Le nuove suocere, e il matrimonio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 ottobre 2006

Davvero le suocere sono fra le prime cause di fallimento matrimoniale? Questa tesi, illustrata da proverbi popolari in tutte le regioni italiane (e già questo significa qualcosa), viene ora riproposta dagli psicologi, che nei loro colloqui vedono comparire il fantasma di una suocera prepotente dietro a moltissimi matrimoni in crisi: uno su tre, a quanto pare. Non si tratta tanto del ritorno di un vecchio stereotipo, quanto del ripresentarsi, in un mondo trasformato, di una questione reale, apparentemente aggravatasi nel frattempo: la fatica dell’essere umano ad uscire dalla dipendenza dalla madre.
In fondo, sull’osservazione di questo fenomeno è nata la psicoanalisi, che continua ad essere la solida base di studio dei moti profondi dell’animo umano. L’affetto ed il bisogno dell’attenzione materna porta il figlio all’ostilità verso il padre, che della madre è il legittimo compagno, e soprattutto lo porterà poi a richiedere alla moglie le stesse attenzioni, le stesse gratificazioni, a suo tempo ricevute, o desiderate, dalla madre. Quando la moglie percepisce di essere vista come madre, e non come donna, amante, compagna, si disamora, ed il rapporto entra in crisi. Leggi il resto dell’articolo

Svelate, o velate

Claudio Risé, da “Tempi”, 26 ottobre 2006, www.tempi.it

Vogliamo capire un po’ meglio questa questione del velo? Anche perché siamo in un paese che di velo se ne intende: molte donne lo indossano ancora, a Messa, ai funerali; le siciliane, anche giovani, spesso lo amano e lo mettono; le contadine delle Alpi non disdegnano adornarsene alla festa del paese; le donne eleganti hanno enormi foulard che alzano sulla testa, e un po’ sul viso, al primo alzarsi di vento… Allora perché regalare al fondamentalismo islamico un sapere molto femminile (ma anche maschile: pensiamo a cavalieri, corpi speciali, monaci, e ai loro cappucci e velature): quello di velarsi, di coprire parte del corpo e del capo, di scegliere cosa lasciar vedere, a seconda dello stato d’animo, e delle circostanze? Non appiattiamoci tutti sull’esigenza poliziesca di “dover vedere il viso”: valida in questi tempi di terrorismo, ma non siamo tutti agenti in servizio permanente effettivo. Loro, le forze di polizia, devono poter vedere, quando serve, ma spero che non si arrivi a incarcerare gli abati che rientrano incappucciati dopo Compieta, o una bella signora, cristiana o islamica non importa, in vena di riservatezza. Leggi il resto dell’articolo

Il doppio

Claudio Risé, da “Liberal”, n. 37, settembre-ottobre 2006, www.liberalfondazione.it

“Man is not truly one, but truly two”, l’uomo non è veramente uno, ma in realtà due, con questa intuizione fulminante, contenuta nello Statement, nel memoriale sul proprio caso, lasciato dal dottor Henry Jeckyll, Robert Louis Stevenson inaugura la psicologia del profondo. Siamo nel 1886, l’anno in cui Sigmund Freud apre il suo primo gabinetto terapeutico, e tre anni prima della pubblicazione di “L’automatisme psycologique” di Pierre Janet. Le notazioni di Stevenson sulla naturale doppiezza, anzi molteplicità, degli aspetti e contenuti della psiche umana, rimangono ineguagliate (sia in campo letterario, che psicologico) nella loro precisione. Da allora ad oggi sono accadute molte cose, dalla pubblicazione del saggio Der Doppelgänger (il doppio) dello psicoanalista austriaco Otto Rank, al riconoscimento americano delle sindromi di personalità multipla, con i giudici che fanno giurare più volte gli imputati che ne sono affetti, con i diversi nomi che immaginano di avere. Leggi il resto dell’articolo

Gli uomini, e gli stupratori

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 ottobre 2006

Circola, e fa discutere, l’appello degli uomini contro la violenza maschile contro le donne. Nato tra ricercatori e docenti universitari, ha guadagnato consensi anche in altre categorie, e suscitato interesse. E’ certo di assoluta importanza che gli uomini riflettano e intervengano in prima persona su un fenomeno che occupa una parte rilevante delle cronache, e pesa sulla vita di tutti. Non possiamo cavarcela dicendo che i violenti non siamo noi, attribuendo questo comportamento a un nucleo (per quanto numeroso), di devianti. I maschi che violentano, che sopraffanno, interpellano implicitamente la responsabilità e la coscienza di tutto il mondo maschile. Come porsi di fronte a questo comportamento dei propri disgraziati fratelli? Un appello, con tutti i suoi limiti, può aiutare una riflessione, e far circolare semi di cambiamento. Con qualche rischio. Leggi il resto dell’articolo

I nuovi laici

Claudio Risé, da “Liberal”, n. 35, maggio-giugno 2006, www.liberalfondazione.it

Chi sono, e a che cosa servono, i “nuovi laici”? Luca Pesenti, sociologo e docente all’Università Cattolica di Milano, prova, tra l’altro, a rispondere a queste domande con un’antologia d’interventi di autori diversi, corredata da una sua introduzione. (La ragione e il desiderio, 2006). Per Pesenti i “nuovi laici” propongono un’idea di laicità diversa da quella “radicale”, sviluppatasi in Francia e in Europa dopo la Rivoluzione del 1789. Questa nuova laicità è aperta all’incontro con le diverse religioni, nel mondo che si globalizza, anche perché «ritiene utile e necessario… fondare le democrazie su qualcosa che preceda la politica e la legge». Una laicità, insomma, consapevole dei propri limiti, e di quelli di un’idea di Stato che ha cercato, in Europa, di sostituire alla religione se stesso, e le proprie procedure politiche e burocratiche. Senza naturalmente riuscirvi, perché la religione risponde alla ricerca specificatamente umana della verità, che è diversa dalla produzione di norme “neutrali” dello Stato “radicalmente” laico. Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni contro il padre

(Intervista data ad Andrea Ansaloni, da “La Gazzetta di Parma”, 10 ottobre 2006)

Perché dopo tanti libri sul padre, oggi ne pubblica uno sul Don Giovanni?
Perché Don Giovanni è l’anti-padre. Colui che è in lotta per tutta la vita contro la legge del padre, che protegge la donna e il matrimonio.
E’ impossibile capire la crisi della figura del padre oggi, se non si conosce l’archetipo leggendario che gli viene contrapposto nella modernità: appunto Don Giovanni.

Chi è Don Giovanni?
In Tirso, Molière, Mozart-Da Ponte, è un personaggio negativo, costretto a soddisfare immediatamente le sue pulsioni, e quindi incapace persino di farle diventare dei veri desideri, è malato di narcisismo infantile, e profondamente infelice.
Solo con il romanticismo diventa una specie di eroe del piacere, e tale rimane, in fondo, fino ad oggi con l’avanzare di una visione del mondo “relativista”, in cui nessun principio universale e nessuna norma può sostituirsi alla ricerca di un piacere immediato. Leggi il resto dell’articolo

La politica drogata

Claudio Risé, da “Tempi”, 19 ottobre 2006, www.tempi.it

La satira può scrivere la storia. E’ accaduto con “Le iene”, che hanno documentato come un terzo dei nostri parlamentari siano tossicodipendenti. Era già capitato: nella decadenza dell’Impero romano, in quella dell’Ancien Règime. Accade quando un regime, decadendo, diventa, più o meno sottilmente, autoritario. E le denunce della sua corruzione non appaiono più, dunque, nei luoghi istituzionali, appunto corrotti, o, oggi, nella stampa “seria”, asservita al potere, ma solo in quello spazio interstiziale della comunicazione che è rappresentato dalla satira. Essa, per sua natura, deve mantenere una quota di innocenza, di rivelazione infantile della verità sulla nudità del Re, senza la quale è morta. Leggi il resto dell’articolo

Il tabù della maschilità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 ottobre 2006

Anche nella società della comunicazione, della libertà sessuale, del corpo, il sesso maschile rimane oggetto di un persistente tabù. Alla visita per l’idoneità a militare un ragazzo su quattro aveva problemi ai genitali: da tutti i tipi di fimosi al varicocele, a discese solo parziali dei testicoli, ad infezioni di vario genere; a volte anche cisti o tumori. Eppure erano stati più volte visitati: da pediatri, medici scolastici, dai genitori. Il fatto è che “lì”, dalle parti del temibile-terribile fallo, nessuno osa guardare. I pediatri bravi, che quando il glande è coperto invitano il padre a fare al figlio la ginnastica prepuziale, per liberarlo, sono visti con sospetto dai genitori, e molti colleghi. E in caso di rottura del matrimonio il padre che ha acconsentito rischia l’accusa di abuso sul figlio. Per le bambine è diverso: le mestruazioni fanno sì che dei genitali femminili si parli, e vengano ispezionati. Il pene-fallo, invece, rimane il grande tabù. Leggi il resto dell’articolo

Le tossine dell’odio di classe

Claudio Risé, da “Tempi”, 12 ottobre 2006, www.tempi.it

Dopo il manifesto “Anche i ricchi piangano” a cura di Unione e Rifondazione Comunista, è la volta di “perché i ricchi si lamentano?”, detto questa volta in parlamento da una fonte istituzionale, il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. La cosa ci permette di continuare la riflessione sul risentimento, che animava quel manifesto, e queste parole. Non è una questione accademica, intellettuale. Uno dei grandi punti di debolezza del nostro paese, l’Italia, non solo rispetto agli Stati anglosassoni, ma anche agli altri grandi e piccoli paesi europei, sta nella difficoltà di comporre e far vivere una vera unità nazionale al di sopra dell’astio e della contrapposizione tra le due categorie di “ricchi” e “poveri”. Questo sentimento di avversione è stato alla base del più grande partito comunista del mondo occidentale, appunto quello italiano, rimasto potente fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Leggi il resto dell’articolo

Dietro il velo della donna

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 ottobre 2006

Cosa c’è veramente dietro il velo che copre il volto delle donne islamiche? Qualsiasi viaggiatore, uomo o donna, che abbia attraversato solitario le stradine di una medina, e che abbia incrociato l’occhiata intensa delle donne velate, sa bene che la questione è più complicata di quanto si dica. Come si evince, del resto, da un paio di notizie. La resistenza a togliersi il velo di molte donne dell’Islam a Londra, potrebbe anche essere attribuita ad una prova di forza con le autorità laiche, occidentali, dove le musulmane affermano il diritto di differenziarsi, dunque di esercitare un potere, di rifiutare un’omologazione imposta da altri. Il fatto però che le donne, anche e soprattutto giovani, tornino sempre più spesso a coprirsi il volto in Tunisia, dove quest’usanza fu vietata, da un dittatore islamico, il Presidente Bourghiba, mezzo secolo fa, nel 1956, ci sollecita a pensare che dietro al velo ci sia qualcosa d’altro, di più profondo. Le tunisine sono donne che sono state a lungo prive del velo, per legge. Ed ora, dopo cinquant’anni di volti liberamente truccati, e mostrati, tornano ad indossarlo. Perché? Leggi il resto dell’articolo

Anche i ricchi piangano

Claudio Risé, da “Tempi”, 5 ottobre 2006, www.tempi.it

Un manifesto, uno slogan, può rivelare un’intera concezione del mondo. Ed insieme, un modo di essere, di sentire, di percepire la vita e gli altri. Da questo punto di vista quello firmato dall’Unione e Rifondazione Comunista per la finanziaria 2007 (ricordata in un riquadro) merita un posto nei libri sulla storia d’Italia. In alto campeggia il titolo, a cui, dice implicitamente il manifesto, la finanziaria si ispirerà. Il titolo è: “Anche i ricchi piangano”. La parola piangano, al centro del manifesto, è quella scritta coi caratteri più grandi. Al centro c’è un riquadro ovoidale, nel quale appare un panfilo (non tanto bello, ma i gusti sono gusti), con appunto il riquadro: Finanziaria 2007, che forse dovrebbe evidentemente silurarlo. Sotto le diciture: “Difendere il programma. Difendere i più deboli”. E voilà. Le intenzioni di Unione, e Rifondazione, sono tutte espresse in un’immagine, più eloquente di un lapsus. Leggi il resto dell’articolo

Guardarsi dal di fuori

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 ottobre 2006

Il miliardario russo che si è organizzato una finta morte, per vedere come si comportavano familiari, amici e dipendenti, ha risposto ad un tipico bisogno umano: prendere distanza dalla propria vita quotidiana, guardandola dall’esterno. Le risposte raccolte sono state deludenti. L’uomo ha così visto che la moglie avrebbe subito autorizzato il distacco della spina degli apparecchi che lo mantenevano in vita, che lo tradiva col principale collaboratore, che i dipendenti passavano immediatamente alla concorrenza, e così via. Per quanto deludenti, sono tuttavia informazioni che gli serviranno nella vita cui è tornato, dopo aver concluso il macabro esperimento. Che è soltanto l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di tentativi compiuti dagli uomini per uscire dalla vita di tutti i giorni, e poterla poi guardare in modo più oggettivo, meno cieco e automatico. Leggi il resto dell’articolo

Stati rapitori di bambini

La bambina orfana è stata rimpatriata in orfanotrofio (tra le braccia aperte dei suoi violentatori?).
Le convenienze politiche vincono, per ora, sull’amore per la vita e per la persona.

www.stranau.it