La verità difficile

Claudio Risé, da “Tempi”, 29 marzo 2007, www.tempi.it

Da vecchio laico, con senso di pudore verso le grandi parole, faccio anche fatica a dirlo. Ma ciò che impiglia il dibattito in Italia, e la sua funzione informativa, ed educativa, è il nostro disprezzo per la verità. L’ignoranza, evidente e fonte di gaffes a catena, copre questa repulsione. Siamo, sì, ignoranti della realtà, ma perché non vogliamo vederla, ed accettare che metta in pericolo la nostra immagine consolidata, e le ideologie (gli Idola), che le danno consistenza e visibilità.
Non vogliamo sapere ciò che potrebbe farci cambiare, e quindi crescere. Cioè (in ogni campo, scientifico, affettivo, e religioso): la verità. La sua rivelazione è sempre la smentita di una falsità precedente, alla quale una parte di noi è fatalmente affezionata. Leggi il resto dell’articolo

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Solitudine globale e affetti familiari

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 marzo 2007

Nella società della solitudine globale, nella quale i legami si formano e si sciolgono senza lasciar tracce, lasciando la persona disorientata e priva di identità e appartenenze, gli italiani sono un po’ meno soli. Qui da noi va in aria un matrimonio su sette (negli Stati Uniti, o in Francia, uno su due), aumentano le coppie che tornano insieme, magari in modo informale, quelle che non spezzano completamente il rapporto, i papà che tengono ottimi rapporti con gli ex suoceri.
Mentre leggi prevedono l’abolizione (a scelta) del nome del padre, molte donne insistono, nel divorzio, a mantenere il nome del marito. E molti mariti insistono per onorare quello della discendenza materna, dandone al figlio il nome. La dura realtà del conflitto e dell’abolizione dell’altro, lascito delle (anche) spietate lotte tra uomini e donne del secolo scorso, e dei mutamenti all’interno della famiglia, si interfaccia da noi con la consapevolezza dell’enorme valore rappresentato, per ogni persona e per la società, dalla ricca trama degli affetti costituiti, delle esperienze, delle solidarietà cresciute all’interno dell’esperienza famigliare. Leggi il resto dell’articolo

Scuola e test antidroga

Claudio Risé, da “Tempi”, 22 marzo 2007, www.tempi.it

Bene. Il ministro degli interni, Giuliano Amato, ha proposto che vengano eseguiti, a scuola, dei controlli antidoping. In questa rubrica l’avevamo chiesto più volte, stupendoci che i media non avessero notato l’evidente stato di alterazione sotto il quale si sono svolti innumerevoli episodi di disordini, e violenze scolastiche. Spiegabili soltanto con quel caratteristico fenomeno di “abbassamento del livello di coscienza”, indotto, appunto, dal consumo di droga. In particolare da quella più usata dagli studenti (e da tutti), vale a dire l’onnipresente cannabis, coi suoi derivati, hashish, marijuana, etc. Una droga che d’altra parte la maggior parte degli studenti, in tutti i rilevamenti statistici effettuati, dichiara di poter reperire tranquillamente proprio mentre va a scuola, davanti o nelle immediate vicinanze dell’edificio scolastico. Leggi il resto dell’articolo

Visibilità, potere e paura

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 marzo 2007

Una delle passioni del nostro tempo è quella della visibilità. La prova del tuo valore non viene tanto da ciò che tu sei, dal tuo modo di comportarti, ma dalla tua popolarità. Dal fatto che gli altri ti conoscano. Una passione, tuttavia, accompagnata dalla paura, altro tratto distintivo della nostra società avanzata, ma anche insicura. In questo caso, la paura è sia quella di perdere la visibilità ottenuta, sia quella di essere visto “troppo”, anche quando, dove, e con chi non vorresti.
Il bisogno di visibilità deriva dal tratto narcisistico del nostro modello di cultura: è dall’approvazione degli altri (lo specchio in cui Narciso ricerca la propria immagine), che dipende la tua identità, della quale, altrimenti, sei incerto, insicuro. Le società in veloce mutamento tolgono di mezzo le strutture (la scuola, la famiglia, la religione) che tradizionalmente “certificavano” l’identità di qualcuno, producendo così insicurezza, e quindi anche un crescente bisogno, narcisistico, di conferma. Leggi il resto dell’articolo

La cannabis fabbrica bombe

(di Francesco Lo Dico, da “L’Indipendente”, 17 marzo 2007, www.indipendenteonline.it)

Francia e Spagna contro la marijuana: test per gli automobilisti a Parigi e manifesti con slogan-choc a Madrid

Tutti i grandi Paesi europei ormai la considerano una droga che fa male. In Italia è rimasta la droga della pace. E si raddoppia il tetto massimo di cannabis. Anche se la comunità scientifica non è d’accordo. «La marijuana che trent’anni fa fabbricava petardi, oggi fabbrica bombe», conferma lo psicoanalista Claudio Risé, che denuncia danni psichici irreversibili nei giovani al di sotto di 15 anni che ne fanno uso. La marijuana è una sostanza capace di scatenare aggressività incontrollabili e attacchi psicotici. Senza contare che il maggior numero di reati a mano armata oggi è commesso da consumatori abituali. Dati che non lasciano scampo. Soltanto un assaggio di quelli proposti da Risé nel suo libro Cannabis, che uscirà ad aprile per le edizioni San Paolo.
Innanzitutto al decreto Turco, su cui non a caso è arrivata la bocciatura del Tar. E poi all’onorevole Caruso che non perde occasione per ripetere il suo motto di vita: «una canna al giorno toglie il medico di torno». E promettere azioni collettive per la coltivazione delle piantine in balconi e terrazze. Leggi il resto dell’articolo

Padre: l’assenza che fa male

Parla Claudio Risé: «Una società che sradica l’autorità paterna produce disagio e dipendenza».

(Intervista a Claudio Risé, di Riccardo Paradisi, da “L’Indipendente”, 18 marzo 2007, www.indipendenteonline.it)

Domani è la festa del papà: migliaia di uomini divorziati chiederanno il diritto all’affido dei propri figli che l’attuale giurisdizione nega per principio.

Domani 19 marzo è la festa del papà: migliaia di padri divorziati in Italia hanno scelto questa data come occasione per rivendicare ogni anno il diritto all’affido dei propri figli. Un diritto che è praticamente loro negato da una giurisdizione che nella quasi totalità dei casi affida automaticamente alle madri la tutela dei figli.
Una settimana fa, invece, a Roma si è tenuta una manifestazione che tra gli obiettivi aveva la contestazione dell’ordine simbolico della famiglia patriarcale. Una realtà che in Occidente ha smesso di esistere da almeno tre decenni.
Claudio Risé – psicoanalista, scrittore, autore di saggi fondamentali sulla paternità (tra gli altri Il mestiere di padre e Il Padre, l’assente inaccettabile, edizioni San Paolo), è impegnato da anni in un lavoro di denuncia sulla scomparsa dell’ordine simbolico paterno. Il padre, dice Risé, è il grande assente del nostro tempo. E questa assenza fa male. A questa assenza si deve porre rimedio. Leggi il resto dell’articolo

Omosessualità: ideologia o ascolto?

Claudio Risé, da “Tempi”, 15 marzo 2007, www.tempi.it

Forse la “sgrammaticata” legge sui Dico (come l’ha chiamata il presidente della commissione Giustizia, il diessino Cesare Salvi) e il surriscaldamento del dibattito sulle coppie omosessuali stanno servendo a qualcosa. Certamente a pugnalarsi per qualche riga di intervista in più, o per una foto. Però forse anche a far pensare qualcuno, ad aiutarlo a riflettere, a capire. A me è capitato, ad esempio, di pubblicare in questo periodo, in una collana da me diretta per San Paolo, Oltre l’omosessualità di Joseph Nicolosi. L’autore è uno psicoterapeuta che fa scandalo perché, quando un omosessuale gli chiede di essere aiutato a uscire da una condizione nella quale si sente profondamente infelice, prende sul serio la richiesta del paziente. Offrendo quell’ascolto, umile, attento e affettivo che è alla base di ogni terapia che sia tale, prima e dopo la “scoperta” della psicoanalisi. Ascoltare il dolore e, così facendo, consentirgli di scoprire il proprio significato e, quando possibile, la propria trasformazione in qualcosa d’altro, più autenticamente proprio. Leggi il resto dell’articolo

Giovani in cerca d’amore

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 marzo 2007

Le immagini della cronaca sono vere, ma parziali. I giovani non sono tutti esibizionisti, violenti, anaffettivi. Quelli sono i prescelti dai media. Che (forse a ragione), pensano che uno stupratore faccia più notizia di uno che serve anonimamente a una mensa di poveri, o accompagna i malati a Lourdes. L’universo giovanile, però, è molto più variegato. In esso colpisce il numero di ragazzi e ragazze (molti scrivono spesso a questa rubrica), che difendono le ragioni dei sentimenti.
«Non riesco ad accettare che i rapporti con le ragazze siano solo questione di sesso, o di immagine», scrive un diciottenne di Salerno. «Come non accorgersi che solo con l’amore tutto diventa diverso, davvero “magico”»? Oppure questa diciannovenne di Pozzuoli: «Io potrò essere solo di qualcuno che mi ami, riamato». Leggi il resto dell’articolo

La norma, e l’umano

Claudio Risé, da “Tempi”, 8 marzo 2007, www.tempi.it

Dai giornali. Una maestra di sostegno taglia la lingua a un piccolo troppo ciarliero. Quatto punti. Un’altra, sempre “di sostegno”, psicologa, si apparta in una classe isolata col bimbo affidatogli, autistico, sgridandolo perché lui non la lascia preparare i suoi esami in pace. Il bimbo fa pipì, e lei gliela fa leccare. Minacciandolo, la prossima volta, di costringerlo a berla. In una biblioteca di quartiere, periferia sud di Milano, ragazzini gridano, scorrazzano. Il vigilante, invalido civile per cardiopatia grave, alla dodicesima ora di lavoro ne prende uno per i capelli mentre si versa la cioccolata, e gli intima di andarsene, estraendo una pistola, pare scarica. Un amichetto chiama il 113: bimbo traumatizzato, vigilante senza lavoro. Ancora. A Milano, in viale Padova, una gazzella vede un bimbo rom con una telecamera in mano, sospetta un furto, gli chiede chi gliel’ha data. Il bimbo dice: gli amici al phone center. I carabinieri entrano, e vedono quattro ragazzini che guardano un film pedopornografico. Dietro la cassa, una donna cinese. La storia: i ragazzini chiedevano l’elemosina, e quando avevano quattro euro andavano al phone center, dove la donna gli metteva su quella roba, girata con bambini cinesi. Leggi il resto dell’articolo

Una scuola che ignora il mercato

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 marzo 2007

Abbiamo pochi laureati rispetto al resto d’Europa. Anche quei pochi, però, stentano a trovare lavoro. E’ questa una delle ragioni del malessere giovanile, un disagio che vede le nuove generazioni oscillare da momenti di euforia distruttiva (dagli stadi alle stragi del sabato sera), ad una diffusa depressione. Quello tra giovani laureati e il mercato del lavoro è un incontro che si fa sempre più difficile, e le ricerche sul campo (come l’ultima, di Almalaurea), lo dimostrano. Come mai?
Il fatto è che la scuola italiana, ed il luogo del lavoro, il mercato, sono due mondi profondamente diversi. E non tanto perché la scuola fornisca un sapere troppo sottile, umanistico, di cui il mercato non saprebbe che farsene, come si pensava una volta. Le aziende, anzi, hanno aperto i loro orizzonti, alla disperata ricerca di formazioni magari opposte, ma capaci di fornire ai nuovi laureati una posizione originale, con competenze proprie, nei settori in cui entrano. Leggi il resto dell’articolo

Stanislav Grof e l’Lsd. Viaggi oltre l’Io

Claudio Risé, da “Liberal”, n. 39, marzo-aprile 2007, www.liberalfondazione.it

Fa uno strano effetto, leggere: Quando accade l’impossibile. Avventure in realtà non ordinarie, dello psichiatra Stanislav Grof (Urra-Apogeo editore, 2006, E. 18,00). In fondo parla di cose di solo cinquant’anni fa, eppure ha il sapore di una narrazione di altra epoca, come certi récits di viaggiatori del sette, o ottocento. L’autore, ceko di nascita, emigrato negli USA dopo la repressione comunista della “primavera di Praga” è stato uno dei più interessanti protagonisti della stagione psicoterapeutica, e di costume degli anni ’70. Grof è noto per avere sperimentato clinicamente in più modi, raccontati in questo libro, stati di coscienza alterati.
Questo orientamento terapeutico, che va al di là dell’Io e del suo abituale modo di vedere le cose, è stato chiamato da Grof e altri, psicologia transpersonale (che va al di là dell’Io, alla ricerca di una rete di comunicazioni più ampie e profonde). Grof si avvalse nel suo lavoro di una scoperta il cui uso in psichiatria era relativamente recente, l’LSD, ed anche di culture di popoli tradizionali (come gli indiani d’america, ed altri), da cui riprese le tecniche di “respirazione olotropica”. Leggi il resto dell’articolo

Computer e TV nell’educazione

Claudio Risé, da “Tempi”, 1 marzo 2007, www.tempi.it

Non è banale che Bill Gates, che grazie ai computer è diventato l’uomo più ricco del mondo, dichiari pubblicamente di concedere ai figli non più di 45 minuti al giorno per giocare coi computer. Così come non è banale che Silvio Berlusconi, grande proprietario di televisioni private in italia e in altri paesi, abbia fatto tre figli con una signora che ritiene opportuno limitare il tempo dei giovani di fronte alla T.V., e che ha messo al mondo il suo ultimogenito in una sobria clinica svizzera steineriana, piena di riproduzioni di Madonne di Raffello, ma del tutto priva di televisioni. Sono posizioni diverse nei toni. Più esplicita quella di Bill Gates, secondo la tradizione americana di pubblicizzare l’impegno civile, che lì diventa un elemento positivo dell’immagine, e della stessa impresa. Più ambigua quella di Berlusconi, più vicina al costume italiano, dove non è così sicuro che l’impegno etico-sociale serva, neppure all’immagine. Nella sostanza, però, dicono la stessa cosa. Leggi il resto dell’articolo