La verità sulla cannabis e la libertà

Claudio Risé, da “Tempi”, 12 aprile 2007, www.tempi.it

La verità dà fastidio. Anzi, non puoi neppure nominarla. Non parlo, naturalmente, dell’impegnativa Verità dei princìpi ultimi, del senso della vita e della morte. No, mi limitavo alla modesta verità della vita quotidiana. Una cosa banalissima, tipo: «Quando un bicchiere di vetro viene scagliato per terra, si rompe». Non devi, però, chiamarla verità. Altrimenti sei di sicuro un reazionario, perché parli di verità, e anche un visionario, perché pensi che esista. Ma più probabilmente sei un imbroglione, che spaccia per verità suoi personali interessi, legati a consorterie di potere.
Per esempio, da quando esce questa colonna, ho cominciato a raccontare quali fossero i veri effetti della cannabis. Già descritti in centinaia di pubblicazioni scientifiche (e pubblicistiche) internazionali, ma non sui giornali italiani dove per “andare in pagina” bisognava dire che era una droga “leggera”, praticamente innocua, e in molti casi benefica.
Arrivarono subito decine di mail che mi chiedevano quanto ricevessi dai trafficanti di droga, al soldo dei quali certamente ero, come ogni proibizionista che si rispetti. Toni disgustati, ma, diciamo, civili. Quando però, due numeri fa, ho osato dire che forse non si trattava tanto di ignoranza, quanto piuttosto di allergia alla “verità”, le mail (pilotate sul mio blog da siti e blog “liberal”, a proposito: è liberale qualcuno che difende sostanze che producono dipendenza, che tolgono la libertà?), hanno cambiato di tono.
La sostanza era: «Ma come si permette di parlare di verità?». «Non crede, dott. Risé, che l’esaltazione della verità assoluta sia estremamente pericolosa?». Io, però, non esaltavo nessuna verità assoluta, deploravo solo che tutti se ne infischiassero della verità relativa.
Che il decreto Turco che raddoppiava la dose di cannabis consentita fosse privo di motivazioni era nel testo, ma l’abbiamo detto solo noi, e, mesi dopo, il Tar del Lazio, annullandolo. I guai psichiatrici indotti dall’uso di cannabis fanno parte dell’esperienza di ogni medico e terapeuta onesto. Ma ne abbiamo parlato, per mesi, solo noi, e, solo dopo le scuse presentate al pubblico dall’Independent, il quotidiano inglese protagonista della campagna di anni fa per la sua depenalizzazione, i giornali italiani hanno cominciato prudentemente a riferirne. (Sia lodato il prof. Mencacci, di Milano, per la sua apprezzabile, rara franchezza, sul Foglio e sul Corriere).
Queste erano le modeste verità di cui parlavo. Ma i nostri “lib” non vogliono che vengano dette, anche se sono solo “verità relative”, che forse potrebbero salvare la testa a molti ragazzi. E per metterti a tacere non esitano a minacciarti: «Del resto, siamo tutti capaci di scrivere ai direttori dei giornali dove lei scrive, per farla smettere». Ah, ecco.
Il divieto di dire la verità, oggi, usa lo stesso metodo (l’intimidazione) di chi vietava la devozione alla Verità, ieri, in nome dell’unico dio permesso: l’ideologia. Perché chi teme la verità, odia, sempre, la libertà.

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7 Responses to La verità sulla cannabis e la libertà

  1. luigi says:

    Ho appena visto in farmacia un coupon destinato ai padri che presenta i pericoli della marijuana. Sono presentati proprio i problemi di cui lei parla nei suoi articoli: problemi scolastici nei giovani che usano la marijuana, danni dati dal thc, dipendenza, vittime sulla strada (dal 6 al 10 per cento i morti sono positivi per thc), problemi per chi lavora e ne fa uso. Il coupon presenta un kit utile ai genitori per rilevare l’uso da parte dei figli e arrivare poi al dialogo franco con essi.
    grazie per quanto da lei detto!
    gigi

  2. Anna Vercors says:

    Eppure il desiderio più grande di ogni uomo è scoprire la verità.
    Chissà perchè la si teme.
    Forse perchè la vera moralità consiste nell’amare la verità più delle proprie interpretazioni di essa. E forse perchè non c’è voglia di moralità.
    Ma non c’è nemmeno il coraggio di conoscere la verità di sè stessi.

  3. Pingback: Anna Vercors

  4. Luigi Borlenghi says:

    Superior stabat agnus

  5. Pingback: Pseudo Pensieri Di Una Mente Banale

  6. Giuliana says:

    Per Anna Vercors:
    Il desiderio più grande per ogni uomo ONESTO è scoprire la verità, ma per i disonesti, o peggio ancora per gli ignavi la verità è un incubo. La verità richiede il coraggio di mettersi in discussione, il coraggio di affrontare la possibilità di non essere perfetti e di poter anche essere nel torto…ma questo coraggio non è da molti e quei pochi che ce l’hanno devono anche avere una buona dose di pazienza e armarsi di strumenti e metodi scientifici per poter riconoscere nel modo più oggettivo possibile la verità.
    Per il Dott. Risè:
    In 1984 Orwell fa scrivere al suo protagonista, Winston, sul suo diario che “la libertà è la libertà di dire che 2+2 fa 4”.
    Un libro da rileggere…
    Cordiali saluti,
    Giuliana

  7. Redazione says:

    Purtroppo segnalo il grave incidente accaduto a Vercelli: un autista di bus della scuola, a causa dell’uso di cannabis, ha trascinato nel disastro tutti i bambini che portava sul mezzo. Due bambini sono morti nell’incidente, altri sono gravissimi e feriti. L’articolo dal Corriere della sera in
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/10/bambino_coma.shtml
    Antonello

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