Il silenzio dei valori

Claudio Risé, da “Tempi”, 21 settembre 2006, www.tempi.it

Le donne uccise quando ti lasciano, le nonne soppresse per sfilargli dal portafoglio 20 euro e giocarli al videopoker, la ragazza aggredita e ferita dalle coetanee perché troppo bella. Insomma la vita cattiva, senza regole, da dove viene, e dove ci porta? Di quale cultura è figlia e quali stati di latitanza della coscienza e della ragione produce? Innanzitutto, è una vita senza educazione, non educata.
Perché ci sia un’educazione, come ricordava Simone Weil, o Luigi Giussani, occorre una cultura che trasmetta obiettivi. «Nessuna azione viene infatti eseguita, – dice la Weil – quando manchino moventi capaci di fornirle la quantità di energia necessaria». Il maleducato è psicologicamente un depresso, che non ha motivi per fare azioni vere e proprie, e si limita a soddisfare pulsioni, non elementari (più sane), ma indotte da una cultura debole e povera (come il videopoker). Per compiere, infatti, azioni buone, che costruiscano una vita buona, e felice, occorrono obiettivi che non riguardino solo l’appagamento dell’ego, e dei suoi bisogni o presunti tali.
L’educazione, evento relazionale, che va da io a un tu, ci coinvolge con l’altro, con la felicità sua, e della comunità di altri/noi stessi cui apparteniamo. Oggi l’educazione dichiara apertamente di non avere questo tipo di obiettivi. La società e le sue strutture, a cominciare dalla scuola, afferma di non aver nessuna intenzione di porsi delle mete educative, al di là del fornire all’individuo alcune competenze, nozioni, non riferite al benessere dell’altro e della comunità ma all’appagamento dei bisogni di chi le riceve. Sotto il diktat del relativismo, e la sua proibizione di affermare qualsiasi visione sovrapersonale del mondo, non si osa più proporre nessun valore che possa ispirare un’educazione, dare veri obiettivi. Perfino il profitto è guardato con sospetto perché, pur “utilitarista”, è comunque legato ad una concezione della vita, dell’uomo, della società, insomma ad una visione del mondo, ed a precisi ideali. E quindi rompe il cupo silenzio valoriale della scuola relativista.
Se non ti insegnano però a lavorare, ed a rispettare l’altro (non solo l’immigrato perché è extracomunitario, anche quello che hai davanti, il parente), uccidi la nonna per prenderle i soldi che non sai guadagnare. Se non ti dicono nulla del mistero della bellezza, aggredisci a sangue la compagna bella, che ti sembra solo detenere un privilegio che a te manca.
L’educazione è stata sostituita da una gigantesca operazione di abbattimento di un’intera civiltà, che si cerca di ridurre da comunità ad accozzaglia di disperati privi di ragione, e quindi schiavi di pulsioni troppo rancorose e disordinate per diventare desideri, e obiettivi. L’uomo con principi, dotato di un’identità e di pensiero forte, non solo non è desiderato, ma fortemente osteggiato, da questo sistema educativo e di comunicazione. Non è l’allievo modello, ma la bestia nera, il ragazzo/a “sbagliato”. Aiutiamolo.

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4 Responses to Il silenzio dei valori

  1. Giuliana says:

    “[…]Ed è solo seguendo la ragione che si può essere veramente liberi, Infatti soltanto a coloro che per mezzo di essa hanno imparato a conoscere ciò che bisogna volere è dato di vivere conformemente alla propria volontà, mentre chi si abbandona arbitrariamente ad atti e ad impulsi rozzi e irragionevoli è un individuo meschino e soggetto a molti e grandi rimorsi” Plutarco “L’arte di saper ascoltare” Newton Compton Editori
    La nostra società sta abbandonando il Logos, il valore della ragione e della parola perchè accidentalmente siamo governati dall’ignoranza che compiace le masse e l’intelligenza se onesta è un handicap. Ovvia conseguenza un’involuzione verso forme primitive…

  2. Redazione says:

    Non so quanto primitive, e non piuttosto evolute, ma in modo perverso, senza più il riconoscimento di un ordine simbolico che lega e dà senso. Un ordine che, nel suo modo elementare, il primitivo invece ricerca e riconosce, perché corrisponde ad un bisogno umano primario. Claudio

  3. Giuliana says:

    Sì, è vero, l’Homo Sapiens era sicuramente più evoluto, almeno sapeva dipingere. Ho scritto forme primitive pensando al Signore delle mosche…
    Grazie per la risposta!

  4. Redazione says:

    vero, noi primitivi sappiamo dipingere…
    guido

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