Le buone notizie vanno onorate

Claudio Risé, da “Tempi”, 8 febbraio 2007, www.tempi.it

Le buone notizie vanno onorate. Ci aiutano a sperare, riaccendono una luce che ogni tanto sembra soffocare. Onore dunque al regolamento approvato all’unanimità dalla Regione Lombardia, che stabilisce che i bambini che non hanno potuto, o cui non è stato consentito di nascere, vengano seppelliti, e non buttati nella spazzatura, come accadeva fino a ieri (tranne in qualche struttura, per iniziativa personale di medici e dirigenti, come all’Ospedale Mangiagalli di Milano). Una decisione umana, che rende più umano il mondo attorno a noi, e noi stessi. Perché la barbarie è contagiosa, lasciarla imperversare senza far nulla ci imbarbarisce, senza accorgecene.
La decisione della Lombardia è un atto di pìetas, che ripara al cinismo precedente, e propone un atteggiamento psicologico e affettivo più rispettoso della vita. Ma è anche altro.
Con la sua comparsa, infatti, questa norma offre un contributo solido alla ricostituzione di un ordine simbolico capace di farsi carico della vita umana fin dal suo inizio, il concepimento. Questo ordine è un sistema di riferimento indispensabile alla vita dell’essere umano, che in quanto dotato di coscienza e di razionalità non procede solo sulla base di automatismi istintivi, come gli animali, ma ha bisogno di simboli che orientino le sue azioni e organizzino e contengano i suoi istinti e le sue pulsioni.
L’ordine simbolico della vita (e della morte), è stato devastato, in tutto l’Occidente, e in Italia, dalla veloce superficialità con cui sono state realizzate, negli anni 70, le leggi di liberalizzazione dell’aborto. L’assenza di norme dispositive circa il destino dei corpi dei bimbi morti è infatti la perfetta rappresentazione di un rimosso collettivo: ora che abbiamo autorizzato l’uccisione, che ne facciamo dei corpi? Il corpo del bimbo (che rappresentava anche ciò che prima era il corpo del reato) veniva ora rimosso, per non porsi di fronte, non parlare di un omicidio, autorizzato dalla legge.
Questa rimozione collettiva ha avuto conseguenze devastanti, che ancora non conosciamo che in modo approssimato. I medici, certo, sanno che a volte le madri tornano, a chiedere dove si trova quel bimbo, che non avevano lasciato nascere. Ma ignoriamo, ad esempio, cosa esattamente produca nell’inconscio collettivo il sadismo di massa, perpetrato ogni giorno nei confronti dei bambini uccisi.
D’ora in avanti, invece, questa norma non consentirà più la stessa rimozione. Ai genitori verrà chiesto se desiderano il funerale per questo bimbo mai nato. Se non lo chiedono, gli ospedali provvederanno alla sepoltura.
Il rimosso è stato tolto. Ora, la vicenda di questi bambini non è più imprigionata all’interno di coscienze individuali turbate, ma rientra, con un momento rituale previsto dalla legge, nella coscienza collettiva della Comunità.
Questi bimbi non ci vengono più sottratti dal gesto veloce, automatico, di un’inserviente, ma sono restituiti alla nostra responsabilità, personale e collettiva. Solo da adesso, possiamo cambiare.

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3 Responses to Le buone notizie vanno onorate

  1. zia polly says:

    quando lo stato è costretto a legiferare ciò che è norma per i cristiani allora la società è pre-cristiana o meglio post-cristiana, laddove il cristianesimo ha perso la sua connotazione di portare la Civiltà contro ogni forma di bestialità

  2. Giuliana says:

    Non ricordo a partire da quale mese la Chiesa celebrasse il funerale dei feti, ma certo non dal primo…
    Penso anche che sarebbe bene non perdere di vista le sfumature: tra una vita totalmente potenziale (ovulo e spermatozoo separati, ma che potrebbero incontrarsi) ed una vita totalmente reale (un bambino che è nato) c’è una fase sfumata, che non è più solo potenziale, ma non è ancora totalmente reale. E credo che ci sia una differenza abissale tra un omicida che uccide una persona a tutti gli effetti ed una donna che decide di abortire. Anche perchè una donna che rimane incinta contro la propria volontà è sempre una vittima di una uomo che come minimo è un imbranato che lo ha fatto per errore o peggio ancora un prepotente che lo ha fatto apposta. Ad esempio in seguito ad uno stupro…Lei come risolverebbe la situazione? Obbligando la donna ad avere un figlio non desiderato per nove mesi nel proprio corpo?

  3. antonello says:

    invio un articolo di Mario Palmaro su questo tema uscito sulla rivista della diocesi di Como

    di Mario Palmaro:

    I “bambini mai nati” sono a pieno titolo nostri piccolissimi fratelli che sono già morti. Nulla di strano, dunque, se la Regione Lombardia ha stabilito, finalmente, che ai resti di un aborto – volontario o spontaneo che sia – venga data pietosa sepoltura. E’ un provvedimento sacrosanto, che ha senso almeno per quattro motivi. Il primo: è un atto di laicissima onestà intellettuale, perché ci costringe tutti quanti a fare i conti con la verità dei fatti. I fatti sono ostinati, e in questo caso ci obbligano a riconoscere che l’aborto volontario è l’eliminazione intenzionale di un essere umano. L’aborto non è la cancellazione di un ideale astratto, o di un “progetto di vita”, o di un grumo di cellule, come a qualcuno fa comodo dire. Qui si impedisce a un qualcuno, a un “tu” che c’è già, di venire al mondo. Lo si priva di tutto quel poco che ha, cioè la sua vita. E gli si infligge il dolore più terribile, perché purtroppo il rifiuto viene non da un estraneo, non da un nemico, ma da colei che più di ogni altro lo ama: la madre. Un giurista direbbe che abortendo si uccide un innocente, e purtroppo direbbe la verità. In secondo luogo: la sepoltura– al di là delle polemiche politiche che strillano il contrario – è inevitabilmente un grido silenzioso di perenne ribellione a una legge, la 194 del 1978, che ha accumulato in pochi lustri circa 4 milioni e mezzo di vittime innocenti. Un bilancio terrificante che non è certo reso meno grave dalla benedizione formale di una legge dello stato. C’è un popolo – indubbiamente minoritario – che non intende omologarsi a questa terribile contabilità, e che vuole continuare a manifestare con fermezza il suo dissenso all’ingiustizia legalizzata. Ma c’è un terzo buon argomento che legittima questa iniziativa: la pietà per i morti. Per tutti i morti. Una pietà che si esprime nel loro ricordo, nella custodia affidata alla memoria dei vivi, e nei gesti che accompagnano normalmente i defunti a quel luogo assai frequentato che è il cimitero. Anche a questi fratelli cui è stato impedito di nascere spetterebbe non solo in Lombardia, ma in tutta Italia, in tutto il mondo, almeno una sepoltura dignitosa, quale si conviene agli uomini, e non la distruzione anonima che è riservata ai rifiuti ospedalieri. Perché questo è l’orrore abituale: parafrasando un bel libro di Vincenzo Pappalettera sul destino degli ebrei nei lager – “Tu passerai per il camino” – anche i bambini non nati passano per il camino di un inceneritore democratico.
    La quarta – forse più importante – ragione per cui dobbiamo plaudire a queste sepolture è che esse lanciano un messaggio di grande speranza dentro uno scenario di morte e di sconfitta. Ci dicono che, nonostante l’apparenza, le piccole vittime dell’aborto non sono precipitate nel nulla assurdo. Pregare per loro significa riconoscerle vive, accolte in quella misteriosa realtà che la Chiesa chiama “comunione dei santi”. E significa gettare un raggio di speranza su di noi e sulla nostra società, e innanzitutto sulle madri che purtroppo hanno abortito. Perché l’esperienza dei Centri di aiuto alla vita ci insegna che spesso queste donne hanno ritrovato la pace non rimuovendo o negando l’errore commesso, ma al contrario scoprendo che il figlio un giorno rifiutato è oggi presente nella loro vita in un modo tutto speciale. Egli prega per loro. Prega affinché dagli occhi degli uomini e delle donne di questa società cada il velo accecante dell’egoismo, e appaia lui: il piccolo, invisibile, bambino non ancora nato. Come direbbe Saint Exupery, un giorno tutti noi lo siamo stati, ma ce lo siamo dimenticato.

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