Quei due

Dichiarazioni rilasciate ad Angela Feo, per News 6.4.2006.

«Non c’è dubbio che Prodi in questa campagna elettorale abbia voluto presentarsi come un padre buono. Ha accennato spesso a concetti come la felicità, la speranza, il futuro. Anche la sua mimica e la gestualità, paciose, erano funzionali a quest’immagine. Nei contenuti è stato però generico, pedagogico, moralista. Ha usato una retorica paternalista a cui non hanno corrisposto indicazioni di fatti e azioni precise. Il progetto poi di reintrodurre imposte sulla successione è il contrario del desiderio del padre: quello di trasmettere ciò che ha costruito ai propri figli.
Berlusconi invece è molto legato alla sua immagine giovanile, un tratto non particolarmente paterno. Ma con il suo insistere sui dati, sui redditi, sulle grandi opere, sulle cose fatte per le generazioni future, ha finito col porsi come il padre che ha governato nell’interesse dei cittadini-figli».
Claudio Risé è psicoterapeuta di chiara fama, nonché docente di sociologia dei processi culturali e di comunicazione all’Università dell’Insubria. Nei suoi studi si è molto occupato della figura maschile. Il padre. L’assente inaccettabile, Essere uomini in un mondo femminilizzato e Maschio amante felice sono i suoi libri più celebri. Per News analizza le figure dei due leader, così lontani dalla tipologia del maschio contemporaneo, spesso insicuro e in crisi, che Risé ha ritratto nei suoi saggi.
«I due leader incarnano due stili maschili assolutamente diversi. Prodi è pacioso, influenzato da un tipo di comunicazione tranquillizzante, clericale di vecchio stampo. Berlusconi ha lo stile di chi si è formato nel mondo dell’azienda, più diretto, concreto, ed esplicito. L’aggressività di Prodi è nascosta, quella di Berlusconi è invece tipica di chi, in perfetto stile aziendale, vuole presentare i suoi prodotti e venderli».
Se poi qualcuno può aver letto l’appello di Prodi ad ascoltare le proprie mogli come un sintomo della crisi di identità maschile, si sbaglia. «È un vecchio trucco dell’aspetto paternalista/buonista del maschile. Si gioca a far intervenire la figura femminile per compensare gli errori maschili. Si chiama in causa la figura benedicente e saggia per dire: “Se avessimo seguito i suoi consigli non avremmo sbagliato. Siamo cattivelli ma non troppo perché poi riconosciamo che le donne sono più buone”. È una furbata maschista che ha sempre funzionato in tutti i bar e nei campi di bocce».
Risé ammonisce anche chiunque creda che siamo di fronte a due leader narcisi: «Né Berlusconi né Prodi sono narcisi. Sono due uomini sicuri che non hanno bisogno dello specchio che manda loro il pubblico. Berlusconi è apparso più offuscato nel lungo periodo del premierato, quando doveva recitare la parte dello statista. Ma nell’ultima fase elettorale ha deciso di rappresentare se stesso. Lo scarto è stato efficace. È tornato l’uomo di spettacolo che ama le battute e ha una grande capacità di comunicare. Prodi è comparso sulla scena soltanto negli ultimi mesi. Ha cercato di calibrare il messaggio per avere il massimo di consenso. Si è presentato come era in passato: tranquillizzante, pedagogico, ricco di esortazioni di tipo morale».

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