La coppia libera da figli

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 gennaio 2007

Tra i protagonisti della diminuzione degli italiani c’è un nuovo tipo di coppia. Silenziosa, senza grandi proclami, da non molto tempo ha un nome, anglosassone naturalmente. Sono i “childfree”, la coppia senza figli. Qualche convegno comincia ad occuparsene, come quello, a loro dedicato, appena concluso presso l’Università di Padova. Non si tratta, ricordiamolo subito, di persone che, per varie ragioni, non “possono” avere figli. No, i childfree, i figli proprio non li vogliono. Leggi il resto dell’articolo

Il relativismo anagrafico

Claudio Risé, da “Tempi”, 25 gennaio 2007, www.tempi.it

Curiose priorità, quelle di questo governo. La scuola è in coma, le ferrovie peggio, la cannabis dilaga, per dire le prime cose che mi vengono in mente, anche perché le incontro nella mia vita, e in quelle degli altri. Su cosa interviene invece il governo? Sui cognomi. Da una parte, si potrebbe dire, siamo al nominalismo, al nascondersi dietro le parole, non sapendo intervenire sui fatti sottostanti. I nomi, però, e soprattutto i cognomi delle persone, non sono solo parole ma anche simboli. Portare il nome del padre ha un suo significato. Quello della madre anche. Portarli entrambi, secondo un ordine deciso a cena dai genitori, secondo la legge relativista del “fai da te”, che sta per diventare legge, ha ancora un altro significato simbolico. Vuole dire che lo Stato non riconosce più alcun ordine simbolico. Affidandosi magari al sorteggio, come avrebbe voluto il ministro Bindi, che lo richiedeva per decidere appunto quale cognome mettere per primo, se quello del padre o della madre dei bimbi. Leggi il resto dell’articolo

Il nome del marito

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 gennaio 2007

Una delle domande che terapeuti e titolari di rubriche di posta coi lettori ricevono più frequentemente dalle donne è: “perché lui non mi sposa?” Oppure : “perché non si mette con me?” Una risposta incisiva l’ha data un romanziere, affermando che “oggi essere uomini è già abbastanza difficile, per potersi occupare anche delle donne”. Provocatorio, ma acuto. Insufficiente però a liquidare il fenomeno. Quest’angoscia femminile, infatti, è fondata su un fatto reale: i giovani maschi sono sempre più riluttanti ad impegnarsi stabilmente con una donna. Una situazione psicologica, ma anche sociale, che non spiega con le risposte, di maniera, più usate : lunghe dissertazioni sulla debolezza del maschio oggi, sulla sua fatica a progettare, ad assumersi delle responsabilità. Ci si avvicina forse di più al problema rovesciando la domanda: “perché un giovane maschio, oggi, dovrebbe mettersi con una donna?” Le ragioni che tradizionalmente spingevano l’uomo a questo passo partivano sempre, naturalmente, da un moto di amore e di desiderio verso l’altra. Un sentimento complesso, che dava luogo alla spinta a sottoporsi ad una prova: quella di essere capaci di conquistare una donna. Leggi il resto dell’articolo

L’odio virtuista

Claudio Risé, da “Tempi”, 18 gennaio 2007, www.tempi.it

Non so, naturalmente, se monsignor Wielgus sarebbe stato un buon arcivescovo di Varsavia. Il suo passato tormentato però, le testimonianze delle persone da lui aiutate proprio grazie ai suoi contatti ambigui col regime comunista, e il fatto che sia sopravvissuto, pentito, a questa tremenda discesa agli inferi, mi spinge istintivamente a pensare che sarebbe stato forse miglior pastore di molti preti “specchiati”, di quelli che non si sporcano mai le mani, ma forse anche salvano meno gente, perché il peccatore è sempre un fuorilegge, come anche i preti alla Wielgus. Mi preoccupa, nelle campagne contro i peccati del passato, la richiesta di perfetta innocenza, piuttosto inumana. Nessuno di noi è innocente. Allora però, appare più chiaro il danno delle campagne per condannare i lontani peccati di qualcuno.
Prima di Wielgus, l’ultima vittima, qualche mese fa, di queste campagne “virtuose”, fu il filosofo Jürgen Habermas, accusato con violenza di essere stato nazista da ragazzino, quando era obbligatorio esserlo. Habermas è uno dei maggiori pensatori moderni, l’unico allievo della scuola di Francoforte capace di individuare con equilibrio i punti di forza, e di debolezza, della postmodernità. Un maestro che, da vero maestro, serve volentieri il suo tempo, e non si sottrae, lui laico, a ripetuti e fruttuosi confronti con Joseph Ratzinger, prima Cardinale, e poi Papa. Ecco allora partire il fango. Leggi il resto dell’articolo

L’ordine, e il perdono

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 gennaio 2007

La cronaca, anche quella “nera”, o criminale, è una preziosa cartina di tornasole dello stato attuale delle passioni. La vicenda di Erba, nella quale un’insospettabile coppia di coniugi ha compiuto una strage, uccidendo madre, figlia, il piccolo nipote, e una vicina di casa, può aiutare a capire diverse emozioni umane. Quella che appare più evidente è la natura distruttiva che può assumere la passione per l’ordine, se non viene “corretta” con la comprensione, la pietà, per l’altro. Rosa Bazzi, che ha avuto un ruolo molto importante nella strage (ha ucciso il piccolo Yussuf, sgozzandolo), era una casalinga perfetta, accuratissima nell’ordine e nella pulizia. Arrivava persino ad offrire il caffé nel camper, in cortile, e non in casa, per evitare macchie sul pavimento. Com’è frequente in queste persone, soffriva di emicranie terribili. Che in genere non sono la causa delle loro crisi di rabbia, ma il risultato del disperato tentativo della personalità ossessiva (cui in genere appartengono), di tenere tutto ferocemente sotto controllo. Leggi il resto dell’articolo

Odio e villette a schiera

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli”, 12 gennaio 2007

Sorprende che l’odio uccida tra le villette a schiera dell’alta Brianza, in un paese dal nome placido come Erba, ad opera non di criminali ma di una coppia come tante, incensurata. Che ammazza in nome della tranquillità: una madre che fa troppo rumore di notte, un bambino che piange troppo forte. Eppure, è proprio qui, nell’apparente pace della provincia, o dei “suburbs” residenziali delle grandi metropoli, che l’odio cresce silenzioso, per anni, appena coperto da piccole liti, sgarbi impercettibili, che crescono lentamente. E poi improvvisamente esplodono, come nella strage del 13 dicembre.
Nei tradizionali luoghi di lotta, le guerre per esempio, ci si odia assai meno. Lo scrittore tedesco Ernst Jünger ricorda come, nella Grande Guerra del 1915-1918, dopo essersi sparati addosso tutto il giorno, alla sera i soldati tedeschi e francesi uscissero dalle trincee, per fumarsi una sigaretta insieme. Oggi la guerra è cambiata; eppure i soldati (non i terroristi) continuano ad uccidersi, senza odiarsi. Leggi il resto dell’articolo

Cannabis a merenda

Claudio Risé, da “Tempi”, 11 gennaio 2006, www.tempi.it

Sembra che la battaglia che il governo italiano vuole lanciare nel 2007 sia quella contro i ciccioni. Alla Sanità si preparano task force, il ministro della Pubblica Istruzione investiga su panini e merendine, sul cibo c’è agitazione. L’operazione “no ai grassi” sta forse per partire. Con qualche perplessità. Non che tutto vada bene, intendiamoci, soprattutto tra le schifezze che ingurgitano i nostri figli. Però forse dare un’occhiata ai dati dei veri malesseri, ed anche a ciò che preoccupa gli altri governi occidentali, non guasterebbe.
Va bene che non è più ministro, ma i fatti che Maroni segnalava, nella sua ultima Relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, per il 2005, pubblicata dal Ministero della Solidarietà Sociale sono ancora lì, casomai peggiorati. E ci dicono che dal 2001 ad oggi i consumatori di cannabis sono raddoppiati, passando dal 6,2% all’11,9 %. O che nel 2005 oltre 560 mila persone e 145 mila studenti hanno fatto uso combinato di più sostanze, di cui nel 98% una di esse era la cannabis.
Ci confermano anche che la “droga buona”, quella “della pace”, è il grande viatico alle altre sostanze: l’85% dei soggetti che fanno uso di cocaina, e il 74% di coloro che hanno usato l’eroina sono partiti da lì, dalla “shit”, la merda, come la chiama in modo politicamente scorretto il Presidente degli Stati Uniti nei suoi appelli per farne uscire i giovani americani. Leggi il resto dell’articolo

Un mito da buttare: la droga leggera

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 8 gennaio 2007

Con l’anno nuovo muoiono vecchi miti. Uno di quelli più in cattivo stato, nel mondo del 2007, è il mito del carattere inoffensivo della cannabis, e dei suoi derivati. Non molte settimane fa è stato condannato per omicidio in Inghilterra un soldato di 31 anni che dopo un’abbondante fumata di marijuana coltivata in casa uccise il suo ospite di 53 anni, padre di un suo amico, ficcandogli profondamente nel cranio due rami d’albero spezzato, pronti per il fuoco del camino (l’amico, terrorizzato, si era salvato solo dandosi alla fuga). In Italia, nell’ultimo anno era stata confermata la condanna per Ruggero Jucker, il giovane che in una notte milanese di quattro anni prima aveva ucciso, con un affilato coltello per preparare il sushi, la fidanzata, infierendo su di lei con una crudeltà mai manifestata prima. Uscito dallo stato confusionale, Jucker, un giovane pacifico, aveva detto di non ricordare più nulla dopo aver fumato hascisc, che la polizia trovò poi nell’appartamento. Constatando che la droga conteneva, come ormai accade sempre più spesso, quasi il 20% di principio attivo, il tetracannabinolo. Negli anni 70-80, in cui molti adulti, oggi anche in posizioni di responsabilità, ricordano di aver fumato cannabis, il principio attivo presente era il 2%: ora s’è decuplicato. Leggi il resto dell’articolo

Don Giovanni, l’amore, e l’ordine simbolico maschile

(Recensione a cura di Paolo Ferliga)

Come un fantasma Don Giovanni si aggira ancora oggi nella psiche individuale e collettiva. Celebrato da un’interpretazione di tipo romantico come emblema del libero amore e della trasgressione, contrapposto all’impegno ed alla serietà della vita coniugale, Don Giovanni ha affascinato le donne e sollecitato l’invidia degli uomini. Dagli intellettuali e dai critici letterari è stato spesso ammirato, presentato come un eroe del sentimento. Anche la psicoanalisi, che ha visto in lui l’uomo che passa da una donna all’altra perché, in fondo, è sempre prigioniero del complesso di Edipo e quindi irrimediabilmente innamorato della madre, ne ha subito in alcuni casi il fascino.
Nel suo ultimo libro Don Giovanni, l’ingannatore. Trappola mortale per donne d’ingegno (Frassinelli , euro 16) Claudio Risé ribalta queste interpretazioni e mostra come Don Giovanni rappresenti da un lato la negazione del sentimento e dell’amore e dall’altro un aspetto d’ombra, oscuro e violento del maschile. Leggi il resto dell’articolo