Il nuovo libro di Claudio Risé e altre questioni

(Di Armando Ermini, da “Il Covile”, Settembre 2017, www.ilcovile.it)

Nel libro-intervista col giornalista de La Verità, Francesco Borgonovo, l’analista junghiano e sociologo Claudio Risé ripercorre e sistematizza tutte le tematiche che tratta da oltre vent’anni, ossia dalla prima apparizione de Il Maschio selvatico, del 1994, poi seguita da numerosi altri lavori fra cui Il maschio selvatico 2. Lo fa da terapeuta, nel senso di prestare particolare attenzione agli aspetti archetipici dei fenomeni ed alle conseguenze concrete sulle persone, ma di conseguenza anche sulla società, delle scelte che hanno contrassegnato la parabola della civiltà occidentale.

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“Se perdi la strada del bosco ti ammali…”  e come guarire dalle malattie di oggi

Recensione di Antonello Vanni www.antonello-vanni.it

In un libro appena uscito, che ho sfogliato ieri in una libreria, ho trovato questa frase: “se perdi la strada del bosco ti ammali, anche psichicamente”. Visto che ultimamente le cose non vanno tanto bene, l’ho acquistato per capire meglio la situazione di malessere in cui mi trovo e anche per trovare una soluzione ai miei problemi dato che il libro si propone anche come “manuale di sopravvivenza”.
Si tratta dell’opera Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità di Claudio Risé e Francesco Borgonovo (Lindau Ed., 2017), un libro-dialogo tra uno psicanalista e un giornalista che discutono sulle problematiche individuali e sociali del mondo in cui viviamo.
Secondo Risé e Borgonovo, i disagi che ci affliggono in questa società consumistica e tecnologica sono diversi, e molti di essi li riconosco subito tra quelli che mi fanno stare male: crisi del desiderio, perdita di energie, mancanza di spinta vitale, depressione, incapacità di contenere le pulsioni in vista di un progetto più importante e ampio, di una visione e ricerca per la nostra vita, riduzione della vita a coazione al consumo, narcisismo, infertilità sia simbolica che concreta… Di fronte a questo scenario, che appunto in parte mi riguarda, mi sento spaventato ma a un certo punto della lettura anche contento: per sopravvivere al deserto psicologico e affettivo in cui viviamo gli autori propongono infatti un rimedio: la “vita selvatica” che ci indica di “passare al bosco” per stare meglio, ritrovare le nostre energie, la nostra capacità creativa e il desiderio di vivere pienamente la nostra vita.
Quali sono i percorsi di questa “vita selvatica” che ci aiuta a salvarci? Secondo gli autori sono diversi, ognuno di noi può leggere questo libro e trovare il rimedio per ciò che lo affligge personalmente. Io me ne sono appuntati alcuni (ma nell’opera ce ne sono molti di più), che qui sotto condivido, e che vorrei approfondire nella mia vita personale.  Leggi il resto dell’articolo

Guido Venturini: “è l’albero che ha scelto me”

(Intervista dei Maschi Selvatici all’artista della Mostra “L’asse del mondo”, Faenza, 1-18 settembre 2017, da www.maschiselvatici.it)

Maschi Selvatici: Noi maschi selvatici siamo molto interessati alla relazione con la natura. Che cosa ti ha portato a raffigurarla nelle tue opere, che cosa cerchi e trovi nella natura?

Guido Venturini: Nella natura si ritrova se stessi. Noi siamo natura. Gli stessi segni che la mano traccia sulla tela sono segni naturali, ben diversi da quelli meccanici del computer o di altre macchine. Sono segni che hanno un rapporto con il corpo, con il respiro. Riflettono lo stato di forma dell’artista, e anche, inesorabilmente, la vicinanza alla natura dell’artista nel momento in cui lavora. È stato particolarmente lungo il percorso che mi ha portato dal lavoro precedente sul Cristo a questi alberi, mi sono avvicinato ai paesaggi, andando a disegnare tra le montagne o in altri luoghi naturali, per poi arrivare alla semplicità dell’albero, così vicina in fondo al legno della croce, l’albero della vita.

M.S.: Perché hai scelto proprio gli alberi come motivo della tua ispirazione?

G.V.: Forse è l’albero che ha scelto me. Forse le mie mani avevano digerito altri alberi e forme naturali, ed hanno cominciato da sole a dar vita a rami e foglie, tronchi e terra. Senza che io potessi opporre altre forme altrettanto plausibili, altrettanto naturalmente nascenti da un mio fare non troppo mediato dal pensiero. Come una danza improvvisata. Mi sono trovato tra gli alberi. E ancora ci sono in mezzo.

M.S.: Tu hai rappresentato in passato soggetti sacri, ad esempio il Cristo crocefisso (nel tuo trittico “Oggi sarai con me in paradiso” ospitato anche presso il Museo Diocesano di Milano). Soggetti piuttosto insoliti, coraggiosi, in un’epoca che fa volentieri a meno della relazione con il trascendente. Credi che anche la relazione, e quindi l’osservazione, della natura possa permetterci di ri-stabilire un dialogo con questa dimensione di cui l’uomo ha tanto bisogno? Leggi il resto dell’articolo

Privazione e resurrezione: chi non muore nemmeno vive

(Di Riccardo Paradisi, da “Tempi”, 20 luglio 2017, www.tempi.it)

Secondo Risé il destino dell’Occidente non è il trionfo della tecnica. “Noi siamo natura, solo il Selvatico si salva”.

Vita selvatica. Un libro-dialogo tra Claudio Risé e Francesco Borgonovo, esce in sincronia con l’estate, stagione evocatrice di “quelle forze profonde che spingono a un cambiamento positivo e vitale”, come le definisce Risé, dichiarando così l’intento di questo “manuale per la sopravvivenza alla modernità”.

Un discorso, quello di Risé, che muove dalla constatazione di aggirarci ancora nella terra desolata raccontata un secolo fa da Eliot. Desolata non solo sub specie ecologica ma nel senso più profondo e originario dell’esser tagliata via dalla partecipazione all’acqua di vita elargita dalla sofianica anima del mondo e dallo spirito.

A essere particolarmente investiti dall’archetipo della terra desolata, dice Risé in questo colloquio con Tempi, sono soprattutto i giovani.

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L’attacco alle differenze sessuali nasconde il sogno dell’uomo in serie

(Di Claudio Risé e Francesco Borgonovo, da “La Verità”, 29 giugno 2017)

E’ uscito “Vita selvatica“, il nuovo libro di Claudio Risé e Francesco Borgonovo edito da Lindau. Un colloquio sui mali della modernità e sulle nuove ideologie che stanno piegando l’Occidente

La riduzione di padre e madre, archetipi fondativi del maschile e del femminile, a due numeri o lettere dell’alfabeto, realizzata nella legge francese Taubira sul matrimonio omosessuale, illustra più di ogni discorso l’intenzionalità neutralizzante perseguita dai legislatori della modernità occidentale verso le forze storiche e simboliche dei due generi e la loro collaborazione nell’istituto famigliare. L’abolizione di padre e madre è diretta a trasformare la famiglia da cellula vivente della società in categoria burocratica di classificazione degli individui.

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Nell’era del Narciso la salvezza viene dalla famiglia

(Di Claudio Risé e Francesco Borgonovo, da “La Provincia”, 29 giugno 2017)

Nel saggio “Vita selvatica” lo psicanalista Claudio Risé ed il giornalista Francesco Borgonovo cercano antidoti ai veleni della modernità

Francesco Borgonovo: Da una parte il narcisismo aiuta, dall’altra fa disastri…
Claudio Risé: Francamente, dopo la primissima infanzia, fa soprattutto disastri. Anche qui, questo non accettare il tempo che passa, impegnativa categoria del maschile, è senz’altro devastante.

FB: Tu sostieni che questa cultura del narcisismo attacca ed indebolisce la famiglia.
CR: Sì, perché il narcisista vede solo se stesso. La famiglia è invece il luogo di formazione dei legami affettivi e delle relazioni: la madre, il padre, i fratelli, gli altri. Nella famiglia vengo accolto e scopro me stesso e gli altri. In questa attività di relazione e scambio si forma l’Io e la sua relazione col mondo. Tutto ciò si realizza attraverso doni. La capacità donativa, che prende forma nello scambio familiare, ha un forte costo per l’ego individuale perché contrasta l’edonismo individualistico della società dell’immagine e dei consumi, ma è molto nutriente per gli aspetti più profondamente produttivi della società.

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Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità – L’Indice del libro

Indice del libro “Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità” di Francesco Borgonovo e Claudio Risé, Lindau Edizioni

7 Introduzione, di Francesco Borgonovo

17 L’archetipo della «Terra desolata»
18 La vita e la morte nelle primavere
19 Sviluppo e distruzione
19 Gli Archetipi, l’unione degli opposti, e la necessità della distinzione
20 La ferita fallica del Re del Graal
21 L’inaridimento della terra del Re ferito
22 La folla di morti sul London Bridge
23 Il presente / futuro. Il Marinaio Fenicio
24 Il naufragio della civiltà di profitto/perdita
25 Lo stupro dell’anima occidentale
26 L’Eros come consumo e la depressione
27 L’era della sterilità
30 La sterilità e la ferita: istruzioni per l’uso
30 L’azione, e il suo scopo
31 Rifiutare la posizione giudiziaria
32 Rifiutare la posizione estetizzante e/o sentimentale
33 L’allontanamento dalla natura e la crisi dell’istinto riproduttivo
35 L’uomo della civilizzazione e l’angoscia
37 L’acqua della vita e la rinascita
38 Decapitazione del padre e secolarizzazione
40 L’acqua della dissoluzione
40 Padre, confine, limite: nascita o dissoluzione dell’Io
42 Liquefazione delle forme e necessità del limite/confine
44 L’indispensabile mondo organico
45 L’uomo tra istinto e intelligenza
47 Il reality show del totalitarismo capitalista
51 Eros è ammalato
52 Parsifal e la coppa del Graal  Leggi il resto dell’articolo

Noi soffocati tra pulsione al consumo e dittatura dei software

(Di Cesare Cavalleri, da “Avvenire”, 28 giugno 2017, www.avvenire.it)

Un’argomentazione centrale nell’illuminante dialogo tra lo psicologo junghiano Claudio Risé e il giornalista Francesco Borgonovo, intitolato Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità (Lindau, Torino 2017, pp. 160, euro 14,50) è a pagina 63, dove, in consonanza con gli studi di Slavoj Žižek, viene osservato che il capitalismo e la globalizzazione non sono più fondati sulla contrapposizione freudiana fra Io (il mondo della coscienza), Es (il mondo delle pulsioni) e Super-Io (il dover essere): «La società dei consumi ha per la prima volta creato un mondo in cui il Super-Io è alleato con l’Es. Pertanto, cedere alla pulsione è diventato un dovere, perché il consumo, non solo di prodotti fabbricati ma anche di comportamenti (sessualità, pornografia, stili di vita ecc.) è il motore principale dello sviluppo economico». Ciò «azzera le possibilità di crescita dell’Io, perché l’individuo non deve rinunciare a nulla, diventando così schiavo delle spinte pulsionali, variamente sollecitate».
Ottima diagnosi. In Occidente viviamo nella società del “passaggio all’atto” (acting out), della coazione alla soddisfazione immediata. In questo modo, scaricandola, «l’energia non viene mai trattenuta e trasformata, ma direttamente scaricata e persa». Peraltro, in psichiatria, il continuo ricorso all’acting out, cioè l’incapacità di contenere la pulsione, è considerato sintomo di psicosi.  Leggi il resto dell’articolo

Sterile nell’anima e nel corpo. L’Europa è una terra desolata

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 29 giugno 2017, www.ilgiornale.it)

Il poeta Eliot profetizzò le malattie dell’inconscio dovute al materialismo. Guarire si può: con una «Vita selvatica»

E’ uscito il nuovo libro di Claudio Risé con Francesco Borgonovo, Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità. Quello che segue è un estratto rielaborato dall’Autore. Per maggiori informazioni visita il sito dell’Editore Lindau – clicca qui.

La più efficace rappresentazione della modernità occidentale: questo è La terra desolata di Eliot per Ezra Pound. Non si tratta infatti solo di un’opera poetica. I suoi versi hanno anche un contenuto profetico; non soltanto perché descrivono i morti sul London Bridge 96 anni prima dell’attacco di venti giorni fa.
Questi morti Eliot li vede camminare sul ponte con «gli occhi fissi ai piedi». Il loro sguardo (come il nostro oggi), vola basso. In un tempo ormai di post secolarizzazione, dove tutto il mondo torna a guardare verso l’alto, l’Occidente non sa più riconoscere di essere figlio di Dio e prendersi la propria quota di divinità. Così mentre ovunque Dio è forza, visione, obiettivi, noi lo viviamo come un peso da nascondere. Mentre per gli altri è energia (distruttiva se non governata), l’Occidente, come intuì James Hillman, ha trasformato Dio in malattia. La nostra visione è attirata dal basso, dove vanno gran parte delle nostre energie.
La terra desolata, però, non riguarda solo noi oggi. È un archetipo dell’inconscio collettivo, un’immagine da sempre presente nella psiche e storia umana, che si attiva in tempi di forte cambiamento. Attraverso di essa l’inconscio collettivo spinge l’uomo a ritrovare una forza vitale perduta, a guarire malattie che corrodono la sua anima, il suo corpo e la sua vita quotidiana. Era già presente, come racconta Eliot, nell’Europa del 1200, cui si riferiscono le leggende e i miti Arturiani. Epoca di ricerca, cambiamento e fondazione di quella che fu poi per cinquecento anni la civiltà occidentale, coinvolgendo nei suoi sviluppi gran parte del mondo. Leggi il resto dell’articolo

Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità

E’ uscito il nuovo libro firmato da Claudio Risé e Francesco Borgonovo

Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità

Edizioni Lindau

Siamo nel pieno di una crisi economica, politica, morale e ambientale che pare inarrestabile. L’Occidente sembra destinato a impoverirsi e a diventare trascurabile, mentre i Paesi dell’Est e del Sud del mondo continueranno a crescere. In Europa si fanno sempre meno figli, e aumentano le malattie non comunicabili e le cosiddette «malattie del benessere». Assieme alla nostra umanità, stiamo perdendo ciò che ci caratterizza e ci rende speciali: la nostra cultura, il nostro spirito, il contatto con la natura.
Viviamo secondo quello che Eliot ha definito il principio del profitto e della perdita, governati dalle sole logiche dell’economia.
In un vivace scambio di spunti e di riflessioni, Francesco Borgonovo, giovane e brillante giornalista, e Claudio Risé, noto psicologo-analista junghiano, ci forniscono gli strumenti per comprendere i mali della contemporaneità. Muovendo dalla psicoanalisi, dalla sociologia e dalla filosofia, ma anche dal pensiero di poeti e intellettuali come Ezra Pound, Thomas Stearns Eliot e Henry David Thoreau, delineano la fisionomia di una civiltà decaduta e ci mostrano, al contempo, la via per un possibile riscatto. Se è vero che nuvole fosche hanno coperto l’orizzonte, non tutto è perduto. Possiamo ancora cambiare il corso di molte cose, e tornare, infine, «a riveder le stelle».

Per maggiori informazioni ed acquistare il libro visita la pagina dell’Editore – clicca qui.

Il disagio gay non si risolve coi processi agli psicologi

(Di Claudio Risé, da “La nuova Bussola Quotidiana”, 13 maggio 2017, www.lanuovabq.it)

Sul caso dello psicologo Giancarlo Ricci, finito sotto accusa dell’ordine per aver detto che madre e padre sono due condizioni indispensabili per la crescita di un bambino interviene nel dibattitto Claudio Risé.

Purtroppo c’è un procedimento disciplinare in corso, e per rispetto al collega e amico Gianfranco Ricci e ai responsabili dell’Ordine che lo conducono, non intendo sovrapporre valutazioni personali.
Colpisce però che alcuni psicologi abbiano preferito affrontare un tema importante e delicato come i disagi legati agli orientamenti sessuali, a colpi di denunce e procedimenti disciplinari, anzichè svilupparlo attraverso ampie, attente, informate e plurali occasioni di incontro, formazione, dibattito. Dal punto di vista psicologico (che non è certo quello politico, o giudiziario), su questioni così importanti e attuali il confronto, l’ascolto della posizione dell’altro, il lasciar lavorare dentro di sé le esperienze diverse, l’apertura agli altri sono indispensabili alla crescita personale, professionale, e scientifica.  Leggi il resto dell’articolo

Il Leviatano tecno-burocratico che porta uomo e donna alla follia

(Di Caterina Giojelli, da “Tempi”, 23 febbraio 2017, www.tempi.it)

«L’impennarsi della violenza nasce dalla crisi del rapporto col primo Altro», spiega Claudio Risé, «una crisi promossa dalle istituzioni per rafforzare il peso degli Stati occidentali»

Scriveva Claudio Risé, a proposito della famosa campagna “No alla violenza sulle donne” affidata nel 2008 a Oliviero Toscani (un bambino bruno, con sopra la testa il proprio nome, Mario, impresso su una striscia nera e sotto i piedi la scritta “carnefice”, e una bimba bionda, anche lei nuda, con sopra la testa la scritta Anna e sotto i piedi la scritta “vittima”): «Carnefici i maschi e vittime le femmine: due ruoli violenti e infelici, nelle cui gabbie questi bambini vengono chiusi fin dall’infanzia. Il loro status di carnefice e di vittima è impresso nella loro appartenenza di genere. In piena “surmodernità”, siamo ripiombati nel più cupo sessismo razzista, a stigma e stereotipie di genere che avrebbero impensierito i lombrosiani più biechi. I risultati? Nuove violenze. Trasformare tratti patologici in caratteristiche di gruppo (il razzismo fa questo) non ha mai portato pace e armonia».  Leggi il resto dell’articolo

Il giustiziere che vendica la moglie uccisa

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 02 febbraio 2017, www.ilgiornale.it)

L’odio uccide. Ma anche ti uccide. Se non riesci a liberartene, ti mangia dentro, ti paralizza, non riesci a far niente tranne coltivarlo con cura.
Diventa il tuo demone. Fino a quando lo agisci, passi all’atto (come dice la psicologia, col termine acting out, usato in tutto il mondo per descrivere questo ultimo passaggio). Che, quando la pulsione/demone è l’odio, è spesso un omicidio. Più il tuo odio ha ragioni profonde, fondate, più è difficile liberartene. Le sue «buone ragioni», in realtà ben poco ragionevoli, diventano la sua forza, e aumentano la tua debolezza. Dargli forma con un’azione diventa la tua ragione di vita, il tuo impegno quotidiano. È così che nasce la vendetta, spesso vissuta come una missione. Così è stato per Fabio Di Lello, calciatore, atleta, uomo di principi. Che sa cos’è la disciplina, ma vi rimane anche intrappolato se lascia che l’odio diventi il mister, il capo. Leggi il resto dell’articolo

Contro il mito dell’uguaglianza il 2017 sia l’anno della diversità

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 8 gennaio 2017, www.ilgiornale.it)

I segnali: gli inglesi dicono addio all’Ue e l’America cancella la Clinton. La nostra bellezza è nella diversità

Forse il nuovo anno una cosa buona ce la porterà, magari con qualche sconquasso (tutto ha il suo prezzo). Si tratta della fine del mito dell’eguaglianza: «Siamo tutti uguali, in tutto il mondo, e vogliamo tutti le stesse cose». Con la sua altra faccia, nascosta ma non troppo: «Chi la pensa diversamente è un asociale, un individuo pericoloso». La cui moglie non ha diritto nemmeno a uno straccio di sarto (alla faccia dell’uguaglianza universale appena dichiarata: ma si è sempre saputo che i miti perfezionisti creano segregazione. Ogni Paradiso esige il suo inferno).
Non se ne poteva più. E la gente lo ha detto: gli inglesi non ne potevano più dell’Europa alla Juncker, gli americani della gommosa signora Clinton e del politically correct che impone appunto di fare finta di essere tutti uguali. Hanno perfino riscoperto, gli americani che parevano completamente bolliti, le radici del «perché no», perché siamo tutti diversi, e proprio nella nostra diversità sta la nostra bellezza. Torna l’American renaissance, roba di quasi un secolo e mezzo fa, con il pensiero libertario, senza la cui frusta ogni liberalismo rischia di diventare un manierismo. E Walt Withman: «Io non piagnucolo quel frignare sul mondo intero. Io porto il cappello come mi garba, in casa o fuori».  Leggi il resto dell’articolo

La rivincita del padre contro il “pensiero unico secolarizzato”

padre(Intervista a Claudio Risé, di Federico Cenci, da “Zenit”, 5 dicembre 2016, www.zenit.org)

Università di Oxford: “Padri presenti donano equilibrio ai figli”. Lo psicoterapeuta Risé: “Ma questi dati vengono ignorati dai centri di potere, impegnati a propugnare figure genitoriali neutre”

Un padre molto presente, aiuta lo sviluppo dei figli e ne fa donne e uomini più equilibrati. Ragazzini ben seguiti, infatti, hanno il 28% di probabilità in meno di avere problemi comportamentali. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Oxford, che ha esaminato un campione di seimila bambini, seguiti per dieci anni.

Sulla stampa internazionale la notizia ha avuto una notevole eco. Proprio in una fase storica in cui spira forte in Occidente il vento di ideologie tese a destrutturare l’identità sessuale e a demolire l’istituto familiare, la scienza lucida a nuovo e ricolloca al vertice la figura dell’uomo quale pater familias. Siamo forse al tramonto della campagna di indebolimento del ruolo del padre, portata avanti fin dal ’68 dal “capitalismo edonista” di concerto con le “burocrazie politiche marxiste”?

ZENIT ne ha parlato con il prof. Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, docente di Psicologie dell’educazione all’Università Bicocca di Milano.

Prof. Risé, finalmente viene rivalutata l’importanza del ruolo del padre?

Per la verità dati simili, anche molto dettagliati e impressionanti, erano già noti, raccolti dal Bureau of Census Usa e altre istituzioni nazionali e internazionali, e già presentati nel mio Il padre l’assente inaccettabile, la cui prima edizione italiana è del 2003, poi tradotto in gran parte del mondo. Il fatto è che questi dati non vengono finora diffusi e presi sul serio da gran parte dei centri di potere politico ed economico, impegnati invece nell’indebolimento del padre, in quanto figura potenzialmente disturbante nei confronti della proposta omologante di figure genitoriali neutre, portata avanti dal pensiero unico secolarizzato, fino a poco fa dominante nell’ultimo cinquantennio in Occidente.  Leggi il resto dell’articolo