L’ossessione della violenza sui bimbi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 aprile 2007

I nostri contemporanei non hanno un buon rapporto con i bambini. Ne fanno pochi, temono che ingombrino, o costino troppo. Fin da piccoli poi, li soffocano di attenzioni, concedendo loro ogni capriccio, e impedendone così uno sviluppo equilibrato. Oppure li maltrattano, e, purtroppo, spesso ne abusano, fanno loro violenza. La nostra è la prima società che provi piacere a violentare i bambini. Ed è anche la prima dove il sadismo sui bambini faccia parte dell’immaginario collettivo.
Tanto che, spesso, intere comunità immaginano violenze sui bambini che non esistono nella realtà, ma popolano evidentemente le menti di chi le denuncia. Non sappiamo cosa sia accaduto a Rignano Flaminio, il paese dove le maestre sono accusate (oltre ad altri orrori) di aver fatto bere sangue a bambini di due, tre anni. Ma poche settimane fa sono state completamente assolte numerose educatrici di Brescia, sottoposte per anni ad una gogna mediatica e giudiziaria, e riconosciute solo adesso perfettamente innocenti (come chi le conosceva sapeva fin dall’inizio). Leggi il resto dell’articolo

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Il punto interrogativo che uccide

Claudio Risé, da “Tempi”, 26 aprile 2007, www.tempi.it

Al posto del proprio nome, su un modulo che il professore gli aveva dato da compilare, aveva scritto: “?”, un punto interrogativo. Cho Seung-Hui, l’autore della strage di Blacksburg, Virginia, considerava il suo Io un punto interrogativo. Ma così non si può vivere. I teorici del relativismo e del pensiero debole sono, ancora una volta, drammaticamente serviti. Ripetono che la colpa è delle armi. Ma non è vero.
Anche a me è capitato, in uno Stato del sud, di trovarmi per una strada, girarmi, e scoprire che il tipo che zoccolava dietro di me aveva in mano un fucile. La prima volta è strano. Quello era un indiano Akoma (una tribù che ha mantenuto ben saldi riti e tradizioni), col suo fucile, andava a casa, forse. Probabilmente gli serviva la sera, come a tutti gli altri, per dire di ritirarsi a chi scavalcava la siepe di recinzione, senza permesso. Insomma non è successo niente. Non era un punto interrogativo, aveva una storia, e quindi una direzione. Leggi il resto dell’articolo

Odio, e identità in pericolo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 aprile 2007

Un’epidemia di odio, individuale e collettiva, affligge il mondo. E’ forse però più visibile nell’Occidente “civilizzato”, che credeva di averne vinto le forme più inquietanti. Invece, in un paese che sta per entrare in Europa, si sgozza chi stampa la Bibbia, e in un’Università americana va in scena un reality dell’orrore, scritto, filmato e diffuso dallo stesso assassino. Il male è nel cuore dell’uomo, lo sappiamo. Ma quali sono i segni caratteristici di questo male contemporaneo?
In passato, al centro delle grandi manifestazioni del male, c’erano gli Stati, e la loro lotta per il potere. I campi di sterminio nazisti, e quelli del “socialismo reale”, esprimevano con crudeltà dei disegni di potere su interi continenti. L’odio e le uccisioni di oggi nascono invece generalmente negli individui, per trasferirsi poi nei gruppi, nei movimenti. Solo dopo, questo odio fluido, magmatico, di tante persone scontente e impaurite, riesce a volte a conquistare uno Stato, come accadde nell’Afghanistan talebano, e rischia forse di accadere, oggi, coi sogni atomici dell’Iran. Leggi il resto dell’articolo

Femminile e maschile: forze ed opportunità

Claudio Risé, da “Tempi”, 19 aprile 2007, www.tempi.it

La settimana santa ci ha riportato a contatto con le nostre forze e debolezze di uomini e di donne, e, più in generale, del nostro maschile e del nostro femminile, presente in varie forme in tutti noi. L’umano (ma anche il maschile) di Gesù che muore sulla croce, per gli altri; quello impaurito dei discepoli che fuggono; il femminile desolato ma saldo delle donne che invece restano, a distanza; quello devoto e legato ai riti e tempi della vita e della morte che ne cercano il corpo, entrano nel sepolcro vuoto, ascoltano l’angelo, si spaventano, ne annunciano comunque la Resurrezione.
Questi fatti sono stati approfonditi, dal Papa, e da altre figure della Chiesa, come rivelatori di una grandezza, nella differenza sessuale, che ci sta di fronte e ci interpella. Si tratta di una promessa di incontro fecondo tra uomini e donne, ma anche della possibilità di fondare un pieno sviluppo, in ogni persona, e nella società, valorizzando appieno le vocazioni di queste due fondamentali componenti dell’umano. Leggi il resto dell’articolo

La nuova cultura della sicurezza

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 aprile 2007

Le violenza e le ribellioni di quartieri (quello cinese di Milano), di etnie (gli zingari), di gruppi (i tifosi), o di classi di età (gli adolescenti), si moltiplicano. Non solo in Italia, a Milano, Napoli, ma in tutte le grandi città occidentali. Le interpretazioni divergono. Secondo quella finora dominante, è la repressione che genera violenza e insicurezza. Secondo un’altra visione, che sta guadagnando popolarità, proprio la sicurezza è invece condizione della libertà di tutti.
La prima visione ha orientato fino a ieri le politiche di sicurezza dei maggiori paesi europei. La filosofia sociale che l’ha orientata è che il disordine e la violenza sono sempre il prodotto di un malessere: economico, psicologico, o sociale. Per sbarazzarsene, dunque, non occorrerebbero norme giuridiche, e regole di comportamento, bensì interventi nella società, e sulle strutture culturali dei gruppi, per eliminare i disagi che poi sfociano nelle proteste violente. Leggi il resto dell’articolo

La verità sulla cannabis e la libertà

Claudio Risé, da “Tempi”, 12 aprile 2007, www.tempi.it

La verità dà fastidio. Anzi, non puoi neppure nominarla. Non parlo, naturalmente, dell’impegnativa Verità dei princìpi ultimi, del senso della vita e della morte. No, mi limitavo alla modesta verità della vita quotidiana. Una cosa banalissima, tipo: «Quando un bicchiere di vetro viene scagliato per terra, si rompe». Non devi, però, chiamarla verità. Altrimenti sei di sicuro un reazionario, perché parli di verità, e anche un visionario, perché pensi che esista. Ma più probabilmente sei un imbroglione, che spaccia per verità suoi personali interessi, legati a consorterie di potere.
Per esempio, da quando esce questa colonna, ho cominciato a raccontare quali fossero i veri effetti della cannabis. Già descritti in centinaia di pubblicazioni scientifiche (e pubblicistiche) internazionali, ma non sui giornali italiani dove per “andare in pagina” bisognava dire che era una droga “leggera”, praticamente innocua, e in molti casi benefica. Leggi il resto dell’articolo

Le libertà elementari

Claudio Risé, da “Tempi”, 5 aprile 2007, www.tempi.it

Perché non potrei drogarmi liberamente? Perché non separarci e divorziare quando ci pare? Perché mai sposarsi, ed essere fedeli? Queste domande grandinano da lettori stupefatti dalla franchezza delle proposte del “buon selvatico”. In molti è evidente l’irritazione per la denuncia dell’imbarazzante nudità del Re di tutte le finte liberazioni. Alcuni però sono sinceri. E stupiti che ci si possa richiamare ai saperi elementari del “selvadego”, dell’ordine naturale del creato, e contemporaneamente a quelli culturali del contenimento, della misura, del rispetto di sé e dell’altro. Eppure le due cose procedono di pari passo.
Il più forte degli istinti è quello di autoconservazione, proprio quello che ti spinge a buttar via la siringa, ed anche il fumo. Gesti che non derivano tanto da un’autorepressione, ma da un autoascolto: amati perché meriti di essere amato. Leggi il resto dell’articolo

Nostalgia del padre

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 4 aprile 2007, www.ilgiornale.it

Se Dio (padre) è morto, recita la filosofia dopo Nietzsche, tutto è possibile. Allora però, perché stupirsi se tutto diventa possibile anche nelle scuole, dopo la morte dell’autorità paterna? Estinta ormai da tempo, dopo attacchi concentrici durati più di un secolo, visto che cominciarono a intensificarsi proprio all’epoca della scoperta (o dello slogan) della “morte di Dio”. Banalmente: cos’è che impedisce ad un adolescente di trasgredire per divertirsi, o semplicemente per provare l’ebbrezza del potere di farlo? Il sapere che verrà punito. Lo ha riscoperto persino l’iperliberal governo Blair, all’alba del 2007, varando qualche giorno fa una legge dal nome ottocentesco e patriarcale, l’Education and Inspection Act, che autorizza cioè la vecchia e tradizionale attività paterna del sorvegliare e punire: scappellotti e ispezioni, per esempio per sequestrare cellulari impropriamente usati. Leggi il resto dell’articolo

Fabbrica dei divorzi e violenze antipaterne

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 aprile 2007

Uno su tre. Sono i padri che durante la separazione, iniziata sempre più spesso per iniziativa della compagna, vengono accusati di abuso sessuale sui figli. Il 99% delle accuse si risolvono con un’archiviazione perché “il fatto non sussiste ed è da ricondurre alla conflittualità di coppia”. E’ insomma funzionale ad alzare le richieste avanzate dalla moglie madre, e persuadere il marito padre ad accettarle. Tuttavia, anche se lasciate cadere nel corso del giudizio, queste accuse pesano.
Non solo sulla vita dei futuri “papà separati”, che spesso diventano impotenti, cadono in depressione, a volte si uccidono. Un esercito di infelici il cui reinserimento nella vita sociale, dopo la perdita dei figli, della casa coniugale, e della moglie, non è semplice. L’accusa di abuso condiziona anche la vita degli altri membri del nucleo famigliare. A cominciare dai figli: per loro quest’ombra sul comportamento di chi li ha generati diventa un fantasma che comparirà nelle loro paure, e richiederà terapie dall’efficacia non garantita. Leggi il resto dell’articolo