Ogni bambino è diverso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 aprile 2012, www.ilmattino.it

Nuovi pericoli per i bambini, in arrivo dalla rete e dagli sviluppi dell’elettronica. I guai, questa volta, non vengono dall’insaziabile curiosità dei bimbi, che a volte li mette a rischio, ma da quella dei genitori, che potrebbe fare molto male ai bambini. Di che si tratta?
Stanno circolando (ma le più sofisticate arriveranno tra poco), delle applicazioni per cellulari intelligenti, I Pad, computer, per “rassicurare” i genitori sul fatto che i loro figli siano “come tutti gli altri”.
Le prime avevano carattere medico: i genitori inserivano i dati del figlio, quanto mangia, dorme, quanti pannolini cambia e così via, e le applicazioni fornivano indicazioni, terapie, consigli. Partendo, naturalmente, da confronti con l’ipotetico “bimbo sano”, cioè quello “medio”, corrispondente alla media dei comportamenti individuali. Il quale, ecco uno dei problemi di questo modo di guardare ai bambini (come anche alle donne, ai vecchi, a chiunque), non esiste. Perché le variabili sono infinite e con sfumature non valutabili con dati quantitativi. Leggi il resto dell’articolo

Creatività. Istruzioni per l’uso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 aprile 2012, www.ilmattino.it

L’accordo è unanime: bisogna crescere, innovare, tornare allo sviluppo (magari più equilibrato). Per questo però servono nuove idee. Da dove vengono?
L’Europa deve evitare di adottare una visione troppo cupa e ansiosa dell’innovazione e dello sviluppo.
Le idee che cambiano la vita nostra e degli altri, non nascono infatti da estenuanti studiate o seminari barbosi. Nascono (spiegano le neuroscienze) quando ci concediamo di non pensare a niente di speciale, di andare a zonzo con la mente.
Non è un caso che tutta la rivoluzione dei computer sia nata e cresciuta in California, dove ci sono ottime università ma anche si va al mare, a spasso, si fa surf. Con grande indignazione dei paesi della costa est, quella atlantica (oggi più declinante), che considerano i californiani dei fannulloni, quasi dei “mediterranei”. Però le idee più rivoluzionarie sono nate lì, e hanno anche prodotto un fiume di denaro. Come mai darsi la libertà di non pensare a nulla, e un po’ di godersela, genera idee fantastiche? Leggi il resto dell’articolo

Congedi di paternità oggi e domani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 marzo 2012, www.ilmattino.it

I tre giorni di paternità obbligatoria stabiliti da Elsa Fornero nella riforma del lavoro sono importanti. Non solo perché quei tre giorni alleviano la fatica di tante mamme e consentono ai papà di sbrigare le pratiche e impegni familiari del dopo la nascita. Non solo perché fanno risaltare di più la distanza rispetto ai 15 giorni votati dal parlamento Europeo, e dai tempi ben più lunghi di molti paesi. Ma perché mettono i due genitori, insieme, di fronte all’altro: il bambino.
Un momento importante, che era finora impossibile per l’obbligata presenza della madre e per l’effettiva assenza del padre, spesso impegnato nel lavoro. Un’assenza che non lasciava spazio ai genitori per chiedersi, insieme: cosa serve davvero al nostro bambino, chi sarà meglio che stia con lui? Una domanda fondamentale, sia per la famiglia che per la società, la cui salute dipenderà domani anche dal benessere fisico e psicologico dei bambini che oggi nascono.
Questa riflessione, però, non si fa quando si ragiona sulla questione solo in funzione del mercato del lavoro: chi ha il lavoro meglio remunerato si dedica a quello; l’altro, che nella maggioranza dei casi in Italia è ancora la donna, sta a casa. Leggi il resto dell’articolo

Quei bambini senza padre allevati da servi o trasgressori

(Intervista a Claudio Risé, di Federico Ferraù, da “Il Sussidiario”, 1 febbraio 2012, www.ilsussidiario.net)

Cosa c’entra la manovra del governo Monti con l’irresponsabilità diffusa dei «bambinoni» che escono dalle nostre scuole? Per Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, un legame c’è, e affonda le sue radici nelle travagliate vicissitudini dell’Autorità. «Se non c’è più un maestro inteso come formatore e suscitatore di libertà, il soggetto non si sviluppa». E finisce per essere solamente un servitore fedele dell’Apparato. Risé interviene nel dibattito sull’autorità aperto da Ilsussidiario.net.

Lei ha scritto che il tema della crisi dell’autorità è divenuto un slogan. Perché?
Autorità è un termine molto ampio e credo che valga la pena di distinguere almeno tra due aspetti diversi. Il primo è il bisogno del soggetto umano che chiede un’autorità come fonte di sapere, di accoglimento, di identità, in ultima analisi di crescita della propria personalità, del proprio sé. Come ricorda Luigi Giussani, autorità viene da augeo ovvero «aumento, faccio crescere, alimento». Il valore di questa autorità è comunemente negato dalla società attuale, questo è vero. Ma al tempo stesso, e molto insidiosamente, assistiamo ad una ipertrofia della seconda valenza dell’autorità, intesa come fatto di potere burocratico-organizzativo. Leggi il resto dell’articolo

Tra i giovani e gli adulti deve tornare il dialogo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 gennaio 2012, www.ilmattino.it

Difficili da raggiungere. Così appaiono agli adulti gli adolescenti di oggi. Chiusi nel «mondo dei pari» di età, ormai diventato sempre più un filtro difficile da superare per chi deve comunicare con loro, magari per proteggerli, educarli, o trasmettere informazioni indispensabili alla vita. I genitori, gli insegnanti impegnati, gli altri adulti che si trovano a comunicare con loro raccontano la stessa impressione, a volte dolorosa. I ragazzi comunicano quasi soltanto coi coetanei.
Vivono in una “città dei ragazzi”. I muri di questa fortezza che li ha resi a lungo “invisibili”, come li definì il sociologo Ilvo Diamanti, non li hanno però costruiti i ragazzi. Bensì i loro padri, delusi dal naufragio delle speranze di cambiamento degli anni 70, sconcertati dalla “fine delle ideologie” dopo la deflagrazione dell’Unione Sovietica, inquietati dalla globalizzazione. Leggi il resto dell’articolo

Quando l’Autorità diventa inaffidabile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 gennaio 2012, www.ilmattino.it

Si dice che il naufragio della Concordia sia la perfetta metafora della fine del principio di autorità. Che non esisterebbe praticamente più: da qui gli errori del Capitano, della Compagnia, degli organismi di soccorso etc.
E’ davvero così? La nostra società ha dunque liquidato ogni autorità? E’ meglio chiarirlo, perché l’uso impreciso delle parole ispira spesso comportamenti disastrosi. In questa storia le autorità c’erano, ma sembra abbiano, ognuna a suo modo, fatto gravi errori.
La questione è rilevante, non solo per le vittime, ma perché in effetti ha a che fare con come si sia modificato il principio d’autorità, con conseguenze devastanti sulla psicologia e la vita delle persone.
L’autorità ha in sé due anime diverse: la responsabilità verso sé stessi e gli altri, che ci si impegna a proteggere, e il potere, che consegue da questa assunzione di responsabilità.
Fin dall’alba dell’umanità, gruppi di uomini impauriti dai predatori e dalla natura riconobbero l’autorità di quei capi che si dimostravano capaci di fronteggiarli, e di addestrare gli altri a farlo. Da questo punto di vista l’autorità deriva dalla capacità di educare le proprie pulsioni, impaurite e distruttive, garantendo così la protezione agli altri. Leggi il resto dell’articolo

Perché la scuola è in ritardo di vent’anni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 gennaio 2012, www.ilmattino.it

La diagnosi del malessere profondo degli italiani è ormai sul tavolo di chi governa. Il problema dell’Italia è in gran parte la sua scarsità di «capitale umano», come l’ha definito il presidente Mario Monti. Vale a dire il poco valore (segnalato da sempre in questa rubrica) delle competenze scolastiche e formative degli italiani. Di sicuro intuitivi, intelligenti e laboriosi, ma non dotati dalla scuola e da altre agenzie formative delle nozioni necessarie a guadagnare e produrre, oggi.
È un deficit che riguarda tutti, ma è particolarmente preoccupante se si guarda alla situazione giovanile, che rappresenta potenzialmente l’Italia di domani.
Nella popolazione solo poco più della metà (il 54%) ha un diploma, mentre la media Ocse è al 73% (ma già Estonia e Polonia sono attorno al 90%). Meno diplomi significa che sappiamo fare di meno i mestieri e le professioni oggi richieste: da qui disoccupazione ed anche trasferimento di imprese (che vanno dove c’è lavoro qualificato), e contrazione del sistema produttivo. Leggi il resto dell’articolo

Dronet: “Cannabis e danni alla salute”

Le ricerche aggiornate in Italia: Dronet: “Cannabis e danni alla salute. Aspetti tossicologici, neuropsichici, medici, sociali e linee di indirizzo per la prevenzione e il trattamento” (di Serpelloni G.; Diana M.; Gomma M.; Rimondo C., 20 Gennaio 2011)

Con questa pubblicazione si è voluto mettere a fuoco una serie di informazioni scientifiche sugli effetti della cannabis e dei suoi derivati da poter offrire a tutti gli operatori del settore e a quelle persone che vogliono rendersi conto di quanto una sostanza di questo genere possa essere pericolosa per la salute.

[leggi tutto sul sito Dronet]

Il Bambino, un bene ormai raro

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 dicembre 2011, www.ilmattino.it

Sta per arrivare il Bambinello, ma in Italia di bimbi ne nascono sempre meno. Anche il rapporto Istat 2011 racconta come la natalità diminuisca ancora, e nel 2010, con 561.944 neonati (di cui 78.082 stranieri) tocchi il punto più basso dal 1995.
La crisi non c’entra molto con questa tendenza, cominciata ben prima di essa, e, a quanto pare, destinata a durare. Gli immigrati, ben più poveri di noi, sostengono anzi la media dei nuovi nati. E’ il modo di guardare ai bimbi che sta cambiando.
Ormai (anche in demografia) si parla dei bambini come di “beni”, discutendo se sia un bene “privato” o “pubblico”. Anche nella questione della riproduzione, insomma, come in ogni campo, prevale una visione economica. Il bambino è solo in un secondo tempo una persona, il risultato di un rapporto affettivo, che si lega alla continuità personale dei genitori e della famiglia. E’ visto innanzitutto in quanto “bene” (l’inglese: “asset”): lo stesso termine usato per automobili, case, oggetti.
Il rapporto coi bambini diventa così meno spontaneo, diretto, in un certo senso meno “umano”, e molto più studiato, meditato. Soprattutto: calcolato. E poiché acquistare un “bene” è questione più complicata del fatto, naturale, di fare un bambino, di questi bambini-bene se ne fanno di meno. Leggi il resto dell’articolo

Psicologia della stagnazione

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 dicembre 2011, www.ilmattino.it

Psicologia ed economia descrivono la stessa realtà: l’uomo. Ecco perché l’espressione “opulenta stagnazione”, usata da Giuseppe De Rita per presentare l’Italia nell’ultimo rapporto Censis, coglie esattamente anche la posizione psicologica dell’italiano medio. Opulenta, distante dalla storia familiare fatta in gran parte di agricoltura povera, e diversa anche dagli altri europei, più indebitati, con meno proprietà. Però stagnante: con pochi progetti, e scarso investimento sul futuro.

Da dove deriva la tendenza alla stagnazione?

Dal punto di vista psicologico, la stagnazione si manifesta quando la persona ha l’impressione di essere “arrivata” da qualche parte, e per il momento non ha un grande interesse a modificare la situazione, a cambiarla assumendosi i rischi sempre presenti nel cambiamento.

Nell’adolescenza, fa così il ragazzo che si è guadagnato il rispetto di compagni e professori e, (come lamentano poi gli insegnanti protestando coi genitori) “vive di rendita”: non studia più, pensando che quanto ha imparato gli basti. Leggi il resto dell’articolo

Gli uomini tornino ad insegnare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 novembre 2011, www.ilmattino.it

E’ noto: nei posti di comando mancano le donne; da qui la battaglia per le “quote rosa”. Era invece meno riconosciuto il danno sociale procurato dalla mancanza di insegnanti maschi nella scuola, soprattutto nelle elementari e medie inferiori. Anche qui però ci stiamo ora accorgendo della necessità di una presenza più equa di entrambi i generi, lungo tutto il percorso educativo. Tanto che anche l’Europa è intervenuta per raccomandare un’equilibrata presenza di uomini tra gli insegnanti.
Una recente raccomandazione del Consiglio d’Europa illustra alcune ragioni per le quali nella scuola è necessaria anche la presenza dei maschi. Secondo l’UE: «E’ importante aumentare la percentuale di uomini nella scuola al fine di modificare gli atteggiamenti e dimostrare che non solo le donne possono offrire istruzione e cura. Leggi il resto dell’articolo

Tramonto dell’individualismo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 ottobre 2011, www.ilmattino.it

E’ possibile non dipendere da nessuno, essere davvero “padroni a casa propria”, liberi da vincoli verso gli altri? Questo mito moderno è tuttora molto forte.
I figli soffrono la dipendenza dai genitori, donne e uomini vivono piuttosto male i reciproci vincoli affettivi, Stati e comunità sono divisi tra globalizzazione e nazionalismi risorgenti.
Nell’insieme l’individualismo si è comunque notevolmente rafforzato, e la cooperazione, sempre lodata, non risulta però altrettanto semplice.
Non solo i gruppi all’interno delle singole società, ma gli stessi Stati e gruppi di Stati sono diventati sempre più interdipendenti. Questo sviluppo non è stato però accompagnato dalla nascita di strutture davvero in grado di coordinarlo.
La crisi attuale, col rischio che il fallimento di uno Stato porti con sé quello degli altri, illustra bene questa situazione. Non c’è però ancora, ed anzi è vista con timore, un’istituzione sopra alle parti che possa effettivamente coordinare i loro sviluppi e la loro crescita. Leggi il resto dell’articolo

La personalità inclusiva e la curiosità per il diverso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 ottobre 2011, www.ilmattino.it

Qual è il sintomo più preciso dell’equilibrio psicologico, negli individui come nei gruppi? L’interesse per la differenza, per la varietà, per la molteplicità dei caratteri e delle posizioni.
L’Io forte è un Io tollerante. Quando le avversioni, le rabbie e indignazioni si moltiplicano, quando il diverso non ci interessa, ma ci è intollerabile, allora vuol dire che il nostro equilibrio vacilla.
Così accade anche nei gruppi, nelle aziende, nei partiti.
L’equilibrio è curiosità, e tolleranza. Accettare, ed anche interessarsi alle diversità altrui, dei figli, degli stranieri, di chi è diverso da te, non richiede particolari qualità morali. Rivela piuttosto una psiche tranquilla, perché capace di colloquiare e confrontarsi con i diversi lati della nostra personalità: il giovane in ricerca, lo “straniero” (aspetti di noi ancora non conosciuti), il “dissidente” (le tendenze polemiche, oppositive). Leggi il resto dell’articolo

I preziosi confini delle passioni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 ottobre 2011, www.ilmattino.it

Se un bambino non protesta mai qualcosa non va bene, lo sviluppo vitale rischia di incepparsi. Anche protestare sempre, però, lo danneggia: fa del grido la sua attività principale, distogliendolo per esempio dal gioco, dall’osservazione, e da altri momenti indispensabili per lo sviluppo.
Lo stesso accade negli adulti, e nei gruppi umani. L’indignazione è necessaria, ma non basta a definire un’identità. Lascia un vuoto che altri riempiranno. Stravolgendo, spesso, le posizioni iniziali.
E’ quanto rischia di accadere nei gruppi di indignati che, partiti da posizioni pacifiche, a volte ludiche e burlesche, sono stati recentemente invasi da roghi e barricate. Ciò che accade nel gruppo riproduce ed amplifica quanto spesso si manifesta nella personalità di chi vi partecipa. Leggi il resto dell’articolo

Le madri cattivissime e il ritorno alla fisicità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 10 ottobre 2011, www.ilmattino.it

Il mondo femminile è in conflitto. Le donne credevano di essersi liberate dell’oppressione maschile, spiega la filosofa del femminismo Elizabeth Badinter, ma sono cadute in nuove schiavitù, in parte create da loro stesse. A cominciare dal voler essere madri perfette, che non sbagliano una mossa nell’accudire e crescere i propri figli. A questa denuncia ne seguono altre, soprattutto da donne provenienti da altre culture, che giudicano debole lo stile familiare ed educativo occidentale.
Ciò che le donne, ed anche gli uomini, credevano eventi liberatori, dall’”invenzione” del biberon come seno artificiale destinato a liberare la madre dalla “schiavitù” della poppata, alle leggi sul divorzio e l’aborto, al controllo delle nascite e al lavoro femminile, hanno finito col creare nella donna stessa nuovi, imprevisti, vincoli, più nascosti ma più potenti della precedente retorica “patriarcale”.
Badinter addita tra i maggiori responsabili di questo imprevisto sviluppo quella che chiama: “ideologia naturalista”, vale a dire un insieme di scoperte, e quindi comportamenti, di origine medica, pedagogica, psicologica, che hanno rimesso al centro del benessere individuale il rapporto madre-bambino nei primi anni di vita. Leggi il resto dell’articolo

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