Il blocco storico conservatore

Prodi: il Manifesto del blocco storico conservatore nella scuola
(di Giovanni Cominelli, da “Il Foglio”, www.ilfoglio.it)

Lo sterminato documento programmatico dell’Unione, che riguarda la scuola e l’università, è scritto in un genere letterario a metà tra la lirica e l’aria fritta. Attualmente l’itinerario scolastico medio di un nostro ragazzo è il seguente: esce dalla scuola media con un giudizio tra il “discreto” e il “sufficiente”, entra in un biennio, grosso modo unitario, poi in un triennio pieno come un uovo di ore di lezione/conferenze, approda, eccetto i 300.000 che si disperdono per sempre, all’Università, si iscrive a Storia, Psicologia, Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione ecc… (pochissimi alle Facoltà scientifiche: solo il 33%, ma il 25% abbandona dopo il primo anno). Si laurea a 27 anni. Così i dati di Alma Laurea. Giovane, ma già vecchio per il mercato del lavoro, ma ancora immaturo! Non si è mai misurato prima con il mondo del lavoro, sta prigioniero di una rete di rapporti precari e leggeri. Ormai troppo abituato all’otium, fa fatica a trovare il negotium. Spesso ciondola per casa fino oltre i trent’anni, demotivato e sradicato, senza progetti, senza speranze.
Intanto la mastodontica macchina dell’istruzione continua a macinare milioni di euro (40 nel prossimo anno), a pagare un numero abnorme di docenti e bidelli, a tenere i ragazzi a scuola per un numero di ore e materie esorbitante, il più alto in Europa! Nulla da fare: senza riforme, la situazione peggiora di anno in anno. Il sistema educativo nazionale è in declino, bocciato dalle indagini internazionali e, soprattutto, dai genitori, dagli studenti e dagli insegnanti. Questa è la causa principale del declino dell’Italia. Ragazzi a futuro breve, Paese a futuro breve. Intanto dal Sud e dall’Est del mondo arrivano ingegneri 22enni: parlano inglese e sanno fare il loro lavoro, sono prontamente assunti dalle imprese. I nostri arrivano dal Politecnico sul mercato del lavoro a 28 anni.
Che cosa propongono i nostri retori della cittadinanza, dell’inclusione, dell’eguaglianza delle opportunità? Di abolire i coraggiosi tentativi, ancorché poco efficaci, della Moratti di ridurre il numero di ore e di materie e di anni passati sui banchi e di definire un curriculum essenziale di cittadinanza. L’Unione europea ha proposto dal febbraio del 2002 una tavola di otto competenze-chiave, corrispondenti a circa cinque aree disciplinari, non 14 o 18! Al contrario per l’Unione di Prodi occorre ripristinare il tempo-scuola precedente, abolire l’ingresso in anticipo, quinquennalizzare i percorsi superiori, compresa, si suppone, anche l’istruzione professionale di stato, sfuggita all’ondata di ritorno licealista, cui ha malamente resistito la stessa Moratti, eliminare la didattica dell’alternanza scuola/lavoro. L’equazione, pare di capire, è la seguente: più stai a scuola, più esci preparato per il lavoro e per la vita. La garanzia finale starebbe nella composizione prevalentemente esterna delle commissioni per l’esame di stato finale. In realtà, il paradigma unitario della certificazione valutativa si è liquefatto. L’Unione non ha il coraggio di riconoscere che il valore legale del titolo di studio non ha più fondamento. E non saranno certo commissioni più severe a ripristinarlo.
Quanto alla divisione del ciclo superiore, che la Moratti ha tentato di articolare, dopo la terza media, in sistema liceale e in sistema dell’istruzione e della formazione professionale, per venire incontro alle diverse tipologie di intelligenza e ai bisogni del sistema produttivo, verrebbe unificato in un solo canale licealizzato, a partire dai 16 anni fino ai 19. Tra la media e il liceo, un biennio “interrelato con la scuola media e con valenza orientativa rispetto ai percorsi successivi”. Insomma: il biennio già oggi operante, unitario, e quasi unico, che continua a sottoprodurre una dispersione massiccia. E’ un vecchio mito del vecchio Pci anni ’70.
La Moratti ha stabilito il diritto-dovere all’istruzione fino a 18 anni. Prodi torna indietro, distinguendo tra obbligo scolastico fino a 16 anni e obbligo formativo tra i 16 e i 18 anni.
Insomma: l’istruzione è tutta scolastica, la formazione professionale, intesa come addestramento, entra in funzione ad integrazione della scuola. Tutto nella scuola, tutti nella scuola. C’è bisogno di prevedere i risultati nefasti? No, accadono già oggi! Ci si chiede: perché questa ostinazione, degna di causa migliore, di voler tornare a prima di Moratti? La risposta è semplice: la questione degli insegnanti. Il programma è scritto non dal punto di vista degli utenti (le famiglie, i ragazzi, il Paese), bensì da quello dei sindacati degli addetti: insegnanti, personale tecnico-amministrativo, bidelli. No alla diminuzione di materie e di ore, perché si perdono posti. E non importa se i ragazzi sentono sempre di più la scuola come una prigione, dalla quale fuggono con le assenze, gli abbandoni, la dispersione. Tutto nella scuola: perché aumentino e si moltiplichino i posti, nonostante il calo demografico, ancora non compensato dagli immigrati. Torna l’ossessione degli organici funzionali e dell’assunzione a gogo dei precari.
Prodi vuole portare gli stipendi dei docenti ai livelli europei? Ottimo. In attesa che ci dica dove reperirà le ingenti risorse necessarie per pagare generosamente “all’europea” un insegnante su 10 alunni (in Europa 1 su 15, nei Paesi Ocse 1 su 17) dimentica di informare gli insegnanti allettati dagli aumenti promessi che nei Paesi europei esiste una carriera dei docenti, differenziata per mansioni e stipendi, valutata periodicamente e con rigore.
Adesso è chiaro: questo è il programma scritto sotto dettatura dei sindacati della scuola. Tutto il resto è mediocre propaganda elettorale. Legittima, sia chiaro. Ma che ci venga risparmiata la cattiva lirica sul Long Life Learning. Giacché qui si tratta solo di Long Life Teaching, come da trent’anni a questa parte.

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