Le giovani star senza cuore

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 maggio 2006

C’è un nuovo eroe nell’immaginario collettivo: l’adolescente dark, il giovane legato al lato oscuro della personalità umana. La progressiva affermazione di questa nuova icona mediatica è visibile, ad esempio quando, sempre più spesso, un giovane criminale, ex adolescente, che sta ancora scontando la sua pena, diventa una star. Come mai Erika, che ha sterminato la propria famiglia, alla prima uscita di vita non strettamente carceraria (una partita di palla a volo), trova ad accoglierla televisioni e fotografi, e suscita, come già Pietro Maso, intense emozioni e dibattiti, a favore o torto? Il fatto è che, evidentemente, essa è già potenzialmente una star, una persona di cui il sistema delle comunicazioni può servirsi, nella sua incessante e spregiudicata fame di spettacolo e di alimentazione della curiosità. La ragazza era già una star, ancora prima delle riprese alla partita a palla a volo, perché rappresentava un’immagine oggi particolarmente presente e forte nell’inconscio collettivo: la/il giovane senza cuore.
Bisogna “essere senza cuore”, avere cioè gravissimi problemi con l’affettività, per uccidere la propria madre e il fratello, e non esserne fortemente turbati, o pentiti. La difficoltà di amare oggi, però, è sempre più diffusa, ed i giovani sventurati “senza cuore” sono sempre più numerosi, anche se per fortuna raramente provocano stragi familiari, peraltro in graduale aumento.
La relazione affettiva è infatti la grande malata della nostra epoca tecnica e produttivista. Maneggiamo sempre più sapientemente le cose e le macchine, ma diventiamo sempre più affettivamente analfabeti. E’ come se il mondo dell’amore, subisse tra noi, e nei giovani, un processo di graduale raffreddamento, di spegnimento. Da qui anche, si sviluppa quella ricerca di sensazioni forti (seek for sensation, di cui parla lo psicoterapeuta Tonino Cantelmi nei suoi lavori), che caratterizza molte manifestazioni dei giovani d’oggi. Andando sul sito Internet di Marylyn Manson, altra icona del dark giovanile, è possibile scaricane un video nel quale il cantante, alla disperata ricerca di sensazioni forti, sostitutive di sentimenti, passa dal cutting (tagliarsi fino a farsi sanguinare), al bondage (farsi legare), ad altro che qui taccio, fino alla morte. Altri invece, uccidono non se stessi, ma altre persone, in un vuoto affettivo ed emotivo che non riescono a colmare.
Per questo popolo affettivamente anestetizzato, diffuso tra i giovani ma presente anche negli adulti, il giovane che uccide con assoluta freddezza quelli che sarebbero i propri naturali oggetti d’amore è oggetto di enorme interesse, di “culto”, è una star.
Questa situazione affonda le sue radici in fenomeni molto profondi: le trasformazioni della famiglia e la sua perdita d’importanza rispetto al sistema delle comunicazioni e del consumo; la “neutralità” di quest’ultimo rispetto ai valori morali ed affettivi (dato che il suo obiettivo è il profitto); lo sviluppo delle macchine, rispetto all’incontro tra persona e persona, nelle comunicazioni interpersonali. Non è dunque il caso di pensare che si possa cambiare molto impedendo ai giovani stragisti reclusi di giocare a palla a volo. Tuttavia la promozione a star è certamente un messaggio contraddittorio rispetto alla condanna ed alla punizione, e lascia intravedere un lato schizofrenico della nostra società. Almeno le riprese in video ed audio dovrebbero, in questi casi, essere vietate. Perché il giovane criminale non creda che il suo delitto è stato una provvidenziale scorciatoia per realizzare il sogno di molti: diventare una star.

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2 Responses to Le giovani star senza cuore

  1. Mariniello says:

    Blog molto bello, post molto interessante. GM

  2. Roberto L. Ziani says:

    Sottoscrivo, prof.Risè: i mass-media quand’è il momento di esprimere severe condanne e censure tendono ad agire al contrario: si mettono a mostrare puramente e semplicemente con la scusa del freddo cronismo imparziale. Ed il culto degli “eroi del male” (che gà Beccaria paventava) prosegue potente e ammaliante, nel mezzo della deprimente routine di troppi.
    La saluto.
    RLZ

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