Le nuove suocere, e il matrimonio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 ottobre 2006

Davvero le suocere sono fra le prime cause di fallimento matrimoniale? Questa tesi, illustrata da proverbi popolari in tutte le regioni italiane (e già questo significa qualcosa), viene ora riproposta dagli psicologi, che nei loro colloqui vedono comparire il fantasma di una suocera prepotente dietro a moltissimi matrimoni in crisi: uno su tre, a quanto pare. Non si tratta tanto del ritorno di un vecchio stereotipo, quanto del ripresentarsi, in un mondo trasformato, di una questione reale, apparentemente aggravatasi nel frattempo: la fatica dell’essere umano ad uscire dalla dipendenza dalla madre.
In fondo, sull’osservazione di questo fenomeno è nata la psicoanalisi, che continua ad essere la solida base di studio dei moti profondi dell’animo umano. L’affetto ed il bisogno dell’attenzione materna porta il figlio all’ostilità verso il padre, che della madre è il legittimo compagno, e soprattutto lo porterà poi a richiedere alla moglie le stesse attenzioni, le stesse gratificazioni, a suo tempo ricevute, o desiderate, dalla madre. Quando la moglie percepisce di essere vista come madre, e non come donna, amante, compagna, si disamora, ed il rapporto entra in crisi.
Il giovane maschio, però, non combina questo guaio, per solito, tutto da solo. La madre, che diventa suocera dopo il matrimonio, cerca in lui spesso, fin dall’infanzia, gratificazioni e conferme. Per non perderlo poi, mette di frequente in guardia il figlio nei confronti delle altre donne. La frase “nessuna ti amerà come me” riassume bene questo accaparramento materno, che è anche un allontanamento delle altre donne.
Dopo il matrimonio dei figli, queste madri tendono spesso a far gravitare sulla propria casa la giovane coppia, ed a mettere in rilievo le inadeguatezze della moglie. Il figlio di queste madri potenti, per costruire e difendere la relazione affettiva con la moglie, deve realizzare una dolorosa presa di distanza dalla madre, che spesso non accetta di “dividerlo” con un’altra.
Il problema della persistenza dell’immagine materna nel matrimonio, come contrapposta a quella del coniuge, non riguarda però solo i maschi. Lo stesso Freud, il fondatore della psicoanalisi, nei suoi lavori più tardi ammise di aver sbagliato a centrare tutto il suo edificio sul “complesso di Edipo”, che lega il figlio alla madre, senza vedere quanto anche la figlia rimanga legata, e addirittura identificata, con la figura materna.
Alla giovane donna la persistenza di un legame privilegiato con la madre, pone ancora un problema in più. Perché essendo la madre del suo stesso sesso, la forza del legame con lei rende alla donna più difficili tutti i rapporti con l’uomo, che rappresenta l’altro da sé, il diverso. Il rischio della simbiosi, della fusione, della non identificazione di sé come soggetto separato ed autonomo (che rappresenta l’aspetto più delicato del rapporto con la madre), è particolarmente forte nella donna. Che, quando scopre che il marito non rispecchia puntualmente i suoi gusti, i suoi bisogni, il suo stile di vita, non è insomma una mamma, oggi, sempre più spesso, lo lascia. E torna da mammà. Neppure lì, tuttavia, sta bene, perché ogni essere umano ha bisogno di vivere la propria vita in prima persona, non continuando a rispecchiarsi in chi lo mise al mondo, molti anni prima. Da qui molti malesseri caratteristici di una irrisolta relazione tra madre e figlia, a cominciare dai gravi disturbi alimentari dell’anoressia, o bulimia.
A minacciare il matrimonio non sono dunque tanto le suocere, quanto le madri che non accettano di emancipare i propri figli.

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5 Responses to Le nuove suocere, e il matrimonio

  1. Hoka Hey says:

    Ottimo, ma mi si può spiegare perché questa verità non viene urlata al mondo? Perché gli specialisti non fanno uscire queste consapevolezze dalle pareti dei loro studi? Secondo me, la comunità scientifica ha una grossa responsabilità per quanto sta accadendo nel mondo occidentale (solitudine dei padri, strapotere delle madri, femminilizzazione del maschile, società consumistica/matriarcale, confusione del femminile, ecc). Se da una parte ci sono ‘specialisti’ compiacenti nel seguire le mode e nell’evitare rischiose esposizioni, dall’altra ci sono, grazie a Dio, professionisti seri, che non fanno però sentire adeguatamente la loro voce. Oggi, chi dice pubblicamente quanto menzionato in questo post viene prima delegittimato e poi linciato. L’ostilità verso chi rema controcorrente non è nata oggi, ovviamente; è stata favorita dall’inerzia e dal lassismo di chi sapeva e non si è esposto a tempo debito.

  2. Hoka Hey says:

    Ho provveduto a copiare e incollare nel mio blog quest’articolo, non senza, ovviamente, aver indicato autore e fonte.

    Saluti

  3. “Questa tesi, illustrata da proverbi popolari in tutte le regioni italiane…” ed ecco che dopo l’erboristeria medicinale, la scienza riscopre l’acqua calda della tradizione.

    Speriamo che la messa cantata in latino del buon Padre Benedetto faccia rinascere lo spirito. Qualcuno si premuri di andarlo a spiegare a quei massoni del diritto di famiglia-moderna…

  4. Giuliana says:

    Forse questo attaccamento alla madre è imputabile all’assenza del padre…il problema non è essere figlio/a di madri potenti, ma essere figlio/figlia di padri ignavi indifferenti magari un po’ stronzi. Quando ad essere presente è uno solo dei due genitori, qualche problema sorge per forza.

  5. Redazione says:

    Spesso è così, ma non sempre. Quando Freud si occupò del problema i padri c’erano, ma anche il particolare attaccamento della figlia alla madre. Spiegabilissimo: è uguale sia il quadro istintuale, che quello simbolico. La “libreria delle donne” di Milano ha lavorato bene, in passato, su questo. Claudio

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