Il maschile e Gesù Cristo. Breve pista bibliografica

Ravenna, Battistero Neoniano, V sec. D. C.

(a cura di Antonello Vanni)

«Or va, ch’un sol volere è d’ambedue: tu duca, tu segnore e tu maestro». Così li dissi; e poi che mosso fue, intrai per lo cammino alto e silvestro(Dante, La Divina Commedia)

Esiste un percorso verso Cristo, un cammino profondo, che necessità — come aveva ben compreso Dante — la frequentazione di un territorio arduo e selvaggio, confortati dalla presenza di figure maschili capaci di guidarci verso il Salvatore attraverso il volto dell’umanità, e verso l’umanità attraverso il volto di Lui: un itinerario di condivisione maschile verso Colui che rivela il volto dell’uomo e del Padre. Leggi il resto dell’articolo

Il fascino del segreto

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 aprile 2006

Il segreto irrita, ma interessa più di ogni cosa. L’amata, se misteriosa, fa soffrire, ma i suoi silenzi ci legano più di quello che dice. Persino negli eventi pubblici, come le elezioni, l’interesse per ciò che appare, le preferenze manifestate degli elettori, è ampiamente bilanciato dalla passione per ciò che, invece, non vuole dichiararsi: le astensioni, i voti nulli, i misteri. Alla pubblicità della proclamazione dei risultati si contrappone il fascino per il “segreto dell’urna” e le sue oscure vicende. Il rito democratico si accompagna ad un suo lato più “dark”, oscuro, notturno (i verbali elettorali buttati nei cassonetti, le schede gettate via dopo la chiusura dei seggi), che fatalmente interessa almeno quanto le foto ufficiali dei leader che depongono sorridendo la scheda. Non solo, ma più il sistema delle comunicazioni tende ad impossessarsi di ogni momento della decisione politica attraverso sondaggi, exit pool, ed altri strumenti di indagine, più il cittadino si rifiuta di rivelare come la pensa. Ogni anno, dovunque in Occidente, diventa più difficile conoscere le vere opinioni politiche delle persone. Che le manifestano solo nell’urna, rovesciando improvvisamente incertezze e menzogne dichiarati in precedenza a stuoli di autorevoli sondaggisti. E’ come se nella società della comunicazione di massa le persone riscoprissero l’importanza del segreto, del non svelarsi, di un’intimità protetta. Leggi il resto dell’articolo

Uomini, padri e mostri

Intervista ad Andrea Ansaloni, La Gazzetta di Parma, 8 aprile 2006

“Tu sei padre: vergogna!” Sullo striscione appeso di fronte a casa Alessi nelle ore successive alla notizia dell’assassinio del piccolo Tommy rimbalza la domanda che tutti ci siamo posti in questi giorni: come è possibile tanta crudeltà nei confronti di un bambino malato da parte di chi è a sua volta padre? Abbiamo girato la domanda a Claudio Risé, psicoterapeuta che da oltre quindici anni lavora sulla psicologia del maschile e sui problemi derivanti dalla crisi della figura paterna. Autore di diversi libri sul tema tradotti in tutto il mondo tra cui Essere uomini (Red Edizioni), Il Padre, l’assente inaccettabile e Il mestiere di Padre (San Paolo), e ne parla tutte le settimane nella rubrica Psiche lui su Io Donna, femminile del Corriere della Sera.
«Una società ‘senza padri’ – spiega – nella quale tutti rimangono ‘figli’ è, come dimostrano le cronache, infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Freud un secolo fa, non osando peraltro pensare che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero addirittura promosse dall’organizzazione sociale attraverso la “rimozione” della figura del padre. Invece ciò è avvenuto, anzi, è questo il modello di cultura dominante». Leggi il resto dell’articolo

E Freud “rimosse” l’idea di Dio

Intervista a Marina Corradi, “Avvenire”, 14 aprile 2006, www.avvenire.it

A maggio ricorrono i 150 anni dalla nascita di Sigmund Freud. Che cosa resta attuale della “rivoluzione” del padre della psicoanalisi? Come il suo pensiero ha influenzato la cultura dell’Occidente? Lo chiediamo ad alcuni psicoterapeuti. Qui parla lo psicoanalista, di formazione junghiana, Claudio Risé.
«La psicoanalisi si presenta oggi un come un “corpus” estremamente differenziato – ma già le posizioni di Jung erano in parte divergenti da quelle di Freud – e tuttavia fondato su un elemento comune, che ne è anche il punto di forza: l’osservazione dell’inconscio. 150 anni dopo molte cose sono cambiate, ma una ha la forza dell’evidenza: e cioè che l’essere umano non sa tutto quello che gli occorre conoscere di se stesso, e che una parte delle sue potenzialità – ma anche delle sue sofferenze – affonda le radici in situazioni che gli sono ignote: nell’inconscio, dunque. L’esplorazione di questa parte oscura dell’uomo rimane la forza della psicoanalisi, perché, a mio avviso, è qualcosa che ogni terapia psicologica, per essere davvero efficace, deve in qualche modo percorrere. La massima intuizione di Freud quindi resta il suo essersi posto come osservatore di questo mondo inesplorato». Leggi il resto dell’articolo

Odio e resurrezione

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 10 aprile 2006

Che tipo di passione è mai l’odio? Viene naturale porsi questa domanda, alla vigilia della settimana di Passione di Cristo. Alla quale arriviamo, quest’anno, dopo una campagna elettorale quasi feroce, durante la quale si è fatto gran uso di odio, e di disprezzo. Siamo reduci da una “full immersion” nella violenza contingente, del tempo, e stiamo entrando in quella rappresentazione di violenza archetipica, senza tempo, illustrata nei giorni della Passione, e della finale Resurrezione. Una buona occasione, dunque, per cercare di capire meglio l’odio, che in entrambe ha una parte da protagonista. Leggi il resto dell’articolo

Giornata gaddiana

Claudio Risé, presentazione di: La contemporaneità a Milano. L’incontro di cultura e tecnica nell’opera di Carlo Emilio Gadda, giornata di studio organizzata al Teatro Studio di Milano, il 16 marzo 2006, dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano, in collaborazione con il Politecnico di Milano e il Piccolo Teatro. A cura di Dante Isella e Andrea Silvestri, da una proposta di Claudio Risé.

«Qualche parola sulla proposta che, calorosamente raccolta e valorizzata dall’Assessore alla cultura Stefano Zecchi, ha portato a questa giornata di studio, e ascolto.
Milano ogni anno getta nel mondo migliaia di prodotti culturali di rilevanza nazionale e internazionale: collezioni di moda, realizzazioni urbanistiche e architettoniche, libri, oggetti di consumo, proposte di design, spettacoli teatrali, modelli di costume, di stile di vita e di cultura. Di fronte a questo generoso dispendio di ricchezza e vitalità creativa, la tentazione del sistema delle comunicazioni è di mettere ognuna di queste cose in una vetrina, opportunamente presentata ai media, e di identificare poi Milano e la sua cultura con questi diversi momenti espositivi, e di spettacolo. Mi sembra questo un rischio fortemente riduttivo, su cui non appiattirsi. Leggi il resto dell’articolo

Amore e odio in tv

Dichiarazioni a Marco Castelli, per La Provincia di Como

«La rappresentazione dell’emozione – dichiara lo psicologo Claudio Risé – e quindi, da una parte, l’attaccamento, l’innamoramento, dall’altra l’odio e l’avversione coinvolgono profondamente l’affettività e dunque l’attenzione del telespettatore».
Ma sullo schermo è l’amore o l’odio a far innalzare maggiormente il termometro dell’Auditel, ovvero a coinvolgere di più il telespettatore?
«Non credo si possa fare una classifica – aggiunge Risé – anche perché le due pulsioni sono aspetti dello stesso nucleo psichico, che Freud chiama Eros e che può esprimersi in entrambe le forme. Entrambe sono molto forti e derivano da un nucleo emozionale dello stesso tipo: quello che ci spinge ad andare verso l’altro, ad incontrarlo. Amorosamente o aggressivamente».

Quei due

Dichiarazioni rilasciate ad Angela Feo, per News 6.4.2006.

«Non c’è dubbio che Prodi in questa campagna elettorale abbia voluto presentarsi come un padre buono. Ha accennato spesso a concetti come la felicità, la speranza, il futuro. Anche la sua mimica e la gestualità, paciose, erano funzionali a quest’immagine. Nei contenuti è stato però generico, pedagogico, moralista. Ha usato una retorica paternalista a cui non hanno corrisposto indicazioni di fatti e azioni precise. Il progetto poi di reintrodurre imposte sulla successione è il contrario del desiderio del padre: quello di trasmettere ciò che ha costruito ai propri figli. Leggi il resto dell’articolo

Il selvaggio stile della politica

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 03 aprile 2006

Perché la passione politica, e la sua comunicazione, diventano spesso aggressive fino alla violenza? Come mai leaders all’apice del potere, e avanti nell’età, si lanciano accuse pesantissime, impensabili in qualsiasi altro ambito professionale? I toni accesi delle elezioni italiane non sono, d’altra parte, un caso isolato. Anche negli altri Stati le campagne elettorali danno luogo a confronti sempre più duri, senza esclusione di colpi. Per non parlare dei paesi non democratici, dove i capi politici rischiano perfino la vita. Una vita, del resto, non garantita neppure nelle più salde democrazie: basta pensare alla fine di Aldo Moro, in Italia, al premier Olof Palme, in Svezia, ucciso nel 1986 a Stoccolma, mentre rincasava con la moglie, dopo un cinema, o agli assassini dei Kennedy. Leggi il resto dell’articolo

Comunicare il religioso

Claudio Risé, da Liberal, marzo-aprile 2006, www.liberalfondazione.it

La vita del soggetto della modernità occidentale, soprattutto in Europa, si trova di fronte ad una notevole difficoltà: come parlare dell’esperienza religiosa, della fede? Come relazionarsi con chi ha una religione, come la nostra (se ne abbiamo una), o diversa? Il problema nasce, naturalmente, dallo sviluppo pervasivo del processo di secolarizzazione, che richiude la vita dell’uomo nell’esperienza delle cose, facendo del rapporto col sacro al più un fatto personale, intimo, di cui parlare il meno possibile per non invadere e condizionare la vita di relazione intesa in senso laico (e “laico” in quanto arbitrariamente contrapposto, ed opposto a: religioso). Questa concezione, profondamente illiberale nella sua essenza (perché separa, mette “fuori gioco”, una parte essenziale della personalità umana), ha conseguenze pesanti, anche sul piano cognitivo, simbolico, ed affettivo. Leggi il resto dell’articolo