Dietro il velo della donna

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 ottobre 2006

Cosa c’è veramente dietro il velo che copre il volto delle donne islamiche? Qualsiasi viaggiatore, uomo o donna, che abbia attraversato solitario le stradine di una medina, e che abbia incrociato l’occhiata intensa delle donne velate, sa bene che la questione è più complicata di quanto si dica. Come si evince, del resto, da un paio di notizie. La resistenza a togliersi il velo di molte donne dell’Islam a Londra, potrebbe anche essere attribuita ad una prova di forza con le autorità laiche, occidentali, dove le musulmane affermano il diritto di differenziarsi, dunque di esercitare un potere, di rifiutare un’omologazione imposta da altri. Il fatto però che le donne, anche e soprattutto giovani, tornino sempre più spesso a coprirsi il volto in Tunisia, dove quest’usanza fu vietata, da un dittatore islamico, il Presidente Bourghiba, mezzo secolo fa, nel 1956, ci sollecita a pensare che dietro al velo ci sia qualcosa d’altro, di più profondo. Le tunisine sono donne che sono state a lungo prive del velo, per legge. Ed ora, dopo cinquant’anni di volti liberamente truccati, e mostrati, tornano ad indossarlo. Perché?
Credo che questo abbia a che fare col tipo di potere che nella società islamica la donna possiede: qualcosa che l’Occidente ignora, o nega frettolosamente, e che soltanto qualche viaggiatore acuto (come Vittoria Alliata nel suo bel libro: Harem), ha riconosciuto e descritto. La donna islamica non è esclusivamente (come descrive la propaganda, ma anche molta sociologia occidentale), l’oggetto passivo del potere maschile. Essa possiede un preciso potere personale: affettivo, educativo, ed organizzativo, che dalla gestione della famiglia e della casa passa poi ad impregnare la politica, e lo stile di vita collettivo. L’importanza delle madri, in lutto ma trionfanti per il coraggio dei figli, nella vicenda dei terroristi che si fanno esplodere, è una terribile illustrazione iconica di questo potere, e di molte sue caratteristiche psicologiche, che rimandano direttamente all’archetipo della Grande Madre, nel suo aspetto più vicino alla morte.
Al centro del potere che le donne hanno nella società islamica (e gestiscono assieme con gli uomini, secondo una precisa ripartizione delle rispettive sfere d’influenza), c’è però il mistero, dietro il quale esso ama nascondersi, per agire con più efficacia, e proteggere il proprio fascino. Al contrario dell’Occidente, dunque, dove il movimento di “liberazione” femminile ha seguito sempre più il percorso dello svelamento, ed anche dell’esibizione, nei paesi islamici la donna ha preferito nascondere il proprio volto, e quando era opportuno anche le proprie azioni, o il proprio territorio. Nella cucina islamica gli uomini non entrano, e non mettono becco.
E’ impossibile capire l’affezione delle donne islamiche, anche di quelle che non l’hanno mai portato, al velo, se non si tiene conto che esso non è soltanto una costrizione, ma rappresenta una diversa opportunità. Che si esprime dagli aspetti più banali (come quello di poter uscire senza trucco, tranne attorno agli occhi), a quelli più profondi della comunicazione attraverso il volto. La donna velata, ad esempio, può guardare chi vuole e come vuole; è molto difficile, per un altro che non sia il destinatario dello sguardo, coglierne l’intenzionalità. Mentre l’occidentale è costretta a parlare, per strada, allo sconosciuto, l’islamica dialoga con lo sguardo. Ed il velo la protegge perfettamente da chi non le piace. Per confrontarsi con l’Islam, l’Occidente dovrà ritrovare un suo sapere smarrito: il profondo legame tra femminile e mistero.

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7 Responses to Dietro il velo della donna

  1. Andrea says:

    Caro prof. Risè, che intende per legame tra femminile e mistero? Che la donna occidentale senza veli perde mistero? E ancora. Che potere esercita l’ostentazione del nudo e della sessualità? Anch’essa è una funzione distruttiva della Grande Madre?
    saluti e grazie

    Andrea

  2. Giuliana says:

    Forse la donna velata è protetta dal velo come il miliardario russo è protetto dal feretro, il ricco eccentrico dal suo travestimento da barbone: sono forse modalità che rispecchiano il desiderio di vedere e conoscere la realtà restandone però in qualche modo al di fuori, come spettatori non visti, o almeno, non riconosciuti. Ma non so quanto questo sia “potere” e non invece una reazione ad una situazione di impotenza. Come mi sembra che a volte sia anche il mistero…

  3. Pingback: Tracce

  4. Credo che sia un segno di identita’ per sentirsi e dichiararsi islamici, per rimanere agganciati alle proprie radici, che il mondo occidentale sta distruggendo. Il fascino che gli occhi di una donna velata esercitano sono evidenti a tutti. Anche le donne occidentali in vacanza nei paesi arabi non si sanno sottrarre al fascino di mettere il velo. Lo trovo molto femminile e non grandematerno. Semmai l’esaltazione dell’intimita’ esclusiva che si concede a pochi.

  5. Redazione says:

    Per Andrea: il mistero è un aspetto del femminile, del suo potere e del suo fascino, e il velarsi ne è stato uno degli strumenti. Sicuramento lo svelamento toglie mistero, ma aggiunge il fascino più immediato dell’attrazione del corpo nudo, mentre il velo ferma e trattiene sullo sguardo, come primo monento di incontro e immaginazione. Nello svelamento c’è una relazione con l’aspetto distruttivo della Grande Madre (ma c’è anche altro): nell’epopea di Gigamesh Ishtar si presenta senza veli all’eroe, lui la rifiuta, e per questo viene poi punito. Ma il punto è che la custodia del mistero e del segreto, sia maschile che femminile (come spiego in “Donne Selvatiche”, ed “Essere uomini”, è costitutivo dell’identità di entrambi.
    Per Giuliana: il miliardario russo “spia” gli altri dal suo finto coma. Vuole “svelare” aspettti della sua realtà che gli sfuggono. Il ricco-barbone americano dal suo travestimento vuole anch’egli vedere, e vivere, aspetti della realtà che la maschera del ricco finanziere gli nasconde. Sono ricerche, possibili solo partendo da un’altrezione del proprio aspetto convenzionale. Anche Nicodemo, per parlare con Gesù, sceglie il buio della notte, non ci va nella piena luce del giorno. A volte servono le tenebre, o i travestimenti, le operazioni mimetiche (l’adolescente apprende soparttutto per mimesi).
    Per Tracce: grazie.
    Per Marco. Purtroppo il fascino degli occhi di una donna velata non sono così evidenti per tutti. Salman Rushdie ha per esempio detto che “il velo è uno schifo.” Per fortuna non siamo solo noi occidentali ad essere stronzi (anche se lui, come islamico, non fa testo). Il velo, invece, è bello. Anche perchè ti spinge a desiderare di toglierlo. Claudio

  6. damiano says:

    la cosa più bella di una bella donna per me sono gli occhi. Il loro contorno delicato è un intreccio di sensualità e mistero, una fessura dalla quale si può intravedere una dimensione totalmente altra, immensa, arcana. Capisci che il tuo desiderio di unione con lei avviene soprattutto lì dentro, in quello spazio che intuisci attraverso i suoi occhi immenso e forse anche tremendo. Svelare solo gli occhi è un pò come indicare questa soglia a uno spazio intimo, sacro, inviolabile a meno di una giusta dignificazione. La soglia delgi occhi che può essere anche inquietante perchè è dopo averla varcata, nello spazio intimo che lei ti ha concesso, che si vede se se sei veramente Uomo (altrimenti sono grossi guai, e la non cautela verrà giustamente pagata a caro prezzo,per entrambi). Lo sgaurdo della donna è questo: il segno più irresistibile della belleza del mondo (che è Dentro), e la tremenda verità sul proprio essere Uomini od ometti. E forse anche questo spiega il nostro timore e la nostra rabbia di fronte alla donna velata.

  7. Matteo says:

    Ho letto il libro. Un inno (a volte ferino!) alla forza della donna. Grazie per il suggerimento.

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