Trasparenza

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì

Trasparenza: ecco una parola (e una richiesta) di fronte alla quale la persona davvero sincera rimane, almeno un po’, perplessa. Non parliamo poi dell’abuso della stessa parola. Alla Regione Lombardia l’Assessorato alla cultura si chiamava (forse ancora si chiama): “alla cultura, e alla trasparenza”, due cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra.
La cultura infatti è, fatalmente, anche torbida, ricca di atmosfere incerte, nebbiose, dove regna l’ambiguità. La cultura “trasparente” naturalmente non esiste, o rappresenta solo rarissimi vertici dell’esperienza creativa e culturale. In tutta questa torbidezza non c’è nulla di scandaloso: l’essere umano non è trasparente. Le sue emozioni, sentimenti, pensieri nascono in una continua interazione tra pancia, cuore, cervello, ed anima, o se vogliamo psiche: tutti aspetti, psiche compresa, che non sono affatto trasparenti. E non devono esserlo, come non lo sono quelle due componenti fondamentali dell’essere umano, sia dal punto di vista fisico, che da quello simbolico, che sono la carne, e il sangue. Il vetro, invece, è trasparente, così il diamante, come certi materiali sintetici: tutte cose morte, senz’anima, appunto. Ma quando il soffio vitale incomincia a pulsare nel corpo di carne, lì di trasparente non c’è proprio nulla.
E’ proprio per questo che la richiesta di trasparenza (sostituitasi da qualche decennio alla tradizionale: sincerità), rivolta all’essere umano, genera solo malintesi guai, o menzogne. Anche perché nessuno si conosce perfettamente, e quindi non può essere trasparente con l’altro. Quanti matrimoni vanno in aria perché ognuno chiede all’altro una trasparenza impossibile, non gli concede neppure un angolo nascosto di segretezza, di ambiguità, neppure con se stesso? Quella zona nebbiosa di cui ognuno ha bisogno, perché è proprio lì che nascono le nuove idee, i nuovi progetti, insomma la continuazione della vita. E quanti rapporti coi figli, quante esperienze educative, sono fallite perché i genitori, o gli educatori, non accettavano l’assoluta ambiguità del bambino, che è contemporaneamente piccolo e grande, maschio e femmina, buono e cattivo, e quindi non può certamente, mai, essere “trasparente”, a meno di fingere, o di sopprimere la propria natura, e la propria vitalità? O, più tardi, quanto il tambureggiare mediatico sull’obbligo della trasparenza rende poi impossibile ai figli accettare l’ambiguità dei genitori, la loro umanità così com’è, la loro non perfezione, creando ferite e delusioni gravissime? In tutti questi casi, poi, è proprio perché non siamo consapevoli della nostra stessa ambiguità, e di quanto questa sia connaturata alla natura umana, ed alla stessa vita, che chiediamo all’altro una trasparenza impossibile.
Per disintossicare i rapporti umani da questa impropria richiesta di trasparenza, è ormai urgente riportare questa pericolosa parola nel suo ambito proprio: quello delle cose, liberando la vita delle persone da questo incontentabile fantasma. Giustissimo, allora, che la trasparenza venga richiesta nelle procedure, che appunto sono cose, dispositivi amministrativi, finanziari, giuridici, e non persone. Non è il banchiere che deve essere trasparente, ma le procedure da lui applicate nell’amministrare i risparmi affidatigli dai clienti. Non il politico deve essere trasparente, richiesta demagogica che apre la strada a mille falsità e manipolazioni, dalle intercettazioni telefoniche a molto peggio. Lo devono essere però i suoi modi di amministrare la cosa pubblica. Diventeremmo così meno impiccioni dei fatti altrui, ma più felici.

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One Response to Trasparenza

  1. Roberto L. Ziani says:

    La cultura potrà non essere solare ed esente da intorbidimenti, come sottolinea Lei, prof.Risè, ma io ritengo e suggerisco che l’esigenza tanto reclamizzata di trasparenza vada letta più come una richiesta popolare di scongiurare interpretazioni faziose e revisioniste della stessa, asservimenti a logiche mercantili ed interessate, che darebbero vita a potenziali abusi e distorsioni.
    La saluto.
    RLZ

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