Giovani in cerca d’amore

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 marzo 2007

Le immagini della cronaca sono vere, ma parziali. I giovani non sono tutti esibizionisti, violenti, anaffettivi. Quelli sono i prescelti dai media. Che (forse a ragione), pensano che uno stupratore faccia più notizia di uno che serve anonimamente a una mensa di poveri, o accompagna i malati a Lourdes. L’universo giovanile, però, è molto più variegato. In esso colpisce il numero di ragazzi e ragazze (molti scrivono spesso a questa rubrica), che difendono le ragioni dei sentimenti.
«Non riesco ad accettare che i rapporti con le ragazze siano solo questione di sesso, o di immagine», scrive un diciottenne di Salerno. «Come non accorgersi che solo con l’amore tutto diventa diverso, davvero “magico”»? Oppure questa diciannovenne di Pozzuoli: «Io potrò essere solo di qualcuno che mi ami, riamato».
Chi sono questi ragazzi che scrivono, e pensano, così? Si tratta di un esercito silenzioso, spesso invisibile. Sono assenti da you tube dove non mandano nessun filmino (hanno spesso un notevole senso della riservatezza), ma sono invece molto presenti nella propria vita privata. A scuola, dove per solito studiano, anche se spesso ostacolati dalla frequente svogliatezza degli insegnanti. A casa, dove a volte sono loro a stimolare un dialogo, uno scambio. «I miei genitori sono freddi – scrive il ragazzo di Salerno -. Ogni tanto avvicino le loro facce e dico: su, datevi un bacino. Ma si può vivere così? Sempre seri, mai un complimento, solo a guardare quelli che si fanno smorfie in televisione»?
Queste osservazioni dei ragazzi non sono, naturalmente, teoriche, o ideologiche. Esprimono semplicemente i loro bisogni.
L’essere umano, per crescere e svilupparsi in modo armonico, nel fisico e nella mente, ha bisogno di sentire attorno a sé un ambiente affettivamente caldo. Se questo non c’è, ma la sua forza vitale è ancora sufficientemente integra, farà di tutto per procurarselo. Ecco allora questi ragazzi che diventano degli autentici “messaggeri d’amore”, nelle loro famiglie, nei quartieri, nelle loro comunità.
I “Papa Boys”, i giovani che seguivano Giovanni Paolo II nelle sue apparizioni globali, sono nati anche da questo fenomeno: i giovani hanno bisogno d’amore, e lo cercano dove si manifesta. Come a questo stesso fenomeno ne sono legati tanti altri, dalla fortissima partecipazione giovanile alle associazioni di volontariato, al ritrovato prestigio (tra questi giovani che si tengono lontani dagli studi televisivi), della verginità prematrimoniale.
Tutti modi, diversi tra loro e nei rispettivi riferimenti ideali, di distaccarsi dalla proposta (che il sistema di comunicazione insistentemente ripete) di cercare solo il proprio piacere immediato, senza badare ai sentimenti del cuore. Loro cercano, invece, un proprio stile affettivo ed erotico, più autentico, e più personale.
Questi giovani sono abbastanza indifferenti alle lotte sui Dico, perché la questione attorno la quale si arrovellano è un’altra: è ancora possibile amare una persona per tutta la vita? Loro lo sperano. I loro progetti sentimentali, matrimoniali, girano attorno a quest’ipotesi. Sono i giovani sopravvissuti all’epoca del narcisismo.
«L’importante – mi scrive un altro ventenne – non è tanto essere amato: è amare. Se non sono capace di amare cosa mi serve che un altro mi ami? Non ne avrò mai abbastanza».
Lo scriveva già Plutarco, nel De amore, nel II secolo dopo Cristo. Questi ragazzi dicono cose semplici e profonde, che l’uomo pensa da sempre, perché sono eterne. Al centro c’è l’amore: se non sono capace di amare sarà difficile vivere, e nessuno mi amerà.

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2 Responses to Giovani in cerca d’amore

  1. Pingback: Anna Vercors

  2. Nicola Zona says:

    Salve a tutti.
    Le mie parole potrebbero solo rovinare la bellezza di questo articolo del Professor Risé. Anche a me ha fatto piacere averlo trovato in archivio e letto. Lo condivido integralmente.
    Mi permetto solo di suggerire agli assetati
    (come me) di una sapienza del cuore, dei sentimenti,vera,la lettura e, quindi, la meditazione dell’Enciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI. La coinsiglio a tutti: non credenti, credenti e “intermedi”. Credetemi, ne vale la pena. Grazie a tutti.
    Nicola

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