«Voglio che l’altro sparisca»

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì

«Vorrei che quella persona (o quella gente, o quella città) sparisse dalla faccia della terra»: ci sono individui che coltivano di queste fantasie, a volte segretamente, a volte meno. Se sono politici, o capi di stato, la cosa può diventare drammatica. Come dimostra la storia di Hitler, che ha insanguinato il mondo. Purtroppo, anche le cronache di questi giorni, ci confermano che queste deliri non sono riconducibili a problemi di individui isolati, ma rappresentano un atteggiamento psicologico che può contagiare rapidamente altre persone. Del resto, il Mezzogiorno d’Italia, e Napoli stessa tra l’altro, sono stati, e ancora a volte sono, direttamente vittime di questa volontà di annichilimento dell’altro. Dietro le critiche e accuse cui vengono spesso sottoposti, a volte con qualche ragione, si intravede però, a volte neppure troppo nascosto, ancora lo stesso atteggiamento: «se quella gente non ci fosse!». Qual è dunque lo sfondo psicologico che spinge una, o molte persone, ad augurarsi la sparizione di altre, dalla faccia della terra?
Ciò che mostrano all’esterno, quando rendono pubbliche queste intenzioni, è la sicurezza. Accompagnata da ragioni di necessità: l’altro deve sparire perché chi vuole annullarlo possa vivere. E’ come se sulla terra non ci fosse spazio per tutti e due (nelle vicende collettive si tratta di popoli, ma spesso la sindrome di annichilimento è del tutto personale. Uno vuole che l’altro sparisca). La realtà, però, è molto diversa da questo scenario di forza.
Al contrario, il delirio di annichilimento dell’altro nasce sempre da una profonda insicurezza. Infatti, nella vita umana, è soprattutto nell’infanzia e adolescenza, vale a dire nei periodi in cui il soggetto si sente più insicuro, maggiormente in balia degli altri, che la fantasia di annichilire, far sparire l’altro, più facilmente si manifesta. Quando compare più tardi, in un individuo anagraficamente più adulto, è sempre indice di un sottosviluppo affettivo ed emotivo, di una personalità per certi versi infantile. E’ proprio perché non è pienamente sviluppata, che “non ce la fa” a reggere il confronto con presenze diverse, che la costringono a mettersi in discussione, a riflettere su di sé. Gli altri sono vissuti come insopportabili demoni proprio perché diversi da un Ego “pediatrico”, che vuole occupare tutto lo spazio, e fantastica che il mondo debba ruotare attorno a sé. Le motivazioni razionalizzanti (le ideologie: il nazionalsocialismo, il fondamentalismo islamico; oppure la giustificazione paranoica dell’individuo che si sente minacciato dal vicino), sono solo coperture di un delirio infantile che non vuole comprimari sulla scena del mondo.
Il mondo non è abbastanza grande per lasciare spazio ad altri. E’ per questo che questi deliri, sia pubblici che privati, si accompagnano a considerazioni di tipo claustrofobico. Hitler, che aveva a disposizione l’immensa Germania, parlava di Lebensraum, di spazio vitale. Così come, sempre per ragioni “spaziali”, altri vasti Stati oggi chiedono la cancellazione del piccolo Stato d’Israele. Come i “bambini iperattivi”, che non riescono a stare nella propria classe, o scuola, questi altri bimbi, cresciuti fisicamente, ma non emotivamente, si sentono sempre troppo stretti nei loro spazi, per vasti che siano. Mentre però il bimbo iperattivo viene subito “contenuto”, magari con un farmaco troppo forte, il contenimento di questi adulti potenti è più problematico. Ma comincia, anch’esso, dal riconoscimento della loro fragilità psicologica, e pericoloso infantilismo, coperto da una retorica roboante.

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One Response to «Voglio che l’altro sparisca»

  1. Roberto L. Ziani says:

    Molto interessante il Suo dipinto di una componente sociale “eterna adolescente”, prof.Risè, ma io porto modestamente l’esempio di molti conoscenti che a tali espressioni (“Che possano sparire tutti gli X!”, “E’ un X? Questo spiega molte cose!”, ecc.) ricorrono solo come vuote parole, intercalari simil-scherzosi, ed esclamazioni disimpegnate che non celano una vera volontà stragista o razzista. Inopportuno ed indelicato, certo, ma credo sia “problematico” solo per i soggetti delle frasi e solo se polemicamente sensibilizzati.
    Trovo sia un problema che tocca da vicino la discussione sul “politicamente corretto”.
    Stia bene.
    RLZ

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