bambino, di questi bambini-bene se ne fanno di meno. Leggi il resto dell’articolo

Quando le adolescenti vogliono il figlio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 dicembre 2011, www.ilmattino.it

Adolescenti incinte. Una realtà antica, che oggi assume nuove forme, in una società che considerava questo evento una difficile ma risolvibile eccezione.
Il caso dei genitori di Trento, che hanno chiesto al Tribunale dei minori di imporre alla figlia sedicenne di abortire, mentre lei vuole tenere il bambino, è adesso finito sui giornali per via del tentativo di coinvolgere le Istituzioni. Ma nelle professioni di aiuto, come la psicoterapia, si sa bene che il fenomeno è ormai frequente.
Le gravidanze minorenni prendono ora svolgimenti inattesi. All’origine del moltiplicarsi del fenomeno ci sono naturalmente i forti cambiamenti nella sessualità dei ragazzi, e negli stili educativi dei genitori. Tutto è però complicato, anche rispetto alle aspettative genitoriali, dal veloce mutamento della posizione dei giovani nei confronti della soluzione tradizionalmente adottata: l’aborto. Oggi invece, come nel caso di Trento, sono sempre di più i ragazzi, sia femmine che maschi, che vogliono tenere il bambino. Leggi il resto dell’articolo

Gli uomini tornino ad insegnare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 novembre 2011, www.ilmattino.it

E’ noto: nei posti di comando mancano le donne; da qui la battaglia per le “quote rosa”. Era invece meno riconosciuto il danno sociale procurato dalla mancanza di insegnanti maschi nella scuola, soprattutto nelle elementari e medie inferiori. Anche qui però ci stiamo ora accorgendo della necessità di una presenza più equa di entrambi i generi, lungo tutto il percorso educativo. Tanto che anche l’Europa è intervenuta per raccomandare un’equilibrata presenza di uomini tra gli insegnanti.
Una recente raccomandazione del Consiglio d’Europa illustra alcune ragioni per le quali nella scuola è necessaria anche la presenza dei maschi. Secondo l’UE: «E’ importante aumentare la percentuale di uomini nella scuola al fine di modificare gli atteggiamenti e dimostrare che non solo le donne possono offrire istruzione e cura. Leggi il resto dell’articolo

Tramonto dell’individualismo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 ottobre 2011, www.ilmattino.it

E’ possibile non dipendere da nessuno, essere davvero “padroni a casa propria”, liberi da vincoli verso gli altri? Questo mito moderno è tuttora molto forte.
I figli soffrono la dipendenza dai genitori, donne e uomini vivono piuttosto male i reciproci vincoli affettivi, Stati e comunità sono divisi tra globalizzazione e nazionalismi risorgenti.
Nell’insieme l’individualismo si è comunque notevolmente rafforzato, e la cooperazione, sempre lodata, non risulta però altrettanto semplice.
Non solo i gruppi all’interno delle singole società, ma gli stessi Stati e gruppi di Stati sono diventati sempre più interdipendenti. Questo sviluppo non è stato però accompagnato dalla nascita di strutture davvero in grado di coordinarlo.
La crisi attuale, col rischio che il fallimento di uno Stato porti con sé quello degli altri, illustra bene questa situazione. Non c’è però ancora, ed anzi è vista con timore, un’istituzione sopra alle parti che possa effettivamente coordinare i loro sviluppi e la loro crescita. Leggi il resto dell’articolo

Le passioni senili di un Paese di vecchi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 settembre 2011, www.ilmattino.it

Fare figli, o guardarsene bene? E, casomai, come tirarli grandi?
La famiglia è oggetto di attenzioni multiple e contraddittorie. Tutte le autorità, da quelle economiche a quelle civili, raccomandano di riprodursi senza esitazioni, anche per garantirsi una pensione.
Farli, dunque, ma attenzione. Non cicciotti, perché rivelatori della tua incapacità di tenerli a dieta. Neppure violenti, perché le vittime potrebbero, anni dopo, pignorarti la casa. Come accaduto a due genitori nel Milanese.
Non farli da vecchi, perché anche in quel caso potrebbero essere dati in adozione. Tra le motivazioni addotte in una recente sentenza, infatti, figurava anche l’eventualità di “rimanere orfana”: rischio, a dire il vero, da cui l’essere umano non ha mai potuto essere esentato, e che non si vede come una diversa collocazione genitoriale potrebbe evitare. Leggi il resto dell’articolo

L’esaurimento sentimentale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 settembre 2011, www.ilmattino.it

Sono sempre più numerosi. Arrivano dallo psicoanalista ancora un po’ storditi, ma composti, senza le improvvise crisi di pianto, o i pugni stretti sul bracciolo della poltrona, di chi ha appena scoperto di essere tradito/a. Sono gli abbandonati per disamore.
La moglie, o il marito, ha appena rivelato che da tempo non prova più niente per il coniuge. Non c’è un altro amore, una passione nascosta. Semplicemente, non c’è più amore. Anzi: «Non c’è più niente». È il nichilismo sentimentale.
Non è un fenomeno improvviso: andava crescendo da un po’, e nutre da tempo il fenomeno dei «single di ritorno»: le persone, in crescita esponenziale, che escono dalla coppia, e non vogliono più saperne di ripetere l’esperienza. Non si tratta di un fenomeno solo italiano: anche in Inghilterra, già da qualche anno, ci sono studi e statistiche che mostrano come la fine dell’amore sia ormai la prima causa di divorzio, davanti al tradimento. Leggi il resto dell’articolo

Il fallimento degli Stati e l’assunzione di responsabilità individuale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 agosto 2011, www.ilmattino.it

Più o meno tutti, torniamo al lavoro. Un rientro strano, per molti il primo di questo genere. Si ritorna a lavorare con la consapevolezza di essere più poveri, e con la quasi certezza che i guai non siano affatto finiti qui.
E’ tutto diverso dall’ultimo “rientro in piena crisi”, quello del 2008. Allora a non avere più soldi, e a rischiare di fallire, erano le grandi banche d’affari (la più nota: Lehman). Oggi sono gli Stati. E la reazione psicologica delle persone è molto diversa.
Pochi credono che tutto dipenda da aspetti tecnici, come i mutui subprime all’origine della crisi di tre anni fa, o da oscure cricche finanziarie internazionali. Anche nelle prime sedute terapeutiche post vacanze, le persone sono preoccupate per gli enormi debiti pubblici, e la banalità dei discorsi dei governanti occidentali, titolari degli stessi.
Questa consapevolezza, che ispira le preoccupazioni delle persone che lavorano, crea in esse un atteggiamento psicologico nuovo. Anche se tutti hanno paura di tasse, balzelli, disordine, emerge l’intuizione che non si tratta di un “momento” ma di un vero e proprio passaggio, forse destinato a cambiare profondamente i sistemi economici e dunque la stessa vita dell’Occidente. Ciò conferisce alle persone anche più forza e determinazione. Leggi il resto dell’articolo

L’autorità in declino

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 luglio 2011, www.ilmattino.it

Può svilupparsi una società senza padri, senza maestri, senza figure d’autorità, senza miti condivisi?
Viene da chiederselo dopo aver letto lo studio “I miti che non funzionano più”, firmata dal Censis, istituzione invece ottimamente funzionante nello studio della società italiana.
Il suo responsabile per le Politiche sociali, Francesco Maietta, è netto: “L’eccesso di individualismo e di libertà (…) ha infranto le figure simbolo dell’autorità: il padre, l’insegnante, il sacerdote”.
Potremmo aggiungercene, a dire il vero, tante altre: i politici, gli operatori della giustizia, i bigliettai, chiunque insomma si trovi a ricordare una norma, da cui consegue un comportamento. Tutti costoro faticano oggi a svolgere il proprio lavoro. Leggi il resto dell’articolo

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