Il degrado di politica e cultura colpisce i giovani

Claudio Risé, da “Tempi”, 22 febbraio 2007, www.tempi.it

“Maxima debetur puero reverentia”, al fanciullo si presti il massimo rispetto. Il principio latino non è moraleggiante o retorico, ma politico. I fanciulli, infatti, i giovani, gli adolescenti, sono la comunità di domani. Disinteressandoci di loro, o profittandone per i nostri comodi, noi distruggiamo il mondo dopo di noi, quello dei nostri figli. Questo stiamo facendo. Per esempio con i Pacs. Di questa legge ciò che più mi colpisce è il carattere egoistico, e senile.
In un Paese la cui popolazione corre un rischio di estinzione nel giro di pochi decenni, e nel quale esiste un enorme problema di spazi abitativi ed esistenziali per i giovani fuori dalla famiglia d’origine, negli anni delle formazioni universitarie e professionali, si fa una legge che tutela interessi opposti. Quelli delle coppie che non si assumono nessuna responsabilità verso l’altro e la società, con convivenze che (anche quando eterosessuali) hanno un tasso di natalità bassissimo, proprio perché guardano all’interesse individuale. Ad esse si garantiranno pensioni che eroderanno le previdenze destinate ai giovani che entrano ora nel mondo del lavoro.
A questi giovani, invece, alla loro necessità di aggregazioni-convivenze amicali, studentesche, professionali, vitali per lo sviluppo della loro personalità e della loro formazione, in Italia nessuno ci bada. Anche se abbiamo pochi campus universitari, e quasi nulla nelle residenze giovanili per formazioni professionali. L’attenzione è tutta sui benefici e riconoscimenti per le ormai anziane (o quasi) coppie cresciute nelle filosofie degli anni 70 (coetanei dei nostri ministri), col loro culto dell’Ego ed il loro rifiuto di un impegno generoso verso l’altro, e la comunità. Il più egoista e il più cinico, è il più tutelato. Del giovane non si occupa nessuno, se non per fargli baluginare davanti agli occhi il miraggio di una società tutta di diritti, e senza doveri. Minandone, così, ogni forza di volontà, e indebolendone l’intera struttura di personalità.
Nessuna “reverentia” poi, anzi un atteggiamento strumentale, al limite dell’abuso, è quello proposto spesso ai giovani a scuola, da parte di molti docenti. Gli abusi didattici, con imposizione di un sapere falso, di maniera, fondato su errori ed omissioni funzionali all’ideologia (relativista è dire troppo) anni 70, sono quotidiani, e dovunque. Quelli sessuali, come quelli dell’ultima professoressa di matematica che compare su Internet seduta sulla cattedra col sedere fuori, sono più rari, ma significativi.
Qual è il messaggio educativo passato a dei sedicenni, presentandosi a scuola, a quarant’anni, con pantaloni che quando ti siedi scendono fino al perizoma? Non entro nella seconda parte della vicenda, quella ripresa dal filmino, coi ragazzi che toccano e lei sta lì: dirà il giudice. Ma nell’abbigliamento, la maschera sociale (la Persona dei latini), c’è già tutto il resto.
Abbiamo bisogno di persone che rispettino la delicata personalità degli adolescenti.

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