I rovi, e il bambino

Claudio Risé, da “Tempi”, 21 dicembre 2006, www.tempi.it

Le tenebre aumentano. Le notti si allungano, i giorni si fanno più brevi. Anche per la coscienza, la visione diventa più difficile. Una ministra propone di raddoppiare le dosi consentite di una droga che sette anni fa, in un suo rapporto da ministro aveva definito temibile e pericolosa, anche perché fa da apripista alla cocaina (il cui consumo, infatti, è negli anni successivi aumentato vertiginosamente). Un’altra appoggia la liberalizzazione dello spinello dicendo che, infatti, la comunità scientifica ha ormai stabilito che la cannabis è innocua, quando invece proprio negli ultimi anni si sono moltiplicati nel mondo gli studi che dimostrano come, in quanto tempo e perché, faccia diventare dementi, e morire. C’è un crescente interesse a dare la morte ai deboli, se possibile ancora prima che nascano, oppure dopo. Cresce la passione a premiare coloro che non sono disposti ad impegnarsi davanti al mondo nei propri rapporti affettivi, spostando riconoscimenti e risorse verso di loro, e togliendole a chi ha sfrontatezza di riconoscersi titolare di doveri verso l’altro e la collettività, prima che titolare di diritti.
Di fronte a tutto ciò, l’individuo che è in profonda relazione con la sua natura umana (che è anche quello totalmente razionale), si sente continuamente strappato dalle sue radici, spinto e obbligato a funzionare in modo mentale, ossessivo, dove l’ideologia pretende di essere l’unica realtà di riferimento. Così, assieme alle tenebre della notte, anche quelle della coscienza tendono ad allungarsi.
La nostra anima sa, però, che non dobbiamo temere l’abisso che si approfondisce. Dobbiamo anzi entrarci consapevolmente, con spirito lieto, e silenzioso. Perché l’addentrarci nella tenebra, magari con una candela d’avvento in mano, scendere con coraggio e speranza nel nostro abisso personale, ed in quello collettivo (che le ruspe dei poteri mortiferi scavano attorno a noi), riconoscendo i pericoli, è il passaggio indispensabile per incontrare la fine dello smarrimento. Quell’Avvenimento che ci è stato riservato, e che nessuno ci potrà togliere, neppure i mortiferi poteri, con tutto il fragore e la volgarità dei loro spettacoli, delle loro parole vuote, dei loro manierismi preoccupati di negare la sacra semplicità dell’esperienza elementare della vita, che noi conosciamo ed amiamo.
Alla fine di tutta questa tenebra, tra pochi giorni ormai, comincia un buio diverso. Quello di una notte particolare, nella quale finalmente senti di poter respirare a pieni polmoni, senza avvelenarti. E’ la Notte Santa, la Stille Nacht, con quel suo silenzio speciale, umano e cosmico assieme, nel quale appare, leggera e definitiva, fragile ed eterna, la luce di Gesù, bambino. Quella luce di vita ritorna, ogni volta più intensa, e si fa strada nel cuore che l’accoglie, spingendo indietro le tenebre della durezza del potere, e dei labirinti di pensieri senza meta.
E’ il Bambino la meta radiosa che illumina il cammino, e trasforma l’arrancare tra i rovi in un’avventura bellissima.

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One Response to I rovi, e il bambino

  1. AUGURI A CLAUDIO RISE’ E REDAZIONE
    Buon 2007 a tutti noi!

    Sul piano personale il 2006 è andato bene: abbiamo attaccato ancora un anno agli anni della vita.
    In questi tempi così incerti non è poco.
    Sul piano politico il 2006 è andato bene: elettori una volta tanto lungimiranti, hanno protetto e messo al sicuro la Costituzione della Repubblica italiana.
    In questi tempi, in cui non agisce il principio di responsabilità, è stato quasi un miracolo.
    A maggior ragione, ieri come oggi abbiamo bisogno di pensieri forti.
    Allora, in mezzo a tanti “cattivi maestri”, si può provare a riconoscere qualche buon maestro, come l’autore di questo testo:

    “Negli anni della mia gioventù avevo praticato, sia pure con modestia, lo sport dell’alpinismo in roccia, e questo mio attuale lavoro di pensiero, in qualche modo, mi richiama alla mente l’esercizio dello scalare una parete, che sia in un certo punto così esposta nel vuoto da precludere la vista del cielo che ti sovrasta.
    Per procedere non basta allora affi­darsi ai soli mezzi del corpo, per quanto forte e addestrato esso sia, ma è necessario fare ricorso all’ingegno pratico e all’uso di strumenti che facciano presa nella solidità della pietra, per permettere di scostarsene, grazie alla scorrevole tensione della corda nella staffa agganciata al chiodo infìt­to nella roccia saldamente, per elevarsi quanto basti per rag­giungere quell’appiglio più alto, dal quale muovere oltre, fino a quando, superato lo strapiombo nel punto della sua massima esposizione, si dischiuda nuovamente alla vista il cielo, assieme al tracciato di un nuovo possibile percorso.
    E così nel procedere del pensiero, le tappe ne sono segnate dall’impiego di idee strumentali, sulla consistenza delle quali far conto, così come lo si fa con i chiodi nella parete, per uscire dai limiti del risaputo, ed elevarsi, muovendo da quei punti fermi, fino ad attingere una nuova prospettiva di co­noscenza, che il vecchio e consolidato sapere ti precludeva, mentre al tempo stesso ti offriva i mezzi per superare i suoi limiti, se adeguatamente utilizzato”

    Carlo Tullio-Altan, Un processo di pensiero, Lanfranchi editore, Milano 1992, p. 337

    Carlo Tullio-Altan (1916-2005) è stato un antropologo culturale e uno dei maggiori intellettuali del ‘900 italiano. Oggi è più conosciuto suo figlio: il disegnatore Altan.
    Peccato.
    Ecco l’augurio per il 2007: ricordarsi dei buoni maestri e dei loro insegnamenti per scalare la parete e andare avanti nel ciclo della vita.

    Buon anno a tutti noi !

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