Cannabis a merenda

Claudio Risé, da “Tempi”, 11 gennaio 2006, www.tempi.it

Sembra che la battaglia che il governo italiano vuole lanciare nel 2007 sia quella contro i ciccioni. Alla Sanità si preparano task force, il ministro della Pubblica Istruzione investiga su panini e merendine, sul cibo c’è agitazione. L’operazione “no ai grassi” sta forse per partire. Con qualche perplessità. Non che tutto vada bene, intendiamoci, soprattutto tra le schifezze che ingurgitano i nostri figli. Però forse dare un’occhiata ai dati dei veri malesseri, ed anche a ciò che preoccupa gli altri governi occidentali, non guasterebbe.
Va bene che non è più ministro, ma i fatti che Maroni segnalava, nella sua ultima Relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, per il 2005, pubblicata dal Ministero della Solidarietà Sociale sono ancora lì, casomai peggiorati. E ci dicono che dal 2001 ad oggi i consumatori di cannabis sono raddoppiati, passando dal 6,2% all’11,9 %. O che nel 2005 oltre 560 mila persone e 145 mila studenti hanno fatto uso combinato di più sostanze, di cui nel 98% una di esse era la cannabis.
Ci confermano anche che la “droga buona”, quella “della pace”, è il grande viatico alle altre sostanze: l’85% dei soggetti che fanno uso di cocaina, e il 74% di coloro che hanno usato l’eroina sono partiti da lì, dalla “shit”, la merda, come la chiama in modo politicamente scorretto il Presidente degli Stati Uniti nei suoi appelli per farne uscire i giovani americani.
Conosciamo l’obiezione dei fautori della liberalizzazione: non è colpa della “buona” cannabis, ma quella dei cattivi trafficanti (cui le cattive leggi obbligano a ricorrere fino a quando non la si potrà comprare in drogheria), che la fanno mancare (quando mai?), e ti rifilano invece la roba cattiva, quella che serve per fare le guerre, o aumentare i fatturati. Però ora basta.
A costo di farmi cacciare da questa rubrica, smentirò una per una, anche le prossime settimane, queste favole. Come hanno dimostrato i neuroscienziati, infatti, il passaggio dalla cannabis alle altre droghe è dato innanzitutto dal fatto che l’assunzione dei cannabinoidi attiva nel cervello sostanze endogene, autoprodotte, affini agli oppiacei, che poi vengono ricercate come prosecuzione dell’esperienza. La canna non è affatto (lo ha detto anche l’Istituto Superiore di Sanità, sollecitando serie campagne di prevenzione, rivolte soprattutto ai giovani), una “droga leggera”. E’ invece la droga più diffusa nel mondo occidentale, quella in più rapido aumento tra i giovanissimi, quella cui sono imputati il maggior numero di delitti, violenze, rapine, fatti di sangue.
Il mondo occidentale è fortemente preoccupato dall’erba e dalla resina che vendono davanti alle scuole i sorridenti venditori islamici. Il New York Times, giornale democratico e antibushiano, ha fatto stampare uno splendido opuscolo contro la cannabis, e l’ha regalato a tutti gli insegnanti perché si sveglino. I nostri governanti si affrettino a leggerlo. Salviamo la testa dei nostri figli. Poi penseremo alle pance.

Annunci

3 Responses to Cannabis a merenda

  1. anonimodivergogna says:

    Per esperienza personale, confermo totalmente.
    Il sintomo più evidente di quanto pericoloso sia l’atteggiamento nei confronti dell’uso di cannabis è l’approccio che i più hanno con questa sostanza e, a 29 anni, penso di avere la maturità ed effettivamente l’esperienza “sul campo” per poterne parlare;
    eperienza non maturata fra comunità e sert, ma per aver seguito il più comune dei percorsi che conduce alla tossico-dipendenza o all’uso sistematico di droga.
    Un piccolo appunto, non so se si tratti di fortuna, ma come per esempio per le sigarette riesco senza sforzo a fumare al massimo 8 a settimana da più di 10 anni intervallati da periodi di totale astinenza, molto difficilmente cado nella dipendenza e questo probabilmente mi ha aiutato a poter parlare di questo argomento al passato.
    Dopo le prime sigarette, alle festicciole si ha il primo approccio con lo “shit”, come curiosamente veniva chiamato anche a Catania e in tutta la sua provincia da consumatori e spacciatori, o con la marijuana;
    niente di scandaloso, anzi, una piccola trasgressione dei più “fighi” vista con curiosità e desiderio dai più piccoli e dai più “sfigati”, poi tutti crescono e chi più chi meno fa il suo approccio.
    Nella mia scuola, dove c’era consentito di uscire nell’area esterna dell’istituto fra la ricreazione e l’ora di religione o di educazione fisica, durante le quali un pò di rincoglionimento non era notato granchè, ci facevamo le nostre canne mattutine, ricercati e circondati da ragazzi e da non poche ragazzine, le più spregiudicate; è capitato che i professori più giovani capissero tutto, dall’odore, dal comportamento, e da buoni progressisti ammiccavano e sghignazzavano senza che mai abbiano preso provvedimenti.
    Poi le discoteche, le feste di 18 anni e via così; capitavano pomeriggi in cui ci si incontrava soltanto per fumare, nessuna atmosfera di emarginazione e ghettizzazzione, si faceva nelle case di chi aveva entrambi i genitori che lavoravano, nelle mansarde o nelle piazze di quartiere, giocavamo a pallone suonavamo chiaccheravamo con le amiche… e ci facevamo le canne, tutto nella normalità.
    All’università la storia non cambiava tanto, e per capodanno o per qualche serata particolare qualcuno tirava fuori la cocaina, ma si… una volta… anche se poi ti accorgi che non uccide e se hai 4 soldi le eccezioni incominciano a non contarsi più.
    A questo punto, ma anche prima, se vai a ballare in qualche grande discoteca o se sei in viaggio e vai a Rimini, Ibiza, Amsterdam, Londra, Berlino, Barcellona, non sò dove no! una sniffata di popper neanche viene notata e se non ti prendi una di quelle discretissime pilloline non ti riesci a vivere la notte, la vacanza, la festa.
    Solo mentre scrivo mi rendo conto di quanto allucinata possa sembrare quella realtà ma posso garantire che è la realtà della stragrande maggioranza degli adolescenti figli della middle class.
    Oltre alla caretteristica di cui accennavo prima rispetto alle dipendenze, a differenza della maggioranza dei miei amici e conoscenti, fino ai primi anni dell’adolescenza, 13-14 anni, frequentavo abbastanza assiduamente la chiesa e i miei hanno una fede molto salda, poi il militare, la convinzione comunque che la droga alterasse i miei sensi e potesse procurarmi dei problemi in quel contesto mi hanno fatto allontanare da quel mondo e definitivamente dai miei amici, quando, partito in una citta del nord per il praticantato della mia professione, ho ricominciato a VIVERE con il rimpianto di essermi FOTTUTO gran parte degli anni più belli della vita e la consapevolezza che tanta di quella gente che conoscevo si trova alla soglia o oltre i 30 anni svuotata, chi ancora “studia” e per fortuna non esagera ma convive con lo spinello e la fatidica pippata di capodanno, chi ancora non trova lavoro, chi ha ereditato e ci va giù di brutto e poi c’è la maggioranza che lavora, ha la fidanzata, va a casa dagli amici dove si fuma e dove gli argomenti e lo stare insieme hanno come interesse comune quello di sballarsi e i discorsi hanno il livello che ci si può aspettare.
    Scusa per la lunghezza del post, è una questione importante che vedo solo peggiorare e non mi voglio rassegnare all’idea che la generazione dei nostri figli sia fatta da smidollatti e gambe molli.
    i migliori saluti.

  2. gigi says:

    Ho insegnato in diverse scuole. Fino a qualche anno fa l’opinione generale era che certe scuole erano buone, altre meno: licei buoni, istituti professionali meno, centri professionali meno ancora. Dove per “meno” intendo le tipologie di ragazzi che ci trovi: quelli bravi e gentili che (credo) ascoltano Dante e quelli che ti mettono il coltello sulla cattedra oppure ti minacciano di tagliarti le gomme finché te ne vai piuttosto che farti venire il mal di fegato. Ora però le cose sono cambiate, questo più e meno tende a svanire. Ovunque i ragazzi sono difficili, infatti nascono un sacco di studi sul burn out dei docenti (dando spesso la colpa agli insegnanti). Però la verità è che ovunque vai non sai mai cosa c’è dietro questa turbolenza dei ragazzi, magari dopo la ricreazione. E neppure gli insegnanti noti per la loro autorevolezza ce la fanno più a tenerli. Io credo che si debbano approfondire certe questioni, come lei dice. Certo non che dietro a tutto ci sia la cannabis, ma far finta di non vederla è stupido: si danneggiano i ragazzi, si fa sempre più fatica a insegnare. Se è vero che il NY times ha fatto una guida per docenti sul modo in cui i media presentano “banalizzandola” la rischiosità di queste sostanze forse sarebbe il caso che anche i giornali facessero un esame di coscienza su quanto scrivono (ma il NY times mi pare sia andato ancora più avanti). Sui giornali vedo o il silenzio oppure l’inneggiare all’ultimo cantante di turno che per vendere più dischi lancia il grido pro cannabis libera. Credo sia ora di cambiare, qui i ragazzi non sanno più capire neanche quale è il soggetto o l’oggetto. Figuriamoci Dante.
    gigi

  3. Alessio says:

    anonimodivergogna, non fare di tutta l’erba un fascio. Se sei passato a roba pesante è perchè ti piaceva l’idea. Io amo le canne ed è un sacco di tempo che le fumo odiando ero, coca, ecstasy e tutto il resto di questa merda!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: