Passioni alla cannabis

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 dicembre 2006

Il recente dibattito sulla quantità legalmente consentita di cannabis e altre droghe non è una lite tra signore della politica. Serve, infatti, a riflettere su una questione nient’affatto chiara, né all’opinione pubblica, né ai politici: la cannabis e i suoi derivati, fa male o no? Alcuni, anche tra i politici intervenuti, hanno detto che la comunità scientifica la considera innocua. Non è affatto vero, anche se politici di ogni parte lo credono. Lo sa bene, innanzitutto, proprio il ministro Livia Turco, che nella Relazione al Parlamento sullo stato delle Tossicodipendenze in Italia del 1999 definiva i derivati della cannabis «veicolo (insieme all’alcol) mediante il quale i giovani assumono le c.d. nuove droghe (anfetamine e pasticche) accedendo a percorsi di ulteriore pericolosità». Quella relazione nasceva da dati e valutazioni degli operatori e della comunità scientifica in possesso del ministro, che le faceva riconoscere i derivati della cannabis come passaggio per l’assunzione delle pasticche anfetaminiche, a loro volta gradino decisivo verso droghe “pesanti” tradizionali, come la cocaina. Il cui consumo, infatti, ha poi avuto negli anni successivi una crescita esponenziale.
In quelle righe (secondo molti contraddittorie con la recente decisione di raddoppiarne la quantità consentita), si coglieva tra l’altro la particolarità assunta dalla cannabis al varco del terzo millennio, dove essa si presenta non più come una droga “rilassante” e pacifica (come era stata usata negli anni sessanta, e come gli utenti di allora, rimasti suoi affezionati clienti, continuano a descriverla), ma come supporto e viatico alle sostanze psicotrope ad effetto eccitante: anfetamine appunto, e soprattutto cocaina.
Il perché non è difficile da spiegarsi. I ragazzi degli anni 60, stretti nel tentativo di rivoltare il mondo, lo compensavano con rilassamento ed evasione, e per questo usavano la cannabis. Quelli del terzo millennio, che entrano in una realtà complessivamente più depressa, e priva di particolari slanci, cercano una spinta euforica: la cercano nella cannabis, mischiata alle anfetamine, e la consolidano con la cocaina.
La cannabis, però, non fa solo d’“appoggio” ad altre droghe. Come spiega da anni uno psichiatra di importanza internazionale, il professor Giovanni Cassano, docente all’Università di Pisa: «C’è un abbassamento progressivo e drammatico dell’età media dei nostri pazienti psichiatrici. Qualche anno fa avevamo i reparti pieni di vecchi. Oggi si moltiplicano i ricoverati nella fascia fra i 18 e i 35 anni, con sintomi psicotici gravi… fenomeno addebitabile all’abuso di sostanze stupefacenti diffuso tra i ragazzi: di ecstasy e di marijuana… Questa droga agisce sulle stesse strutture del cervello interessate dalla cocaina e dalla morfina, e costituisce uno step, un gradino, sia per l’assunzione delle droghe “pesanti”, sia come attivatore di patologie psichiatriche… di tipo paranoide… o crisi di depersonalizzazione… Per quanto riguarda poi l’utilizzo frequente di questa droga, il consumatore abituale può cadere in quello stato che gli studiosi americani definiscono “avolitional”, “avolitivo”. È una situazione di compromissione grave della volontà e dell’affettività, un appiattimento assoluto della persona».
Tutto ciò è osservabile, esattamente con le stesse modalità, nell’esercizio della psicoterapia. La cannabis altera il rapporto col piano di realtà, ed apre spesso, nei soggetti giovani, un varco alla psicosi. Chi, in altri tempi, ha salvato la propria pelle, non metta a rischio quella di figli e nipoti.

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2 Responses to Passioni alla cannabis

  1. samuele says:

    Mi colpisce, dopo aver letto il suo articolo, il fatto che nel sito del Ministero della salute, nell’area Sicurezza stradale ci siano documenti (scaricabili pubblicamente) mediante i quali chiunque può rendersi conto della pericolosità della cannabis. Abbiamo forse un Ministro che non li ha letti? Provi a vedere quello sugli effetti delle sostanze (tra cui cannabis) e quello sull’alcol associato alle sostanze.
    http://www.ministerosalute.it/promozione/inc_stradali/sezStradali.jsp?label=ss_fat

  2. Ema says:

    Perchè non parlare con i diretti interessati? la maggioranza degli stessi consumatori di ecstasy e anfetamine sono i primi a dichiarare che queste sostanze, a differenza della cannabis, siano dannose…
    qualcosa di vero ci sarà…

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