Comunicazione berlusconica

(Claudio Risé, Intervista per l’Agenzia di stampa Il Velino, 27 gennaio 2006, www.ilvelino.it)

Berlusconi va alla conquista degli elettori puntando sul programma politico, ma anche su una buona dose di ironia e sulle caratteristiche estetiche. Dopo aver indossato i panni del “presidente operaio” ora si è trasformato in Berlusconi “il bello”?
«Il premier è anche un uomo di spettacolo, che deve aver sofferto un po’ nel ruolo di leader politico. E’ un’uniforme che non è proprio la sua e che talvolta gli va stretta – spiega al Velino Claudio Risé, psicoterapeuta nonché docente di sociologia dei processi culturali e di comunicazione all’Università dell’Insubria -. L’impressione è che si stia divertendo molto, che sia tornato a essere un uomo più libero di quello che è stato finora. Sembra a volte al limite dell’indifferenza per il risultato».

In che senso?
«Mostra adesso una notevole sicurezza, non si perde una battuta, anche se c’è il rischio di giocarsi dei pacchetti di voti».

E il paragone con Gary Cooper? “Avrei voluto essere bello come Cary Grant o come Gary Cooper, insomma come le star del cinema della mia giovinezza. E invece mi guardo allo specchio alla mattina e vedo Silvio Berlusconi. Comunque diciamo che non mi piaccio così poco da rovinarmi la giornata…”. Mentre i suoi avversari: sono “sempre di cattivo umore, forse perché la mattina si guardano allo specchio”.
«La cura per l’aspetto fisico è un tratto tipico della cultura borghese del decoro, ma anche dello stile di presentazione imprenditoriale, e gode di un’attenzione specifica nel mondo della comunicazione e del marketing – aggiunge Risé -. Berlusconi conosce la psicologia collettiva e sa benissimo che l’elettore medio non gradisce un candidato brutto, soprattutto se alla bruttezza si accompagna un senso di disordine e trascuratezza. Per questo punta anche sull’esteriorità, che certo da sola non basta, ma senz’altro aiuta».

Non c’è il rischio di perdere credibilità?
«Se nella comunicazione ci fossero tratti artefatti o di manierismo marcati, sarebbe poco credibile. Ma in questo caso il personaggio sembra spontaneo, esprime ciò che pensa e ciò che è».

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2 Responses to Comunicazione berlusconica

  1. Matteo says:

    La sensazione generale che mi dà è quella di voler fare, scusare l’espressione “il marpione”. Ogni uomo politico è un copulatore, e in questo paradigma declina il suo rapporto con la folla elettrice… Berlusconi nel suo essere smagliante mi pare essere “adulterino”! Donna Folla va conquistata con complimenti e regali e con la rassicurante e ricca presenza di lui che la protegge dalla povertà!

  2. Claudio Risé says:

    Le fa tintinnare (a Donna Folla) i Luigi d’oro sotto gli occhi, come Don Giovanni con Zerlina. Ma qualche argomento ce l’ha. La Germania di Schroeder era diventata un paese di emigrazione, per la disoccupazione; a Parigi le banlieues si sono incendiate anche perché non c’erano quattrini. Basta guardardarsi in giro per vedere che Donna Folla italiana sta molto meglio delle sue cugine oltralpe (grazie anche al “mostro” Lunardi e ai suoi piloni di cemento disseminati lungo il Bel Paese). Berlusconi, coi suoi sorrisoni, cerca di farglielo capire. Se gli italiani viaggiassero di più, e si occupassero di meno di cosa dice il Financial Times, che dopotutto è un giornale di un paese concorrente, non dovrebbe darsi tanto da fare per riconquistarli.
    Claudio

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