Come amare il proprio corpo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 giugno 2006

Il caldo è stabilizzato, i vestiti alleggeriti e ridotti, i corpi saranno i protagonisti dei prossimi mesi. L’attenzione è concentrata nel mostrarli, e l’osservazione nel guardarli, valutarli. Eppure sappiamo che questi corpi così esibiti, curati, studiati, sono forse la nostra fonte d’insicurezza più profonda. Non è solo lo psicoanalista a dirlo: anche il chirurgo plastico, il medico generico, perfino la maestra di scuola e il sacerdote apprendono, dalle richieste e dai racconti delle persone, le mille insicurezze che accompagnano oggi il loro corpo. Che, per la maggior parte della gente, non va mai bene. Ragazze efebiche si sentono troppo grasse e pesanti, giovani robusti si vivono come dei ragnetti inconsistenti, la forma accettabile non è quasi mai riconosciuta nel proprio corpo, ma sempre altrove: su un manifesto, una copertina, una star, un vicino/a di casa ritenuto più fortunato. Da dove nasce questa diffidenza, quasi un’antipatia, tra l’occidentale e il suo corpo? Che è forse l’”oggetto” su cui investe di più (denaro, attenzione, cure), e che lo soddisfa di meno? Leggi il resto dell’articolo

Un’allegra modernità d’oltretomba

(Intervista a Claudio Risé di Caterina Giojelli, da “Tempi”, 22 giugno 2006, www.tempi.it)

«Prima di delirare su cosa sia “eticamente sensibile”, secondo il buonsenso lo Stato dovrebbe aiutarci a vivere, e non a morire». Così Claudio Risé, a proposito dell’ultima «agenzia della buona morte» (leggi stanze del buco) del governo Prodi, propone di ribattezzare la perifrasi più in voga sui quotidiani delle ultime settimane “questioni eticamente sensibili” in «faccende “buonsenso incompatibili”» (Il Giornale, 14 giugno; in: http://claudiorise.blogsome.com). Come spiega a Tempi: «Anche in Italia si accentua la divaricazione tra sentimento popolare, fortemente a favore della vita e della sua continuazione nel nostro patrimonio culturale, simbolico e religioso, e posizioni – come quella dell’attuale governo – che appaiono preda di ben altro scenario. Uno scenario dominato dall’immagine della morte, che si esprime nell’apertura alla ricerca indiscriminata sulle staminali embrionali, ai prodotti per l’aborto chimico, nella proposta di una camera asettica per il buco del tossicomane e in mille manifestazioni di cinismo verso la vita. Il ritiro frettoloso dei nostri soldati da situazioni dove erano impegnati in difesa della vita degli altri, come in Irak, così come l’insofferenza a trattenerli in Afghanistan, sono altri esempi del politically-horror preferito da questo governo. Dominato dall’evocazione della morte, richiamata dal ritiro dalla vita, e dall’abbandono della speranza». Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni: lo strapotere dell’erotismo

(di Roberto Mussapi, da “Il Giornale”, 21 giugno 2006, www.ilgiornale.it)

Finalmente. Era l’ora. Un libro su uno dei principali miti moderni: Don Giovanni l’ingannatore, di Claudio Risé (Frassinelli, pagg. 166, euro 16). Forse è già moderno Amleto, il mito dei miti, accanto all’antico Ulisse. Nasce nel XVI secolo, età elisabettiana, diviene subito eterno, emerso dal passato e subito immerso nel nostro presente. Poi il Dottor Faustus, prima nel magnifico dramma di Christopher Marlowe, sempre età elisabettiana. Lo scienziato, dottore, filosofo, teologo che vuole sostituirsi a Dio stilando un patto col diavolo, sarà ripreso poi da Goethe, e, in quanto mito, da molti altri.
In piena età controriformista, in un’opera di Tirso de Molina, spagnolo, viene alla luce Don Giovanni: seduttore, conquista le donne nel buio, di notte, spesso mascherato, spesso stuprandole, sempre ingannandole. Ripreso in almeno due capolavori, l’opera di Mozart su testo di Da Ponte e la commedia di Molière, il cupo conquistatore diviene un simbolo premonitore, forse profetico. Oltre alle grandi opere sceniche ispira una vastissima produzione saggistica, diviene un modello di vita nell’età dell’Illuminismo, un simbolo di ribellione all’ordine convenzionale nell’Otto e nel Novecento. Leggi il resto dell’articolo

L’amante ideale di Narciso

Claudio Risé, “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 giugno 2006

“Se fosse bionda, e non bruna”, “se lui avesse un portamento migliore”, “se fosse più disinvolto”, “se stesse un po’ zitta ogni tanto”, “se si mostrasse più appassionata”, “se fosse più discreto”: così pensano spesso l’uno dell’altro gli amanti, gli sposi. Fuggevolmente, senza soffermarcisi, se sono di buon umore; oppure costruendoci sopra dei veri e propri scenari di un’altra storia, diversa dalla realtà, se sono spazientiti. Per solito credono che sia un semplice gioco d’immaginazione, pensano solo di sognare un po’. Non si rendono invece conto che questa donna, o uomo immaginari, sempre più spesso visitati dal pensiero, e dal cuore, finiscono col diventare dei fantasmi, che si mettono insidiosamente di mezzo tra i due protagonisti, in carne ed ossa, della relazione. Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni, vita da narciso consumista

(di Fabrizio Coscia, da “Il Mattino di Napoli”, 13 giugno 2006, www.ilmattino.caltanet.it)

Con il suo nuovo libro, Don Giovanni, l’ingannatore (Frassinelli, pagg. 159, euro 16), anche Claudio Risé decide di confrontarsi con l’archetipo del libertino dissoluto. L’autore, psicoanalista e docente universitario conosciuto dal grande pubblico grazie ai suoi libri sul maschile e il femminile, e alle sue apparizioni televisive, oltre alla rubrica settimanale per «Il Mattino», propone una nuova lettura di Don Giovanni, che si distingue per l’attenzione filologica ai testi letterari da cui prende forma il personaggio (le versioni di Tirso de Molina, Molière, e Mozart-Da Ponte), correlata, con agilità metodologica, alla recente cronaca quotidiana, alla musica popolare del Novecento (la canzone napoletana «Voce ’e notte»), e alle lettere della rubrica curata sulla rivista «Io Donna». Leggi il resto dell’articolo

Eticamente sensibili, o buonsenso incompatibili?

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 14 giugno 2006, www.ilgiornale.it

So bene che nominare il buon senso non è elegante. Pazienza: se invece di chiamarle questioni “eticamente sensibili”, le chiamassimo piuttosto faccende “buonsenso incompatibili”? M’è venuto in mente ascoltando il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista, proporre il rifornimento da parte dello Stato di “stanze pulite ed asettiche”, ai drogati, per bucarsi in silenzio, libertà e igiene. Lo stesso Ferrero non sembrava sperare molto in eventuali effetti terapeutici della misura, che infatti, ove sperimentata, non ne ha avuto nessuno. Era molto interessato, invece, all’“asetticità” dell’ambiente fornito per la realizzazione del buco. Una preoccupazione lodevole, visto che spesso i tossici raccolgono molteplici infezioni; ma anche abbastanza ingenua. Leggi il resto dell’articolo

Il papà americano

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 giugno 2006

Il 18 giugno scocca la più antica festa del papà, quella U.S.A., ormai quasi centenaria. E Amazon, il grande portale Internet per la vendita di libri, audiovisivi, e altri oggetti di regalo, ha allestito la sua vetrina globale di regali per i padri. Un segno importante. Se il regalo per i papà rappresenta un grande mercato, ciò significa: a) che i padri non sono roba dell’altro ieri, ormai estinta; b) che, anzi, proprio nel “pesce pilota” dell’Occidente, gli Stati Uniti, sono ancora piuttosto amati, tanto da volergli donare qualcosa. Dopo tutta l’indigestione mediatica sui padri assenti, i padri padroni, i padri violenti, il fatto che per la festa del papà ci si prepari a dare loro un segno d’affetto, è una riprova della popolarità dell’istituzione paterna. Diamo però un’occhiata a cosa si regala ai papà. Dall’offerta dei regali infatti, si capisce come il sistema delle comunicazioni (la vera cultura di oggi) vede la figura paterna; ed anche come i padri, almeno in buona parte sono. Nessuno regalerebbe mai loro dei prodotti che non vogliono. Leggi il resto dell’articolo

La libertà assoluta di Don Giovanni è solo schiavitù

(di Nicoletta Tiliacos, “Il Foglio”, 8 giugno 2006, www.ilfoglio.it)

Ingannatore, parricida e becchino del desiderio.

Mai Don Giovanni si è rassegnato all’inferno dove lo hanno via via precipitato Tirso de Molina e Molière, fino a Lorenzo Da Ponte, librettista di Mozart. E’ sempre lui il prototipo del seduttore seriale, la risorgente e perfetta immagine del libertinismo come manifesto. Ed è ancora lui che prova a dettare, a suo modo, le regole delle relazioni amorose della postmodernità. Non è difficile riconoscere in Don Juan, per esempio, il vero nume tutelare di una star della pop-filosofia contemporanea come Michel Onfray, che nella sua Teoria del corpo amoroso (Fazi) scioglie un inno al libertinaggio, alla “carne senza colpa” e senza responsabilità, all’eros “leggero e ludico” come soluzione al male di vivere. Basta non soffrire, basta non cadere nella trappola della possessività, suggerisce convinto Onfray, e nessuno che gli rida davvero in faccia come si meriterebbe. E poi ci sono le geometrie che a volte si divertono ad apparentare storia e simboli letterari, e che invitano a considerare come la patria di Don Giovanni, la Spagna, è oggi anche il battistrada europeo di una trasgressione così piena di buone intenzioni che ha bisogno di farsi norma, di legittimare e regolare tutto o quasi tutto. Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni, tre secoli ben portati

(Intervista a Claudio Risé di Silvia Sereni, “Confidenze”, maggio 2006)

Il classico seduttore non è affatto passato di moda. E può annidarsi ovunque. Lo sostiene Claudio Risé in un saggio che aiuta le donne a guardarsi dentro.

Capita quando meno ce lo aspettiamo. A una festa, per strada, sul lavoro. D’un tratto, abbiamo occhi solo per lui.
Per un uomo che magari a prima vista sembrava come tanti altri, ma che ha saputo guardarci in un certo modo. Oppure, non ci ha guardate affatto, e, proprio per questo, è diventato desiderabile. Un uomo che ci fa sentire vive, ma anche fragili, dipendenti da un suo sorriso. Un seduttore al cui fascino non sappiamo resistere, e che, subito dopo essere sicuro di averci conquistate, magari semplicemente attraverso una storia fatta di soli sguardi, sparisce nel nulla.
E’ il classico Don Giovanni, il collezionista sciupafemmine. Quello sempre pronto a fare la corte a tutte. Per generosità, a sentir lui. Perché, come dice il protagonista della famosa opera di Mozart dedicata al più noto dei libertini, «chi a una sola è fedele, verso l’altre è crudele». Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni se ne frega delle donne

(di Gaspare di Sclafani, “Libero”, 10 maggio 2006, www.libero-news.it)

Altro che frivolo seduttore. È un pericoloso eversore sociale. Scrive Risé nell’ultimo libro.

Non solo cinico consumatore di femmine, ma in realtà un uomo che ha come obiettivo scardinare il mondo dei padri e dei mariti. Anticipa il consumismo anche se le sue prede sono complici coscienti.

“Vivo un matrimonio felice, ma devo sedurre anche altre donne. Mi dà un senso di pienezza, soprattutto se già sposate. Ad interessarmi non è la relazione (mia moglie mi basta), ma la conquista. Ho 35 anni, e ho sempre considerato la cosa più che naturale per un uomo, anche se mio padre, che giudicavo bigotto, mi ha dato tutt’altro esempio. A volte però mi sembra quasi un lavoro”. Dario
“Non ho mai tenuto una ragazza per più di un mese. Tenevo però il conto, lo confesso. Ero fiero del loro numero. Due anni fa, a 28 anni, è cominciata un’impegnativa esperienza di lavoro negli Usa, con un capo duro, capace, e buono. Per due anni non ho fatto altro. Adesso, tornato in Italia, a 31 anni, mi sono innamorato. Per la prima volta vorrei fare una famiglia. Questa prospettiva, tuttavia, mi spaventa…”. Giovanni
Sono due brani di altrettante lettere ospitate dal noto psicanalista Claudio Risé nella sua rubrica “Psiche lui” del settimanale “Io donna”. Risé le ripropone ora, nel suo ultimo libro Don Giovanni l’ingannatore (Frassinelli) perché i loro autori sono altrettanti emuli di Don Giovanni. Sono però, per loro fortuna, precisa Risé, dei “Don Giovanni part-time” e in qualche modo capaci di rapporti affettivi. Leggi il resto dell’articolo

I lapsus del governo Prodi

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 9 giugno 2006, www.ilgiornale.it

L’opposizione può diventare un tic. Qualcosa che ti scappa fuori quando meno vorresti, come il moccolo del bestemmiatore abituale, o la parolaccia del caratteriale incallito. Vedendola da questo punto di vista diventa più comprensibile la comunicazione adottata dall’attuale governo. Il quale, preso possesso, senza fare economia di poltrone, della guida del Paese, ha incominciato subito a comportarsi come qualcuno che il potere se lo tiene, ma battendosi contro le sue stesse funzioni, attività e riti. Apprezza il comando, ma sbeffeggia (come quando era all’opposizione), l’attività del governare. Ecco così prendere forma un potere surreale, che da una parte batte i pugni sul tavolo, dall’altra dice a bocca storta che lui con l’attività di governo non c’entra nulla. Leggi il resto dell’articolo

La conservazione è lo sviluppo italiano

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 giugno 2006

L’innovazione è la chiave dello sviluppo. Lo si ripete ovunque, come un mantra, una giaculatoria benaugurante. Ma è poi vero? Soprattutto, è vero per tutti, e nella stessa misura? Che possibilità ha l’Italia nell’innovazione tecnica quando in città cinesi da noi sconosciute ci sono quattro o cinque Politecnici, decine di laboratori universitari iperfinanziati e collegati con i mercati dell’elettronica, e a loro volta in concorrenza con quelli di Singapore o del Giappone? Del resto, alcuni, come Paul Krugman, cominciano a dire che queste “professioni ad alta specializzazione” tecnica rischiano di fare tra un po’ la fine dei tessitori dell’’800, messi poi in crisi da alta concorrenza e nuove tecnologie. C’è invece un mercato che nessuno può sottrarci. Non l’innovazione, ma la conservazione. Abbiamo un patrimonio artistico senza uguali, che tutti i nostri concittadini globali vogliono vedere, almeno una volta nella vita. Inoltre, per fortuna non abbiamo distrutto troppo del nostro straordinario passato, che ancora si respira e si vede nelle nostre città, e nelle nostre campagne. Leggi il resto dell’articolo

La riforma funziona? Blocchiamola subito.

Antimorattismo prodiano.

(di Alessandra Vendrame, Il Gazzettino di Treviso, 2 giugno 2006, www.gazzettino.it)

Il ministro dell’istruzione blocca la sperimentazione dei nuovi licei e la città rimane senza il suo primo liceo tecnologico. A dover fare marcia indietro è l’Itis Planck. Gli effetti delle nuove disposizioni del neo ministro Giuseppe Fioroni si fanno così sentire negli istituti tecnici trevigiani che hanno avviato, o hanno tentato di avviare, un liceo tecnologico sperimentale. Al Planck il nuovo liceo sarebbe dovuto partire a settembre con quaranta iscritti. All’Itis Fermi una bozza di liceo scientifico-tecnico – già sperimentato altrove da anni per effetto della riforma Brocca – è stata invece bloccata sul nascere lo scorso novembre dalla conferenza scolastica provinciale. Con la sospensione giunta ieri dal ministero, anche al Planck tutto ritorna come prima: “In un momento di grande richiesta di istruzione liceale avevamo scelto, grazie alle possibilità che ci vengono date dall’autonomia scolastica, di gestire una parte come liceo tecnologico. Per sperimentare la validità della proposta e migliorare l’offerta formativa – spiega il preside Radames Migotto. Non sono d’accordo con chi distrugge quello che altri hanno fatto e con una riforma che penalizza l’istruzione tecnica e professionale”. Leggi il resto dell’articolo