La passione di riprodursi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 marzo 2006

Diminuisce, tra gli europei (ed anche tra gli italiani) il piacere di riprodursi. Per alcuni popoli il rischio estinzione si calcola in pochi decenni. In un’Olanda che si prevede fra non molto a prevalenza islamica, molti giovani hanno cominciato ad andarsene, dando luogo ad una forte emigrazione verso l’Australia, paese la cui cultura (di origine europea) non sembra invece destinata a autoliquidarsi in breve tempo.
In Italia i ritmi sono più rallentati, ma egualmente incisivi. Leggi il resto dell’articolo

Emergenza natalità. Media indifferenti

Le dichiarazioni rilasciate da Claudio Risé a Pierangelo Giovanetti, per “Avvenire”, 24 marzo 2006, www.avvenire.it

Un Paese a rischio estinzione, che non si rende conto di esserlo. Livelli di denatalità tali da prefigurare la scomparsa di milioni di italiani nel giro di alcuni decenni, e la sostituzione con popolazioni, culture e religioni altre, che ne prenderanno il posto e che determineranno nuovi modelli di vivere e di pensare nel Paese. Insomma, una profonda trasformazione demografica, che diventa antropologica e culturale, la quale avviene nel silenzio e nel totale disinteresse politico nazionale. Come dimostra l’attenzione – pressoché zero – riservata ieri dai maggiori quotidiani italiani ai dati Istat sulla riduzione in tre decenni di circa tre milioni d’italiani (da 58,6 a 55,8 milioni), e la sostituzione di una fetta dei rimanenti con popolazioni extraeuropee. Leggi il resto dell’articolo

La scoperta dei nuovi padri

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 marzo 2006

Il primo giorno dell’applicazione dell’affido condiviso, i tribunali italiani sono stati invasi da una marea di padri che ne chiedevano l’applicazione. Che volevano riconosciuta (come la legge prevede, nell’interesse del bambino) la loro qualità di genitori, con responsabilità ed oneri relativi, anche dopo la separazione. Il fenomeno ha stupito molti, soprattutto nei media. La passione per la paternità è, infatti, una delle meno riconosciute. Eppure, secondo le stime del Tribunale di Roma, almeno quarantamila padri chiederanno di vedere di più i loro bambini affidati alle madri, ma anche di impegnarsi più incisivamente nella loro educazione e nella loro crescita. Leggi il resto dell’articolo

Comunicazione e spogliatoio

Dolce & Gabbana lanciano una collezione di intimo con una campagna pubblicitaria realizzata negli spogliatoi delle palestre.
Gianluca Bauzano ha posto a Claudio Risé, per
Magazine de Il Corriere della Sera del 16 marzo 2006, una serie di domande sulla “comunicazione da spogliatoio”. Ecco le risposte:

Spogliatoio e narcisismo maschile
«Come luogo lo spogliatoio della palestra è da sempre un luogo di incontro e comunicazione tra i maschi. Sin dall’antichità greca. Ma come luogo di incontro è strettamente collegato all’esercizio fisico, all’allenamento sportivo. E’ il luogo dove necessariamente i maschi si cambiano d’abito prima e dopo l’esercizio fisico. Non è quindi solo un palcoscenico per il narcisismo maschile. Leggi il resto dell’articolo

La lunga marcia dei padri

Scosse dall’affido condiviso

(di Claudio Risé, da “Avvenire”, 17 marzo 2006, www.avvenire.it)

È entrata ieri in vigore la legge sull’affido condiviso. Come tutte le leggi, che per nascere devono mediare tra interessi contraddittori, è forse incompleta, e certamente ancora bisognosa dell’applicazione pratica, della verifica alla prova dei fatti. Ma una cosa la dice alta e chiara: genitori si rimane anche dopo la separazione. E non per un privilegio vitalizio del genitore, ma per il sicuro diritto dei figli ad avere una madre, e un padre. Un diritto su cui si basa la loro serenità psicologica, e la possibilità di uno sviluppo affettivo pieno e felice. Leggi il resto dell’articolo

La moda, tra conformismo e identità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 13 marzo 2006

Il vero spettacolo non stop è la moda. E’ lei che, guardata da tutti, corre di stagione in stagione, da Parigi a Milano, ma anche a Londra, a Tokio, alle altre città che aspirano ad entrare fra le capitali del settore. I palcoscenici su cui viene rappresentato il suo spettacolo sono molti. Le sfilate, certamente; ma anche le vetrine dei negozi, soprattutto di quelli che sono riusciti a guadagnarsi autorevolezza, ed a “fare tendenza”. Senza dimenticare i muri delle città e le pagine dei giornali dai quali giovani donne ed uomini propongono (a tutti, anche a chi potrebbe essere loro padre-madre, nonno/a), innanzitutto come vestirsi, ma anche come atteggiarsi, se essere dolci o risoluti, civilizzati o selvaggi. Leggi il resto dell’articolo

Donne in carriera, e infelicità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 marzo 2006

L’infelicità femminile è in aumento. Come al solito, lo dimostrano innanzitutto le statistiche. Le donne con problemi di alcoolismo continuano ad aumentare, così come quelle depresse. La maggior lunghezza della vita rispetto agli uomini, si riduce continuamente tra le donne che lavorano. La precoce mortalità maschile era dunque collegata anche agli stress del lavoro extra domestico, che l’uomo ha sempre dovuto affrontare. Sarebbe sbagliato, però, considerare la maggior infelicità femminile un problema solo delle donne. E’ un vezzo di un femminismo ultradatato (abbandonato da anni dalle nuove pensatrici del sociale, come l’americana Susan Faludi), oppure di un maschilismo egoista, quello di considerare separabili i problemi di ognuno dei due generi. Leggi il resto dell’articolo

Chi è Letizia Moratti. Idee e realizzazioni/6

A scuola grandi personaggi e non minestrine egualitarie

(a cura della Redazione)

La Riforma Moratti presta particolare attenzione alla formazione identitaria nella scuola. Invitando gli insegnanti a tenere in debita considerazione, da un punto di vista pedagogico, anche l’identità di genere. A seguire, un significativo estratto dal testo della Riforma Moratti della scuola italiana.

Per quanto riguarda gli obiettivi del nucleo Identità: si desidera/attende che il ragazzo impari, in autonomia o attraverso l’aiuto degli altri, a cercare soluzioni e alternative razionali ai problemi esistenziali, intellettuali, operativi, morali, estetici, sociali non risolti; Leggi il resto dell’articolo

Avventure nella spazzatura

Avventure nella spazzatura di chi raccoglie gli oggetti più disparati da riutilizzare o collezionare.
Moda del momento, mania o qualcosa di più serio?

Intervista di Claudio Risé a Carlotta Grimaldi di Altro Consumo

Mongo, una parola che presto o tardi conosceremo da vicino anche in Europa. Il significato del termine sembra risalire agli anni Trenta quando con mongo si etichettavano oltreoceano gli addetti alle pulizie dediti al recupero degli oggetti dimessi. Oggi è la nuova mania che dagli Stati Uniti arriva anche nel nostro paese: c’è chi fruga nella spazzatura di marciapiedi e cassonetti sperando di trovare qualcosa di speciale, chi cerca poltrone o sedie da rimettere a nuovo per arredare la casa, chi ripara il computer trovando “pezzi” scartati da altri. E’ stato un libro di Ted Botha, Mongo. Adventure in trash, avventure nella spazzatura appunto, a portare alla luce del sole un’attività svolta nell’ombra, al riparo da occhi indiscreti. L’autore è un giornalista sudafricano che ha vissuto per mesi nella notte di Manhattan con i veri cacciatori di rifiuti, manager che si rilassano girovagando tra scatole, bottiglie o avanzi, o lungimiranti personaggi che hanno fatto del riciclo una professione, come l’arredatrice Mary Carter che ha firmato due bestsellers come American Junk e City Junk. Leggi il resto dell’articolo

Non aprite quell’«Hostel»

(di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 1 marzo 2006, www.ilgiornale.it)

Di incubi così, come Hostel, la gente non ne ha, per fortuna, mai. Magari (se sta male), una breve sequenza, una sforbiciata sul naso, ma poi il sognatore si sveglia, o l’inconscio cambia storia. Perché la psiche, anche quella cui un po’ di horror non dispiace, si difende da materiali ed immagini che non potrebbe assimilare perché troppo antivitali, e quindi, se vi inciampa, cambia strada. Come ho fatto io che, richiesto da Il Giornale di vedere il film, quando la tortura esagerava chiudevo per qualche istante gli occhi, per ripulirmi dallo schifo. Una tecnica, quella di come evitare le immagini inaccettabili, su cui l’Occidente ha riflettuto fin dalle sue origini. Platone, e il suo allievo Aristotele infatti, nelle lezioni all’Accademia, su questo erano d’accordo: la necessità, per l’uomo, di evitare (soprattutto da piccolo, ma anche dopo), di sottoporsi ad immagini angolose, aggressive, che, dicevano entrambi, “fanno male all’anima”. Leggi il resto dell’articolo