Non di solo pane vive l’uomo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 gennaio 2006

Il benessere è bello, ma insufficiente a rendere felice l’uomo. Non solo: risulta invece che dia più voglia di vivere un po’ più di sole nelle tue giornate, che uno Stato sociale perfettamente organizzato. Di questi aspetti però, dell’insoddisfazione che lascia nell’essere umano la sicurezza unita alla ricchezza, e a quella freddezza climatica e ambientale dei paesi che hanno egregiamente realizzato entrambe le cose, non si discute mai. Forse perché questo costringerebbe a rivedere molte idee, e a mettere a fuoco progetti di sviluppo meno semplicistici. Eppure, ogni anno, puntualmente, le statistiche dei suicidi ce lo ricordano. Nelle ricche e tranquille province del nord Italia, Alto Adige in testa, coloro che si tolgono la vita sono molto più numerosi che nelle inquiete e non ricche province meridionali. Ma anche fuori d’Italia, l’attaccamento alla vita è una delle grandi differenze tra nord, e sud del mondo. Più c’è ricchezza, e sicurezza, realizzazioni che coincidono nella gran parte del mondo con clima e rapporti più freddi, e un sole lontano, più i giovani sono propensi a togliersi la vita.
Diciassette fra i venti Paesi con i piu’ alti tassi di suicidio, cioè praticamente tutti, appartengono all’area dei Paesi più ricchi e “benestanti”. In questo gruppo di ricchi tristi poi, è nei Paesi a reddito e sicurezza più elevati che i giovani pongono più frequentemente fine alla propria vita. I maschi, infine, lo fanno molto più spesso che le donne; il che sembrerebbe confermare che l’uomo è meno appagato dal benessere, è portatore di altre, e diverse, inquietudini . Su 100.000 abitanti, tra i 15 e 24 anni, in Austria si suicidano 25,8 maschi e 3,8 femmine, in Finlandia 36,6 maschi e 8,4 femmine, in Svezia 13,3 maschi e 5,2 femmine. Queste percentuali, nei meno ricchi, e più inquieti paesi del Sud Europa, scendono drasticamente ai 4,4 maschi e 0,8 femmine della Grecia, ai 7,3 maschi e 1,8 femmine della Spagna, e ai 7,1 maschi e 1,4 femmine dell’Italia. Se si va ancora più a sud, i suicidi maschili diminuiscono drasticamente, ma tendono ad essere raggiunti da quelli delle donne, forse perché la condizione femminile è laggiù molto più dura. Così in Colombia a togliersi la vita tra i 15 e 24 anni, sono tre ogni 100.000 abitanti, sia tra maschi che tra le femmine; altrove le donne addirittura lo fanno più spesso degli uomini: in Messico 3 su 2.
Sono dati inquietanti, ma anche interessanti, perché ci confermano con grande evidenza una cosa che per la verità era già stata annunciata più di duemila anni fa, e cioè che: “non di solo pane vive l’uomo”. I grandi obiettivi delle politiche economiche e sociali in Occidente negli ultimi due secoli, benessere e sicurezza, realizzano solo una parte delle aspirazioni umane. Non solo, ma quando su di essi viene fondato l’intero modello di sviluppo del paese, la depressione giovanile si estende notevolmente. E’ come se, quando gli obiettivi diventano soprattutto materiali, sempre più giovani perdano interesse alla vita. Questo fatto viene poi confermato se si associano i numeri dei suicidi a quelli degli alcoolisti, dei sofferenti psichicamente, e di altri disagi, più “sottili”. Un esercito di giovani che non è motivato da obiettivi esclusivamente “materiali”. Come conferma poi la discesa dei suicidi tra le persone e gruppi maggiormente religiosi. Più una persona è religiosa, minore è la sua propensione al suicidio. Sembra insomma che quando la vita, e la società, non si limita alle “cose”, ma lascia spazio al mistero, ed all’aldilà, l’uomo la trovi molto più interessante.

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