Svelate, o velate

Claudio Risé, da “Tempi”, 26 ottobre 2006, www.tempi.it

Vogliamo capire un po’ meglio questa questione del velo? Anche perché siamo in un paese che di velo se ne intende: molte donne lo indossano ancora, a Messa, ai funerali; le siciliane, anche giovani, spesso lo amano e lo mettono; le contadine delle Alpi non disdegnano adornarsene alla festa del paese; le donne eleganti hanno enormi foulard che alzano sulla testa, e un po’ sul viso, al primo alzarsi di vento… Allora perché regalare al fondamentalismo islamico un sapere molto femminile (ma anche maschile: pensiamo a cavalieri, corpi speciali, monaci, e ai loro cappucci e velature): quello di velarsi, di coprire parte del corpo e del capo, di scegliere cosa lasciar vedere, a seconda dello stato d’animo, e delle circostanze? Non appiattiamoci tutti sull’esigenza poliziesca di “dover vedere il viso”: valida in questi tempi di terrorismo, ma non siamo tutti agenti in servizio permanente effettivo. Loro, le forze di polizia, devono poter vedere, quando serve, ma spero che non si arrivi a incarcerare gli abati che rientrano incappucciati dopo Compieta, o una bella signora, cristiana o islamica non importa, in vena di riservatezza.
L’antivelismo non è solo rischioso perché, come ricorda Baget Bozzo, si rischia l’autocastrazione identitaria alla francese: per vietare il velo proibiamo tutti i simboli religiosi, e togliamo i crocefissi. E’ rischioso perché nega un’esigenza umana, legata agli stili espressivi della bellezza, e della comunicazione non verbale: quella di poter scegliere che parte del volto mettere in risalto: se tutto, oppure gli occhi, oppure tutto il capo, ma schermandolo, appunto, dietro un velo, o una copertura.
Cinquant’anni fa il presidente della Tunisia, l’islamico Habib Bourghiba, proibì alle donne di mettere il velo. Finché visse, il divieto venne più o meno rispettato, anche se mai totalmente. Dalla sua morte in poi, le donne tunisine, soprattutto giovani, sempre più spesso preferiscono velarsi. Non credo che sia tutta colpa del fondamentalismo. Il fatto è che le giovani tunisine hanno scoperto, come sapevano benissimo le loro nonne, e come era stato proibito di pensare alle loro madri (in nome di una “liberazione femminile” molto autoritaria), che una donna velata può essere più libera, e sentirsi più bella, di una “svelata”. Le sue occhiate, ad esempio, sono decifrabili solo dalla persona cui sono dirette, non da tutto il vicolo, o il bazar. Il suo incedere, velando il viso, diventa più interessante. Il viso, coperto, si riveste del fascino del mistero. C’è naturalmente molta più sensualità, e più tensione tra uomo e donna, in una medina araba, che in uno stabilimento bagni zeppo di corpi scoperti.
Allora? Forse è meglio lasciare che le donne (e tutti gli altri interessati alla questione, compresi i bambini coi loro amati cappucci, da cui faticano a liberarsi anche sui banchi), si tengano tutto: la libertà di scoprirsi e svelarsi, e il sapiente, antichissimo gioco, della velatura e dello svelamento.

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19 Responses to Svelate, o velate

  1. nullo says:

    parli come se il mondo, la societa’, gli altri, rispetto a chi indossa il velo, non esistessero. in assenza di ogni tipo di influenza, pressione, costrizione, politicizzazione, ricatto, non staremmo neanche a parlare della questione ed anzi, come dici tu, ci cruogioleremmo nella diversita’.

  2. Redazione says:

    Perché: “crogiolarci” nella diversità ? Forse, semplicemente, riusciremmo a godercela, come il dono di Dio che è. Claudio

  3. nullo says:

    vabbè che ho sbagliato lo spelling, però scusa, crogiolarci quello significa…

  4. jetset_1964 says:

    Già, magari sono anche io più romantico se mi metto un casco da motociclista e vado in giro a rapinar banche. Allora intendiamoci su che cosa sia il velo: se il velo è qualcosa da mettere in testa va bene. Se il velo copre parte del volto allora non sono per nulla d’accordo con Le sue zoppicanti tesi. Il fatto di obbligare i cittadini a scoprirsi il viso è una necessità assoluta dettata dalla pubblica sicurezza, poi per il resto la gente vesta come vuole (pur nei limiti della decenza fissati dalle leggi sull’oscenità in luogo pubblico). Nè Lei può addurre come scusa il fatto che i cappuccini, le suore o le signore siciliane usino il velo alla maniera islamica: ciò non risponde al vero perché nessuna di queste categorie ha mai girato per strada come una setta di carbonari, né con un sacchetto per il pane in testa. Le suore, i frati e la signora siciliana sono riconoscibilissimi. Ebbene, lo siano anche gli islamici e la finiscano di lamentarsi, altrimenti fuori dal nostro paese a pedate nel sedere o dentro in galera, sempre a pedate nel sedere, scelga Lei.

    P.S: se Le entrassero in casa criminali armati e coperti da passamontagna forse si ravvederebbe sulle emozioni che il “mistero” della curiosità per il prossimo Le provocherebbe nell’animo.
    Quanto ai corpi speciali, essi sono coperti da segreto identitario SOLO DURANTE L’AZIONE e proprio in quanto servitori dello Stato svolgenti un’attività ad altissimo rischio (e nella legalità di un’ordinanza precisa): Lei invece ci prende per cretini perché vorrebbe far passare il concetto che i NOCS vadano dal pizzicagnolo a comprare due etti di prosciutto con la mimetica ed il cappuccio in testa. E per quanto riguarda la goduria di portare il velo per le tunisine o le islamiche in generale chieda lumi alla povera Hina. Il fatto che le tunisine tornino al velo non è dettato dalla Sua romantica visione delle cose, dall’occhio leggiadro e dallo sguardo fugace ma dal fatto che, venuto a mancare Bourghiba, i tunisini hanno ricominciato a riempire di botte le proprie mogli.

  5. Luca says:

    Molto interessante questa Sua riflessione sul mistero della bellezza e la bellezza del mistero: un sapere antico, ma direi elementare, quindi sempre attuale, che rischiamo di perdere nella volgarità dei tempi.
    Ma soprattutto condivido pienamente il forte richiamo alla libertà, anche estetica, che Lei presenta in questo articolo. Richiamo quanto mai urgente, nel tempo in cui il pericolo terrorista può oscurare le sorgenti liberali e naturali della forza e dell’identità della nostra civiltà.
    Altra cosa sono le questioni di sicurezza, infatti penso che un operatore di polizia dovrebbe, quando fosse necessario, poter identificare chiunque. Ma una legge che vietasse il velo, sarebbe la fine di ciò che siamo. Come una politica che non tutelasse la libertà individuale delle donne che vogliono toglierlo, dalla violenza coercitiva delle loro comunità.

  6. Gabibbo says:

    No, non possiamo liquidare il velo con questo lieve languore, come se davvero fosse un accessorio della collezione primavera estate di Dolce&Gabbana.
    Anch’io ho avuto una nonna che, essendo vedova,m vestiva di nero. Era nata però agli inizi del ‘900, e nessuno la obbligava a indossare alcunché, anzi.
    Le nostre donne che indossano il velo per evocare la tradizione non sono bastonate se non lo fanno, perché appunto si tratta di un capo che nella nostra cultura ha meramente una valenza “etnica”, legata alle circostanze, ai canoni di eleganza.
    Per altre donne il velo invece non è un’opzione bensì una necessità, per difendersi dalle frustate dei guardiani della fede in Iran, dalle botte in famiglia in Europa, dagli stupri di cui sarebbero in qualche modo meritevoli secondo certuno imam australiano.
    Per loro, il velo non è un mero capo di abbigliamento è – come con lucidità ha percepito la Santanché – la stella gialla delle donne oppresse dall’islamismo, il simbolo della loro esclusione dalla società.
    Mia nonna era donna d’altri tempi, ma forse per questo si sarebbe tolta il velo senza esitazioni, se ciò avesse potuto aiutare la libertà delle sue tante nipoti.

  7. Redazione says:

    Ma qui non credo si intenda liquidare il velo con languore, si dice, mi pare, che non si può liquidare il velo con forte livore, che colpirebbe anche il nostro essere.
    Né si può centrare il confronto/scontro con le culture islamiche sulla questione del velo, in questi termini.
    Il punto è cosa avrebbe detto sua nonna, se una legge di stato l’avesse obbligata a svelarsi (e perché sua nonna si velava, se era libera di farlo).
    La libertà di velarsi o svelarsi è nostro patrimonio culturale. Che va proposto con determinazione laddove manca, e difeso da ogni minaccia. Sia da quelle provenienti dalle culture chiuse e violente islamiste, sia da quelle degli statalismi laicisti e costruttivisti.
    Paolo

  8. Gabibbo says:

    e quando la nostra libertà viene usata per opprimere il prossimo cosa facciamo?

  9. Redazione says:

    E’ un caso che non si dà: la nostra libertà non può essere usata per opprimere nessuno.
    Di altro si tratterebbe, e come tale andrebbe combattuto. Senza aggiungere violenza a violenza, ché perderemmo il confronto e, prima ancora, noi stessi.
    Paolo

  10. Redazione says:

    non bisognerebbe cedere alla tentazione di semplificare la realtà complessa della vita.
    la semplificazione, la riduzione a categorie, è il primo passo verso la negazione della libertà e della diversità dell’altro.
    esiste il velo imposto come esiste il velo liberamente scelto. la libertà sta poterlo mettere o meno, a proprio gusto. nel caso di imposizione è ovvio che siamo fuori da un regime di libertà.
    il riferimento ai problemi di sicurezza usato per negare il velo ad ogni costo, mi sembra che nasconda altre paure.
    infatti non regge ad una verifica razionale.
    non si impedirebbe al rapinatore di presentarsi con il passamontagna. non basta per questo fare una legge, i rapinatori se ne fottono.
    in merito poi alla violenza terroristica islamica più temuta, quella agita dai kamikaze, non c’è bisogno del velo per nascondere l’esplosivo, attaccato al tronco, non alle guance o al mento.
    le ragioni della sicurezza si possono far valere controllando anche le donne velate, chiedendo documenti o facendo perquisizioni, normalmente fatte da altre donne poliziotto, in tutti gli aeroporti internazionali del mondo.
    guido

  11. Redazione says:

    Vediamo di non difenderci dalle retoriche islamiste, con le retoriche pesudo femministe delle donne arabe “ignobilmente costrette a portare il velo.” Chi parla così non conosce le donne dei popoli arabi, molte delle quali il velo lo porta per propria scelta, a Tunisi come a Parigi. Io le conosco, sono stato a casa loro, ci ho parlato, da quando ero un ragazzo, ad oggi. Penso, quindi, che la loro dignitosissima scelta di portare il velo non vada contrastata dagli occidentali, salvo le necessità dei controlli di pubblica sicurezza. Preferirei piuttosto che invece di lasciar entrare chiunque, i “liberi” governi europei facessero una selezione , lasciando a casa loro i fanatici religiosi o politici che obbligano a velarsi anche le mogli e le figlie che non lo vogliono. Mentre mi pare che “liberali”, socialisti e comunisti siano ben lieti di dar loro addirittura la nazionalità, senza alcun controllo in merito.
    Sì dunque alle donne liberamante velate, o svelate, no ai velatori, o svelatori interessati, delle diverse ideologie (tutte molto vecchie), e dei diversi poteri (anche molto recenti). Claudio Risé

  12. gdm says:

    Simbolo religioso, espressione culturale o segno di sottomissione della donna?
    http://liberoblog.libero.it/cultura_spettacolo/bl5248.phtml

  13. Gabibbo says:

    Appunto “molte” donne portano il velo per scelta, il che significa che troppe vi sono costrette… questo discorso, mi ricorda (spero di non offenderla) la logica che qualcuno applica al popolio cubano, quando ne decanta la gioia e la dignità di popolo liberato, ma intanto i cubani sono COSTRETTI a essere liberi alla maniera di Castro…
    Io sono liberale, senza virgolette, e di molto stupito: come facciamo a “lasciar fuori i fanatici”? gli facciamo un test del DNA? la società liberale si arrende all’impenetrabilità dell’animo e giudica i comportamenti non gli stati d’animo, non è possibile discriminare tra fanatici e non. Lo farei volentieri anch’io: i buoni da un lato e i cattivi dall’altro, ma queste cose è materialmente impossibile farle.
    Restano gli atti, le condotte, e allora una norma come quella che impedisse di velarsi potrebbe sortire l’effetto di impedire ai fanatici di costringere le loro donne a essere ciò che pure potrebbero non voler essere.

  14. pierpaolo says:

    sono d’accordo con la redazione.massima libertà di indossare o non indossare veli o quant’altro.e non mi si venga a dire che le ragazze che lo indossano nei paesi occidentali lo fanno perchè costrette.allora si potrebbe dire che le ragazze che indossano i calzoni lo fanno perchè i genitori le impediscono di indossare la gonna.e non sono d’accordo con la Santanchè che a Porta a Porta ha svilito quella ragazzina musulmana perchè “sicuramente indossa il velo per costrizione”.secondo me la vera integralista è la Santanchè.purtroppo non sa di esserlo.aggiungo che,come ha detto una donna musulmana,il velo viene usato anche perchè, per loro,i capelli sono una parte erotica della donna.sarebbe come se da noi le donne girassero per la strada con le tette di fuori.

  15. Redazione says:

    I test psicologici non ci danno le chiavi dell’universo, ma fino a stabilire se chi li fa è una personalità rigida e ossessiva, “integralista” verso le idee e posizioni degli altri, o rispettoso ed aperto, ci arrivano. Dunque usiamoli anche per i candidati a stare e rimanere in Italia, e per gli aspiranti cittadini. Il falso liberalismo è proprio quello di rifiutarsi al confronto (e quindi alla conoscenza) della personalità dell’altro, e cautelarsi proibendo un comportamento fermminile di massa (che viene criminalizzato, poi, in nome della libertà delle donne), la cui natura ideologica e relativi legami col terrorismo sono (per chi ha una conoscenza non ideologica dell’Islam) tutti da dimostrare.
    Claudio

  16. armando ermini says:

    Le considerazioni di Risè sulla tensione erotica creata dei corpi velati piuttosto che l’inflazione di culi, tette e ombelichi, sono verissime. Un tempo lo sapevano bene anche le nostre donne. Si tratta però di valutazioni opinabili. Il punto è un altro. Non quello, risibile, delle supposte esigenze di pubblica sicurezza, ma ciò che sottende la legge che proibisce il velo in quanto simbolo religioso, come accade nella laicissima Francia. La convinzione cioè che le religioni, e quindi le identità, siano fomentatrici di odio e dunque la voglia irrefrenabile di eliminarle, tutte. E’ recente la sospensione dal servizio di quella impiegata della Brirsh airways perchè, pensate, portava al collo una piccola croce. In nome di cosa? Ma dell’unica identità ammessa, che poi è la “non identità” di un mondo desacralizzato e ridotto a merce. A me, critiano, non danno nessun fastidio i simboli religiosi altrui. Li riconosco come espressione della diversità di tradizioni e culture che voglio preservare come bene prezioso e espressione di libertà. E’ da chiedere con forza, semmai, e proprio in nome della libertà, reciprocità di trattamento anche all’interno dei paesi islamici. Quello del concetto di libertà è un altro argomento “caldo”. Quando si proibiscono comportamenti individuali che non ledono nessuno, naturalmente nemmeno chi li mette in atto, la libertà è già morta e sepolta, perchè diventata essa stessa ideologica. Così si suppone che il velo sia un’imposizione, in questo caso culturale, anche quando non è imposto per legge. Allo stesso modo si dichiara che ogni prostituta, anche quella che ha liberamente scelto quella professione, sia schiava di non si sa quali condizionamneti culturali.
    Ne risulta che sarebbe veramente libero solo chi si conforma a certi canoni di compartamento.
    Se questa non è ideologia……
    a. Ermini

  17. Ermete says:

    Vorrei dire la mia:
    sembra che il problema piu’ grosso con i Musulmani sia quello del velo.-Purtroppo per voi non e’ cosi:
    I problemi veri sono altri:
    1)I musulmani possono legalmente sposare quattro mogli.-
    2)esiste la pena di morte per l’apostasia.-
    3)e’ prevista per i ladri l’amputazione di mani e/o dei piedi.-
    4)la moglie, per divorziare, ha bisogno del consenso del marito.-
    E questa e’ solo una piccola parte delle loro leggi, andate a vedere a :

    http://en.wikipedia.org/wiki/Shariat

    Queste non sono barzellette, sono cose vere !!
    E’ evidente che la religione musulmana e’
    incompatibile con i nostri standard, e che la questione del velo e’ solo la punta dell’iceberg.-

  18. Redazione says:

    Ci sono appuinto cose ben più importanti e gravi su cui condurre il confronto con l’Islam, piuttosto che fare crociate anti-velo, rompendo le scatole anche alle donne che lo vogliano!
    Claudio

  19. In effetti i nostri politici di sinistra dovrebbero essere piu’ cauti nel abbracciare l’islam, perche’ se fosse poi addottata la sharia potrebbero avere qualche difficolta’ a scrivere le leggi con le protesi ai moncherini. 🙂

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