Chi è il padre?

(Intervista a Claudio Risé, a cura di Andrea Bonetti, da “L’Adige”, 15 dicembre 2006)

Chi è il padre?
Il padre è colui che mette in moto (biologicamente, o simbolicamente) il processo che porta alla formazione della persona umana. Ciò rende la sua figura determinante nel sollecitare e guidare gli aspetti dinamici, di movimento e cambiamento, nella vita dei figli.
L’aspetto di “creatore originario” del padre ne fa inoltre una figura fondativa delle appartenenze profonde dei figli, e quindi della loro identità. Un materiale statistico e clinico ormai consolidato dimostra che senza la figura paterna (o con un padre inconsapevole delle sue funzioni), i figli hanno difficoltà sia nel crescere, psicologicamente ed affettivamente, che nel contare su un’identità saldamente stabilita.

Come mai il padre è diventato l’“assente inaccettabile” di cui parla il più noto dei suoi libri su questo tema?
E’ un lungo processo, che descrivo nei miei libri, ma gli avvenimenti più incisivi oggi sono quelli conseguenti alle leggi che hanno modificato la vita delle famiglie dagli anni 70: il divorzio, e l’aborto. La legge sulla separazione e divorzio ha gradualmente portato ad una progressiva espulsione del padre dalla famiglia e dai figli. Oggi negli Stati Uniti (e la tendenza è la stessa anche nelle grandi città italiane, o nelle fasce a più alto reddito) la separazione (negli U.S.A. un matrimonio su due) è chiesta in oltre il 70% dei casi dalle donne, cui (in oltre il 90% dei casi) viene affidata la casa, e la custodia dei figli.
La legge sull’aborto poi ha sancito l’espulsione del padre come figura significativa nel ciclo riproduttivo. Il parere del padre sulla decisione della donna di abortire non viene neppure ascoltato. La legge lo riduce a una figura muta e impotente, che ha ammutolito la presenza paterna nella vita delle persone, e della comunità.
Contro questa situazione un gruppo di studiosi, affiancati rapidamente da cittadini di ogni professione, ha steso da tempo un appello, rintracciabile in: http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm cui affluiscono quotidianamente nuove adesioni, via Internet.

Esiste fra padri e figli un problema comunicativo, che rischia di minare le relazioni fra due intere generazioni?
La differenza dei contenuti comunicativi tra padri e figli, è da sempre un elemento di difficoltà, ma anche di ricchezza della loro relazione. Non è quello il problema per i padri, ma un indirizzo della società, espresso nelle leggi di cui ho parlato prima, diretto ad indebolire la famiglia, ed a marginalizzare quindi la figura paterna, che la istituisce come unità definita.

Quanto contribuisce il mondo della TV e dello spettacolo, a trasmettere dei modelli dannosi circa l’amore e l’etica della famiglia?
Il sistema delle comunicazioni riproduce, e rafforza il modello antropologico che ispira da più di trent’anni la visione occidentale delle relazioni tra i sessi. Una visione essenzialmente antifamiliare, e quindi antipaterna.

Nicola De Martino, dopo essere riuscito a riabbracciare suo figlio rapito dalla madre e portato in Australia 18 anni fa, ha tentato di darsi fuoco in diretta TV. «L’ho fatto per gli altri padri», ha detto. Di cosa è figlia questa situazione?
Un gesto simile illustra bene la devastazione psicologica ed affettiva delle esperienze di emarginazione e rifiuto cui sono spesso sottoposti (non solo dalle ex mogli, ma anche dalla magistratura e dai media) i padri separati. Un percorso di sofferenza che toglie a molti di loro quella forza tranquilla che è un requisito così importante della figura paterna.

I “pacs” sono un argomento d’attualità, una discussione etica e religiosa, oltre che legale, sul valore stesso della famiglia. Ha anche una dimensione religiosa il ruolo del padre?
Il padre terreno è testimone dell’altro Padre, quello celeste. E’ dall’allontanamento da Dio, nel processo di secolarizzazione, che si origina l’indebolimento paterno.

Che futuro prevede per la figura del padre?
Gli studi sociologici, criminologici, e psicologici sulle statistiche degli ultimi trent’anni non lasciano dubbi sulle conseguenze, devastanti per i figli, della cacciata e indebolimento della figura paterna.
Certo l’uomo, e il padre, deve ritrovare una capacità di visione vitale, che gli consenta di interpretare nel modo più generoso la ricchezza simbolica e affettiva della sua figura. Sarà un percorso ancora lungo. Ma di ben altro respiro rispetto alle prospettive di riproduzione tecnologica della specie umana.

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