Le scorrette piste dell’amore

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 29 agosto 2006, www.ilgiornale.it

Sì, va bene la “sindrome di Stoccolma”. Sta tra due virgolette, comincia per “sindrome”, ci si può mettere sotto un timbro, una firma, e la diagnosi è bell’è fatta. E dopo? Quando abbiamo ancora una volta detto che di questo si tratta, cosa ne sappiamo, in più, del comportamento di un essere umano, di questa ragazzina segregata per otto anni, e che quando ha potuto/deciso di andarsene, ha suonato alla vicina e ha detto: «sono Natascha Kampusch»? Di questa persona che ha passato l’adolescenza senza vedere e parlare con nessuno tranne il suo carceriere, e che tuttavia, ora che è una giovane donna, riemerge dal nulla in cui era stata cacciata, brandendo la segnaletica dell’Io, nome e cognome, con una fermezza di cui la maggior parte dei suoi coetanei cresciuti in famiglia non sarebbe capace, anche in situazioni molto meno drammatiche? Leggi il resto dell’articolo

A scuola senza passioni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 agosto 2006

Con poca voglia torneranno a scuola. Sono i nostri figli, nipoti, fratelli minori, ragazzi e ragazze dai capelli inquieti che tornano ora, in massa, nelle città. Come fare perché questo periodo sia il meno inutile possibile, ed anzi, magari, serva a qualcosa? Innanzitutto, credo, sapendo che non è una faccenda semplice. Ogni scuola si regge su due presupposti indispensabili. Il primo è che ci sia qualcosa da imparare, e che ciò sia necessario per vivere. Il secondo è che, per farlo, occorra accettare le regole proposte da chi insegna. Questi presupposti sono saltati. Quando i giudici condannano i genitori a mantenere figli quasi quarantenni, nel caso non abbiano ancora trovato un lavoro di loro gradimento, lo Stato stabilisce, con sentenza, che tu non devi imparare qualcosa per vivere. Puoi farlo alle spalle dei genitori, e lo Stato ti aiuterà. Inoltre, lo stesso Stato, quando sospende o allontana dall’insegnamento chi chiede disciplina agli allievi, nega che lo studente debba obbedire. Come l’insegnante valdostano che (dopo una vita di insegnamento), fu allontanato dalla scuola per aver tirato le orecchie a un ragazzino che durante la lezione, si sporgeva da una finestra pericolosa. Il maestro si suicidò. Leggi il resto dell’articolo

Politica del cinismo

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 28 agosto 2006, www.ilgiornale.it

Milano contro le donne? A leggere alcuni grandi quotidiani, parrebbe proprio di sì. Qualcuno rimpiange le antiche fiaccolate femministe. Il Vescovo Ausiliare, De Scalzi, dice che «si respira violenza, e Milano deve ricostituirsi». Comunque, si chiede perentoriamente al sindaco, donna, di «far sentire subito che Milano è dalla parte delle donne». C’è qualche dubbio in proposito? Tranne per le incaute ragazze che si sono lasciate chiudere in casolari di campagna (ove nessuno poteva aiutarle) da magrebini conosciuti in mezzo alla notte, alla Stazione, è proprio grazie ai milanesi dalla parte delle donne, che per fortuna intervengono, mettono in fuga, magari anche feriscono gli assalitori, che la maggior parte degli stupri è tentata, ma non andata a buon fine. Leggi il resto dell’articolo

Bersani crudele

Claudio Risé, da “Tempi”, 24 agosto 2006, www.tempi.it

Non è bello non sentirsi amati dai capi. Soprattutto per le persone un po’ “selvatiche”, dai sentimenti più semplici e meno tortuosi. Come per esempio i bambini: un bimbo sano si aspetta che la maestra gli voglia bene. E questo lo spinge a far meglio. Anch’io, come altri professionisti, piccoli imprenditori, gente che cerca di fare il proprio lavoro meglio che può, mi sarei aspettato almeno una benevola neutralità da questo governo, che non ho votato. Dopo tutto anche noi, alzandoci la mattina per lavorare ogni giorno, magari inventandoci anche qualcosa di nuovo, invece di chiedere un sostentamento, una prebenda, diamo una spinta ulteriore alla crescita di questo paese. E invece, dalle battute dell’acido Visco alla protervia di Bersani (che scambia la libertà personale per evasione), è stato chiaro che i capi della società italiana, cui appartengo, non amavano affatto, né me, né tutti gli altri come me. Leggi il resto dell’articolo

Vacanze faticose

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 agosto 2006

A moltissimi le vacanze non fanno bene per niente. Tanti, appena tornati, raccontano allo psicologo, di sentirsi ancora più stanchi. Il guaio è che, per moltissimi, la vacanza è diventata un lavoro in sé. A cominciare dalla scelta della meta, che impiega molto tempo, studi, valutazioni, finendo col suscitare attese molto elevate, seguite da quasi inevitabili delusioni. Alla base delle vacanze faticose e deludenti c’è comunque un errore comune. La vacanza, invece di essere un tempo di vuoto (vacatio, vacuus), nel quale il corpo e la mente riprendono le forze, viene riempita con ogni sorta di iniziative, sport, vita sociale, hobby, impegni. Diventa, insomma un altro lavoro. Manca completamente quello svuotamento dagli impegni quotidiani che solo, indipendentemente dal luogo in cui si è, e da chi si ha intorno, può liberarci dagli stress accumulati duranti i mesi di lavoro. Al contrario, uno degli impegni più gravosi della vita quotidiana, quello di mantenere un’immagine attraente e di successo, si carica in vacanza di nuove incombenze. Leggi il resto dell’articolo

Nazionalità nuove e identità vecchie

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 agosto 2006

Lunedì scorso questa rubrica ha presentato le passioni di amore e di odio per lo straniero, e la questione della sua rapida integrazione in una comunità. Gli avvenimenti successivi hanno poi illustrato quelle righe. Gli attentati dell’11 agosto, sventati a Londra, con una trentina di arrestati islamici, di nazionalità inglese, ci chiedono: come mai persone nate in un paese, curate nei suoi ospedali, educate nelle sue scuole, non ci pensano poi due volte a uccidere decine, centinaia, o migliaia di concittadini? Il fatto è che non basta la cittadinanza per sentirsi parte di un paese. In passato la cittadinanza, la nazionalità, suscitavano passioni e sentimenti specifici: il senso d’appartenenza, la solidarietà con gli altri membri del gruppo, sentiti come vicini, in certo senso fratelli, e quindi la spinta a difenderli. La nazionalità, molto prima del timbro burocratico, era una condizione esistenziale e simbolica forte, che cambiava la vita di una persona. Oggi è una dichiarazione burocratica, che assicura certi servizi: l’appartenenza ad un servizio sociale e pensionistico, la tutela diplomatica, un più facile accesso al lavoro, in cambio del pagamento d’imposte. I sentimenti e le passioni legati al significato simbolico dell’appartenenza nazionale, sono però oggi di solito sconosciuti ai nuovi cittadini cui viene rapidamente concessa. Perché? Leggi il resto dell’articolo

Lo straniero

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 agosto 2006

Lo straniero, in tempi di grandi migrazioni, di turismo e globalizzazione, è protagonista dei dibattiti. Che tendono spesso a semplificarsi, ad irrigidirsi, e diventare stereotipi. Si è pro, o contro lo straniero. Un’ideologia impone di accettarlo sempre, un’altra di ricacciarlo. Ma chi è lo straniero? I nostri antenati greci, che in fatto di Stato se ne intendevano, distinguevano. Per esempio l’individuo che parlava dialetto ellenico era veramente straniero xenos, il cui nome rimanda addirittura a Zeus, dio, e doveva essere accolto in casa. Quando però manca ogni elemento di comunanza, di intimità, quando la lingua ed i costumi sono proprio diversi, com’è sempre più spesso nella latinità, occorre verificare se l’altro può essere davvero un ospite (hospes), o se non sia piuttosto un nemico (hostis), qualcuno da sottoporre a prove, prima di concedergli accoglienza, e soprattutto cittadinanza. Leggi il resto dell’articolo

Risé: nelle Dolomiti le tracce del Mistero

(di Marina Corradi, Inviata ad Auna di Sotto (BZ), “Avvenire”, 6 agosto 2006, www.avvenire.it)

«Qui si coglie l’intuizione di uno spazio dell’umano inviolabile, la saggezza della natura, la bellezza della vita, il senso di un’abbondanza originaria»

Proprio in fronte alle finestre, il dente massiccio dello Sciliar.
Accanto, il Latemar e il Rosengarten, regno delle saghe di re Laurino.
E attorno, i pascoli da Eden dell’altopiano del Renon, proprio sopra a Bolzano. Claudio Risé, psicoanalista e scrittore, milanese, vive l’estate, come del resto tutto l’anno, da pendolare fra la sua casa ad Auna di Sotto e Milano. La torrida Milano che però non può lasciare, per via dei suoi pazienti che spesso proprio nei mesi caldi hanno di lui più bisogno; e anche perché l’idea della vacanza come stacco totale, come saracinesca calata sulla vita quotidiana, non appartiene al professore. Non c’è bisogno, nemmeno d’estate, di staccarsi da un lavoro che si ama.
Pendolare, dunque, ma con più ampie e tranquille soste sul Renon. Fra quelle montagne imponenti, e misteriose, che per Risé sono un luogo dell’anima. Conosciuto fin da ragazzo, quando veniva qui in villeggiatura. E dimora, da quindici anni, da quando la moglie Moidi Paregger, medico antroposofico, altoatesina, ce lo ha ricondotto, e ha costruito la loro casa. Leggi il resto dell’articolo