La festa è finita

Claudio Risé, da “Liberal”, n. 38, novembre-dicembre 2006, www.liberalfondazione.it

Ecco un veloce e preciso rapporto sullo stato attuale della coscienza collettiva europea. Si tratta del saggio del giornalista e teologo tedesco Peter Hahne intitolato significativamente : La festa è finita. Basta con la società del divertimento (Marsilio, 2006, E. 10). Il segno della fine della festa è stato, in tutto l’Occidente, l’11 settembre 2001. Nonostante i più affezionati al “divertimento” precedente (tra i quali molti intellettuali italiani), abbiano assicurato che nulla sarebbe cambiato, “le immagini delle macerie e della cenere, di uomini che, volando come uccelli, si gettavano nella morte, tutto questo non vuole uscire dalla nostra memoria”. Con la forza di un simbolo, si è impresso nel nostro immaginario collettivo, aiutandoci, come sempre fanno i simboli quando vengono compresi, ad entrare nel nuovo tempo. Nel quale, appunto, “la festa è finita”. Leggi il resto dell’articolo

Annunci

I rovi, e il bambino

Claudio Risé, da “Tempi”, 21 dicembre 2006, www.tempi.it

Le tenebre aumentano. Le notti si allungano, i giorni si fanno più brevi. Anche per la coscienza, la visione diventa più difficile. Una ministra propone di raddoppiare le dosi consentite di una droga che sette anni fa, in un suo rapporto da ministro aveva definito temibile e pericolosa, anche perché fa da apripista alla cocaina (il cui consumo, infatti, è negli anni successivi aumentato vertiginosamente). Un’altra appoggia la liberalizzazione dello spinello dicendo che, infatti, la comunità scientifica ha ormai stabilito che la cannabis è innocua, quando invece proprio negli ultimi anni si sono moltiplicati nel mondo gli studi che dimostrano come, in quanto tempo e perché, faccia diventare dementi, e morire. C’è un crescente interesse a dare la morte ai deboli, se possibile ancora prima che nascano, oppure dopo. Cresce la passione a premiare coloro che non sono disposti ad impegnarsi davanti al mondo nei propri rapporti affettivi, spostando riconoscimenti e risorse verso di loro, e togliendole a chi ha sfrontatezza di riconoscersi titolare di doveri verso l’altro e la collettività, prima che titolare di diritti. Leggi il resto dell’articolo

Stracciate quei cartelli per rispetto dei padri

L’operazione bresciana è assurda e socialmente pericolosa

(Intervista a Claudio Risé, di Massimiliano Del Barba, da “Il Brescia”, 18 dicembre 2006, www.ilbrescia.com)

Scontro tra i padri. Quelli “buoni” e quelli “cattivi”, protagonisti di quella querelle dei cartelloni che sta tenendo banco nel dibattito cittadino. «Gli occhi neri sono di suo padre», si legge in un poster pubblicitario; nel secondo un bambino che picchia una coetanea al grido di «Lo fa anche papà ». Un modello rappresentativo che ha destato reazioni indignate, soprattutto da parte di alcuni padri sconcertati nell’essere ridotti al rango di picchiatori dei propri famigliari. Fra costoro il professor Claudio Risé, psicoanalista junghiano, scrittore e docente di Sociologia della comunicazione all’università dell’Insubria, primo firmatario, assieme a un nutrito gruppo di docenti universitari, scienziati, giornalisti, professionisti, de “Il documento per il padre”.

Professore, da quali istanze nasce il documento per il padre?
Questo documento-appello, che trovate pubblicato sul web, e al quale ogni giorno arrivano via Internet nuove sottoscrizioni, è stato scritto da un gruppo di docenti universitari, iniziato da me, Stefano Zecchi, Giuseppe Sermonti, e molti altri, preoccupati perché al padre, in Occidente, sono state sottratte le funzioni educative e sociali.
I figli vengono cresciuti dalle madri, affiancate essenzialmente da donne: maestre, psicologhe, assistenti sociali. I risultati, sono evidenti: solitudine e fatica nelle donne madri nel dover assolvere da sole il peso educativo; insicurezza e difficoltà di iniziativa nei figli; difficoltà ad accettare il principio d’autorità; frustrazione nei maschi adulti, svalutati nella propria funzione educativa, aspetto essenziale dell’identità maschile. Una situazione fonte di danni gravissimi agli individui, alla vita di relazione e familiare, a tutta la società. Occorrono attenti interventi che ridiano dignità e responsabilità alla figura paterna. Leggi il resto dell’articolo

Chi è il padre?

(Intervista a Claudio Risé, a cura di Andrea Bonetti, da “L’Adige”, 15 dicembre 2006)

Chi è il padre?
Il padre è colui che mette in moto (biologicamente, o simbolicamente) il processo che porta alla formazione della persona umana. Ciò rende la sua figura determinante nel sollecitare e guidare gli aspetti dinamici, di movimento e cambiamento, nella vita dei figli.
L’aspetto di “creatore originario” del padre ne fa inoltre una figura fondativa delle appartenenze profonde dei figli, e quindi della loro identità. Un materiale statistico e clinico ormai consolidato dimostra che senza la figura paterna (o con un padre inconsapevole delle sue funzioni), i figli hanno difficoltà sia nel crescere, psicologicamente ed affettivamente, che nel contare su un’identità saldamente stabilita.

Come mai il padre è diventato l’“assente inaccettabile” di cui parla il più noto dei suoi libri su questo tema?
E’ un lungo processo, che descrivo nei miei libri, ma gli avvenimenti più incisivi oggi sono quelli conseguenti alle leggi che hanno modificato la vita delle famiglie dagli anni 70: il divorzio, e l’aborto. La legge sulla separazione e divorzio ha gradualmente portato ad una progressiva espulsione del padre dalla famiglia e dai figli. Oggi negli Stati Uniti (e la tendenza è la stessa anche nelle grandi città italiane, o nelle fasce a più alto reddito) la separazione (negli U.S.A. un matrimonio su due) è chiesta in oltre il 70% dei casi dalle donne, cui (in oltre il 90% dei casi) viene affidata la casa, e la custodia dei figli.
La legge sull’aborto poi ha sancito l’espulsione del padre come figura significativa nel ciclo riproduttivo. Il parere del padre sulla decisione della donna di abortire non viene neppure ascoltato. La legge lo riduce a una figura muta e impotente, che ha ammutolito la presenza paterna nella vita delle persone, e della comunità.
Contro questa situazione un gruppo di studiosi, affiancati rapidamente da cittadini di ogni professione, ha steso da tempo un appello, rintracciabile in: http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm cui affluiscono quotidianamente nuove adesioni, via Internet. Leggi il resto dell’articolo

La violenza contro i padri

Claudio Risé, da “Tempi”, 14 dicembre 2006, www.tempi.it

Sui muri di Brescia e provincia campeggiano due inquietanti manifesti, stampati e affissi a cura delle istituzioni locali. Nel primo appare una ragazzina pre-adolescente con una benda su un occhio e la scritta: «Gli occhi neri sono del padre». Nel secondo si vede un ragazzino che aggredisce una coetanea, e la scritta dice: «Lo fa anche papà». Manca un terzo manifesto, con l’immagine del padre che dopo un anno di lavoro, firma le dichiarazioni fiscali che consentiranno alle istituzioni promotrici della campagna (comitati per le pari opportunità, Comunità della valle Trompia, comuni vari, CGIL CISL e UIL), di prelevare dai guadagni frutto della sua fatica, i fondi per finanziare una campagna che lo dipinge come brutale aggressore.
Qual è lo scopo dei manifesti? Il titolo sopra le immagini dice: «Campagna contro la violenza maschile contro le donne». Ma è questo lo scopo? Non sembrerebbe proprio. Se davvero si vuole isolare, nel grande fenomeno della violenza tra i due generi (che vede drammaticamente i due sessi quasi alla pari: 53% di violenza maschile contro 47% di violenza femminile), quella degli uomini, non sono certo i padri che guidano le statistiche. In testa agli episodi di violenza troviamo categorie forse in difficoltà ancora maggiore, e minor equilibrio, rispetto ai padri: immigrati senza permesso, adolescenti provenienti da famiglie spezzate o dove il padre è assente, ex mariti cacciati di casa da una separazione-divorzio. Questi ultimi, è vero, a volte sono anche padri: ma più che il potere del papà è l’impotenza dell’emarginato che spinge (certo in modo infantile, tipico di un maschile debole), la loro mano. Leggi il resto dell’articolo

Sei un padre? Sarai un padre? Allora sei una bestia

Firmato: la Commissione Pari Opportunità di Brescia, la CGIL-CISL-UIL e alcuni comuni del circondario

(Il testo che segue è stato diffuso dai firmatari del Documento per il padre, in risposta ai manifesti e cartelloni promossi nel bresciano dalla Commissione per le Pari Opportunità, gruppi sindacali e comuni della zona. Una versione in formato volantino del presente testo è scaricabile (e liberamente distribuibile) visitando questo indirizzo)

Anche Len Masterman, lo studioso che aveva allertato la pedagogia europea segnalando il carattere subdolo e non trasparente dei media, si sarebbe pietrificato davanti ai cartelloni esposti, torri-avamposto di una oscura malvagità incombente, all’intera cittadinanza di Brescia. Bisogna sapere infatti che: mentre i bambini di dieci anni si tolgono la vita buttandosi da un balcone a seguito della separazione di mamma e papà, mentre l’ultima Relazione sulle tossicodipendenze del Ministero della solidarietà sociale al Parlamento ci dice che i più esposti al pericolo sono i ragazzi che vivono in una famiglia affettivamente disgregata e affettivamente confusa, e mentre da anni il mondo dell’educazione, del contributo scientifico della psicologia e dell’attivismo culturale desiderosi del bene della persona umana si muovono con vigore verso il riconoscimento e la valorizzazione della figura paterna oltre che della integrità della famiglia stessa, ecco che qualcuno, dimostrando (dato il ruolo istituzionale rivestito) una grave incompetenza sul dibattito appena citato, ha deciso di minare il cammino positivo intrapreso dalla nostra comunità.
Vediamo come. Leggi il resto dell’articolo

Chi è veramente il padre?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 dicembre 2006

Chi è veramente il padre? E’ la figura sconvolta e concitata di Nicola De Martino, l’uomo che dopo una lotta durata tredici anni per riavere il figlio, finalmente vinta, ha minacciato di darsi fuoco in diretta TV? O è invece la figura tenebrosa, di cui parlano i manifesti diffusi da Comitati delle Pari Opportunità e sindacati sui muri di Brescia e provincia (forse prova generale di un’affissione nazionale). Primo manifesto: una bimba mostra un occhio vistosamente illividito, e la dicitura dice: «l’occhio blu me l’ha fatto papà». Secondo manifesto: un ragazzino percuote una bimba; la dicitura spiega: «Lo fa anche papà». Queste figure estreme, quella televisiva e quella dei manifesti, con i loro effetti spettacolari, rischiano però di far scivolare in secondo piano il centro dell’identità paterna, e la sua principale funzione.
Qual è l’immagine paterna che queste rappresentazioni esasperate, costruite in studi pubblicitari (come quelli che hanno preparato le immagini di Brescia), finiscono col rendere invisibile? E’ il padre della vita quotidiana, quello che tutti conosciamo e siamo, quello che va ogni giorno al lavoro, dà i soldi in famiglia, cresce i figli e trema perché non si perdano, sostiene ed aiuta la moglie, cercando di opporsi, come può e sa, alle mille insidie che minacciano la famiglia, e il matrimonio. Un tipo di cui nessuno parla, perché non fa spettacolo, non uccide nessuno e non minaccia nessuno. Leggi il resto dell’articolo

Cannabis, no ai suicidi di Stato

Claudio Risé, da “Tempi”, 7 dicembre 2006, www.tempi.it

Non smettiamo di protestare contro il raddoppio legalizzato della “dose personale”, e l’autorizzazione governativa a farsi fuori raccontandosi che ci si sta semplicemente divertendo, o rilassando un po’. Non posso smettere, perché chi fa una professione di cura, non può lasciar passare la propaganda della malattia. Non sono, del resto, solo. Non uno psicoanalista, ma uno psichiatra, e non uno qualsiasi, ma il professor Giovanni Battista Cassano, docente all’Università di Pisa, noto in tutto il mondo, avvisò già anni fa: «Noi registriamo un abbassamento progressivo e drammatico dell’età media dei nostri pazienti psichiatrici. Qualche anno fa avevamo i reparti pieni di vecchi. Oggi si moltiplicano i ricoverati nella fascia fra i 18 e i 35 anni, con sintomi psicotici gravi… fenomeno addebitabile all’abuso di sostanze stupefacenti diffuso tra i ragazzi: di ecstasy e di marijuana… Leggi il resto dell’articolo

Quell’avventuriero silenzioso, oggi padre cacciato

Claudio Risé, da “Avvenire”, 9 dicembre 2006, www.avvenire.it

Nicola De Martino, l’uomo che ha minacciato di darsi fuoco nel (forse primo) Telegiornale che raccontasse con rilievo una terribile storia (la sua) di padre separato dal figlio, ha mostrato l’attuale debolezza della paternità. Non è certo dopo la vittoria che si inscena una protesta spettacolare (anche se quel padre per anni ha protestato, dovunque poteva). Non davanti a un figlio che costringi a farti da padre ed a chiederti di non farlo più. Non davanti a milioni di spettatori che hanno sete di immagini mediatiche che finalmente restituiscano loro quel padre che essi conoscono, e spesso sono. Un uomo semplice e forte, che accanto a madri generose consente, con la sua fatica e buonsenso quotidiano, che la vita continui. Alzandosi la mattina, lavorando e guadagnando quanto occorre, accudendo quanto può i figli, ed educandoli quanto sa. Una figura non eroica, non spettacolare, spesso deludente rispetto ad aspettative grandiose alimentate dal sistema delle comunicazioni nelle stesse compagne, e nei figli. E tuttavia, proprio per questa sua disponibilità a sacrificare silenziosamente la propria vita, lontano dai riflettori e dai battimani, una figura grande: “il vero avventuriero”, come diceva del padre Charles Peguy, contrapposto a quelli falsi, di celluloide, della modernità. Leggi il resto dell’articolo

Il padre in fiamme

Risposte di Claudio Risé a Nino Materi, da “Il Giornale”, 9 dicembre 2006, www.ilgiornale.it

Una separazione sofferta. Una svolta radicale. E soprattutto il doloroso allontanamento dai figli. Che crescono lontano. Ma molti uomini si ribellano. Magari con reazioni platealmente sbagliate come nel caso del signor De Martino. Cosa ha pensato davanti alle immagini di un padre che tenta di darsi fuoco in diretta tv?
Ho pensato che quell’uomo è sopravvissuto al dolore di 13 anni di separazione dal figlio, ma non è riuscito a salvaguardare la tranquilla forza del padre dentro di sé. Quella coraggiosa stabilità che il padre è chiamato a far crescere nei figli, rimanendone umile, ma determinato testimone. Quindi rischia di bruciare, di dare fuoco, a quell’immagine di padre che per tanti anni ha disperatamente difeso.

Un padre che lotta trasmette energie diverse di un padre che piange, qual è il “modello” migliore?
Il padre che lotta può anche piangere; non si tratta di modelli contrapposti. Anzi, la personalità deve rimanere unita, e saper vivere senza scissioni questi diversi momenti. Nell’attuale modello culturale, che tende a privilegiare i momenti spettacolari, a volte falsi, il padre è chiamato comunque ad essere il testimone della sobrietà, del gesto misurato, da trasmettere con l’esempio ai figli, che ne hanno enorme bisogno. Leggi il resto dell’articolo

Passioni alla cannabis

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 dicembre 2006

Il recente dibattito sulla quantità legalmente consentita di cannabis e altre droghe non è una lite tra signore della politica. Serve, infatti, a riflettere su una questione nient’affatto chiara, né all’opinione pubblica, né ai politici: la cannabis e i suoi derivati, fa male o no? Alcuni, anche tra i politici intervenuti, hanno detto che la comunità scientifica la considera innocua. Non è affatto vero, anche se politici di ogni parte lo credono. Lo sa bene, innanzitutto, proprio il ministro Livia Turco, che nella Relazione al Parlamento sullo stato delle Tossicodipendenze in Italia del 1999 definiva i derivati della cannabis «veicolo (insieme all’alcol) mediante il quale i giovani assumono le c.d. nuove droghe (anfetamine e pasticche) accedendo a percorsi di ulteriore pericolosità». Quella relazione nasceva da dati e valutazioni degli operatori e della comunità scientifica in possesso del ministro, che le faceva riconoscere i derivati della cannabis come passaggio per l’assunzione delle pasticche anfetaminiche, a loro volta gradino decisivo verso droghe “pesanti” tradizionali, come la cocaina. Il cui consumo, infatti, ha poi avuto negli anni successivi una crescita esponenziale. Leggi il resto dell’articolo

Le radici del politicamente corretto

Claudio Risé, da “Tempi”, 30 novembre 2006, www.tempi.it

Si riparla di “politicamente corretto”. Prendendo però, come accade, la questione per la coda, così è più facile e fa più scena, diventa una cosa da “nouveax philosophes”, da Bernard H. Levy, da salotto cultural-politico: è di destra o di sinistra? Se la si vede a partire dalla vita delle persone però, per esempio dai vissuti e dalla sofferenza che portano in terapia, la questione è diversa. Più profonda, e più scomoda. Ho incontrato ciechi e sordi profondamente feriti dal venire definiti con delle perifrasi. Ho incontrato uomini ai quali l’uso sistematico ed implacabile del politically correct nel lessico familiare aveva fatto perdere ogni intimità e attrattiva nei confronti delle loro donne. Incontro immigrati che vengono da paesi diversi dei nostri che si sentono profondamente violentati dal non poter esprimere, nei loro rapporti con gli altri, lo stile emotivo e affettivo delle loro culture d’origine (lasciato molto più libero negli Stati Uniti), per contenersi invece in un’algida “correttezza”. La quale, anziché consentire un incontro di due differenze, conferma due solitudini, separate. Leggi il resto dell’articolo