Dio non è morto

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì

Dio non è morto. La profezia lanciata clamorosamente dal filosofo Nietzsche alla fine del 1800, riproposta poi dai suoi epigoni cent’anni dopo, verso la fine del 1900, sembra smentita. L’attuale presidente americano George W. Bush, ad esempio, è stato rieletto dopo una campagna tutta giocata su temi d’ispirazione religiosa: valori della famiglia, contenimento dei divorzi, e degli aborti. In Italia, un gigantesco rilevamento della pratica religiosa, promosso dalla Chiesa cattolica, ha dimostrato che non ci sono praticamente variazioni tra l’affluenza ai riti religiosi negli ultimi trentacinque anni.
Questo dato però ne nasconde altri, importanti: in particolare il forte ricambio generazionale. Molti di quelli che frequentavano le Messe trent’anni fa, infatti, non ci sono più. Ciò significa che il loro posto è dunque stato preso da altri, più giovani. La ricerca di Dio, insomma, non è un’idea fissa delle generazioni più anziane, e completamente indifferente a quelle più giovani, come sostenuto da più parti, appunto attorno agli anni ‘70 del ‘900. E’ invece l’ideologia della morte di Dio ad essere ormai abbastanza vecchia, e smentita dai fatti.
Altri accurati studi, come La sfida dei valori, di Loredana Sciolla (Il Mulino), hanno dimostrato che i “non credenti” rappresentano ovunque una netta minoranza, che oscilla dal 5% di molte zone meridionali e del nord-est più cattolico, al 15% circa delle metropoli industriali del nord ovest. In molte zone del Mezzogiorno e del nord-est infine, i credenti e praticanti arrivano a circa il 50% della popolazione, mentre altrove la maggioranza è composta da credenti, poco o nulla praticanti.
Siamo, in ogni caso, molto lontani dalla “morte di Dio”. Questo spiega, tra l’altro, come mai le affermazioni dei Vescovi o del Papa in tema di morale, o di comportamenti umani, sollevino così spesso proteste e accuse di indebite ingerenze. Se Dio fosse morto, e il parere dei suoi ministri fosse indifferente ai più, nessuno si prenderebbe la briga di contestarlo, di opporvisi. La realtà è invece, come ha dimostrato anche l’ultimo referendum sulla procreazione tecnologicamente assistita (dove i tre quarti degli italiani si sono astenuti, come aveva consigliato la CEI), che quello che dicono i vertici della Chiesa è attentamente ascoltato, e poi naturalmente vagliato, dalla coscienza della popolazione. Per questo una presenza più attenta delle gerarchie religiose ai comportamenti delle persone attira l’attenzione di molti e, com’è comprensibile, infastidisce quei gruppi che vorrebbero promuovere comportamenti diversi. E che, proprio perché aderiscono ancora all’ideologia della “morte di Dio”, si aspettano un silenzio, tombale appunto, del mondo religioso, che davano per morto.
Come mai però, in un modello di cultura come il nostro, dove il sistema delle comunicazioni di solito ignora o svaluta i valori religiosi, gli uomini continuano a ricercare Dio? Credo che la risposta sia, al di là dalla misteriosa esperienza della fede, il bisogno dell’essere umano di non restare solo. Per ogni uomo, Dio è, innanzitutto, una figura dell’“altro”, verso cui egli tende, per uscire dalla propria finitezza, e solitudine. Dio è la promessa di un altro, che ti ama. Anche in ogni storia d’amore c’è, dunque, un’aspettativa religiosa. Ecco perché per l’uomo Dio non è morto, e Nietzsche, che impazzì per la mancanza d’amore, si è sbagliato. Perché l’uomo, per vivere, ha bisogno, di amore. Per questo continua a credere in un Dio che lo ami, figura e promessa di ogni altro essere umano da amare, e da cui essere amato.

One Response to Dio non è morto

  1. Roberto L. Ziani says:

    Mi perdoni, prof.Risè, ma personalmente diffido oltremodo dei dati statistici, e sulla scorta della mia esperienza contesto il dato 5-15% che Lei cita. Perchè sono in molti a dichiararsi credenti, ma pochi lo sono davvero, aldifuori della vuota forma, ed inoltre sono sempre di più coloro che personalizzando e relativizzando fede e religione di fatto le snaturano facendone semplici addentellati della loro personalità.
    Mi creda, vorrei tanto sbagliarmi e incontrare chi me ne convinca, ma a conti fatti Nietzsche trovo avesse ragione da vendere.
    La saluto.
    RLZ

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