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	<title>Diario di bordo</title>
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	<description>In viaggio con Claudio Risé</description>
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		<title>Divorzio breve: una legge che rende malati i nostri figli</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 17:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Intervista a Claudio Risé, di Paolo Nessi, da &#8220;Il Sussidiario&#8221;, 24 febbraio 2012, www.ilsussidiario.net) DIVORZIO BREVE. Ciò che tradizionalmente si intende definire “società” assume via via la parvenza di un pulviscolo indifferenziato. Le forme relazionali che di consueto si instauravano tra le persone sono, sempre più spesso, sostituite da temporanei e quasi accidentali interscambi tra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=869&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Intervista a Claudio Risé, di Paolo Nessi, da &#8220;Il Sussidiario&#8221;, 24 febbraio 2012, <a href="http://www.ilsussidiario.net" target="_blank">www.ilsussidiario.net</a>)</strong></p>
<p>DIVORZIO BREVE. Ciò che tradizionalmente si intende definire “società” assume via via la parvenza di un pulviscolo indifferenziato. Le forme relazionali che di consueto si instauravano tra le persone sono, sempre più spesso, sostituite da temporanei e quasi accidentali interscambi tra singoli. Come leggere, altrimenti, l’ennesimo passo del Parlamento italiano nella direzione di favorire sempre di più non tanto la famiglia, quanto chi ne ha una e vuole disfarsene?<br />
Ieri, infatti, la Commissione Giustizia della Camera ha completato l&#8217;esame degli emendamenti sulla proposta di legge relativa al divorzio breve. Tutte le correzioni sono state ritirate, salvo quella del relatore Maurizio Paniz che prevede la riduzione a un anno per il periodo di separazione prima di ottenere il divorzio (ora è di tre) mentre sarà di due anni in caso della presenza di figli minori. Cosa sta succedendo all’Italia (e al mondo)? Lo abbiamo chiesto a Claudio Risé.</p>
<p><strong>Come interpreta la decisione della Commissione?</strong><br />
Mi sembra che la società occidentale si sia incamminata ormai da tempo, almeno dagli anni 70, sulla strada della precarietà dei rapporti tale per cui il rapporto breve viene reputato pratica normale, mentre quello di chi decide di impegnarsi per tutta la vita è valutato eccezionalmente.</p>
<p>[<strong>continua a leggere su <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/2/24/DIVORZIO-BREVE-Rise-una-legge-che-rende-schiavi-i-nostri-figli/247446/" target="_blank">ilsussidiario.net</a></strong>] </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudiorise.wordpress.com/869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudiorise.wordpress.com/869/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudiorise.wordpress.com/869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudiorise.wordpress.com/869/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudiorise.wordpress.com/869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudiorise.wordpress.com/869/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudiorise.wordpress.com/869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudiorise.wordpress.com/869/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudiorise.wordpress.com/869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudiorise.wordpress.com/869/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudiorise.wordpress.com/869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudiorise.wordpress.com/869/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudiorise.wordpress.com/869/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudiorise.wordpress.com/869/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=869&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il mondo va in città</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 17:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e società]]></category>
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		<description><![CDATA[Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 febbraio 2012, www.ilmattino.it La popolazione mondiale sta correndo verso le grandi città. Nel 2030 il 60% dell’umanità vivrà nelle metropoli. In Cina, questo cambiamento è ormai realtà. Le megalopoli, però, sviluppano anche numerosi malesseri: dalle cardiopatie alle psicosi, dall’obesità alla schizofrenia. Ma allora perché 180 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=866&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 febbraio 2012, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blank">www.ilmattino.it</a></strong></p>
<p>La popolazione mondiale sta correndo verso le grandi città. Nel 2030 il 60% dell’umanità vivrà nelle metropoli. In Cina, questo cambiamento è ormai realtà.<br />
Le megalopoli, però, sviluppano anche numerosi malesseri: dalle cardiopatie alle psicosi, dall’obesità alla schizofrenia. Ma allora perché 180 mila persone al giorno vanno proprio lì? Non solo perché nelle città c’è più lavoro, e più denaro. Ci sono anche altre opportunità. Da riconoscere e valorizzare, per renderle utilizzabili.<br />
Chi ogni giorno va in città, cerca (col denaro e il lavoro), più socializzazione, modelli e stili di vita più numerosi e variati, maggiore cultura, possibilità ampie di istruzione per i figli.<span id="more-866"></span><br />
Il cittadino del mondo globale, in modo diverso a seconda delle nazioni e tradizioni, ha comunque sete di questo: di apertura, di contatto con gli altri, di socializzazione, confronto, competizione. Sia pur con ripensamenti e contraddizioni, in pochi decenni il mondo si è aperto come un’arancia. La metropoli è il palcoscenico di questa apertura.<br />
E’ però anche vero che, come sanno psicologia e psichiatria, il restringersi dello spazio vitale attorno a sé, l’affollamento, lo sviluppo dei rumori ed il parallelo restringersi della natura, del silenzio, del campo visivo, creano angoscia, e spesso psicosi. Mentre il contrarsi delle esperienze sensoriali produce un’insicurezza da cui molti cercano di uscire accumulando grasso e peso o, viceversa, riducendoli fino a far sparire il proprio corpo.<br />
Eppure, l’affollarsi nelle grandi città sembra sostenuto da un’intuizione: assieme agli altri, a gruppi diversi, storie diverse, si può stare meglio. Se le persone lo sentono, probabilmente è vero.<br />
Anche le campagne e i piccoli centri avevano le loro solitudini, le loro crudeltà: come dimostrano molti studi, per i bambini è più facile venire emarginati in un piccolo paese, dove il modello è unico e molto precisamente identificato, che in una città multiculturale, in continuo movimento.<br />
I vantaggi metropolitani, però, non sono solo nell’apertura culturale. Sono anche fisici.<br />
Le ricerche mostrano come le città, una volta assicurati gli spazi verdi e mantenuti accessibili i marciapiedi, offrano sia ai bambini che agli anziani, possibilità di movimento maggiori dei piccoli centri sparsi che rendono indispensabile l’uso dell’automobile.<br />
Per valorizzare queste (e le altre) risorse dei grandi centri urbani occorre però ripensarli. Inventare nuove città, come accadde  dopo il Medio Evo, col fiorire delle città italiane e europee in cui si espresse il Rinascimento.<br />
Questi nuovi centri dovranno risanare i guasti delle megalopoli degli anni dell’urbanizzazione caotica, e valorizzare le potenzialità di benessere insite nell’idea di città.<br />
A questo tende (tra l’altro), il Progetto Città Sane dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e la Rete Città Sane cui hanno aderito anche in Italia le città (grandi e piccole) sensibili al rapporto città-salute. Ricreare i quartieri, con la loro socialità a portata di mano, sia risanando quelli tradizionali che sviluppandone di nuovi. Predisporre grandi polmoni verdi che compensino il “deficit di natura” che produce le patologie della modernità. Sia Londra che New York avevano cominciato a pensarci da ben più che un secolo fa.<br />
Tutelare i percorsi pedonali che soddisfino le esigenze quotidiane di tutti (anche di movimento), e spazi di incontro, gioco ed esercizio dedicati a bambini, vecchi e disabili. Provvedere alla bellezza: gli edifici brutti – è dimostrato &#8211; fanno ammalare. Queste le sfide da affrontare per accogliere in città sane la popolazione del mondo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudiorise.wordpress.com/866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudiorise.wordpress.com/866/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudiorise.wordpress.com/866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudiorise.wordpress.com/866/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudiorise.wordpress.com/866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudiorise.wordpress.com/866/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudiorise.wordpress.com/866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudiorise.wordpress.com/866/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudiorise.wordpress.com/866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudiorise.wordpress.com/866/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudiorise.wordpress.com/866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudiorise.wordpress.com/866/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudiorise.wordpress.com/866/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudiorise.wordpress.com/866/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=866&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il necessario ritorno dei lupi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 07:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Claudio Risé, da &#8220;Il Mattino di Napoli&#8221; del lunedì, 13 febbraio 2012, www.ilmattino.it Malgrado alcuni falsi allarmi, sembra che i lupi comparsi con la neve ai bordi dei boschi appenninici non abbiano finora azzannato nessuno. Etologi e ambientalisti hanno così potuto rispiegare che i lupi sono indispensabili per ridurre le mandrie di cinghiali sempre più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=863&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudio Risé, da &#8220;Il Mattino di Napoli&#8221; del lunedì, 13 febbraio 2012, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blank">www.ilmattino.it</a></strong></p>
<p>Malgrado alcuni falsi allarmi, sembra che i lupi comparsi con la neve  ai bordi dei boschi appenninici non abbiano finora azzannato nessuno. Etologi e ambientalisti hanno così potuto rispiegare che i lupi sono indispensabili per ridurre le mandrie di cinghiali sempre più numerose e le devastazioni di culture da loro compiute, come per altri problemi attuali del territorio. L’uomo, però, ha paura del lupo. Perché rappresenta una sua parte selvatica, oscura, che preferisce non vedere.<br />
L’istinto dell’uomo non è, infatti, solo quello domestico del cane. Il quale d’altra parte una volta abbandonato dal padrone (molti lo fanno), è sempre pronto a riprendere la strada della montagna dove diventa anche più selvaggio dei lupi: sembra che fossero di cani inselvatichiti i morsi di questi giorni nel riminese. <span id="more-863"></span><br />
Esiste anche, per ognuno di noi, l’aspetto selvatico rappresentato dal lupo, che compare spesso nei sogni dei pazienti dell’analista. Era già presente  (ad esempio) in San Francesco il quale, avendo molto a cuore l’equilibrio psichico e spirituale delle persone, e quindi amando intensamente la natura (da cui quell’equilibrio dipende), provò a comporre il conflitto tra l’uomo adattato alle esigenze della Comunità, e gli appetiti irrefrenabili del “fratello” lupo attraverso l’apologo del lupo di Gubbio.<br />
In esso si narrava che i contadini di Gubbio, in Umbria, furibondi per le incursioni notturne del lupo che mangiava le loro galline ed altri animali domestici, stavano organizzando una spedizione per ucciderlo. Francesco li sgridò, spiegando che il lupo altro non era che un loro fratello dei boschi (un po’ come fa oggi l’analista quando interpreta i lupi dei sogni come aspetti psichici del sognatore, rifiutati dalla coscienza e ricacciati nell’oscurità dell’inconscio).<br />
Invitò dunque i contadini a lasciare in una capace ciotola i resti del loro cibo per il lupo, invece di cercare di ucciderlo. Però convocò anche il lupo, e gli ingiunse di smettere di mangiare gli animali dei contadini, e di accontentarsi di ciò che trovava nella ciotola. Il lupo continuò così a proteggere i boschi (e anche i contadini) da irruzioni di animali devastanti come i cinghiali, e tra lupo e persone umane fu siglata una muta alleanza.<br />
Otto secoli dopo il problema non è molto cambiato, se non per la  necessità ancor maggiore dell’uomo moderno di fare amicizia coi lupi: quelli dei boschi, e quelli dentro di lui.<br />
Oggi la mancanza di natura  (“nature deficit”, lo chiamano in America, dove però la natura incontaminata è molto più estesa e protetta), è all’origine dalla maggior parte delle patologie più diffuse: disturbi alimentari, tossicomanie, depressioni.<br />
Noi abbiamo paura del lupo, come i contadini di Gubbio, ma spesso il cibo lo buttiamo (vomitiamo), come nell’anoressia, o ce ne ingozziamo fino a star male. Dobbiamo trovare un nuovo “equilibrio alimentare”, energetico, tra quanto vogliamo per noi, e quanto siamo disposti a dare alla natura, senza la quale non possiamo vivere, e ci ammaliamo, anche psichicamente.<br />
Della natura fanno parte i nostri istinti, che sperimentiamo anche nella relazione con gli animali. Quelli più domestici, come i cani, che oggi un grave allontanamento dalla natura ci spinge a trattare come oggetti, abbandonandoli sul ciglio della strada, da dove (a volte) si salvano ridiventando selvaggi.<br />
Il lupo invece è un volto del nostro istinto più selvatico, introverso, che più soffre dell’alta intensità abitativa delle città e che ama il silenzio e la solitudine dei boschi.<br />
Rieducarsi agli animali ci aiuta a guarire i nostri istinti. Lupi compresi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudiorise.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudiorise.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudiorise.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudiorise.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudiorise.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudiorise.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudiorise.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudiorise.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudiorise.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudiorise.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudiorise.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudiorise.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudiorise.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudiorise.wordpress.com/863/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=863&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L’assalto al potere dei narcisisti disturbati</title>
		<link>http://claudiorise.wordpress.com/2012/02/07/lassalto-al-potere-dei-narcisisti-disturbati/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e società]]></category>
		<category><![CDATA[alfred adler]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 febbraio 2012, www.ilmattino.it Quando la TV annuncia che qualcuno ha rubato milioni alla collettività, la maggior parte degli spettatori pensa che è un mascalzone, e un furbo. Quando un paziente lascia capire in terapia che ha preso illegalmente del denaro, al terapeuta si apre una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=860&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 febbraio 2012, <a href="www.ilmattino.it" target="_blank">www.ilmattino.it</a></strong> </p>
<p>Quando la TV annuncia che qualcuno ha rubato milioni alla collettività, la maggior parte degli spettatori pensa che è un mascalzone, e un furbo. Quando un paziente lascia capire in terapia che ha preso illegalmente del denaro, al terapeuta si apre una pista significativa per capire che egli è davvero malato, e come si configuri il suo malessere.<br />
Se la psicologia del profondo ha ragione, l’attuale classe politica non sta dunque molto bene. Di cosa soffrono, però, i truffatori politici?<br />
Il primo disturbo, lo sanno anche molti penalisti, è una profonda (anche se spesso inconsapevole), disistima di sé. Come mi raccontava il professor Alberto Dall’Ora, uno dei principi del Foro penale, ladri e truffatori sono molto spesso persone piuttosto intelligenti, che avrebbero risultati importanti anche comportandosi correttamente. Ma, come sa l’analista, non ci credono. Per varie ragioni biografiche e ambientali non si credono capaci di veri successi. Quindi scelgono, spiega lo psicoanalista Alfred Adler, “la menzogna…vie traverse..dolo e astuzie”.<span id="more-860"></span><br />
Questa stessa frustrazione, di non ritenersi ”bravi”, come vorrebbero, li spinge a mete sempre più alte. Raggiungibili però (ma pericolosamente) solo col furto, e la truffa.<br />
Il secondo disturbo di cui soffrono è la difficoltà ad amare e rispettare davvero gli altri. La rottura con la società, e le sue leggi, nasce da lì: una forte incapacità a rispettare gli altri come persone, e un’insopprimibile tendenza a vederli solo come strumenti per la realizzazione delle proprie personali ambizioni.<br />
Ladri e truffatori sono (soprattutto quando non incalzati dal bisogno, ma di estrazione sociale borghese), persone disturbate nelle loro relazioni con gli altri e la società, che accumulano denaro calpestando diritti altrui per affermare la propria brama di un potere di cui non si sentono degni, o capaci.<br />
In questa modalità c’è naturalmente un forte aspetto autodistruttivo: anche se consciamente pensano di farla franca, non sono così stupidi da non intuire che il rischio di venire prima o poi scoperti è molto elevato. Ma mentono anche a sé stessi, come agli altri. Arrivando così a una sorta di “suicidio sociale”. Così come altri, che soffrono degli stessi disturbi e sociopatie, arrivano a volte al suicidio.<br />
Se è vero quanto l’osservazione della psicoanalisi e delle psicologie sociali sostiene, c’è da chiedersi cosa significhi la vigorosa presenza, al vertice della società italiana, di persone che rubano e violano le leggi (e non da oggi: Mani Pulite è di vent’anni fa, e uno dei suoi esponenti, Piercamillo Davigo, ritiene che il debito pubblico italiano sia nato dalle pratiche denunciate in quell’esperienza).<br />
Come mai dunque, persone disturbate hanno potuto scalare in gran numero il potere politico dei partiti italiani (la cui credibilità è scesa nei sondaggi a meno del 10% degli intervistati)?<br />
Il vecchio Freud, fondatore della psicoanalisi ma anche acuto osservatore del suo tempo, sosteneva che i “narcisisti che si espongono alla frustrazione del mondo esterno presentano le condizioni per fare esplodere la delinquenza” che è in loro.<br />
La visibilità, il potere, anche i guadagni legittimi assicurati dalla vita pubblica hanno attirato in gran numero personalità fortemente narcisistiche, gratificate nella propria immagine. Ma le hanno anche frustrate nelle loro aspettative, sempre sproporzionate rispetto alla realtà. Si è creato così un gruppo molto consistente di persone dotate di notevole potere, ma prive sia di reale empatia per l’interesse collettivo, sia di equilibrio nel perseguire il proprio. Come ci mostrano le notizie.</p>
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		<title>Quei bambini senza padre allevati da servi o trasgressori</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Padre]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e società]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, Educazione]]></category>

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		<description><![CDATA[(Intervista a Claudio Risé, di Federico Ferraù, da &#8220;Il Sussidiario&#8221;, 1 febbraio 2012, www.ilsussidiario.net) Cosa c’entra la manovra del governo Monti con l’irresponsabilità diffusa dei «bambinoni» che escono dalle nostre scuole? Per Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, un legame c’è, e affonda le sue radici nelle travagliate vicissitudini dell’Autorità. «Se non c’è più un maestro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=853&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Intervista a Claudio Risé, di Federico Ferraù, da &#8220;Il Sussidiario&#8221;, 1 febbraio 2012, <a href="http://www.ilsussidiario.net" target="_blanck">www.ilsussidiario.net</a>)</strong></p>
<p>Cosa c’entra la manovra del governo Monti con l’irresponsabilità diffusa dei «bambinoni» che escono dalle nostre scuole? Per Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, un legame c’è, e affonda le sue radici nelle travagliate vicissitudini dell’Autorità. «Se non c’è più un maestro inteso come formatore e suscitatore di libertà, il soggetto non si sviluppa». E finisce per essere solamente un servitore fedele dell’Apparato. Risé interviene nel dibattito sull’autorità aperto da <a href="http://www.ilsussidiario.net" target="_blanck">Ilsussidiario.net</a>.</p>
<p><strong>Lei ha scritto che il tema della crisi dell’autorità è divenuto un slogan. Perché?</strong><br />
Autorità è un termine molto ampio e credo che valga la pena di distinguere almeno tra due aspetti diversi. Il primo è il bisogno del soggetto umano che chiede un’autorità come fonte di sapere, di accoglimento, di identità, in ultima analisi di crescita della propria personalità, del proprio sé. Come ricorda Luigi Giussani, autorità viene da augeo ovvero «aumento, faccio crescere, alimento». Il valore di questa autorità è comunemente negato dalla società attuale, questo è vero. Ma al tempo stesso, e molto insidiosamente, assistiamo ad una ipertrofia della seconda valenza dell’autorità, intesa come fatto di potere burocratico-organizzativo.<span id="more-853"></span></p>
<p><strong>Un esempio?</strong><br />
Nelle società occidentali contemporanee, soprattutto in quelle europee, vengono create ogni giorno decine di nuove norme giuridiche che orientano in modo dettagliato la nostra condotta. Questo è un fenomeno di evidente e crescente autoritarismo. Non ne è immune, per restare a noi, nemmeno la manovra economica varata da questo governo. Vi sono contenuti degli aspetti «autoritari», dal controllo del denaro ai profili economici delle persone, certamente fuori del comune. Si «liberalizzano» imprese economiche modeste, come i tassisti o gli autotrasportatori, ma non si tocca un monopolio pressoché onnipotente nei trasporti come le Ferrovie Italiane&#8230;</p>
<p><strong>Ma esiste un nesso tra l’overdose di norme e l’irrilevanza della funzione autorevole in un rapporto educativo?</strong><br />
Sì. Se il soggetto non viene più educato – e perché questo avvenga ci vuole quell’autorità formatrice di cui parlavo prima –, viene consegnato alla polizia, alla norma autoritaria, che si riproduce all’infinito come metastasi. L’intera esperienza del Novecento, da questo punto di vista, chiarisce questa trasformazione:  alla crisi degli imperi centrali che ponevano Dio come riferimento ultimo dell’ordine politico e dell’Autorità, succedono le rivoluzioni fasciste in Italia e in Germania, e l’avvento dei totalitarismi nazista e comunista. La secolarizzazione avviata dalle rivoluzioni del Settecento si compie attraverso l’intensificazione dei controlli burocratici e polizieschi. All’autorità su di sé, costruita nel rapporto educativo con l’altro, succede la diseducazione dell’individuo, che diventa quindi schiavo del funzionario. </p>
<p><strong>Ma la crisi dell’autorità è l’esito di una formale, esplicita diseducazione ad essa?</strong><br />
No, si tratta di una crisi culturale collettiva che si ripercuote all’interno della persona annichilendo la sua soggettività e distruggendo la sua libertà. Se l’uomo non può più riconoscersi come soggetto – e quindi, innanzitutto, anche come soggetto di autorità su di sé, appresa nel rapporto educativo – diviene schiavo.</p>
<p><strong>Non è questo un esito tragico dell’individualismo?</strong><br />
A mio avviso va messo piuttosto in relazione con la demolizione dell’autorità paterna. Precisando che questa autorità paterna non è tanto il padre biologico o spirituale, ma Dio stesso, il Padre. In tal senso, la crisi di cui parliamo è l’esito ultimo della secolarizzazione. Mi limito a notare che le società anglosassoni, che per altri versi sono fortemente individualiste, non hanno vissuto la stessa deriva continentale europea.</p>
<p><strong>Perché sottolinea questa differenza?</strong><br />
La società americana è una società molto più religiosa e meno secolarizzata della nostra: il riferimento a Dio è costante, anche nella vita politica e nel dibattito pubblico. La società inglese è forse meno religiosa, ma è sicuramente liberale e in essa il senso della libertà individuale è fortissimo. L’autorità – anche da parte del cittadino su se stesso e dunque come autolimitazione – è costantemente rivendicata e protetta dalle norme; e la stesa attività legislativa è molto più contenuta che nel resto d’Europa. I totalitarismi moderni sono un’invenzione (e forse ancora oggi una tentazione) del continente europeo.</p>
<p><strong>Che differenza c’è tra un maestro e un semplice docente?</strong><br />
Il maestro è una figura dell’anima, è qualcuno cui tu, allievo, riconosci la capacità di insegnarti qualcosa che hai bisogno di apprendere per vivere come soggetto, e non come schiavo. Il docente  invece è una figura burocratica, una qualifica. Non è detto che un docente sia anche maestro, come non è detto che un maestro sia iscritto in qualche registro di docenti.</p>
<p><strong>Si può dire che la figura del maestro più che essere legata all’esercizio di un’autorità, è invece legata all’autorevolezza?</strong><br />
Questa distinzione mi lascia diffidente. Facendola nostra, seguiremmo un percorso proprio della cultura contemporanea secolarizzata, per la quale l’autorità è qualcosa di cattivo in sé: i suoi aspetti buoni sono l’autorevolezza, mentre i suoi aspetti cattivi convergono sul polo dell’autorità. Io credo che il maestro, il padre, per certi versi anche il capo in quanto persona riconosciuta come dotata di capacità formative ed educative, siano delle figure d’autorità nel senso positivo del termine, in quanto indispensabili a rafforzare l’autorità del soggetto su se stesso, dunque la sua libertà. È la proliferazione delle norme la spia del fenomeno autoritario nella sua accezione negativa moderna: il modello funzionariale. In base al quale non ha valore chi tu sia, ma come «funzioni». Quella burocratizzazione del mondo che Max Weber, già nei primi anni del secolo scorso, aveva indicato come il grande pericolo del Novecento e che continua, rafforzato, anche oggi.</p>
<p><strong>Quali sono gli effetti palpabili, nei giovani, di quella crisi dell’autorità che lei riconduce all’allontanamento da Dio?</strong><br />
Il più evidente è l’indebolimento del soggetto (tendente al suo annichilimento). Se non c’è più un maestro inteso come formatore e suscitatore di libertà, il soggetto non si sviluppa. Da cui questa scuola più o meno «pediatrica», che sforna persone per nulla adulte, pronte ad essere diligenti osservatori delle norme che il potere continua a somministrare; oppure, in modo speculare, trasgressori folli di queste stesse norme. Vengono meno soggetti liberi capaci di sviluppo, amore, devozione per la vita.</p>
<p><strong>Che cosa deve fare chi ambisce ad essere educatore?</strong><br />
Cercare di essere maestro: riconoscere nell’allievo le sue potenzialità ed impegnarsi ad alimentarle alla luce di una personale visione dell’uomo e della vita, di cui il maestro deve assumersi la responsabilità. In secondo luogo, un maestro deve poter essere libero di creare scuole. In fondo, la scuola di Stato è un’invenzione anch’essa molto europea, imposta ovunque – e non è un caso – dopo la rivoluzione francese. Spero che si vada presto verso l’estinzione di ogni forma di autoritarismo statale, anche educativo, a vantaggio di scuole nate dalla passione di chi si sente portatore di potenzialità formatrici, sul cui valore verrà vagliato dalle persone, e non dai burocrati di Stato.</p>
<p><strong>E&#8217; difficile oggi essere maestri?</strong><br />
Molto. Non solo per viltà e per pigrizia, ma perché essere maestri vuol dire umiliare continuamente se stessi, riconoscersi mendicanti di sapere, cercare, imparare a ri/conoscere; mettersi in ascolto del magister interiore. Il Padre, che ci cerca, e senza stancarsi parla dentro di noi.</p>
<p>[<strong>Fonte: <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/2/1/SCUOLA-Rise-quei-bambini-senza-padre-allevati-da-Servi-o-Trasgressori/237239/" target="_blanck">ilsussidiario.net</a></strong>]</p>
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		<title>Tra i giovani e gli adulti deve tornare il dialogo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 17:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 gennaio 2012, www.ilmattino.it Difficili da raggiungere. Così appaiono agli adulti gli adolescenti di oggi. Chiusi nel «mondo dei pari» di età, ormai diventato sempre più un filtro difficile da superare per chi deve comunicare con loro, magari per proteggerli, educarli, o trasmettere informazioni indispensabili alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=833&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 gennaio 2012, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
<p>Difficili da raggiungere. Così appaiono agli adulti gli adolescenti di oggi. Chiusi nel «mondo dei pari» di età, ormai diventato sempre più un filtro difficile da superare per chi deve comunicare con loro, magari per proteggerli, educarli, o trasmettere informazioni indispensabili alla vita. I genitori, gli insegnanti impegnati, gli altri adulti che si trovano a comunicare con loro raccontano la stessa impressione, a volte dolorosa. I ragazzi comunicano quasi soltanto coi coetanei.<br />
Vivono in una &#8220;città dei ragazzi&#8221;. I muri di questa fortezza che li ha resi a lungo &#8220;invisibili&#8221;, come li definì il sociologo Ilvo Diamanti, non li hanno però costruiti i ragazzi. Bensì i loro padri, delusi dal naufragio delle speranze di cambiamento degli anni 70, sconcertati dalla &#8220;fine delle ideologie&#8221; dopo la deflagrazione dell&#8217;Unione Sovietica, inquietati dalla globalizzazione.<span id="more-833"></span><br />
La rete, il mondo dei balocchi del consumo adolescenziale, più di recente Facebook con la sua ossessione mitologica degli &#8220;amici&#8221;, sono così diventate le onnipresenti babysitter dei figli, che li prendono per mano alla fine dell&#8217;infanzia e non li lasciano più per tutta l&#8217;adolescenza. Età che d&#8217;altra parte, anche per questa assenza di comunicazione significativa, intima, col mondo adulto (che trasmette loro ormai poco), tende a non finire mai, estendendosi ben oltre i vent&#8217;anni e rinviando il più possibile le esperienze da &#8220;grandi&#8221;: il lavoro, la famiglia. O accettandole se proprio si deve, con uno stile, appunto, infantile: come giochi poco interessanti (e che infatti finiscono spesso male), piuttosto che come sfide di vita.<br />
Negli ultimi decenni è andata così. Adesso però (finalmente) qualcosa comincia a non funzionare più in questa grande trappola, che permetteva ai &#8220;grandi&#8221; di &#8220;divertirsi&#8221; con gli ultimi brandelli della prosperità, e ai ragazzi di sognare di essere circondati dall&#8217;affetto di torme di &#8220;amici&#8221; (mentre erano sempre più soli), e di avere ricette infallibili su un mondo di cui non conoscevano nulla.<br />
Ora i soldi sono finiti, e ognuno deve prendersi le proprie responsabilità.<br />
I ragazzi (come sempre accade, a cominciare dalle fiabe), sono stati i primi, per certi versi, a svelare la nudità del re. Il loro impegno forte (già da anni) nel mondo del volontariato, il loro accorrere prontamente quando la terra tremava o i fiumi esondavano travolgendo le varie zone del paese, hanno nel tempo smentito la loro &#8220;invisibilità&#8221;, qualificando la loro presenza come quella di una risorsa umana realista e pronta anche a sacrifici per limitare i danni di una cattiva gestione di un territorio che avevano sempre più a cuore.<br />
Tra gli adulti, d&#8217;altra parte, si sta finalmente prendendo atto che un paese dove non si trasmettono le tecniche e i saperi vivi, del mondo di oggi e domani, è destinato a perire. Questa consapevolezza spinge i &#8220;grandi&#8221; a riaprire un confronto vero e costruttivo coi giovani, sulle realtà produttive e sugli stili di vita positivi.<br />
Non si può più continuare con le semplificazioni del &#8220;mi piace&#8221;, o dei linciaggi mediatici che si sostituiscono al riconoscimento attento della realtà: ormai lo riconosciamo tutti. Occorre educare ( e rieducarci) a i individuare problemi, a nominarli in modo esatto (e non con parole ad effetto: i &#8220;bamboccioni&#8221; di ieri, o gli &#8220;sfigati&#8221; di oggi). Trasmettere il sapere in una lingua che i tre quarti della popolazione conosce ormai male ci impegna a parlarla bene, senza nasconderci dietro scorciatoie adolescenti.<br />
Abbattiamo in fretta i muri dietro ai quali abbiamo segregato i nostri ragazzi. Occorre lavorare insieme.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudiorise.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudiorise.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudiorise.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudiorise.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudiorise.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudiorise.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudiorise.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudiorise.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudiorise.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudiorise.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudiorise.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudiorise.wordpress.com/833/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudiorise.wordpress.com/833/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudiorise.wordpress.com/833/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=833&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quando l’Autorità diventa inaffidabile</title>
		<link>http://claudiorise.wordpress.com/2012/01/25/quando-lautorita-diventa-inaffidabile/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 19:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Padre]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e società]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 gennaio 2012, www.ilmattino.it Si dice che il naufragio della Concordia sia la perfetta metafora della fine del principio di autorità. Che non esisterebbe praticamente più: da qui gli errori del Capitano, della Compagnia, degli organismi di soccorso etc. E’ davvero così? La nostra società ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=819&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 gennaio 2012, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong> </p>
<p>Si dice che il naufragio della Concordia sia la perfetta metafora della fine del principio di autorità. Che non esisterebbe praticamente più: da qui gli errori del Capitano, della Compagnia, degli organismi di soccorso etc.<br />
E’ davvero così? La nostra società ha dunque liquidato ogni autorità? E’ meglio chiarirlo, perché l’uso impreciso delle parole ispira spesso comportamenti disastrosi. In questa storia le autorità c’erano, ma sembra abbiano, ognuna a suo modo, fatto gravi errori.<br />
La questione è rilevante, non solo per le vittime, ma perché in effetti ha a che fare con come si sia modificato il principio d’autorità, con conseguenze devastanti sulla psicologia e la vita delle persone.<br />
L’autorità ha in sé due anime diverse: la responsabilità verso sé stessi e gli altri, che ci si impegna a proteggere, e il potere, che consegue da questa assunzione di responsabilità.<br />
Fin dall’alba dell’umanità, gruppi di uomini impauriti dai predatori e dalla natura riconobbero l’autorità di quei capi che si dimostravano capaci di fronteggiarli, e di addestrare gli altri a farlo. Da questo punto di vista l’autorità deriva dalla capacità di educare le proprie pulsioni, impaurite e distruttive, garantendo così la protezione agli altri. <span id="more-819"></span><br />
Se non sei capace di concentrazione e autodisciplina, non controlli nulla né dentro né fuori di te, e non puoi essere un buon capo. Non hai autorità perché non sei in grado di assumertene la responsabilità, neppure verso te stesso.<br />
Autorità, nelle lingue classiche, è legata all’autore, a chi fa crescere qualcosa, ai fondatori di comunità, verso le quali si assumono responsabilità di educazione, e difesa.<br />
Anche il capitano di una nave, d’altra parte, nel momento in cui assume il comando, fonda una comunità: quella di tutti coloro che saranno, a diverso titolo, su quella nave.<br />
Cosa è accaduto nella modernità occidentale, in modo sempre più veloce dopo le tragedie dei grandi campi di concentramento nazisti e comunisti, dove il “principio di autorità”, fu invocato dai carnefici per limitare ai capi le proprie responsabilità sull’accaduto?<br />
L’autorità è stata vista sempre di più esclusivamente come un attributo del potere. Si sono teorizzati così cose come l’”educazione antiautoritaria”, come se si potesse educare senza insegnare all’altro ad assumersi la responsabilità di disciplinare quelle spinte personali che tenderebbero a sopraffare l’altro, o a distruggersi.<br />
In questo processo l’autorità è stata progressivamente svuotata del suo aspetto fondante: quello educativo, di formazione e protezione nei confronti dell’altro. E’ rimasta però, l’autorità, ed anzi ha continuato ad aumentare, nel suo aspetto di potere verso gli altri.<br />
Non solo, infatti, ha continuato a crescere l’estensione e l’autorità delle burocrazie, nelle quali già all’inizio del secolo scorso Max Weber vedeva il grande pericolo per le democrazie. Ma le tradizionali figure educative: i Maestri, i Capitani, i Saggi, coloro la cui autorità derivava dalla capacità di insegnare, far crescere, e proteggere gli altri, sono diventati dei burocrati. Persone che arrivano pressoché automaticamente, per anzianità o regolamenti impersonali, alle posizioni di autorità, e che spesso non sono in grado di proteggere neppure sé stessi dalle spinte distruttive elementari che la vita non risparmia a nessuno, soprattutto se ha una posizione di visibilità o privilegio.<br />
Non è che l’autorità manchi: si è moltiplicata come una metastasi, e, quando non è apertamente aggressiva, è egoista e indisciplinata. Quindi non fonda comunità, ma, per vanità o brama, rischia di distruggerle. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudiorise.wordpress.com/819/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudiorise.wordpress.com/819/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudiorise.wordpress.com/819/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudiorise.wordpress.com/819/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudiorise.wordpress.com/819/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudiorise.wordpress.com/819/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudiorise.wordpress.com/819/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudiorise.wordpress.com/819/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudiorise.wordpress.com/819/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudiorise.wordpress.com/819/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudiorise.wordpress.com/819/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudiorise.wordpress.com/819/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudiorise.wordpress.com/819/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudiorise.wordpress.com/819/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=819&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Casa e figli &#8220;persi&#8221;: come la separazione può colpire l&#8217;identità maschile</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 17:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Padre]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e società]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>

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		<description><![CDATA[(Intervista a Claudio Risé, di Viviana Daloiso, da “Avvenire”, 13 gennaio 2012, www.avvenire.it) Il disagio psichico dei padri rimane ancora invisibile alla società Padri disperati. E, tuttavia, invisibili. Non solo ai servizi sociali, ma alle comunità d’appartenenza, alle istituzioni, all’intera opinione pubblica. C’è una “leggerezza” diffusa, alla base di stragi come quella di Trapani: quella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=810&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(Intervista a Claudio Risé, di Viviana Daloiso, da “Avvenire”, 13 gennaio 2012, <a href="http://www.avvenire.it" target="_blanck">www.avvenire.it</a>)</strong> </p>
<p><em>Il disagio psichico dei padri rimane ancora invisibile alla società</em></p>
<p>Padri disperati. E, tuttavia, invisibili. Non solo ai servizi sociali, ma alle comunità d’appartenenza, alle istituzioni, all’intera opinione pubblica. C’è una “leggerezza” diffusa, alla base di stragi come quella di Trapani: quella che non coglie, spiega lo psicoanalista Claudio Risé, «come il più delle volte la separazione pesi con violenza inaudita sui mariti e in particolare sui padri».</p>
<p><strong>Cosa intende dire? Che gli uomini sono più fragili delle donne? Che soffrono di più?</strong><br />
Non mi riferisco a fragilità e sofferenza, ma al tipo di perdita che la separazione comporta per gli uomini. Questi ultimi nell’80% e forse più dei casi oltre a “perdere” la moglie, lasciano anche figli e casa.<br />
Si tratta di un trauma affettivo fortissimo, che comporta una perdita contestuale di identità: non a caso lo step successivo è quasi sempre anche la perdita di lavoro e il progressivo impoverimento.<span id="more-810"></span></p>
<p><strong>Sta dicendo che il fattore economico, dal suo punto di vista, non è prioritario?</strong><br />
Esatto. E’ anzi un sintomo del malessere, qualcosa che subentra in seguito a una situazione di disagio. L’uomo che ha compiuto la strage di ieri a Trapani non è stato spinto dalla disoccupazione, o dalla povertà, ma da un disturbo psichiatrico sviluppatosi in seguito a un trauma affettivo.</p>
<p><strong>Una donna avrebbe reagito nello stesso modo?</strong><br />
Intanto, va detto che nessun altro avrebbe agito nel modo in cui ha agito quell’uomo. Ogni persona è un universo a parte, con le sue caratteristiche, le sue emozioni.<br />
Certo è che la mentalità contemporanea che tende a “ugualizzare” i sessi porta anche a commettere l’errore che uomini e donne siano uguali dal punto di vista psichico. Niente di più falso.<br />
Ai traumi, per esempio, è più facile che gli uomini reagiscano con la violenza. Come avrebbe reagito quest’uomo. Di quale entità, quel trauma e questa reazione, avrebbe dovuto stabilire un esperto, inserendo il padre di Trapani in un percorso di cura appropriato.</p>
<p><strong>Ma ecco l’“invisibilità” di cui parlavamo; sembra che, nonostante fossero suonati tutti i campanelli d’allarme, nessuno si sia accorto della disperazione di quest’uomo…</strong><br />
Purtroppo quello dei servizi sociali è un ambito problematico.</p>
<p><strong>A che problemi si riferisce?</strong><br />
A una visione ancora troppo ideologica delle situazioni familiari. Nel caso del padre separato, per esempio, si tende sempre a interpretare il suo comportamento come “dolo” invece che come il possibile segnale di un malessere psichico. A questo si aggiunge un’eccessiva burocratizzazione: si prendono in esame fascicoli e casi, non persone. Infine la legge italiana…</p>
<p><strong>Qui cosa c’è che non funziona?</strong><br />
I padri sono svantaggiati, l’affido condiviso resta lettera morta. Serve una svolta, e al più presto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudiorise.wordpress.com/810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudiorise.wordpress.com/810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudiorise.wordpress.com/810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudiorise.wordpress.com/810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudiorise.wordpress.com/810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudiorise.wordpress.com/810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudiorise.wordpress.com/810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudiorise.wordpress.com/810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudiorise.wordpress.com/810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudiorise.wordpress.com/810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudiorise.wordpress.com/810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudiorise.wordpress.com/810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudiorise.wordpress.com/810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudiorise.wordpress.com/810/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=810&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Perché la scuola è in ritardo di vent’anni</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 19:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola, Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Long Life Learning]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 gennaio 2012, www.ilmattino.it La diagnosi del malessere profondo degli italiani è ormai sul tavolo di chi governa. Il problema dell’Italia è in gran parte la sua scarsità di «capitale umano», come l’ha definito il presidente Mario Monti. Vale a dire il poco valore (segnalato da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=804&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 gennaio 2012, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blank">www.ilmattino.it</a></a></strong></p>
<p>La diagnosi del malessere profondo degli italiani è ormai sul tavolo di chi governa. Il problema dell’Italia è in gran parte la sua scarsità di «capitale umano», come l’ha definito il presidente Mario Monti. Vale a dire il poco valore (segnalato da sempre in questa rubrica) delle competenze scolastiche e formative degli italiani. Di sicuro intuitivi, intelligenti e laboriosi, ma non dotati dalla scuola e da altre agenzie formative delle nozioni necessarie a guadagnare e produrre, oggi.<br />
È un deficit che riguarda tutti, ma è particolarmente preoccupante se si guarda alla situazione giovanile, che rappresenta potenzialmente l’Italia di domani.<br />
Nella popolazione solo poco più della metà (il 54%) ha un diploma, mentre la media Ocse è al 73% (ma già Estonia e Polonia sono attorno al 90%). Meno diplomi significa che sappiamo fare di meno i mestieri e le professioni oggi richieste: da qui disoccupazione ed anche trasferimento di imprese (che vanno dove c’è lavoro qualificato), e contrazione del sistema produttivo. <span id="more-804"></span><br />
Dal punto di vista psicologico, è qui che prende forma anche l’indebolimento della spinta vitale e creativa, quella «stagnazione» riconosciuta come un tratto, anche caratteriale, dell’italiano di oggi.<br />
Un sapere debole non significa infatti solo poco guadagno, ma anche depressione, disorientamento, apatia. Il basso livello formativo, la scarsità del capitale umano (più che di quello finanziario, non certo più debole di Estonia e Polonia), è la cartina di tornasole dei nostri problemi profondi. Ad esempio il fatto che l&#8217;orientamento scolastico in Italia è ancora gestito prevalentemente dalle famiglie, più che da appositi tutor di cui solo adesso, finalmente, si comincia a parlare.<br />
Un orientamento scolastico affidato ai genitori, però, soprattutto in una cultura «inclusiva» come quella della famiglia italiana, dove i figli vengono visti più come risorsa e spesso proprietà famigliare, che come individui portatori di proprie personalità e vocazioni, non rispecchia le tendenze oggettive della società attuale. Si tende così a proiettare sulle scelte dei figli valori sociali propri delle società passate: da qui si origina l&#8217;inflazione di lauree umanistiche, col numero di avvocati e psicologi più alto d’Europa, e la perdurante carenza di competenze scientifiche, e di formazione tecnica.<br />
La formazione che gli italiani hanno avuto negli ultimi vent’anni (e continuano a ricevere oggi), riflette insomma i valori affettivi e culturali degli adulti degli anni ’89-’90: ma da allora è cambiato il mondo.<br />
Questo tratto passatista, obsoleto, del nostro capitale umano dipende anche dal fatto che la formazione oggi è in continuo movimento, mentre noi siamo abituati a una scuola modellata su sistemi di pensiero considerati perenni: l’idealismo, il marxismo&#8230;<br />
I giovani formati nella nostra scuola hanno competenze astratte e rigide, invece che realistiche e flessibili, pronte a integrare nuovi saperi, nuovi modi di conoscenza, di produzione, di comunicazione.<br />
La scuola, invece, non è «una volta per tutte», ma va vista in un processo di apprendimento continuo (Long Life Learning), diverso dal monolite che la scuola italiana ancora è. Anche per questo il linguista Tullio De Mauro insiste sull’educazione degli adulti, ricordando al Corriere che «il 71% degli adulti non è in grado di leggere correntemente un documento, un giornale, meno che mai un libro».<br />
Questo è il vero e grande deficit italiano. Quello del capitale umano, delle competenze cognitive indispensabili nel mondo di oggi. Finalmente lo si è detto. Ora va affrontato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/claudiorise.wordpress.com/804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/claudiorise.wordpress.com/804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/claudiorise.wordpress.com/804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/claudiorise.wordpress.com/804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/claudiorise.wordpress.com/804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/claudiorise.wordpress.com/804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/claudiorise.wordpress.com/804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/claudiorise.wordpress.com/804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/claudiorise.wordpress.com/804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/claudiorise.wordpress.com/804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/claudiorise.wordpress.com/804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/claudiorise.wordpress.com/804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/claudiorise.wordpress.com/804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/claudiorise.wordpress.com/804/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=804&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Rinnovarsi con l’anno nuovo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 17:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Diario di bordo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri e passioni (da Il Mattino di Napoli)]]></category>
		<category><![CDATA[Psiche e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 gennaio 2012, www.ilmattino.it Le difficoltà ci fanno spesso guardare da un’altra parte. Verrebbe quasi voglia di non accorgersi che è cominciato un anno nuovo, per non vedere così le sue difficoltà, le prove che ci porterà. Non sarebbe, però una buona idea. Si rischierebbe di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=claudiorise.wordpress.com&amp;blog=29842297&amp;post=802&amp;subd=claudiorise&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 gennaio 2012, <a href="http://www.ilmattino.it" target="_blanck">www.ilmattino.it</a></strong></p>
<p>Le difficoltà ci fanno spesso guardare da un’altra parte. Verrebbe quasi voglia di non accorgersi che è cominciato un anno nuovo, per non vedere così le sue difficoltà, le prove che ci porterà. Non sarebbe, però una buona idea. Si rischierebbe di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Di non accorgersi insomma che tra quei residui inutilizzabili e fin troppo usati c’è un bambino. Che è l’anno nuovo, e insieme i nostri aspetti più freschi, pronti invece per  questo nuovo inizio.<br />
Il ciclo del tempo e la scansione delle stagioni dell’anno e della vita non sono solo delle convenzioni. Si tratta di aspetti della natura, che segnano il ritmo della vita, personale e collettiva. Sottovalutarle, degnarle di un’occhiata distratta, di un profilo basso, priva la nostra esistenza di ritmo, di pause, di arresti e ripartenze.<br />
Tutto diventa così più noioso, e nella psiche si insinua il tono depresso di un paesaggio troppo piatto, una giornata troppo lunga, che impedisce all’altra di cominciare. <span id="more-802"></span><br />
E’ anche per questo  che tutti i popoli, ognuno secondo il proprio stile, hanno invece sottolineato i cambiamenti degli anni e delle stagioni: perché facevano spazio all’aria nuova, alle situazioni e persone attuali, ormai diverse da quelle precedenti. Tutte novità che offrono sempre inedite opportunità, assieme a qualche rischio di cui comunque è meglio essere consapevoli.<br />
L’attenzione all’inizio dell’anno ci apre, infatti, al tema centrale della vita: il ricambio, il rinnovamento. Questioni ancora più vitali in un Paese come il nostro, ritenuto da gran parte degli osservatori troppo vecchio, e troppo fermo.<br />
Anche in ognuno di noi, in questo periodo (come sempre) milioni di cellule stanno  morendo, e milioni di nuove si sono formate, anche tra quelle del cervello, i neuroni, e stanno entrando in funzione. Sta a noi, dicono le neuroscienze, dare loro delle direzioni di attività, in un certo senso degli ordini, oppure lasciare che si indirizzino lungo le piste fino a ieri percorse da quelle che le hanno precedute. Sta a noi, insomma, fare del cambiamento biologico, comunque in atto in noi stessi, un vero rinnovamento, rigenerando per così dire il clima del nostro ambiente psichico con nuovi progetti, idee, iniziative. Oppure lasciare che tutto si ripeta, apparentemente uguale a sé stesso, ma ahimé privo dell’aria frizzante tipica della nuova stagione, del tempo nuovo.<br />
Le stesse difficoltà della crisi, che spingono alcuni a guardare da un’altra parte senza approfondire le particolarità dell’anno che comincia, sollecitano invece molti altri a pensare cose nuove, e in modo nuovo. Mentre, ad esempio, una volta lo sviluppo economico era un fatto indiscutibile, un’icona adorata ma non approfondita, oggi il dibattito è molto più articolato.<br />
Agli “sviluppisti” duri e puri si affiancano così quelli che lo vogliono ma “sostenibile” dal pianeta e dall’uomo; e aumentano i partigiani di una “decrescita”, magari “felice”, discutendone in movimenti e social network.<br />
L’anno nuovo è anche questo ribollire di idee e di eventi: il Brasile che sorpassa l’Inghilterra e tra un po’ la Francia; o i nemici giurati, Cina e Giappone, che commerciano tra loro nelle rispettive monete, e non più in dollari. Tutte cose che cambieranno profondamente non solo il mondo, ma con esso la nostra vita e la nostra psiche.<br />
Sta cominciando, insomma, un nuovo film, che non vale proprio la pena di perdersi, magari per pigrizia o scaramanzia. Ci saranno probabilmente scene inquietanti; non sono esclusi passaggi mozzafiato.<br />
Visto che comunque ci siamo, cerchiamo di godercelo con attenzione. </p>
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