Stracciate quei cartelli per rispetto dei padri

L’operazione bresciana è assurda e socialmente pericolosa

(Intervista a Claudio Risé, di Massimiliano Del Barba, da “Il Brescia”, 18 dicembre 2006, www.ilbrescia.com)

Scontro tra i padri. Quelli “buoni” e quelli “cattivi”, protagonisti di quella querelle dei cartelloni che sta tenendo banco nel dibattito cittadino. «Gli occhi neri sono di suo padre», si legge in un poster pubblicitario; nel secondo un bambino che picchia una coetanea al grido di «Lo fa anche papà ». Un modello rappresentativo che ha destato reazioni indignate, soprattutto da parte di alcuni padri sconcertati nell’essere ridotti al rango di picchiatori dei propri famigliari. Fra costoro il professor Claudio Risé, psicoanalista junghiano, scrittore e docente di Sociologia della comunicazione all’università dell’Insubria, primo firmatario, assieme a un nutrito gruppo di docenti universitari, scienziati, giornalisti, professionisti, de “Il documento per il padre”.

Professore, da quali istanze nasce il documento per il padre?
Questo documento-appello, che trovate pubblicato sul web, e al quale ogni giorno arrivano via Internet nuove sottoscrizioni, è stato scritto da un gruppo di docenti universitari, iniziato da me, Stefano Zecchi, Giuseppe Sermonti, e molti altri, preoccupati perché al padre, in Occidente, sono state sottratte le funzioni educative e sociali.
I figli vengono cresciuti dalle madri, affiancate essenzialmente da donne: maestre, psicologhe, assistenti sociali. I risultati, sono evidenti: solitudine e fatica nelle donne madri nel dover assolvere da sole il peso educativo; insicurezza e difficoltà di iniziativa nei figli; difficoltà ad accettare il principio d’autorità; frustrazione nei maschi adulti, svalutati nella propria funzione educativa, aspetto essenziale dell’identità maschile. Una situazione fonte di danni gravissimi agli individui, alla vita di relazione e familiare, a tutta la società. Occorrono attenti interventi che ridiano dignità e responsabilità alla figura paterna.

Nel documento voi chiedete maggiori diritti per il padre, perché?
Più che diritti (quelli li rivendicano tutti), i firmatari dell’appello vorrebbero che ai padri venisse consentito di fare i propri doveri. Ad esempio uno dei primi doveri paterni è quello di difendere la vita dei figli. Ma in Italia non è neppure previsto dalla legge che qualcuno ascolti il parere di un padre favorevole alla vita del figlio, nel caso la madre desideri interrompere la gravidanza.
Il padre, che ha generato quel figlio, non può dare alcuna testimonianza in favore della sua vita. Una situazione paradossale, crudele dal punto di vista affettivo, infondata dal punto di vista biologico e antropologico, devastante sul piano simbolico.

Venendo al caso dei cartelloni esposti nelle ultime settimane per le vie di Brescia. Come mai ritenete fuorviante questa campagna pubblicitaria?
Quei manifesti dal gusto dark, criminalizzando in modo generico la figura del padre, dipinto come un violento privo di affetti e principi, che fa occhi neri alla figlia e picchia la moglie, svaluta profondamente di fronte ai figli e a tutta la società un’intera popolazione maschile, che nella sua grande maggioranza dedica gran parte della propria vita alla crescita, ed al mantenimento affettivo e finanziario della famiglia, cui dedica la propria esistenza.
In questo modo si impedisce al padre di svolgere serenamente la sua funzione educativa, di testimonianza ed orientamento nella vita dei figli.

Quali sono a vostro avviso i principi costituzionali che lede?
Innanzitutto il rispetto della dignità di ogni persona umana, senza distinzione di sesso o di altro tipo. Qui il maschio-padre è rappresentato come un individuo violento e incontrollato, una sorta di razza intellettualmente e affettivamente inferiore e pericolosa. L’operazione è tanto più assurda, e socialmente rischiosa, in quanto tutte le statistiche occidentali dimostrano che è l’assenza della figura paterna, e non la sua presenza, a sviluppare la violenza nei figli.

Dopo le polemiche che da più parti sono nate, voi come associazione avete intenzione di rispondere a questa campagna e se sì in che modo?
Abbiamo già risposto con articoli, in buona parte presenti sul mio blog all’indirizzo internet http://claudiorise.blogsome.com, prese di posizioni, interventi nella società. Il risultato è stato, mi dicono, la richiesta, anche da parte di alcuni tra i firmatari, tra cui i sindacati, che i manifesti vengano ritirati, e distrutti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: