La verità difficile

Claudio Risé, da “Tempi”, 29 marzo 2007, www.tempi.it

Da vecchio laico, con senso di pudore verso le grandi parole, faccio anche fatica a dirlo. Ma ciò che impiglia il dibattito in Italia, e la sua funzione informativa, ed educativa, è il nostro disprezzo per la verità. L’ignoranza, evidente e fonte di gaffes a catena, copre questa repulsione. Siamo, sì, ignoranti della realtà, ma perché non vogliamo vederla, ed accettare che metta in pericolo la nostra immagine consolidata, e le ideologie (gli Idola), che le danno consistenza e visibilità.
Non vogliamo sapere ciò che potrebbe farci cambiare, e quindi crescere. Cioè (in ogni campo, scientifico, affettivo, e religioso): la verità. La sua rivelazione è sempre la smentita di una falsità precedente, alla quale una parte di noi è fatalmente affezionata. La signora Turco, smentita e annullata dal Tar, bastava che si leggesse le relazioni sullo stato delle tossicodipendenze in Italia che il precedente Ministro per la solidarietà sociale, Roberto Maroni, aveva presentato in ognuno degli anni del governo Berlusconi, per sapere che la sua era una misura sbagliata e pericolosa. Che dava un messaggio sdrammatizzante in un momento storico nel quale, in tutto l’Occidente, la cannabis è probabilmente il più diffuso pericolo per la salute psicofisica dei nostri figli.
Il Ministro Ferrero, che va all’Onu a chiedere la depenalizzazione delle droghe, è uno che non si legge i rapporti dell’Onu stessa. Cosa che invece fa l’Indipendent, dimostrando un atteggiamento senza preconcetti verso (almeno questa) verità. Chiede, quindi, scusa per la campagna fatta in passato, che aveva invocato la depenalizzazione della cannabis in Inghilterra, ammettendo di non aver tenuto conto dei dati disponibili, che ne dimostravano invece l’altissima pericolosità.
Disprezzo per la verità è anche minarne la strada. Una strada tortuosa, faticosa, in cui l’uomo porta i suoi affetti, ma anche le sue fragilità e incapacità di realizzarli. La sua sofferente ambiguità, scomoda per ogni veloce certezza. Così, a bilanciare una pagina in cui la Cei prende posizione sui Dico, il Corriere del 22 marzo presenta un’opinione di Vittorio Lingiardi, straordinario di psicopatologia alla Sapienza di Roma, che, a proposito dei terapeuti che accettano di prendere in cura persone omosessuali, ripete slogan che coprono la realtà della complessa domanda di terapia. «L’omosessuale come malato da curare, una teoria patologizzante cancellata dal Manuale Diagnostico delle Malattie Mentali dal 1973. D’altra parte a nessuno verrebbe in mente di riconvertirsi nell’altro senso: sono etero, e voglio diventare gay». Però non è così.
Nell’attuale DSM IV- TR l’omosessualità “distonica”, indesiderata e in conflitto con l’Io, è presente, tra i disagi, col numero F. 52.9. E di etero scontenti, che si domandano se il loro orientamento non sia quello invece omo, ce ne sono tanti. E, come i loro fratelli che hanno il problema opposto, vanno accolti, e accompagnati a riconoscere il senso di cui sono portatori.

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7 Responses to La verità difficile

  1. luigi says:

    A me sembra anche grave il fatto che i ministri Turco e Ferrero oltre che non leggere i documenti citati non si siano sprecati neppure a sentire la voce dei medici che lavorano presso i SertT (che la verità la vedono) o gli insegnanti che avrebbero molto da dire sulla questione delle droghe presso i ragazzi. Spaventa molto questa distanza delle istituzioni dal mondo vero, di chi sta con i giovani. Alla faccia della democrazia!
    luigi

  2. Giuliana says:

    “*Io sono nato e venuto al mondo per essere testimone della verità. Chi appartiene alla verità ascolta la mia voce.*
    Pilato disse a Gesù: *ma cos’è la verità?*”
    [Giovanni 18,37-38]

    Io credo che voler conoscere la verità implichi accettare il dovere di esserne testimoni. (in greco, martiri, appunto). E credo che essere testimoni della verità voglia dire accettare dei costi molto elevati, che in democrazia non comportano forse incarcerazioni e morte, ma certo non favoriscono carriera, guadagno, potere, successo sociale…Chi non è pronto ad essere testimone della verità, la sfugge perchè la conoscenza è un processo irreversibile, e una volta conosciuta la verità, ci tocca conviverci per sempre: e mentire pienamente coscenti di mentire è molto più impegnativo che dire comode cazzate nella più totale ignoranza. Ci vuole senso di responsabilità, mentre l’ignoranza lascia l’illusione dell’innocenza. Nessuno in Italia nel 2007 ti condannerebbe per ignoranza, dimostrare che non sapevi è probabilmente un’attenuante per la mentalità comune. La verità priva l’idiota della libertà di inventarsi la realtà e di vedersi come un dio all’interno di essa. E poi in fondo, che cos’è la verità?

  3. Redazione says:

    Nel mio modo di vedere: “ciò che potrebbe farci cambiare, e quindi crescere”. La verità ha una funzione dinamica, legata alla trasformazione-sviluppo, destino della vita umana. E’ l’aspetto del reale che scopri sempre, con stupore. Ad essa si oppone l’attaccamento per l’esistente, visto come realtà oggettiva e inconfutabile; da quel momento, quindi, falsa. Di qui la funzione “educativa” del Cristo, che ti mette costantemente in discussione. “Tu, chi dici che io sia”? Ed ogni ideologia scivola nella spazzatura. Claudio

  4. ivano says:

    Segnalo l’importante intervista allo psichiatra Mencacci del Fatebenefratelli di Milano. Lo psichiatra conferma quanto da lei sostenuto in tutti i suoi articoli sulla cannabis e mette all’erta famiglie, sanità, educatori. La cannabis è un grave pericolo. Grazie per averlo segnalato con decisione. Intervista dal Corriere della Sera in
    video/intervista
    http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=5ac6dd8e-deac-11db-b6a9-0003ba99c53b&rcsrid=vaschettaMC_corriere_4

  5. antonello says:

    Caro Claudio ti segnalo la nuova pubblicazione del Ministero della salute sulla recente inchiesta antidoping. Già a partire dal Comunicato stampa del 3 aprile è dato l’allarme per la diffusione del doping tra i giovani atleti. La cannabis purtroppo è in testa anche a questa classifica. Il tutto si trova nel sito del Ministero della salute in
    http://www.ministerosalute.it/dettaglio/phPrimoPiano.jsp?id=399

    in ogni caso copio qui un frammento del Comunicato
    Istituto Superiore di Sanità
    pag. 1 di 4
    COMUNICATO STAMPA N° 08/2007
    Commissione antidoping 2007, in un anno invariato il trend della positività alle
    sostanze, individuati nuovi metodi per rilevare il doping genetico e ottimizzata la rete
    dei controlli con nuovi laboratori
    Oltre 1500 controlli su tutte le Federazioni sportive escluse le serie A e B di tutti gli sport
    praticati e per la prima volta anche su tutti gli Enti di promozione sportivi, 84 ricerche
    finanziate, programmata l’apertura di laboratori regionali antidoping. Questi i principali
    risultati dell’attività della Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping per la
    tutela della salute e delle attività sportive del Ministero della Salute (CVD) presentati oggi
    all’Istituto Superiore di Sanità in occasione del IV Convegno nazionale sul doping. In
    particolare, il 2,4% degli atleti sottoposti a controllo dalla Commissione è risultato positivo
    ai test antidoping confermando la stabilità del dato rispetto all’anno precedente e inoltre
    dalle ricerche finanziate dalla Commissione è stato valutato un nuovo metodo per rilevare
    la presenza di doping genetico nel sangue periferico.
    L’attività di controllo
    Trentasette atleti sono risultati positivi ai test antidoping effettuati nel corso del 2006 dalla
    Commissione che ha esaminato lo scorso anno 363 eventi sportivi per un totale di 1511
    atleti con una media di 33 controlli mensili.
    Osservando il trend delle positività tra il 2003 e il 2006 si nota che nonostante l’aumento
    dei controlli effettuati, i valori percentuali di positività sono rimasti pressoché inalterati,
    passando dal 2,7% del 2003 al 2,4 del 2006.
    Dei 37 sportivi positivi ai test, pari al 2,4% del totale di tutti quelli esaminati, 34 sono
    risultati positivi ad una sola sostanza e tre a due sostanze. Tra le varie classi di sostanze, la
    più diffusa è stata quella dei cannabinoidi (32,5%), seguita dagli stimolanti e dai diuretici
    (20%), dai corticosteoridi (10%), dagli anabolizzanti (7,5%), dalle sostanze attive sul
    sistema ormonale quali la hCG – gonadotropina corionica (5%) e i betablocanti e gli
    antiestrogeni (2,5%). Dei 363 eventi sportivi controllati (il 99% fatti su eventi “in gara”),
    337 (pari al 93%), sono stati condotti sulle Federazioni Nazionali Sportive; quattro (1%)
    sulle Discipline associate e 22 (6%) sugli Enti di promozione sportiva. La ripartizione per
    appartenenza geografica degli atleti ha mostrato che la metà dei controlli si è svolta nelle
    regioni del Nord, il 30% in quelle del Centro Italia e circa il 20% nelle regioni del Sud e
    nelle isole. Le Federazioni più controllate sono state il calcio (44), il ciclismo (32), la
    pallacanestro e il nuoto (30). Maggiori positività sono state riscontrate nel rugby, nella
    pallavolo, nel ciclismo e poi nella pallacanestro, nel calcio e nel nuoto. L’analisi per genere
    evidenzia che la maggioranza dei controlli è avvenuta in competizioni maschili (69,3% dei
    controlli sono stati fatti sugli uomini – 30,7% sulle donne), mentre quasi tutti i casi di
    Ministero della Salute
    positività riguardano gli uomini, con una positività maschile del 3,2% e una femminile
    dello 0,6% (su 464 donne esaminate solo quattro sono state positive).
    La comparazione sull’uso di sostanze tra maschi e femmine mostra che nelle atlete era più
    frequente la presenza di cocaina e diuretici.
    L’attività di ricerca
    Sono stati 84 i progetti della CVD finanziati tra il 2002 e il 2006. Tra i principali risultati
    conseguiti:
    – una ricerca condotta dal Dipartimento di Clinica e Terapia medica Applicata
    dell’Università di Roma “La Sapienza” ha individuato microsatelliti che sono stati validati
    per ricercare DNA estraneo nel sangue periferico degli atleti e rilevare così la potenziale
    presenza di doping genetico;
    – uno studio sull’individuazione di valori di riferimento specifici a seconda del sesso,
    dell’età e dal tipo di sport praticato dagli atleti, condotta dal Dipartimento del Farmaco
    dell’Istituto Superiore di Sanità, per consentire una interpretazione più precisa, attraverso
    metodi indiretti, dell’uso dell’ormone della crescita umano vista la difficoltà attuale di
    distinguere quello naturalmente presente nell’organismo da quello assunto a scopo di
    doping;
    – tra le ricerche rivolte all’informazione sui temi del doping, un’indagine condotta sugli
    adolescenti dal Dipartimento di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma ha
    evidenziato che gli adolescenti di sesso maschile più costantemente dediti allo sport sono
    più propensi a utilizzare sostanze per aumentare la performance sportiva;
    – un’altra indagine dell’Università degli Studi di Roma di Tor Vergata ha invece rivelato
    che su 921 giovani di età compresa fra 12 e 19 anni nelle scuole romane è emerso che pur
    essendo una conoscenza acquisita il fatto che il doping sia dannoso per la salute, c’è poca
    consapevolezza di cosa siano le sostanze dopanti.
    I laboratori antidoping
    Programmata l’apertura di laboratori antidoping regionali, in collaborazione con la
    Commissione di vigilanza sul doping con l’obiettivo non solo di controllare che gli atleti
    non assumano sostanze proibite, ma anche di fare prevenzione e valutare il loro stato di
    salute. I laboratori di biochimica clinica, monitorando i parametri biochimici, potranno
    stabilire quali siano i valori normali e quali quelli che, oltre a far sospettare un uso di
    sostanze vietate, mettono in pericolo la salute dell’atleta.

  6. ivano says:

    Segnalo questo articolo riportato dal Dronet: l’assessore alle politiche sociali del Veneto ha preso una dura posizione nei confronti della proposta di Ferrero di annullare la legge Giovanardi-Fini. L’assessore intende che si debba dire con chiarezza ai giovani che non esistono droghe leggere o pesanti, ma che tutte le droghe sono pericolose. Crede sia necessario un messaggio diretto e decido ai giovani per la loro salute
    trova in
    http://www.dronet.org/comunicazioni/res_news.php?id=1230

    ivano

  7. gigi says:

    nel sito del dronet io avevo letto una ricerca recente abbastanza preoccupante anche perchè fatta in condizioni sperimentali garantite: la cannabis è molto pericolosa: può produrre anche a basse dosi e in soggetti sani (che non la usano regolarmente) disturbi mentali che mettono a rischio la vita propria e altrui. la ricerca è del 2005 di una rivista psichiatrica e pare sia stata letta dal ministero della salute (non questo, il precedente) che agiva quindi di conseguenza. a quanto pare qualcuno vuole dimenticare questi importanti studi
    si trova in
    http://www.dronet.org/comunicazioni/res_news.php?id=691

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