Disubbidienti o Narcisi?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 febbraio 2006

“Io non c’entro nulla. Questa gente, queste istituzioni, non mi riguardano”. Parole dette, o scritte, di frequente, con tono di superiorità, che rivelano il bisogno, crescente, di prendere le distanze dagli altri. La sindrome dell’estraneità, infatti, si manifesta sempre più spesso. Non solo negli studi degli psicoanalisti, ma anche nella cultura, sui media, negli spettacoli, nella politica. Anche se si accompagna a un alone di eroismo, tuttavia, la non appartenenza è una delle grandi fonti di infelicità contemporanea. E’, infatti, l’esatto contrario della grande massima che aveva ispirato la grandezza della latinità, e dell’Occidente: nulla di ciò che è umano mi è estraneo. Leggi il resto dell’articolo

Il blocco storico conservatore

Prodi: il Manifesto del blocco storico conservatore nella scuola
(di Giovanni Cominelli, da “Il Foglio”, www.ilfoglio.it)

Lo sterminato documento programmatico dell’Unione, che riguarda la scuola e l’università, è scritto in un genere letterario a metà tra la lirica e l’aria fritta. Attualmente l’itinerario scolastico medio di un nostro ragazzo è il seguente: esce dalla scuola media con un giudizio tra il “discreto” e il “sufficiente”, entra in un biennio, grosso modo unitario, poi in un triennio pieno come un uovo di ore di lezione/conferenze, approda, eccetto i 300.000 che si disperdono per sempre, all’Università, si iscrive a Storia, Psicologia, Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione ecc… (pochissimi alle Facoltà scientifiche: solo il 33%, ma il 25% abbandona dopo il primo anno). Si laurea a 27 anni. Così i dati di Alma Laurea. Giovane, ma già vecchio per il mercato del lavoro, ma ancora immaturo! Non si è mai misurato prima con il mondo del lavoro, sta prigioniero di una rete di rapporti precari e leggeri. Leggi il resto dell’articolo

Lo spettacolo mediatico-politico

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 febbraio 2006

Spettacolarizzazione, civiltà dello spettacolo, telepolitica: tutte parole spesso associate ad un significato negativo, accompagnate da desolate riflessioni sull’involgarimento, la superficialità, la manipolazione. Ma siamo sicuri che sia proprio così? La civiltà della comunicazione, e dello spettacolo mediatico-politico, è veramente quell’orrore descritto nei luoghi comuni correnti, o nasconde qualcosa d’altro? E’ soltanto la stupidità che incolla milioni di cittadini ai televisori quando vi si compaiono i maggiori leader politici, o anche il desiderio di informazione? Leggi il resto dell’articolo

Cannabis: le ragioni per evitare superficialità e complicità

(Claudio Risé risponde ad una lettera inviata alla Rubrica “Dialogo fra i banchi”, a cura di “Bologna rifà scuola”, “Il Resto del Carlino”, www.ilrestodelcarlino.it, 14 febbraio 2006)

Non riesco più a tollerare la superficialità con cui si dice che in fondo farsi una canna può essere piacevole e meno dannoso che fumarsi delle sigarette o ubriacarsi. Che conseguenze può avere questa “complicità”, spesso non detta ma praticata, tra genitori e figli?
(Marisa Tricase, mamma)

Senza l’informazione dei genitori, i figli ignoreranno la pericolosità della cannabis. Oltre alle conseguenze fisiche, nella psiche lo spinello abitua il consumatore ai suoi specifici effetti: sviluppo delle percezioni sensoriali, rallentamento del pensiero e del senso del tempo. Si diventa più indifferenti alle sfide e alle scadenze che la vita ci pone, e ci si allontana dalla realtà. Con il suo effetto up and down sui mediatori chimici del cervello, la cannabis accentua sia le spinte maniacali e persecutorie (all’insù), che quelle depressive. Diminuisce la memoria di breve periodo, deteriora il coordinamento psicomotorio, e rende pericolosa la guida. Abbastanza per non esserne complici.
(Claudio Risé, psicoanalista e scrittore)

Comunicazione berlusconica

(Claudio Risé, Intervista per l’Agenzia di stampa Il Velino, 27 gennaio 2006, www.ilvelino.it)

Berlusconi va alla conquista degli elettori puntando sul programma politico, ma anche su una buona dose di ironia e sulle caratteristiche estetiche. Dopo aver indossato i panni del “presidente operaio” ora si è trasformato in Berlusconi “il bello”?
«Il premier è anche un uomo di spettacolo, che deve aver sofferto un po’ nel ruolo di leader politico. E’ un’uniforme che non è proprio la sua e che talvolta gli va stretta – spiega al Velino Claudio Risé, psicoterapeuta nonché docente di sociologia dei processi culturali e di comunicazione all’Università dell’Insubria -. Leggi il resto dell’articolo

Dopo lo spinello

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 13 febbraio 2006

Quando si parla di droga, i pensieri degli italiani, sono soprattutto due. Il primo è: sono tutte uguali. Il secondo, opposto, è: lo spinello è innocuo, nessuno ne è mai morto. Si tratta di due pregiudizi contrapposti, ed il continuare a ributtarseli come una palla da tennis, senza mai approfondire gli effetti dell’uso delle varie droghe, ha portato alla situazione italiana attuale, dove nelle città medio-grandi il 90% della popolazione scolastica si spinella. E qualche anno dopo assume cocaina, con frequenza sempre maggiore. Leggi il resto dell’articolo

150 anni di Freud

Quel che resta di Freud caduti totem e tabù
(di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 8 febbraio 2006, www.ilgiornale.it)

Centocinquant’anni fa, il 6 maggio 1856, nacque Sigmund Freud. A Freiberg (oggi Pribor, Repubblica Ceca), ma a quattro anni era già a Vienna, teatro di tutta la sua vita, e del suo pensiero. E’ probabilmente l’unico medico, (a parte Samuel Hannemann, fondatore dell’omeopatia, nato cent’anni prima di lui, nel 1755), di cui un secolo e mezzo dopo si discuta ancora con tanta passione, e le cui intuizioni pesino ancora così tanto non solo nella pratica terapeutica, ma in tutto il dibattito culturale. Forse perché, ed è il primo elemento da considerare in quest’anniversario, il suo metodo, nato all’interno della medicina, finì fatalmente per scavalcarla, e diventò un punto di confronto obbligato anche per le altre scienze umane: la psicologia, certamente, ma anche la pedagogia, l’antropologia, per non citare che quelle più direttamente coinvolte. Leggi il resto dell’articolo

«Padri: insegnate che la vita è dono»

(di Claudio Risé, testo dell’intervista rilasciata a Luciano Moia per “Avvenire” del 5 febbraio 2006, www.avvenire.it)

Al sociologo e psicoterapeuta Claudio Risé, attento studioso dei mutamenti sociali della figura paterna, abbiamo chiesto di rileggere con noi il messaggio per la Giornata della vita.

Sport estremi, sfide in auto o in moto, uso di droghe sono comportamenti giovanili quasi inevitabili nella nostra società o pericolose derive che dovrebbero interrogare le nostre scelte educative?

Credo che questo fenomeno non possa essere visto come responsabilità dei giovani che vi rimangono coinvolti ma piuttosto come segno di una forte carenza educativa. L’adolescenza e la giovinezza, sono da sempre il momento in cui la persona deve fare i conti con sfide esterne e pulsioni interne. Ma i nostri giovani postmoderni non sono assolutamente preparati ad affrontare le sfide poste dallo sviluppo della personalità dall’adolescenza in poi. Troppi aspetti fondamentali, tra cui la stessa sessualità, vengono lasciati a discorsi politicamente corretti che non consentono di affrontare la vita in modo realistico, e non ideologico.
Insomma non vengono minimamente educati ad assumersi consapevolmente la responsabilità del loro sviluppo. Leggi il resto dell’articolo

Anima nella spazzatura

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 febbraio 2006

Rovistare tra i rifiuti. Non tanto per rivendere l’oggetto ancora buono e buttato via, ma per portarselo a casa. E’ la passione dei Mongo, come si chiamano negli Stati Uniti quelli che frugano tra le cose buttate. Un popolo curioso, e poco schifiltoso che ora in America “fa tendenza”: il libro che ne parla, Mongo. An adventure in trash (Mongo. Un’avventura nella spazzatura), del saggista Ted Botha, colleziona lettori, ed elogi. In genere, i Mongo non rovistano nella spazzatura per soldi. Guadagnare denaro rivendendo questi oggetti, o spenderne meno astenendosi dal comprarne di nuovi, sembra (nel libro di Botha, ma anche dalle poche ricerche esistenti), un aspetto secondario del fenomeno. Vendono, ma a malicuore, quando proprio si sono riempiti la casa e il garage di questi reperti della vita di ieri, e non si possono più muovere. Non si tratta, dunque, di un interesse economico, ma di una vera e propria passione. Che tipo di passione è, però, quella di questi raccoglitori silenziosi di cose che gli altri hanno rifiutato? E cosa significa la loro rapida crescita numerica? Leggi il resto dell’articolo

La fabbrica dei divorzi

(di Claudio Risé, da Social News. Giornale d’informazione sociale, www.socialnews.it)

La società occidentale, le madri preoccupate dell’avvenire dei loro figli e i padri che vorrebbero continuare a svolgere il loro ruolo, guardano con crescente preoccupazione alla temibile alleanza tra le donne divorziste e una delle più potenti lobby contemporanee.

«Buttatelo per la strada e tirategli dietro i suoi vestiti… non dovete preoccuparvi dei suoi diritti. Il vostro lavoro non è quello di prendere a cuore i diritti costituzionali dell’uomo che state calpestando». L’individuo da trattare in questo modo è il padre di famiglia, la cui moglie abbia chiesto il divorzio e l’affidamento dei figli. E a fare questa raccomandazione è Richard Russel, giudice della corte municipale del New Jersey, nelle istruzioni impartite in un seminario di formazione, nel 1994. Leggi il resto dell’articolo

Sam Alito alla Supreme Court ridà fiato ai padri per la vita

(a cura della Redazione)


55 anni, italoamericano, cattolico, Samuel Anthony Alito, detto Sam, è il 110mo giudice della Corte Suprema Usa, ultimo ingaggio di una Supreme Court mai così cattolica. La nomina voluta da George W. Bush è arrivata con il sì definitivo del Senato, lo scorso martedì. Conservatore con una carriera impeccabile, già membro della terza Corte d’Appello di Philadelphia, Alito è particolarmente conosciuto per il suo pronunciamento nella causa Planned Parenthood v. Casey.
Era il 1991 quando Sam Alito votò a favore di una Legge della Pennsylvania, impugnata dall’associazione abortista Planned Parenthood, che introduceva l’obbligo di notificare al marito (e ai genitori, nel caso di donne minorenni), la scelta di abortire. Dando il via ad un vasto dibattito su paternità e “cultura abortista” che, da allora, nella dinamica e poco ideologizzata società americana, si è sviluppato senza soluzione di continuità. Portando allo scoperto drammi e speranze dei settori più vitali di quella società.
Esattamente dieci anni dopo il pronunciamento di Alito, nel 2001, fu pubblicato in Italia il Documento per il padre per affermare la necessità di ridare al padre «le responsabilità che gli toccano in quanto coautore del processo riproduttivo». Il Documento, il cui testo completo è disponibile qui, e che ha raccolto, e continua a raccogliere, centinaia di adesioni fra professori universitari, giornalisti, editori, medici, avvocati, psicologi, associazioni culturali e semplici cittadini, ha dato origine anche nel nostro Paese al movimento dei padri per la vita. Per superare ogni insensata politica che sottrae ai padri, la vita dei loro figli. Per riaffermare quel dato di realtà su cui si basava il parere del 1991 del giudice Sam Alito.