Bologna, la via burocratica alla gioventù

Intervista di Stefano Andrini,
da “Avvenire” (supplemento Bologna Sette), domenica 30 luglio, 2006

D. Professor Risé cosa si aspettano i giovani da una amministrazione locale e più in generale dalla politica?
R. Poco, perché sono abituati a una politica che non si occupa di loro se non per organizzarli in gruppi più o meno legati ai partiti. Tuttavia, avrebbero invece bisogno che l’amministrazione pubblica, soprattutto a livello locale, li osservi, e si metta in ascolto dei loro bisogni, per poterli aiutare a sviluppare la forza di crescita per la persona e la società, che il mondo giovanile rappresenta.

D. Di fronte ai bisogni complessi dell’universo giovanile la risposta dei Comuni e delle Regioni è spesso semplicistica: un assessorato ad hoc. Ma ai giovani serve davvero?
R. Ogni assessorato dovrebbe tenere d’occhio i bisogni, ma anche le potenzialità dei giovani, per il settore di sua competenza. Certo, l’educazione e lo sport sono quelli a vocazione giovanile più alta. Ma anche la cultura, il territorio, naturalmente la famiglia, la casa, devono rimanere in contatto e rispondere all’universo giovanile. L’idea dell’assessorato ai giovani spezza e corporativizza un mondo giovanile del quale invece ogni aspetto dell’amministrazione deve occuparsi. Leggi il resto dell’articolo

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Proibito amare le belle

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 luglio 2006

E’ meno banale di quanto sembri la levata di scudi, soprattutto da parte di editorialiste donne, contro la storia d’amore tra il regista Gabriele Muccino, e l’ex velina e conduttrice televisiva Elisabetta Canalis. Una vicenda che ricorda le ingiurie, di non molti mesi fa, di opinioniste e donne politiche contro Anna Falchi, colpevole di essersi sposata con un miliardario dalle forti ambizioni e dalle battute (naturalmente registrate) salaci: Stefano Ricucci. Non sono episodi banali perché mostrano alcuni dati spesso negati, e significativi. Il primo è che la solidarietà femminile, purtroppo, non esiste. Soprattutto non c’è solidarietà tra la casta delle donne che scrivono, che fanno politica, e le altre. Quelle che hanno vicende comuni (anche se iperraccontate dai media), come lavorare in un campo da sempre espressione privilegiata del femminile, quello della bellezza e dello spettacolo, e a cui capita, a volte, di trovare un fidanzato, o un marito, magari intellettuale, come Muccino, oppure ricco (e spiritoso) come Ricucci. Dietro quest’avversione si trova (a parte eventuali risentimenti personali) un vecchio pregiudizio antifemminile, diffuso quasi esclusivamente tra le donne, vale a dire l’idea che la donna bella sia una stupida, una che non vale niente, che quando guadagna amicizie, amori, o soldi, in fondo li ruba alle altre, le non belle. Ed in particolare a quelle che sopra a tutte le altre andrebbero considerate, onorate e coperte d’oro: le intelligenti, e soprattutto le intellettuali, o che tali si considerano. Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni seduce il nulla

(di Luca Doninelli, da “Il Giornale”, 26 luglio 2006, www.ilgiornale.it)

Un libro di grande interesse, semplice e chiaro e al tempo stesso per nulla scontato, è Don Giovanni, l’Ingannatore dello psicanalista Claudio Risé (Frassinelli, pagg. XIX-160, euro 16). Il punto di partenza è offerto dall’esperienza diretta, offerta a Risé non tanto dai casi in cura, protetti da segreto, quanto dal dialogo con i lettori che da anni intrattiene dalle colonne del settimanale “Io, donna”.
Don Giovanni, da un lato, è più vivo che mai nel nostro tempo. Questa figura di uomo irresponsabile, incapace di rimorso perché disimpegnato con tutto, continua a imperversare nella vita di molte donne, perlopiù donne d’ingegno, dotate o di grande autocoscienza, o di vera profondità spirituale o, perlomeno, di vera ambizione sociale. Sono queste, oggi come ieri, le vittime di Don Giovanni. Risé, intelligentemente, decide allora di studiare il personaggio al suo primo apparire sulla scena letteraria (Tirso de Molina, Molière, Da Ponte-Mozart). Leggi il resto dell’articolo

Il fulmine che congiunge Cielo e Terra

Claudio Risé, da “Liberal”, n. 36, luglio-agosto 2006, www.liberalfondazione.it

Il rinnovato interesse per l’esperienza religiosa, che coinvolge da circa 30 anni tutto il mondo, ma è particolarmente visibile nello scristianizzato Occidente, si è lungamente preparato nel tempo.
Si tratta del processo scaturito dalla riflessione sulle forme e conseguenze del “processo di secolarizzazione” che ha separato, in modo più netto dall’Illuminismo in poi, la vita dell’uomo dall’esperienza del sacro, rinchiudendola al campo dei fenomeni. Questa riflessione ha comportato una verifica delle procedure e risultati della secolarizzazione alla luce di Scienze umane come l’antropologia, l’archeologia, la psicologia del profondo, la scienza delle religioni, ma anche di scienze tradizionalmente ritenute più “esatte” come la fisica, la matematica, la biologia. I nuovi movimenti di laici aperti ed interessati alla dimensione religiosa, ritenuta da loro, sempre più spesso, termine di confronto obbligatorio sia nelle scelte individuali che nel dibattito e nell’agire collettivo, sono l’ultimo risultato di questo ultimo tratto del complesso cammino della coscienza occidentale.
Per certi versi, però, gli interrogativi dei laici sui risultati nella vita umana della cacciata di Dio, erano cominciati ancor prima.
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La vita nella guerra

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 luglio 2006

Di fronte alle distruzioni, i massacri, i popoli in lotta tra loro, si viene presi dallo sconforto, una specie di disperazione. Un sentimento inquietante. Meno dannoso però, dell’altro, quello dettato da un buonsenso semplificante: insomma, perché non la smettono? Questo secondo atteggiamento, infatti, impedendo il contatto emotivo con quanto accade, condannandolo e basta, non ci aiuta a comprenderlo.
In quel teatro di conflitti che è lo studio dell’analista, di guerre se ne vedono in continuazione. Due coniugi hanno accumulato, nel corso degli anni, enormi conti da regolare: sul piano affettivo, sentimentale, economico, sessuale. Ed a volte si fanno la guerra, con ogni mezzo, e distruzione di risorse, per loro e per chi sta loro intorno. Perché non la smettono? Di solito, perché ognuno dei due sente che in quella guerra è in gioco la propria identità, addirittura il proprio desiderio di esistere (se non ottengo ciò che desidero, la vita non mi interessa). Dire dunque che i due sono pazzi, e che farebbero meglio a cessare le ostilità, può sembrare sensato, ma è inutile. I due coniugi (o fratelli, o vicini, o soci d’affari), continueranno a contendere fino a quando non avranno regolato i loro conti. In un modo o nell’altro, compresa la forza. Leggi il resto dell’articolo

Attento a come parli

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 luglio 2006

Attento a come parli, non urtare nessuno. Il giocatore Materazzi, convocato d’urgenza dinanzi alla Commissione di disciplina della Fifa, sarà – sembra – squalificato perché Zinedine Zidane (che l’ha colpito con una testata durante la partita Francia Italia) l’ha accusato di aver nominato offensivamente sua sorella. Su un piano meno nobile, Vittorio Emanuele di Savoia è stato espulso da un paio di club perché sono state rese note sue telefonate con espressioni scurrili (anche se i biografi ne riportano di peggiori a carico del suo avo Vittorio Emanuele II° di Savoia, primo re d’Italia). Il maestro di scuola Boscherini fu trasferito in mezzo alle montagne per non aver apposto la sua firma sotto la dicitura “le insegnanti”. Sono solo alcuni episodi tra i tanti che la cronaca propone costantemente. Fino a che punto, però, si può chiedere all’individuo di essere sempre “corretto” fino alla contraffazione, e sanzionarlo se non lo è? La mia esperienza, come psicoterapeuta, ma anche come docente di scienze umane, è che tra istintività, e correttezza richiesta dall’ambiente, è necessario mantenere un attento equilibrio, che non penalizzi troppo nessuna di queste due esigenze. Leggi il resto dell’articolo

Campioni amatissimi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 10 luglio 2006

Campioni amatissimi. Un calcio tra i più belli del mondo. Modelli per tutto il mondo, in un’epoca di altissima concorrenza, e di giudizi severi. Un sistema di squadre oggi tra i più efficienti, in grado di selezionare degli assoluti fuoriclasse. Così sono stati vissuti, per lunghe settimane, i nostri giocatori ed il calcio italiano, in tutto il mondo. Negli stessi giorni però, accurati pubblici ministeri istruivano un gigantesco processo che guardava ai giocatori, ed alle loro squadre, in tutt’altro modo. Quest’altro, poco benevolo sguardo, metteva a fuoco un sistema corrotto, nel quale la violazione della norma era la regola. Apparivano personaggi senza scrupoli, per i quali l’obiettivo dominante era sì la vittoria, ma anche il guadagno che l’accompagnava. Da raggiungere ad ogni costo. Tra queste due immagini così contrastanti, milioni di persone oggi si chiedono: dov’è la verità? Leggi il resto dell’articolo

L’identità ritrovata

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 10 luglio 2006, www.ilgiornale.it

I nostri sono tornati. E dunque si può ancora far festa. Anzi si deve far festa: senza riserve, reticenze, pudori. Ci si può tingere la faccia coi tre colori, come italici indiani, si possono sventolare bandiere, sorridere a passanti che sorprendentemente ti sorridono, improvvisare spericolati caroselli gioiosi, e non aggressivi girotondi politici. Per milioni di ragazzi che temevano di non riconoscersi più in nulla, o quasi, che coprivano la solitudine, e lo smarrimento, con appartenenze provvisorie (un rapper dal successo passeggero, una maglietta firmata), i giocatori azzurri sono, finalmente “i nostri”. Qualcosa con cui identificarsi, da adottare senza riserve, con entusiasmo.
La voglia era nell’aria, si percepiva nelle ore prima delle partite, nelle città surriscaldate, desertificate dal coprifuoco dei 33°, ma già brulicanti di bandiere nascoste dappertutto, pronte per essere issate e sventolate. Non senza timore, certo: i ragazzi in cerca di eroi erano anche pronti a metterle via e riportarsele a casa, quelle bandiere. C’era una gran voglia dei nostri, ma non era sicurissimo che si materializzassero davvero, di fronte agli scuri e misteriosi giocatori del Ghana, o ai potenti americani. E invece gli azzurri non hanno mancato all’appuntamento, offrendo un gioco sempre più generoso, brillante, deciso. Quasi non ci si credeva. Erano davvero i nostri. Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni/ Il demone del disordine, ed i suoi amanti

(di Caterina Giojelli, da “Tempi”, 6 luglio 2006, www.tempi.it)

C’è più di un filo rosso che lega un dandy anni Venti, anticipatore del dissoluto postmoderno, a una leggenda del folklore mediterraneo del Seicento. Un’immagine per cominciare, mefistotelica e vermiglia, l’autoritratto del proteiforme Jean Cocteau scelto da Claudio Risé per la copertina della sua ultima fatica letteraria sul burlador de Sevilla. Due fieri narcisisti, tronfio il primo, Jean Cocteau, nel definirsi «una menzogna che dice sempre la verità», tronfio il secondo nel gloriarsi del «tutta Siviglia mi chiama l’ingannatore». «Più indagavo e più vedevo Don Giovanni, il delinearsi di una creatura diabolica. Più lo conoscevo e più ci vedevo la rappresentazione scarlatta che Cocteau diede di sé quando ancora i capelli li aveva tutti. E sfumavano, evocando le fiamme dell’inferno, come un demone senza volto, come Don Giovanni». Leggi il resto dell’articolo

Tutti i vantaggi della verità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 luglio 2006

La spontaneità diventa difficile. “Chi oserebbe una vita autentica?” ha scritto un manager di successo al mio blog, commentando Pensieri & passioni di lunedì scorso. Il timore che essere se stessi sia troppo rischioso è oggi molto diffuso. Non solo tra i giovani, tra i quali un po’ di insicurezza è fisiologica, ma anche in tutti coloro che, in azienda o nelle professioni, devono seguire codici di comportamento che si vanno facendo sempre più precisi e definiti. Soprattutto però, dice il lettore: “nel mondo di oggi, influenzato dalla televisione, non ti puoi permettere di essere vero: devi sempre essere attraente e ammirato, per non trovarti da solo”. Leggi il resto dell’articolo

“L’odissea della vita”

(dal sito www.stranocristiano.it, 29 giugno 2006)

Ciao a tutti,

ieri sera Piero Angela, a Superquark ha presentato”L’odissea della vita”, un documentario sulla gravidanza (raccontata non solo dall’interno del pancione, ma anche dall’esterno, con la storia dei futuri papà e mamma). Le immagini in 3D dell’interno del pancione in effetti erano bellissime.
Ma il resto non mi è piaciuto. Andava visto muto.

Il documentario, pur suggestivo, era pieno di luoghi comuni.
All’inizio, quando lei rimane incinta, la domanda fatidica: “E’ un figlio voluto?”, perché si sa, questa è condizione necessaria per portare avanti la gravidanza.
Per tutto il filmato, sono stati sempre in tre: lui, lei e il dottore. Stavano sempre dal medico. E poi, soprattutto, il momento del parto: le doglie indotte, e poi l’epidurale (quella che piace tanto a Livia Turco). Un parto totalmente medicalizzato, senza nessun motivo apparente. Sia chiaro: l’epidurale, chi vuole, la facesse pure. E soprattutto, la facesse chi ne ha realmente la necessità. Ma non si capisce perché anestetizzarsi a priori, comunque, prima di sentire i dolori. Leggi il resto dell’articolo