Ritroviamo un linguaggio comune

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 maggio 2012, www.ilmattino.it

Bisogna parlarsi. Se non vogliamo che i bagliori degli incendi greci ci raggiungano, che la vita quotidiana venga inghiottita da risse e spari, dobbiamo ricominciare a parlarci, ad ascoltarci, a progettare insieme, gli uni con gli altri. I genitori coi figli, gli uomini con le donne, lo Stato coi cittadini, le Autorità con le persone comuni.
Occorre abbattere i muri che ci separano, trasformando in Comunità le attuali gabbie di individui arrabbiati e minacciosi, potenzialmente violenti.
La prima grande risorsa per tornare a crescere e far ripartire lo sviluppo è rappresentata dalle energie degli altri.
Ogni psicologo sperimenta come dietro la depressione e l’astenia psichica ci sia un deficit di scambio, di ascolto, di abbraccio dell’altro. Per ritrovare le forze perdute occorre abbattere molti muri: ogni malessere individuale, infatti, si nutre di un malessere sociale e lo alimenta. Leggi il resto dell’articolo

La crisi e il rischio “depressione di massa”

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 maggio 2012, www.ilmattino.it

I suicidi delle persone rovinate dalla crisi, diversi tra loro, hanno in comune un elemento: la convinzione che “non farcela” sia una colpa, una lesione della dignità personale, come ha scritto Paganelli. Un’idea comprensibile, ma sbagliata, che genera gesti rinunciatari e autodistruttivi. È necessario che autorità e media la smentiscano con chiarezza.
Nell’economia di mercato affrontare il rischio d’impresa è una virtù, di cui lo Stato riconosce la dignità profonda, comunque vada.
Lavoratori ed imprenditori sono i veri eroi della Repubblica “fondata sul lavoro”, come dice la Costituzione. La loro qualità sociale non è condizionata all’esito positivo dei bilanci, ma deriva dall’aver scelto l’attività sulla quale si fonda il funzionamento di gran parte della società moderna: il lavoro in azienda, piccola o grande, con le sue fatiche e i suoi pericoli. Sia il rischio di un’impresa, anche piccola, sia quello che si assume il prestatore d’opera.
Anche chi cerca una lavoro, senza trovarlo, è un dignitoso lavoratore, anche se al momento sfortunato. Leggi il resto dell’articolo

Buona giornata del papà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 marzo 2012, www.ilmattino.it

Il giorno del papà, che si festeggia oggi, diventa sempre più sentito. Non solo occasione di regali, o lavoretti per impegnare i bimbi delle elementari. Di anno in anno questa festa scandisce ormai le tappe del riconoscere cosa significhi essere padri oggi, e della conseguente trasformazione degli uomini e di tutti i rapporti familiari. Ci allontaniamo così sempre di più da quella triste etichetta di “società senza padri”, come antropologi e psichiatri definivano l’Occidente negli anni 70.
E’ stata ed è, quella dei papà, una lunga marcia, emozionante ed anche dolorosa, che contribuisce a cambiare non solo i rapporti tra le persone, ma anche il clima affettivo ed emotivo del nostro tempo.
L’aspetto più evidente è certamente l’ancora incompiuto “ritorno del padre”, una figura di cui negli anni 70 nessuno sapeva più che dire, se non che, appunto, non c’era, mentre oggi la sua presenza torna ad essere evidente, anche se spesso in modo drammatico.
Si tratta di un ritorno davvero “epocale”, perché era stato nell’Ottocento, con l’avvento dell’industrializzazione, che la figura paterna si era ritirata dall’educazione dei figli, da allora affidata alla madre, per dedicarsi alla particolare attività economica che allora nasceva: l’azienda. Fino ad allora il mondo del lavoro, sia nei campi che nelle botteghe artigiane delle città, era stato anche la principale scuola di vita dei figli, nella quale il padre era insieme papà e maestro d’arte e mestiere. Leggi il resto dell’articolo

Quando l’Autorità diventa inaffidabile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 gennaio 2012, www.ilmattino.it

Si dice che il naufragio della Concordia sia la perfetta metafora della fine del principio di autorità. Che non esisterebbe praticamente più: da qui gli errori del Capitano, della Compagnia, degli organismi di soccorso etc.
E’ davvero così? La nostra società ha dunque liquidato ogni autorità? E’ meglio chiarirlo, perché l’uso impreciso delle parole ispira spesso comportamenti disastrosi. In questa storia le autorità c’erano, ma sembra abbiano, ognuna a suo modo, fatto gravi errori.
La questione è rilevante, non solo per le vittime, ma perché in effetti ha a che fare con come si sia modificato il principio d’autorità, con conseguenze devastanti sulla psicologia e la vita delle persone.
L’autorità ha in sé due anime diverse: la responsabilità verso sé stessi e gli altri, che ci si impegna a proteggere, e il potere, che consegue da questa assunzione di responsabilità.
Fin dall’alba dell’umanità, gruppi di uomini impauriti dai predatori e dalla natura riconobbero l’autorità di quei capi che si dimostravano capaci di fronteggiarli, e di addestrare gli altri a farlo. Da questo punto di vista l’autorità deriva dalla capacità di educare le proprie pulsioni, impaurite e distruttive, garantendo così la protezione agli altri. Leggi il resto dell’articolo

Casa e figli “persi”: come la separazione può colpire l’identità maschile

(Intervista a Claudio Risé, di Viviana Daloiso, da “Avvenire”, 13 gennaio 2012, www.avvenire.it)

Il disagio psichico dei padri rimane ancora invisibile alla società

Padri disperati. E, tuttavia, invisibili. Non solo ai servizi sociali, ma alle comunità d’appartenenza, alle istituzioni, all’intera opinione pubblica. C’è una “leggerezza” diffusa, alla base di stragi come quella di Trapani: quella che non coglie, spiega lo psicoanalista Claudio Risé, «come il più delle volte la separazione pesi con violenza inaudita sui mariti e in particolare sui padri».

Cosa intende dire? Che gli uomini sono più fragili delle donne? Che soffrono di più?
Non mi riferisco a fragilità e sofferenza, ma al tipo di perdita che la separazione comporta per gli uomini. Questi ultimi nell’80% e forse più dei casi oltre a “perdere” la moglie, lasciano anche figli e casa.
Si tratta di un trauma affettivo fortissimo, che comporta una perdita contestuale di identità: non a caso lo step successivo è quasi sempre anche la perdita di lavoro e il progressivo impoverimento. Leggi il resto dell’articolo

Gli uomini tornino ad insegnare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 novembre 2011, www.ilmattino.it

E’ noto: nei posti di comando mancano le donne; da qui la battaglia per le “quote rosa”. Era invece meno riconosciuto il danno sociale procurato dalla mancanza di insegnanti maschi nella scuola, soprattutto nelle elementari e medie inferiori. Anche qui però ci stiamo ora accorgendo della necessità di una presenza più equa di entrambi i generi, lungo tutto il percorso educativo. Tanto che anche l’Europa è intervenuta per raccomandare un’equilibrata presenza di uomini tra gli insegnanti.
Una recente raccomandazione del Consiglio d’Europa illustra alcune ragioni per le quali nella scuola è necessaria anche la presenza dei maschi. Secondo l’UE: «E’ importante aumentare la percentuale di uomini nella scuola al fine di modificare gli atteggiamenti e dimostrare che non solo le donne possono offrire istruzione e cura. Leggi il resto dell’articolo

I nuovi maschi faranno i maestri

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 marzo 2011, www.ilmattino.it

Gli uomini torneranno a fare i maestri? È possibile, anche se avverrà gradualmente.
Due sono i motivi di questo ritorno, per ora visibile nella crescita dei maschi tra i candidati a supplenze e insegnamento. Il più evidente è la progressiva perdita di prestigio e di attualità del modello di vita negli ultimi trent’anni: “alti guadagni per alti consumi”. Quello più profondo è il notevole mutamento in atto nelle personalità dei “nuovi maschi”, segnate dalla riscoperta della tenerezza.
Cominciamo dal secondo, che è determinante. Gli uomini stanno cambiando. Chi, come me, osserva il mondo maschile, preoccupato per le evidenti fragilità e squilibri che lo caratterizzavano fin dagli anni 70, non può avere molti dubbi. Leggi il resto dell’articolo

La ragazza che si vende per gioco

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 marzo 2011, www.ilmattino.it

Una ragazza, spesso in vacanza, comunque di passaggio, si finge prostituta. A volte l’esperienza si conclude, apparentemente, senza speciali traumi, a volte ha finali complicati. Come per la ragazza spagnola che, a Roma, dopo l’incontro s’è inventata un abuso sessuale, magari per mettere a tacere i sensi di colpa. In ogni caso, si rivela spesso un’esperienza forte. Tuttavia assai frequente: la maggior parte vengono alla luce solo nello studio del medico, o psicologo. Perché lo fanno? Vale la pena di chiedercelo.
E questo perché, oltre agli episodi, davvero oggi molto numerosi, simularsi prostituta fa parte dell’immaginario collettivo di sempre. Film famosi come «Bella di giorno» del grande Bunuel, o music hall di enorme successo come «Rugantino» illustrano episodi in qualche modo simili: donne che, senza averne nessun bisogno, si fingono prostitute e cercano degli incontri a pagamento. Leggi il resto dell’articolo

Educare i maschi e le femmine: una questione di differenze

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 febbraio 2011, www.ilmattino.it

I quindicenni italiani leggono meno e peggio delle loro coetanee. Il fenomeno, diffuso in tutti i Paesi, è da noi più accentuato.
Il dato (Ocse-Pisa) è stato letto in Italia come conferma dell’arretratezza dell’Italia, soprattutto dei suoi maschi. È autolesionismo fuori luogo. Il Paese in testa alla differenza di letture tra adolescenti maschi e femmine, infatti, è la Finlandia, finora prima o seconda in tutti i test dell’Ocse: matematica, lettura, scienze, e soluzione dei problemi.
Anche la Polonia, con un’ottima posizione nella classifica complessiva Ocse-Pisa (500 punti su una media di 493), ha una differenza fra maschi e femmine più alta della nostra, 50 punti rispetto ai nostri 46.
Questa classifica è dunque interessante, ma non per affermare che la scuola italiana è in pessimo stato (per dirlo non c’è bisogno della differenza tra maschi e femmine nelle letture dei quindicenni). L’interesse della questione è un altro, come dimostra il fatto che due fra i tre Paesi con differenze più elevate di noi fra maschi e femmine nella lettura sono per il resto in testa alle classifiche complessive. Leggi il resto dell’articolo

Quali opportunità per uomini e donne?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 gennaio 2010, www.ilmattino.it

Le «pari opportunità» tra uomini e donne sono ad una svolta. Dopo più di 30 anni, si teme che siano state usate per garantire opportunità simili a chi, nei due gruppi, raggiungeva per meriti diversi posizioni di vertice abbandonando ai propri problemi chi non ce la faceva. Donne, soprattutto giovani cresciute in famiglie disfunzionali, e uomini espulsi da famiglia e casa per un divorzio chiesto dalla moglie, sono oggi pari nel dipendere dalle mense per poveri e dai dormitori pubblici.
L’aver aggiunto «nuove povertà» maschili alle tradizionali difficoltà femminili non aiuta le donne, ed aggrava invece le difficoltà di entrambi i sessi, precipitandoli in un arcaico «vinca il più forte» (che compare, infatti, spesso e senza pudore, nelle polemiche mediatiche). Leggi il resto dell’articolo

Le madri single e i bisogni del bambino

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 dicembre 2010, www.ilmattino.it

Nella settimana dell’icona del Bambino appena nato, accudito dalla madre e dal padre, i commenti dei media sono stati dedicati ad una notizia che presenta un’immagine diversa. In una delle cliniche pilota per le nascita in Italia, la Mangiagalli di Milano (ma metà delle donne viene da altre città), il 23% circa delle partorienti non indica chi sia il padre del bimbo. La notizia ha suscitato per lo più commenti osannanti all’emancipazione femminile. Siamo sicuri che si tratti di questo?
L’apprezzamento incondizionato di molti commentatori era dovuto al fatto che un buon numero delle madri single sembra avere un lavoro adeguato e titolo di studio. Si tratterebbe di donne appunto «emancipate», che arrivate attorno ai 35 anni e sensibili all’«orologio biologico», dopo essersi dedicate con buoni risultati alla carriera decidono di soddisfare il desiderio di un figlio, senza la fatica e la complessità di una relazione stabile, e senza comunque condividere l’esperienza della genitorialità, e i suoi onori ed oneri, con un’altra persona. Leggi il resto dell’articolo

Il “sorpasso” femminile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 settembre 2010, www.ilmattino.it

Nelle ultime settimane i maggiori settimanali del mondo, e molti quotidiani, hanno fatto copertine e grandi pagine sulla fine del maschio e l’inevitabile supremazia femminile. La ragione: i recenti dati americani secondo cui le donne hanno superato gli uomini nei dottorati di ricerca, nell’occupazione, e, per le giovani sotto ai 30 anni, anche nelle retribuzioni. Dati importanti. Ma è giusto farne il bollettino della vittoria? Soprattutto: c’è mai stata una guerra tra uomini e donne?
Cominciamo da qui, anche perché non si sa chi ci guadagni nel trasformare un cambiamento sociale in un conflitto. Quello che è certo è che a votare tutte le leggi fatte negli ultimi anni a favore delle donne (quote rosa, parità nel lavoro, tutele nelle separazioni, divorzio), sono stati parlamenti a larga maggioranza maschile. Che non erano obbligati a farlo da rivolte sociali: hanno promulgato queste leggi perché pensavano che fossero giuste. E, probabilmente, anche perché volevano essere rieletti: la maggioranza dei votanti Usa, infatti, è femminile. Leggi il resto dell’articolo

Il maschio è debole e la donna divorzia

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 agosto 2010, www.ilmattino.it

Una delle convinzioni che accompagnarono il dibattito sull’introduzione del divorzio in Italia era che sarebbe servito soprattutto agli uomini, per liberarsi di spose ormai meno attraenti e non più amate. Lo sostennero anche ambienti cattolici autorevoli, e vi credettero molte donne.
I dati statistici mostrano però una realtà ben diversa: nel 2008 nel 75% dei casi (tre su quattro) la separazione è stata chiesta dalle donne. Una percentuale in rapido aumento: dieci anni fa erano il 65%.
L’Italia non è ormai diversa dagli altri maggiori paesi occidentali, dove a chiedere il divorzio, nella grande maggioranza dei casi, è appunto la donna. Ciò accade, in particolare, nelle situazioni in cui è in vantaggio rispetto al marito, come quando lei lavora e lui è disoccupato, oppure lei ha una cultura e titoli di studio più elevati.
In ogni caso, la percentuale di donne occupate impegnate nel 2007 in vicende di separazioni (65,5%) e divorzi (74,35), è sensibilmente superiore alla media dell’occupazione femminile nazionale, allora al 47%. Leggi il resto dell’articolo

Carissimo Toro ti amo. Quindi ti uccido

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 30 luglio 2010, www.ilgiornale.it)

No, caro fratello oscuro, toro amatissimo, noi che ti vogliamo bene davvero non permetteremo che ti trasformino in una razza in via d‘estinzione, produttrice di carne esotica, da allevare e uccidere silenziosamente, senza offrirti neppure un momento di gloria e di divertimento. Senza darti la chance di calpestarci per qualche stradina mediterranea, o di incornarci, se non saremo noi i più svelti a ficcarti una banderilla nel fianco.
Forse è vero, come ha detto la scrittrice di gialli Alicia Gimenez, che noi siamo “gente che socialmente non ha molto da fare. Gente di destra, all’antica. Oggi la sinistra è anticorrida”. Sarà anche come dice questa signora dabbene, ma noi ti amiamo. Proprio perché, al contrario della signora e gli altri animalisti, non pensiamo affatto di essere animali.
Siamo uomini, fatti a immagine e somiglianza di Dio, con un Io pensante, e cosciente (anche se loro scrivono che la coscienza noi non l’abbiamo, siamo al di sotto, dalla parte “delle cose più degradanti”, come ha detto José Rull, partito nazionalista catalano).
Ed è proprio perché uomini, diversi da te, dalla tua oscurità misteriosa, che ti amiamo; come si ama il diverso, che rappresenta parti tue ma è altro da te, lontano. Anche quando con un guizzo improvviso raggiunge il matador e lo incorna. Leggi il resto dell’articolo

Ronaldo, papà solo. O solo papà?

(Intervista a Claudio Risé, di Alessandro Stoppa, da “Tracce”, 8 luglio 2010, www.tracce.it)

L’ex Pallone d’Oro ha un figlio. E lo crescerà da single, per scelta. Un modello di famiglia sempre più diffuso. Ma essere padri e madri è solo «questione di ruoli», come ha scritto qualcuno? Ne abbiamo parlato con lo psicanalista Claudio Risé

Cristiano Ronaldo annuncia al mondo via Facebook che è diventato padre. Crescerà suo figlio da solo. E la madre (probabilmente “in affitto”) resterà ignota e lontana. Il tempo di un post in rete e il bomber del Real Madrid polverizza il pensiero dei Mondiali e diventa un euforico ragazzo-padre. Il resto del mondo piomba nel caos delle opinioni. Degno di nota, il focus realizzato da Repubblica all’indomani della notizia. L’ampio servizio rivela che nel nostro Paese sono 350mila gli uomini che crescono un figlio in solitudine. Il che è considerato «la nuova rivoluzione delle famiglie in Italia». Addirittura.
Snocciolati i dati in crescita (+23% in 5 anni), un paio di nomi famosi e di riferimenti cinematografici, l’analisi del fenomeno approda a questa conclusione: «Il bambino ha bisogno di un adulto, poco importa se si tratta di un padre o di una madre: non conta chi sia, ma come svolge il suo ruolo». La sfida per un genitore è dedotta da quanto segue: «Essere al tempo stesso papà e mamma». Le analisi di carta lasciano il tempo che trovano. Ma oggi l’essere padre e madre è vissuto e concepito davvero così? Lo abbiamo chiesto a Claudio Risé, psicanalista e scrittore, autore di numerosi libri sulla paternità e sulla nascita (cfr. www.claudio-rise.it).

Nel dibattito pubblico sembra che non sia necessaria la presenza di un padre e di una madre, per educare. Sono considerati come dei ruoli.
È in atto da anni una massiccia campagna di persuasione sull’inutilità della coppia genitoriale. La sua funzione può essere svolta, secondo questa tesi, da una o più persone, non importa di quale sesso, e non necessariamente legate al processo che ha portato alla generazione del bimbo. La tesi è essenzialmente funzionale all’avvento della società post-naturale, con elementi sempre più spesso ed ampiamente “fabbricati” (anche riferiti all’essere umano), e organizzata sempre più secondo dispositivi burocratici (autorizzazioni amministrative, legislative, o giudiziarie). Piuttosto che secondo i processi naturali e simbolici, che hanno tradizionalmente ed universalmente presieduto alla trasmissione della vita e della crescita dell’essere umano. Leggi il resto dell’articolo

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