Aiuto ai giovani in formazione

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 febbraio 2007

La vitalità di un Paese si vede nell’attenzione che manifesta, con le leggi, per i giovani. In questo, l’Italia appare sempre più un paese vecchio. Non solo per la bassa natalità, ma perché le sue leggi si occupano di adulti, e non sembrano interessate a sostenere i giovani in difficoltà. Come conferma la normativa sui Pacs, che riguarda convivenze in genere adulte, senza occuparsi affatto dei giovani che dovrebbero uscire di casa, per formarsi e affrontare una vita più autonoma.
Dal punto di vista dello sviluppo del paese, infatti, come ha detto l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace: «se una coppia decide di non sposarsi, non si assume doveri, non cerca di tutelarsi attraverso polizze e contratti privati, la società non può inseguirla, stendendo sopra di essa una coperta, per metterla comunque al riparo. Qui emerge un nodo culturale: le nuove generazioni non sono educate alla responsabilità personale». Anche perché, come sappiamo, ogni anno si sposta in avanti l’età di uscita dalla casa genitoriale, che ormai è verso i 30 anni per i maschi, anche oltre quella soglia per le femmine.
Psicologia, sociologia, antropologia, sanno bene quanto sia importante il distacco dai genitori, e soprattutto dall’importantissima figura materna, per mettere a fuoco quel “progetto di vita, almeno nelle intenzioni”, attorno al quale si organizza la crescita della personalità. Nella società del benessere di oggi non si può certo tornare ai Wander Jahre, gli anni dell’erranza, che nella società tedesca e nordica erano appunto quelli della scoperta del mondo, anche errabonda e solitaria, nella quale si formava la personalità del giovane.
I nostri figli non ne avrebbero la forza.
Per loro la comunità dei pari, la vicinanza, anche fisica, degli amici e dei primi partner amorosi, spesso compagni di scuola, è decisiva per trovare le energie necessarie a lasciare, almeno fisicamente, la madre, i genitori (quando sono ancora insieme), e prendersi le prime responsabilità nell’accudire se stessi. Per questo, in tutto l’occidente, esiste una tendenza a sviluppare una legislazione di supporto alle forme di convivenza “formativa” (amicale o sentimentale non importa), tra due o più studenti, lavoratori, persone ancora in formazione, universitaria o professionale. Agevolazioni innanzitutto abitative, che vengono supportate anche con forme di contratti speciali praticabili senza danno anche dal locatore, agevolazione nelle utenze, nei trasporti, nei centri commerciali, dove le convivenze giovanili godono di trattamenti privilegiati e di corsie preferenziali di vario tipo.
Tutto accompagnato da un atteggiamento statale che dia chiari segni di appoggiare, anche nella comunicazione pubblica e mediatica, lo sforzo di giovani che si mettono insieme per formarsi, crescere e conquistare un posto nella vita.
E’ diverso, uno Stato che appoggia affettuosamente dei giovani che partono insieme alla conquista del mondo, da uno che studia strumenti legislativi per togliere l’angoscia di una vecchiaia solitaria a persone che hanno rifiutato nella vita ogni impegno con gli altri, e per gli altri. Il primo punta sul futuro, e lo costruisce. L’attenzione a favorire aggregazioni formative di giovani attardati nella casa dei genitori, infatti, li fa crescere, anche affettivamente.
In quelle convivenze giovanili, “di formazione”, si può sviluppare la capacità di accettare l’altro, di occuparsi dei suoi bisogni, senza mettere sempre al centro se stessi, come accade spesso quando si resta in casa. Evitando così quei disastri matrimoniali che segnano la storia dei figli viziati.

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3 Responses to Aiuto ai giovani in formazione

  1. andrea says:

    La trovo una proposta saggia e piena di speranza per il futuro. Grazie professore.

  2. samuele says:

    Caro Risé sono d’accordo con lei: non vedo alcuna aspirazione nutrita dallo stato nei confronti del futuro dei giovani. Con amarezza ho visto che la normativa sui pacs ha accompagnato parallelamente l’altra novità: il taglio delle cattedre nelle scuole mentre a dir la verità aumentano le iscrizioni e l’Italia va sempre più indietro rispetto agli obiettivi ue in materia di istruzione e formazione. E così mentre ci sarebbero gli insegnanti in gamba che avrebbero voglia di fare bene i giovani nella scuola vengono abbandonati al pressapochismo, al caos, alla mancanza di accuratezza, a una ottima preparazione tanto necessaria per il futuro della nostra società. Ha ragione lei: andiamo nel futuro con gli occhi chiusi (che è poi il titolo di un bel romanzo del tozzi che racconta la vicenda di un uomo senza padre, altro dramma su cui lei ha scritto molto)
    samuele

  3. giovane says:

    Sono d’accordo con lei, in una società di persone troppo egocentriche e viziate (quali siamo) lo stato rincara la dose dando sempre più diritti senza chiedere doveri in cambio. Io credo che abbiamo già iniziato a pagare questo atteggiamento (solitudine, impoverimento) ma che ancora non ci siamo resi conto del problema e quindi, almeno per adesso, questo è destinato ad accrescersi. Grazie delle indicazioni

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