Odio e villette a schiera

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli”, 12 gennaio 2007

Sorprende che l’odio uccida tra le villette a schiera dell’alta Brianza, in un paese dal nome placido come Erba, ad opera non di criminali ma di una coppia come tante, incensurata. Che ammazza in nome della tranquillità: una madre che fa troppo rumore di notte, un bambino che piange troppo forte. Eppure, è proprio qui, nell’apparente pace della provincia, o dei “suburbs” residenziali delle grandi metropoli, che l’odio cresce silenzioso, per anni, appena coperto da piccole liti, sgarbi impercettibili, che crescono lentamente. E poi improvvisamente esplodono, come nella strage del 13 dicembre.
Nei tradizionali luoghi di lotta, le guerre per esempio, ci si odia assai meno. Lo scrittore tedesco Ernst Jünger ricorda come, nella Grande Guerra del 1915-1918, dopo essersi sparati addosso tutto il giorno, alla sera i soldati tedeschi e francesi uscissero dalle trincee, per fumarsi una sigaretta insieme. Oggi la guerra è cambiata; eppure i soldati (non i terroristi) continuano ad uccidersi, senza odiarsi.
E’ invece là dove la lotta è bandita, e la cortesia è d’obbligo, dove ci si deve salutare e sorridere, nel condominio civile, nel nuovo quartiere di villette residenziali, che l’aggressività, vietata e inibita, diventa odio. Sordo, rancoroso, negato anch’esso. Un sentimento strisciante, che costeggia il delitto (se non altro nella fantasia), senza che nessuno, o quasi, si accorga di quella miccia accesa, che silenziosamente attraversa, come un serpentello color cemento, il viottolo che porta alle case illuminate.
Lo psicoanalista ascolta spesso racconti di persone irreprensibili, il cui volto si tende mentre parlano dell’odio per il vicino invadente, o troppo riservato, e impallidisce quando si lasciano sfuggire la fantasia – paura di arrivare ad ucciderlo, o magari venirne uccisi. Quando il materiale affettivo esplosivo comincia ad uscire durante le sedute, sotto forma di racconto, confessione, o sogno, il disinnesco della bomba sommersa nelle profondità della psiche, è ormai fatto. Non rimane che aiutare la coscienza a diventare più ampia, a riconoscere anche questi contenuti impresentabili della personalità, l’odio, aggressività, paura.
Gli assassini di Erba però, come gran parte di questi silenziosi odiatori suburbani, non vanno dallo psicoanalista, non riescono a guardare con distanza, con uno sguardo psicologico, ai loro sentimenti distruttivi. Inesorabilmente, dunque, ci si impigliano sempre di più, fino a quando la vicina diventa un mostro terrificante, una seminatrice di disordine e di caos, e il suo bimbo, il piccolo Yusuf, il bimbo urlante di un film horror. A quel punto il marito viene risucchiato dall’archetipo spietato del giustiziere implacabile. Mentre la donna, ormai preda di un odio diventato più grande di lei, viene catturata dall’archetipo della madre mortifera, la figura femminile che uccide il bimbo. Perché piange, perché grida, perché gioca, perché c’è. E’ anche altro il bambino, lo sappiamo: è gioia, meraviglia, allegria. Ma per il femminile che lo genera, quando l’emozione, la stanchezza, o la paura si fanno troppo forti, è anche qualcuno da sopprimere. Più dei tre quarti degli infanticidi sono commessi da donne, in genere le madri.
Questi i percorsi dell’orrore, che sono anche quelli del silenzio, della chiusura all’altro, ai suoi rumori, al suo interpellarci, aggressivamente o no. Come uscirne? Col perdono, che il saggio patriarca di questa famiglia martoriata, Carlo Castagna, da sempre propone. E’ il perdono la via d’uscita: dalla prigione dell’odio, alla libertà dell’uomo.

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2 Responses to Odio e villette a schiera

  1. Roberto L. Zaini says:

    Perdonate l’eresia, ma trovo che spararsi addosso fra una sigaretta e l’altra sia incredibile e nevroticissimo: un’autentica burocratizzazione dell’omicidio! Quei soldati tedeschi e francesi tutto mi sembrano, meno che dei simboli positivi ed umanizzanti. Il loro fare rendeva quell’immane tragedia una specie di cinica burla: dalle 8 alle 20 ti sparo, poi una fumatina insieme, e alle 8 si ricomincia… Non era autentico odio, e che si sparassero diventa ancor più pazzesco, anzichè cavalleresco e romantico come Junger forse credeva.
    RLZ

  2. Redazione says:

    Junger ha però descritto le tempeste d’acciaio, gli assassinii e le pallottole che fracassano i cervelli in pagine tutt’altro che romantiche.
    Paolo M.

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