Come reggere alle cattive notizie

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 novembre 2006

Come reggere alle cattive notizie, senza esserne travolti? E’ un problema molto attuale, perché le informazioni da cui siamo tempestati non sono affatto buone. Una gran parte del mondo continua a dedicarsi a guerre e conflitti, coltivando, ed a volte riscoprendo, antichi odi, inimicizie barbariche. In grandi paesi tornati da poco ad un’apparenza di libertà si rivedono gli omicidi politici, le censure, le sparizioni degli avversari. Le democrazie sono tormentate da vizi minori, ma devastanti: scarso senso dello Stato, corruzioni, vanità infantili. Soprattutto, le democrazie non sembrano in grado di educare gruppi dirigenti affidabili: l’educazione e formazione è in crisi in tutto l’Occidente, il consumo di droghe (prodotte in paesi che ci sono politicamente ostili) è in continua crescita, le capacità cognitive ed affettive dei giovani sono riconosciute ufficialmente come in pericolo.
Non lasciarsi deprimere, o confondere, da questo clima sconfortante diventa allora un’importante questione di igiene psichica personale, e collettiva. Sappiamo tutti come la forza d’animo, la fiducia nelle proprie capacità, ma anche la disponibilità ad affrontare la sorte, influenzi positivamente la sopravvivenza di gruppi e singoli in circostanze difficili (come ha dimostrato, poco più di mezzo secolo fa, la capacità dell’Inghilterra di opporsi, da sola, alla Germania nazista).
Possono servire allora alcune parole chiave. La prima: non confonderti col gregge. Indispensabile, infatti, per non essere invasi dalle tossine del pessimismo globale, è innanzitutto ritrovare il senso di sé, della propria individualità, della propria storia, delle proprie radici, e del proprio futuro. E’ vero che noi siamo immersi in correnti e processi storici più grandi di noi, che a volte percepiamo come terribili minacce sulla nostra vita o sulla nostra famiglia, ma è anche vero che noi esistiamo come individui, unici, irriducibilmente diversi da tutti gli altri, e dotati di un margine di autonomia dalle circostanze e dal grande flusso collettivo in cui siamo immersi. Sta a noi coltivare e rafforzare quell’autonomia. In essa risiede anche parte della nostra salvezza, e quella dei nostri cari. Se i capi sbagliano direzione, il gregge a volte li segue, e si suicida. L’uomo, però non è una pecora, e può interiormente coltivare la sua relazione con la vita, proteggendosi dalle grandi tendenze autodistruttive che periodicamente si abbattono sull’umanità.
Per questo, è indispensabile ascoltare la seconda parola chiave: presta attenzione e fiducia alle cose semplici della vita. I grandi fenomeni distruttivi nascono sempre in giganteschi aggregati collettivi: Stati e Superstati, ideologie totalizzanti coi loro apparati di potere, formazioni politiche e militari diffusi globalmente. Se invece di lasciarci ipnotizzare da questi grandi apparati di potere noi badiamo al benessere del nostro corpo ed anima, ed a quello delle persone che amiamo, ai ritmi ed alle impreviste ricchezze (a volte impercettibili), della nostra vita quotidiana, noi ritroviamo libertà ed autonomia. Ciò si realizza sui terreni concreti, elementari della nostra vita: gli affetti, il senso del corpo, il cibo, l’accordo con noi stessi, e con le persone amate.
Ernst Jünger, lo scrittore tedesco che visse fino ad oltre 100 anni, onorato e visitato dai grandi d’Europa, da Mitterand al cancelliere Kohl, ricordava che «il deserto avanza, ma ognuno di noi conserva dentro di sé una piccola zolla di foresta incontaminata, di terreno vergine e fecondo», dove rifugiarsi e riprendere energia, e capacità di visione.

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2 Responses to Come reggere alle cattive notizie

  1. Giuliana says:

    Questo articolo è bellissimo, grazie!
    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
    Italo Calvino da “Le città invisibili” Ed.Einaudi

  2. Roberto L. Ziani says:

    Bell’articolo e bel commento.
    RLZ

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