Scuola e test antidroga

Claudio Risé, da “Tempi”, 22 marzo 2007, www.tempi.it

Bene. Il ministro degli interni, Giuliano Amato, ha proposto che vengano eseguiti, a scuola, dei controlli antidoping. In questa rubrica l’avevamo chiesto più volte, stupendoci che i media non avessero notato l’evidente stato di alterazione sotto il quale si sono svolti innumerevoli episodi di disordini, e violenze scolastiche. Spiegabili soltanto con quel caratteristico fenomeno di “abbassamento del livello di coscienza”, indotto, appunto, dal consumo di droga. In particolare da quella più usata dagli studenti (e da tutti), vale a dire l’onnipresente cannabis, coi suoi derivati, hashish, marijuana, etc. Una droga che d’altra parte la maggior parte degli studenti, in tutti i rilevamenti statistici effettuati, dichiara di poter reperire tranquillamente proprio mentre va a scuola, davanti o nelle immediate vicinanze dell’edificio scolastico.
La facilità del reperimento, l’abbiamo ricordato, è dovuta anche alla nuova normativa del ministro Turco, che ha raddoppiato la dose che si può detenere senza alcuna sanzione, “per uso personale”. Un medio piccolo spacciatore con quella dose può rifornire un’intera classe, e rimpiazzarla subito con la merce lasciata al bar dell’angolo, o nelle vicinanze.
Non solo la Turco, però, sembra non preoccuparsi della diffusione della droga. Mentre infatti il ministro degli interni proponeva test nelle scuole, Paolo Ferrero, ministro per la solidarietà sociale, ha chiesto alla Commissione per i narcotici delle Nazioni Unite, riunita a Vienna, di depenalizzare il consumo personale di stupefacenti. Quanto alla proposta di Amato, Ferrero si è detto naturalmente contrario, dicendo che «questi controlli vanno svolti dove si rischia di fare del male ad altre persone, ad esempio fuori dalle discoteche, o dai ristoranti».
Evidentemente il ministro (che aveva già proposto locali forniti dallo Stato per chi voglia iniettarsi droga), non conosce le violenze e abusi che si susseguono nelle cannabizzate scuole italiane fin dalla ripresa dell’anno scolastico. Ferrero è andato proprio alla Commissione narcotici dell’ONU a chiedere la depenalizzazione per gli stupefacenti. Probabilmente non sa che quella stessa Commissione narcotici dell’ONU ha appena congedato un gigantesco rapporto sulle droghe nel mondo in cui si dice tra l’altro, a proposito della cannabis, la droga più usata nelle scuole: «In alcuni paesi l’uso e il traffico di cannabis sono presi molto sul serio, mentre in altri sono virtualmente ignorati. Questa incongruenza mina la credibilità del sistema internazionale».
Un fatto che lo studio ritiene tanto più grave, quanto più sono ormai ampiamente noti gli studi, che il rapporto Onu cita, sulla diminuzione indotta dall’uso di cannabis sulle facoltà cognitive e psicomotorie, e il rapporto tra uso di cannabis nell’adolescenza, e insorgenza di psicosi e schizofrenia. Ma per Ferrero i test a scuola «non sono compatibili con la democrazia». Come se la democrazia non dovesse tutelare la salute mentale dei propri figli.

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9 Responses to Scuola e test antidroga

  1. Redazione says:

    Significativo che il Tar, dopo averlo sospeso, abbia annullato (mandato in fumo), il decreto Turco, proprio perché è stata giudicata scientificamente immotivata la scelta di raddoppiare la quantità di cannabis per uso personale. Paolo

  2. statominimo says:

    “Come se la democrazia non dovesse tutelare la salute mentale dei propri figli.”

    E’ l’ultima cosa che deve fare lo Stato! In nome di cosa lo Stato può decidere della mia vita?

  3. Redazione says:

    Se non altro perché, bruciandoti il cervello con la droga, diventi un costo sociale elevato (oltre che una mina vagante-vedi stragi del sabato sera-), per il quale devono pagare quelli che invece si prendono cura dei propri neuroni. Claudio Risé

  4. statominimo says:

    “diventi un costo sociale elevato ”
    questo è vero se uno crede allo stato sociale e alla sanità pubblica. Ma se la sanità fosse privatizzata…
    Per quanto riguarda le stragi, mi pare evidente che lo spinello non sia l’unica causa c’è anche l’alcol e il sonno.

  5. “questo è vero se uno crede allo stato sociale e alla sanità pubblica”.

    Questo è vero allo stato attuale, anche se uno non crede alla sanità pubblica.
    Per quanto riguarda l’alcool o il sonno, sono cose diverse, e peraltro, a prescindere da come uno la pensi, è un dato di fatto che i test sull’alcool sono appunto previsti laddove si rendono necessari (per es. sulle strade, o all’uscita delle discoteche).
    A scuola non arrivano studenti ubriachi, mentre sempre più spesso giovani drogati.
    (Segnalo da ultimo l’allarmante denuncia di un’insegnante di Treviso, costretta all’anonimato, pubblicata su “Il Gazzettino” del 23 marzo u.s.).
    Si potrebbe altresì ben argomentare sul fatto che democrazia e stato non sono propriamente la stessa cosa; ma ad ogni modo se è vero che lo stato non dovrebbe far da “mamma” ai cittadini, è ancor più vero che non dovrebbe essere la loro cattiva matrigna. Come si sta rivelando con le politiche neppure antiproibizioniste, semplicemente irrazionali, diseducative e immotivate (come denunciato dalla sentenza del Tar) promosse da chi governa oggi l’Italia. Che si muove nella direzione opposta di altri paesi europei, come la Francia o addirittura la Spagna di Zapatero, impegnati in massicce campagne informative sugli ormai assodati danni provocati dal consumo abituale di cannabis da parte degli adolescenti.
    Comunque, trovo indicativo del livello raggiunto dal dibattito su questi delicati temi, il fatto che di un articolo come questo si prenda in considerazione polemicamente l’ultima frase. Infatti nella virtualità delle rete, sovente lontana dalla realtà dei problemi, quando si discute del dramma delle tossico-dipendenze si corre subito alle barricate tra il politicismo libertarista e quello statalista, su cosa lo stato deve o non deve fare.
    Mai nessuno che spiega (come fa Risé in diversi articoli pubblicati su questo blog), che la droga è male. Che la libertà è naturalmente incompatibile con la tossico-dipendenza.
    Del resto il “Tutto è politica” è slogan sessantottino, di cui certo libertarismo controculturale è degno erede. Con il che almeno nel secolo scorso c’era una visione più profonda della politica, e del valore pedagogico di certi provvedimenti legislativi.
    Paolo
    P.s.: a dire il vero i Movimenti Libertari seri esistono, e, le si condivida o meno, assumono su questi temi posizioni meno sguaiate, più consapevoli ed equilibrate (si legga il paragrafo “Costumi Individuali”, nell’appendice al Manifesto Libertario del Movimento Libertario di Facco).

  6. ivano says:

    Mi trovo d’accordo con Risé. Come cittadini italiani condividiamo la Costituzione italiana che prevede la tutela della salute dei cittadini: è un dovere dello stato evitare che le persone si facciano del male, oppure che quando “sono in botta” (sentito mezz’ora fa sul treno)facciano del male ad altri. Chi non condivide questo non credo possa dirsi cittadino italiano. Ogni cittadino ha il dovere di adempiere a quanto stabilito in modo condiviso dal 1948 per il bene di tutti. ivano

  7. samuele says:

    ecco
    dal Gazzettino, un articolo ottimo x gli insegnanti su ragazzi e droga

    Venerdì, 23 Marzo 2007

    Una professoressa denuncia un fenomeno sempre più diffuso: sui banchi di scuola arrivano studenti sotto l’effetto di stupefacenti
    I ragazzi entrano in classe già “sballati”
    L’insegnante: «Sappiamo che usano droga ma non possiamo sottoporli a test e abbiamo le mani legate»
    Ci sono studenti che arrivano in classe, la mattina, già così “stonati” dall’uso di droghe da crollare sui banchi. Ecco cosa ne dice un’insegnante trevigiana che ogni giorno vede con i suoi occhi una situazione drammatica: «Il consumo di sostanze stupefacenti come hashish e pasticche è talmente tollerato a livello sociale che i ragazzi arrivano già “sballati” in aula. Quando entrano sono già stanchi, sono distratti e tendono ad addormentarsi. Ma noi professori non possiamo avere le prove del consumo di droga perché non possiamo fare dei test: abbiamo le mani legate».

    Cosa prendono? Gli spacciatori hanno messo sul mercato piccole dosi che costano una decina di euro, quello che basta per uscire dalla quotidianità. «C’è troppa tolleranza – dice l’insegnante – Il consumo di sostanze stupefacenti è tollerato anche ad alti livelli e non si può pensare che questi messaggi non giungano ai ragazzi. Così come non si possono mettere in pratica le indicazioni di un ministro che vieta l’uso dei cellulare in classe quando sono i genitori i primi a chiamare i figli durante le ore di lezione per chiedere quando preparare il pranzo».

    L’insegnante riserva una stoccata anche ai genitori: «È triste vedere che invece di educare i figli alla responsabilità li educano all’irresponsabilità. Come insegnante mi accorgo che i genitori sono sempre più assenti dalla scuola e, quando si fanno vedere, è per difendere i figli».

  8. Pingback: Anna Vercors

  9. gigi says:

    Le segnalo che il ministro Fioroni ha presentato le nuove linee x il benessere degli studenti per l’anno 2007-2008. http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/prot1958_07.shtml
    Al primo posto: informare per disincentivare i disturbi anche comportamentali dovuti alle tossicodipendenze. Finalmente forse qualcuno inizia ad ascoltare quanto lei dice da mesi sulla cannabis.
    Gigi

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