Il ritmo della vita

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 maggio 2006

Aprirsi al mondo, o chiudersi in casa? Considerare il confronto con gli altri e col loro modo di vedere la vita un’emozionante avventura, o un’insopportabile seccatura? Questi interrogativi non riguardano solo i gruppi no global, o i tradizionalismi, di destra o di sinistra. Riguardano tutti. E neppure da oggi, ma da sempre. La storia del mondo, infatti, è sempre stata caratterizzata dal succedersi di fasi espansive, tendenzialmente “globali”, nei quali imperi e civiltà tendevano ad estendersi a tutto il mondo allora conosciuto e ad essi adiacente, ed a fasi di implosione, nelle quali gli imperi si sfaldavano, e si ricostituivano unità più piccole, ricostruendo ed approfondendo la propria tradizione. Dalla quale nascevano, poi, nuove spinte espansive. Questo è stato, finora, il movimento che ha ritmato la vita della storia. Non dissimile del resto da quello, diastolico, di espansione, o sistolico, di contrazione, che regola il funzionamento del corpo umano. Spingere le energie, fino ad ogni propaggine del corpo, e poi richiamarle. O, come dice Goethe: «tirare dentro il fiato, o scaricarlo». Questo stesso movimento, di sviluppo ed esplorazione verso l’esterno, e di rientro poi in se stessi per elaborare quanto accaduto, presiede allo sviluppo della personalità umana.
Il bebè, appena ha imparato a gattonare, fa le sue esplorazioni allargando sempre di più i suoi movimenti, e scoprendo nuovi oggetti, nuovi angoli della casa. Dopo, però, tende a ritornare in un proprio spazio, dove le cose sono quelle di prima, arricchite ormai, dentro di lui, dalle scoperte fatte. Questo ritmico uscire e rientrare, ingerire nuove conoscenze e nuove immagini e metabolizzarle, confrontarsi con l’esterno e poi ritornare in una quotidianità ormai arricchita da quanto si è visto e sperimentato fuori, è il ritmo stesso dello sviluppo umano. Che dura, è importante ricordarsene, per tutta la vita. L’essere umano muta, infatti, anche biologicamente, nel corso dell’intera vita, ed a questo cambiamento fisico, cui corrisponde un trasformare potenzialità e aspirazoni, deve corrispondere anche un mutamento delle conoscenze ed informazioni. Quelle raccolte da un giovane è meglio che tengano conto della sua necessità di acquisizione di competenze, e di affermazione nel mondo, quelle del più anziano devono lasciare spazio, e fornire idee, per lo svolgimento di una vecchiaia tranquilla, e generosa.
Anche le istituzioni politiche, i governi, esprimono questo stesso movimento. Ci sono quelli più avventurosi, più disposti ad impegnarsi e confrontarsi col mondo, ad accettare pericoli, e quelli più conservativi, attenti a rassicurare i cittadini, evitare i rischi, valorizzare le sicurezze rispetto alle scoperte di nuovi modi di produzione e di organizzazione delle risorse e dei territori, magari già realizzate in molte altre parti del mondo. Quando le novità dei governi “diastolici”, più orientati sulle correnti produttive del mondo esterno, non vengono del tutto metabolizzate dalla società (a volte perché non sono portate correttamente in tutte le parti del corpo sociale), si affermano momenti, e governi, “sistolici”, di richiamo delle energie all’interno, spesso in nome di una loro più equa distribuzione. Tutto ciò non fa altro che riprodurre, nella politica, quell’universale movimento di espansione verso l’esterno, e di ritiro all’interno, che regge ogni fenomeno della vita umana. E’ essenziale, in questi casi l’equilibrio, ed anche la consapevolezza della temporaneità di questi due momenti, ad ognuno dei quali deve necessariamente succedere l’altro.

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