Rinnovarsi col nuovo anno

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì

L’attenzione all’ecologia comincia da ognuno di noi. Il primo “oikòs”, il terreno natale, del quale ognuno deve, e può occuparsi, è il nostro corpo, la vita nella quale lo coinvolgiamo, gli impegni che gli affidiamo. La sensibilità all’ambiente comincia dall’attenzione verso noi stessi. Per questo è decisivo il tempo in cui siamo oggi, la fine di un anno, e l’inizio di un altro, nuovo. In questi giorni, infatti, ognuno di noi, se ascolta dentro di sé, avverte una grande spinta verso il cambiamento. E’ la natura, la nostra natura umana, che si fa sentire, in perfetta armonia con quella della terra. Il grido, o l’augurio, che accompagnava, e accompagna, tanti veglioni di fine d’anno, “anno nuovo, vita nuova”, non è una banalità genericamente benaugurante. E’ un autentico bisogno del nostro corpo, e della nostra anima, che sbaglieremmo a non ascoltare.
La nostra psiche, infatti, non è solo nella nostra testa, nei nostri circuiti cerebrali e nervosi. Anch’essi, del resto, sono inseriti nel contesto più ampio della natura, di cui sentono fortemente l’influenza, e da cui ricevono un sacco di informazioni interessanti. Che occorre saper ascoltare, con grande cura.
Prima di darmi una formazione psicoanalitica, questa cosa la vidi bene durante la mia infanzia e adolescenza, che fu in gran parte napoletana, soprattutto nelle vacanze. Ricordo lo stupore, lo spavento, e infine il grande divertimento che provavo nel vedere con quanto gusto i napoletani scaraventavano dalle finestre tutto quanto non gli serviva più, o era venuto loro a noia, o poteva essere rimpiazzato con qualcosa di più bello, interessante. Da un punto di vista esteriore, di ecologia come pulizia delle superfici visibili e utilizzabili, come le strade, non c’era nulla di meno ecologico di quell’improvviso furore di cambiamento. In un’ottica più profonda però, dunque sostanziale, quell’usanza esprimeva il bisogno di buttar fuori, di espellere il vecchio, ciò che non serve più, che non corrisponde più al “tempo nuovo” che proprio quella notte inizia definitivamente. Un’espulsione indispensabile al rinnovamento dell’organismo psichico, come una buona purga ad un fisico che ha perso tono.
Naturalmente, questo cacciar fuori il vecchio fa un botto, anzi migliaia di botti, tutti quelli che illuminano ed animano in quella notte l’intera costiera. Che compaiono, del resto, un po’ ovunque: in Thailandia sono le cannonate sparate contro i vecchi diavoli, che devono essere cacciati, perché il mondo si rinnovi.
Un bisogno così profondo però, che unisce il sentire del microcosmo della psiche umana, all’organizzazione del macrocosmo, nei cicli della natura, non può ridursi ad un gesto esteriore, qualcosa che vola dalla finestra o che scoppia, disegnando luci sul mare. E’ una vera necessità di cambiamento personale, e collettivo, attorno a noi, che sentiamo con particolare intensità, in questa fase dell’anno, cominciata col Natale. In questo particolare tempo psichico, e cosmico, ci sembra più che mai intollerabile che le persone cui affidiamo i nostri risparmi continuino ad acquistare, con una parte di essi, ville grandiose di fronte ai mari più costosi del mondo. O che i treni, che ci invadono di pubblicità patinate, non abbiano i più elementari dispositivi di sicurezza. Sentiamo che tutto ciò deve finire, come il vecchio comò. Inoltre, oscuramente percepiamo che non sono solo gli altri, quelli in vista, a dover cambiare. Perché il gioco funzioni davvero, è questo il momento per snidare e afferrare i nostri demoni personali, e buttare anche loro dalla finestra. Altrimenti non cambierà nulla.

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