Lo sciopero dei padri artificiali

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 settembre 2006

Le vie della riproduzione artificiale, al di fuori della famiglia tradizionale, sono più complicate di quanto sembri. Non dal punto di vista tecnico (dove le possibilità sono enormi), ma da quello affettivo, psicologico. Insomma dal punto di vista umano. Ne sa qualcosa il governo britannico, che già undici anni fa fece una legge molto innovativa in questo campo, prevedendo libertà di donazione del seme, e anonimato per il donatore. Ci fu un grande successo mediatico, ed anche economico, un grosso sviluppo delle “cliniche della fertilità”, ed una massiccia offerta di seme, pagato circa 22 euro a prestazione. Più le spese di trasporto. Il primo maggio di quest’anno, però, sempre un governo Blair abolì l’anonimato per il donatore. Di colpo, di fronte alla prospettiva di sentirsi chiamare papà, l’offerta di seme dei donatori anonimi si contrasse vistosamente. Le scorte, all’epoca molto massicce, diminuirono rapidamente. Ed oggi la prospettiva è quella della chiusura di molte fiorenti cliniche, costrette a ricorrere al mercato internazionale, a costi crescenti. Fin qui, sembrerebbe solo un problema di squilibrio di materia prima tra domanda e offerta, un classico di ogni attività economica, che prima o poi si trova il modo di risolvere. La riproduzione umana, però, non è un’attività economica come le altre. Essa è al centro della vita dell’individuo, della sua formazione non solo fisica, ma anche affettiva e cognitiva. E questa vicenda dimostra perchè essa non può essere affidata alle sole competenze della tecnica, né ai meccanismi di aggiustamento dell’economia.
Per quale ragiona infatti il liberalissimo governo Blair aveva modificato la sua legge originaria? E per quale ragione l’Authority britannica per la bioetica, alla quale il governo aveva dovuto sottoporre il nuovo progetto che rendeva possibile l’identificazione del genitore, l’aveva approvato? Aggiungendo anzi che “nessuno, neppure lo Stato, può privare un cittadino di conoscere il nome di chi gli ha dato la vita”? Il fatto è che, dopo il varo della legge che cancellava il nome del padre, riducendolo ad un anonimo rivenditore di seme, erano accadute molte cose. Molti figli, crescendo, avevano sentito il bisogno, a volte appoggiati dalle madri, di risalire alla figura paterna. In qualche caso, semplicemente, per ottenerne del denaro, spostandolo dalla figura di mero inseminatore anche a quella, tradizionale del padre, di provider, di provveditore di mezzi finanziari per la famiglia, vista come il fumo negli occhi nel momento di euforia dell’inseminazione da single, ma poi rivalutata, magari per reali necessità. In altri casi, si cercarono i padri per curare malattie d’origine genetica, manifestatesi nel frattempo. Divenne famoso ad esempio il caso di quattro bambini affetti da autismo (una grave difficoltà psichica a relazionarsi con l’esterno e gli altri), risultati figli dello stesso donatore, oggi ricercato disperatamente dai medici che seguono i bimbi.
La ragione più profonda di questa ricerca degli uomini nascosti dal numero della provetta è però ancora un’altra, ben nota a chi lavora sulla psiche umana. Ogni individuo ha bisogno di un padre e di una madre. E cerca chi sono i suoi fratelli: di qui il successo del sito Internet che consente di trovarli. Può essere (e sono traumi gravi), che uno dei genitori muoia, che se ne vada, che la coppia genitoriale si separi. Ma il buio sull’identità di uno dei genitori getta un cono d’ombra sulla tua stessa identità, di cui non ti puoi veramente appropriare fino a quando non sei venuto a capo del mistero della tua origine.

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2 Responses to Lo sciopero dei padri artificiali

  1. L’11 settembre 2006 nella rete è nata THE RIGHT NATION (www.therightnation.net); un gruppo di blog e siti di area moderata e liberale che si riconoscono vicini alle idee del centrodestra, ma che intendono andare oltre la definizione meramente “politica”.
    Il nostro è un progetto che guarda alla cultura, al pensiero umano. Per questo ci rivolgiamo alle personalità più interessanti, più vive, che già da tempo indicano la strada e il lavoro da fare: il Presidente Marcello Pera, Magdi Allam, Giuliano Ferrara, Oriana Fallaci, il professor Claudio Risè, André Glucksmann, Alain Finkielkraut e da ultimo, ma non per questo meno importante il Professor Ratzinger.
    ASPETTIAMO IL TUO BLOG AL PIU’ PRESTO NELLA RIGHT NATION ITALIANA.

  2. Redazione says:

    Onorato di essere con voi! Buon cammino comune! Let’s go.
    Claudio

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