Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita

I contenuti del libro (A cura della Redazione)

Con la cannabis non bisogna più basarsi sulle informazioni date da studi ormai vecchi ma è necessario considerare ricerche nuove e aggiornate, che permettano di comprendere i motivi dell’impatto emergente di questa droga sulla salute mentale.
Ted Legget, World Drug Report 2006, Onu

«Nel nostro Paese non sono ancora state fatte campagne serie e di ampio respiro, né sui media né per iniziativa governativa, sui rischi della cannabis. Il nostro Paese è l’unico a non avvisare i giovani che, con lo spinello, rischiano la malattia e il danno cerebrale, cognitivo, e caratteriale. In Italia, anzi, si lascia loro credere che non è poi così grave, che in fondo tutti lo fanno, anche papà e mamma, anche il professore, anche il direttore, anche l’onorevole (e magari è vero, è proprio questo il problema…). L’Italia sembra anche l’unico Paese dove i politici credono, ancora, che la cannabis sia una “droga leggera”, e ne parlano in questi termini. È anche per questo che gli scienziati, per cambiare qualcosa, per evitare che lo sterminio dei giovani sognatori continui, hanno cominciato proprio da lì. Dal tentativo di convincere i politici che la cannabis non è una droga leggera. Un tentativo che, come vedremo fin dal primo capitolo, finora è in gran parte fallito. È proprio per dimostrare la falsità di questa vecchia tesi, datata, provinciale e pericolosa, e per contribuire alla salvaguardia dei giovani nel nostro Paese, che abbiamo scritto questo libro».

(Dalla Premessa del nuovo libro di Claudio Risé, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, San Paolo Edizioni, 2007)

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15 Responses to Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita

  1. Redazione says:

    Claudio Risé

    Cannabis.
    Come perdere la testa, e a volte la vita

    (San Paolo Ed., 2007)

    Dalla Premessa:

    Nel mondo attuale la cannabis è la droga illecita più prodotta e consumata.
    O.N.U.

    Il Consiglio Superiore di Sanità ritiene che l’uso della cannabis sia gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile progressione all’uso di altre droghe come cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà; possibili malattie broncopolmonari tra cui bronchite ed enfisema.
    Consiglio Superiore di Sanità, La cannabis non è una droga leggera, Roma, 2003

    Da 8 a11 milioni di italiani approvano l’utilizzo di cannabis e lo ritengono non dannoso per la salute.
    Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2005

    Tra le diverse droghe, sono proprio i consumatori di marijuana a commettere il maggior numero di reati a mano armata e ad essere incriminati per tentato omicidio o altri atti delinquenziali.
    Marijuana. Myths and facts. The Truth behind 10 popular misperceptions

    Negli USA, mediante strategie informative aggiornate, e di supporto alle famiglie, il consumo di marijuana è diminuito tra il 2001 e il 2006 del 25%.
    The White House, 2007

    Con la cannabis non bisogna più basarsi sulle informazioni date da studi ormai vecchi ma è necessario considerare ricerche nuove e aggiornate, che permettano di comprendere i motivi dell’impatto emergente di questa droga sulla salute mentale.
    Ted Legget, World Drug Report 2006, Onu

    Premessa
    La resina di cannabis, la sostanza che contiene i più concentrati principi attivi, è nera; inquietante. La leggenda mediatica e culturale, però, che in Italia parla di questa sostanza è invece rosa (a differenza che nel resto dell’Europa occidentale). Si tratta di una narrazione a lieto fine cui la classe dirigente italiana (particolarmente quella che si occupa di informazione, e di politica) non vuole rinunciare. Forse perché è una classe ormai vecchia, e quella leggenda è nata negli anni della sua ormai lontana giovinezza. Racconta, questa leggenda rosa, che hashish, marijuana, “fumo” assortito con derivati, o miscele tra i due, insomma i figli della “cannabis indica”, sono sostanze praticamente innocue. Di questa leggenda fa parte, inoltre, anche la convinzione che, come dichiarato imprudentemente da qualche ministro, il carattere innocuo della cannabis e derivati sia stato ormai dimostrato anche da tutta “la comunità scientifica”.
    E’ vero l’esatto contrario. Queste sostanze sono altamente pericolose per la psiche, e per il fisico, e le varie scienze lo hanno ormai dimostrato. Anche se, a carico della cannabis, c’è certamente di più, e di peggio, di quanto finora accertato, e la comunità scientifica internazionale è appunto impegnata a cercarne le prove. Che trova, del resto, ogni giorno che passa: i documenti e i risultati delle ricerche, infatti, che presentiamo in queste pagine, si fanno sempre più allarmanti. Il consumatore di cannabis è ormai, in gran parte dei paesi europei, il secondo cliente dei presidi psichiatrici.
    Ciò anche perché la quantità di tetracannabinolo, (il principio attivo della cannabis, le cui alterazioni sul cervello, sulle capacità cognitive e motorie, sono ormai dimostrate), è passata in un pugno d’anni dal 2 al 20% nei prodotti a base di cannabis. E perché a consumare questa sostanza sono, come dimostrano le statistiche, in rapida crescita i giovani al di sotto dei 15 anni, quelli nei quali la cannabis sviluppa in percentuali molto elevate patologie psichiatriche, come psichiatria e neuroscienze hanno ormai molto chiaramente dimostrato.
    Il giovane consumatore di cannabis, vittima dello sbiadimento della famiglia contemporanea e delle sue figure guida, cerca confusamente in questa droga e nei suoi riti un’appartenenza (a un gruppo, un costume, un modo di essere) senza la quale ha l’impressione di non avere nessuna consistenza, di non esistere. Per questo si sottopone al rito iniziatico dello spinello, per questo continua poi a fumare, cercando una fusione con l’altro, che naturalmente non trova, sprofondando invece nella propria solitudine, e sviluppando fatalmente le proprie paranoie.
    Ma è proprio perché il consumatore di cannabis cerca, in un suo modo distorto, una fratellanza, una comunità, e a livello più grossolano una partecipazione sociale, che il modo migliore di dissuaderlo è la disapprovazione sociale.
    Occorre dirgli chiaro e forte:
    Non è così che appartieni a qualcosa di valido, non è fumandoti il cervello che entri in una comunità o società: anzi ne esci.
    Cannabis non = amicizia e gioia.
    Cannabis = solitudine, paura e malattia mentale.
    Questo è il messaggio che i governi più informati (come Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra e Spagna) mandano ai giovani occidentali, assediati dai produttori e commercianti islamici, perché non soccombano alle loro proposte, e non si immaginino un’inesistente “scorciatoia di ingresso in società”. Persino la liberale Svizzera, che aveva inaugurato una politica spregiudicata di apertura alla droga, oggi rifiuta la depenalizzazione della cannabis. Negli Stati Uniti, un grande giornale democratico come il New York Times ha regalato agli insegnanti uno straordinario opuscolo di 60 pagine che non nasconde nulla degli accertati rischi di malattie mentali e alterazioni caratteriali che la cannabis porta con sé.
    L’Italia è la grande eccezione. Nel nostro Paese non sono ancora state fatte campagne serie e di ampio respiro, né sui media né per iniziativa governativa, sui rischi della cannabis. Il nostro Paese è l’unico a non avvisare i giovani che, con lo spinello, rischiano la malattia e il danno cerebrale, cognitivo, e caratteriale. In Italia, anzi, si lascia loro credere che non è poi così grave, che in fondo tutti lo fanno, anche papà e mamma, anche il professore, anche il direttore, anche l’onorevole (e magari è vero, è proprio questo il problema. Come sembrerebbe dopo “il test – eseguito con uno stratagemma dall’équipe giornalistica delle Iene di Italia 1 – su 50 deputati a loro insaputa. Un onorevole su tre fa uso di stupefacenti, prevalentemente cannabis, ma anche cocaina. Questo il dato: il 32% degli ‘intervistati’ è risultato positivo: di questo il 24% [12 persone] alla cannabis, e l’8% [4 persone] alla cocaina”).
    L’Italia sembra anche l’unico Paese dove i politici credono, ancora, che la cannabis sia una “droga leggera”, e ne parlano in questi termini.
    È anche per questo che gli scienziati, per cambiare qualcosa, per evitare che lo sterminio dei giovani sognatori continui, hanno cominciato proprio da lì. Dal tentativo di convincere i politici che la cannabis non è una droga leggera. Un tentativo che, come vedremo fin dal primo capitolo, finora è in gran parte fallito. È proprio per dimostrare la falsità di questa vecchia tesi, datata, provinciale e pericolosa, e per contribuire alla salvaguardia dei giovani nel nostro Paese, che abbiamo scritto questo libro.

  2. Redazione says:

    INDICE del libro:

    Premessa p.

    PARTE PRIMA

    CANNABIS: ESAME DI UNA REALTÀ

    Cap. 1 La droga che fa impazzire la società p.

    La denuncia di Giovanni Battista Cassano p.

    La Relazione Ministeriale sulle Tossicodipendenze del 2002 p.

    Cosa fa la cannabis? Risposta ad un adolescente p.

    Le ricerche internazionali p.

    L’indebolimento cognitivo: studi del 2006 p.

    I consumatori di cannabis chiedono cure p.

    La cannabis e l’aumento della psicosi nella società p.

    Cap. 2 Un fenomeno in aumento p.

    I dati ufficiali p.

    Il THC, principio attivo nella cannabis, diventa più potente p.

    Cap. 3 Un’attenzione in diminuzione p.

    I ministri sdrammatizzano p.

    I media assolvono lo spinello p.

    Lo star system. Dai cantanti alla moda p.

    Risultato: 10 milioni italiani approvano la cannabis p.

    Le informazioni mancanti p.

    Cap. 4 Fotografia di un consumo: in Italia p.

    I principali fattori di protezione dal consumo di cannabis p.

    I fattori associati all’uso di cannabis p.

    La cannabis a scuola p.

    I fattori di rischio e i fattori protettivi nei giovani scolarizzati p.

    I giovani in cura p.

    Cannabis e carcerazioni p.

    Disponibilità e offerta p.

    Chi va in carcere per la marijuana? p.

    Il calo dei prezzi p.

    PARTE SECONDA

    CANNABIS. UN PERICOLO DA RI-CONOSCERE

    Cap. 5 La cannabis: dal concepimento alla gravidanza p.

    La cannabis e il maschio: infertilità e impotenza p.

    Donna: cannabis vs concepimento e gravidanza p.

    I figli della cannabis: disturbi cognitivi e iperattività p.

    Infanzia: un mondo assediato p.

    Cap. 6 La cannabis nell’adolescenza p.

    Ragazze, e ragazzi p.

    La relazione tra il maschio, il corpo, e la cannabis p.

    Scomparsa dei riti di passaggio e cannabis p.

    Conoscenza e educazione dell’aggressività p.

    Cannabis e violenza p.

    USA, 2003: “Fatti importanti circa la nostra meno compresa droga illegale” p.

    Violenza e uso di marijuana crescono insieme p.

    2005. La campagna francese p.

    Australia, 2006 p.

    Cannabis e adolescenti: ricerche del 2006 p.

    La cannabis, e le ragazze p.

    L’adolescente: un cervello delicato p.

    La dipendenza da cannabis p.

    Psichiatria e neuroscienze: la cannabis produce dipendenza p.

    La cannabis veicolo verso altre sostanze p.

    Infiammazioni, attacchi cardiaci, e tumori p.

    Gli effetti sui livelli ormonali p.

    Una sostanza sempre più potente. I due volti di Emma Bonino p.

    La funzione della famiglia p.

    Il padre, e la cannabis p.

    Lettera aperta dell’American Psychiatric Association alle famiglie: dite la verità sulla cannabis ai vostri figli p.

    Cap. 7 A scuola e sul lavoro: senza è meglio p.

    Francia p.
    Italia 2007: attenti alle merendine p.

    Gli studenti italiani e la cannabis p.

    Contro la cannabis. La campagna spagnola p.

    Italia. Il paese degli studi non conclusi p.

    Cannabis e lavoro p.

    I “Medici Svizzeri contro la droga” p.

    Italia: l’appello “Insegnanti, studenti e genitori: no allo Stato che droga” p.

    Cap. 8 Alla guida: il controllo è tutto p.

    Incidenti e cannabis p.

    Gli studi americani p.

    Gli interventi dei governi p.

    La situazione italiana p.

    L’Istituto Superiore di Sanità:
    scoraggiare l’uso di cannabis alla guida p

    R i t a g l i a / f o t o c o p i a e f a i c i r c o l a r e
    Cannabis: 10 consigli per il “non-uso”
    tutta la verità + ciò che non viene detto

    PARTE TERZA
    L’ALTALENA POLITICA. LE STATISTICHE DEL MERCATO.
    SITOGRAFIA E RISORSE BIBLIOGRAFICHE

    Cap. 9 Italia. Le altalene della politica p.

    1999: Livia Turco p.

    2000, 2001: Roberto Maroni p.

    2002, 2003: Maroni, i primi approfondimenti p.

    2004, 2005: L’emergenza adolescenti p.

    Cap. 10 Fotografia del consumo: in Europa p.

    La Relazione annuale 2006: la cannabis in Europa p.

    La politica dei produttori: prezzi bassi per alzare i consumi p.

    Il trionfo della cannabis: dal 70 in poi p.

    Dove il consumo diminuisce, e dove aumenta p.
    Cannabis: prima fonte di malesseri dichiarati dopo l’eroina p.
    Un flagello che colpisce i giovani p.
    La prevenzione della cannabis secondo l’UE p.

    Sintomi che qualcosa non va p.

    Francia: le cliniche della cannabis p.

    La tecnica vincente: la disapprovazione sociale p.

    La condanna e uscita dalla cannabis nell’intervento breve p.

    Cap. 11 Sitografia, risorse utili, e proposte di percorso p.

    Cap. 12 Risorse bibliografiche p.

    Note

  3. pierpaolo says:

    Complimenti per la pubblicazione. Se ne parla già in Padovanews “Criticamente”
    http://www.criticamente.it/books-index-bkid-166-ttitle-Cannabis._Come_perdere_la_testa_e_a_volte_la_vita.html

  4. ivano says:

    Grazie Claudio per questo tuo libro. Speriamo non accadano più disgrazie come quella accaduta ai bambini dell’autobus di Vercelli. Ivano

    Dal Corriere del 13 maggio 2007

    Le esequie del bimbo morto per il ribaltamento del bus. Francesco, rabbia e dolore ai funerali
    L’arcivescovo di Vercelli: «Non siamo più sicuri quando viaggiamo». E sull’autista: «Il ruolo pretendeva più attenzione»

    VERCELLI – «Siamo ancora sicuri, quando viaggiamo, di far ritorno alle nostre case? Perché la morte di questi innocenti?». L’arcivescovo di Vercelli, monsignor Enrico Masseroni, ha fatto un chiaro riferimento alle polemiche che hanno accompagnato il ribaltamento del pullman con i bimbi della scuola elementare di Stroppiana (Vercelli), nel corso dell’omelia che ha tenuto durante le esequie di una delle due piccole vittime, Francesco Barbonaglia, di 7 anni. Di fronte alla folla che gremiva la chiesa parrocchiale di San Martino, a Costanzana, un paese a pochi chilometri da Stroppiana dove risiede la famiglia Barbonaglia, il presule ha detto, a proposito dell’ipotesi che l’autista del pullman, ora agli arresti domiciliari, fosse sotto l’ effetto della cannabis: «La ragione pretende attenzione e responsabilità da parte di coloro che sono chiamati a garantire la sicurezza agli altri».

  5. luca says:

    Segnalo il bell’intervento del Dott.Serpelloni dell’Osservatorio Regionale Dipendenze Veneto sull’incidente di Vercelli causato dalla cannabis: mette a rischio gravemente la vita propria e altrui.

    da http://www.dronet.org

    10-05-2007 In merito alla tragedia di Vercelli in cui hanno perso la vita due bambini a causa di errore umano del conducente del pullman su cui viaggiavano, Giovanni Serpelloni, direttore dell’Osservatorio Regionale sulle Dipendenze del Veneto e del Dipartimento delle Dipendenze di Verona ha dichiarato: “La tragedia di Vercelli che ha spento la vita di due bambini e procurato gravi lesioni a molti altri e il successivo rilevamento clinico di tracce di metaboliti della cannabis (THC) nel sangue del conducente dell’autobus che li accompagnava è una drammatica conferma nei fatti della pericolosità dell’assunzione di cannabis, particolarmente se usata insieme ad alcol o altre droghe (poliassunzione), non solo per la vita di chi la usa ma anche – e questo caso ne è la triste dimostrazione – per quella di tutte le altre persone.” “Da anni – ha proseguito Serpelloni – la comunità scientifica sottolinea la pericolosità della cannabis per l’organismo, in particolare per l’effetto dannoso che questa ha sulle abilità cognitive e sul comportamento umano: studi neurobiologici hanno dimostrato che la ripetuta assunzione compromette seriamente numerose funzioni cerebrali, fra cui le quelle pre-attentive, l’attenzione automatica, l’attenzione sostenuta, il sistema esecutivo, il controllo del movimento oculare, le funzioni inibitorie, la memoria di lavoro, la memoria verbale, l’apprendimento. E’ noto anche che l’uso regolare di cannabis è predittivo e aumenta il rischio di schizofrenia e altri disturbi di natura psicotica di cui è stata dimostrata sperimentalmente una relazione biologica causale. Ancora pochi giorni fa i ricercatori del King’s College hanno presentato al meeting di Londra sulla salute mentale un nuovo importante studio sugli effetti psicotici temporanei dell’assunzione di cannabis, fra cui prevalgono allucinazioni e ideazione paranoide”. “Anche il mondo produttivo ha da tempo preso in seria considerazione l’uso di droghe sul posto di lavoro: è addirittura dal 1990 che l’americana Union Pacific Railroad, facendo riferimento a linee guida federali, ha introdotto per prima lo strumento del drugs test con somministrazione random ai propri conducenti allo scopo di tutelare la vita di personale e passeggeri. E’ necessario un approfondimento scientifico e un maggiore impegno della ricerca sugli effetti a breve e a lungo termine dell’uso di cannabis, per poter definire piani di trattamento e misure di prevenzione efficaci, che possano tutelare la salute di tutti i cittadini, non soltanto di chi ne fa uso incurante della propria pericolosità sociale.”
    Staff Dronet

    CATEGORIA: Nazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Osservatorio Regionale Dipendenze Veneto

    http://www.dronet.org/comunicazioni/res_news.php?id=1257

  6. paoloarag says:

    Caro Risé accogliamo a Roma il tuo libro nel nostro sito “Il mondo che vogliamo”, dedicato anche come in questo caso alle buone notizie.
    http://www.ilmondochevogliamo.net/attualit-/cannabis.-come-perdere-la-testa-e-a-volte-la-vita.html
    Paolo

  7. portalebioet says:

    Con piacere abbiamo inserito il suo libro nelle recensioni del Portale di bioetica

    http://www.portaledibioetica.it/

    cordiali saluti

  8. samuele says:

    Pubblicata una nuova ricerca nazionale in Canada su cannabis e guida. La riporta nella sua interezza l’Osservatorio nazionale per le dipendenze:

    15-05-2007
    Drugs & driving: 2,4% guidatori canadesi ammette guida sotto effetto cannabis; 87% cittadini: “problema estremamente serio”

    trova in
    http://www.dronet.org/comunicazioni/res_news.php?id=1261

  9. Matteo says:

    Vi segnalo la terribile notizia di stasera: un ragazzo di quindici anni è morto in classe dopo un malore.
    I suoi compagni hanno riferito che nell’intervallo aveva fumato uno “spinello”…
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_2128524324.html

  10. Matteo says:

    Sempre dall’Ansa apprendo che nel diario del giovane hanno trovato queste strofe del rapper “Mr.Baba”:
    Ho il vizio di rompere e ricomporre sigarette / ma a metà trattamento aggiungo nuovo componente / metto l’ingrediente, me ne fotto della gente / di chi dice che è sostanza stupefacente.
    “Quindi fuma la mia giolla, la mia cumpa che decolla, nella metro, quando giro per Milano tra la folla, se ci son gli sbirri faccio il numero del mago, non trovano mai nulla apparte qualche caso raro. La fortuna è cieca, ma la sfiga vede bene, quindi all’occhio la pula travestita nel mucchio, fate leggi, ma la sorte vi dice che l’Italia fuma forte, il problema torna a corte”.

    Il titolo della canzone è: “il vizio”.
    Povero ragazzo… e quanta rabbia!

  11. luca says:

    dal Corriere della sera
    16 maggio 2007

    È successo a Paderno Dugnano, nel milanese
    Quindicenne muore dopo uno spinello

    Il ragazzo si è sentito male in classe, intorno alle 12. Secondo i compagni aveva fumato pochi minuti prima. Aperta un’inchiesta

    Un ragazzo di 15 anni è morto mercoledì mattina, poco dopo le 11, dopo aver avuto un malore avuto in classe, all’Istituto Tecnico Sperimentale Carlo Emilio Gadda di Paderno Dugnano, nel milanese. Stava seguendo una lezione di diritto ed economia. I compagni hanno raccontato che il giovane si è sentito male dopo aver fumato uno spinello durante l’intervallo, pochi minuti prima di sentirsi male. A quel punto si è accasciato sul banco all’improvviso ed è stato trasportato, con codice rosso, all’ospedale Niguarda di Milano. Il pm Tiziana Siciliana ha aperto un’inchiesta e sta raccogliendo le testimonianze dei compagni di classe. Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Desio e Monza.
    Il magistrato punterebbe a capire se nella sigaretta fumata, oltre ad hashish o marijuana, potessero esserci altre sostanze potenzialmente nocive. Al momento non si può né dare per certo, né escludere il legame tra il malore e il presunto spinello.
    NESSUN PROBLEMA DI SALUTE – D.E., queste le iniziali del 15enne, abitava a Cusano Milanino e non aveva problemi di salute. Il professore ha detto che quando il ragazzo si è sentito male era alla lavagna e mentre dava le spalle alla classe ha sentito un tonfo. Voltatosi, ha visto il ragazzo a terra con attorno i compagni che cercavano di dargli i primi soccorsi. Immediata la chiamata al 118 ma non c’è stato nulla da fare: il giovane è arrivato morto al pronto soccorso di Niguarda, verso le 13. Il cadavere è stato trasferito all’Istituto di medicina legale per l’autopsia.
    «STAVA BENE» – Una familiare del ragazzo ha riferito che «era sano come un pesce». La donna ha spiegato che quando è uscito di casa «stava bene ed era tranquillo» e che aveva avuto solo una banale influenza la scorsa settimana. La signora, che non è la madre, ha anche detto che «è impossibile che abbia fumato uno spinello».
    16 maggio 2007

  12. Matteo says:

    Mi domando in che stato siano le scuole italiane, in che mani lasciamo i nostri ragazzi.
    Leggete qui, davvero impressionante:
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/17/fumo_scuola_video.shtml

  13. maria merlino says:

    Se ai ragazzi succedono certe cose, la colpa è certamente da attribuire in gran parte ai loro genitori..Ignoranti, disinformati, ingenui, superficiali..Bisognerebbe intervenire in modo drastico..Non è possibile parlare ancora di droghe leggere!La persona a me più cara purtroppo la pensa in maniera esattamente opposta alla mia..Ma qui non si tratta più di idee politiche..Io credo a ciò che vedo, alla scienza, non alle menzogne dei politici.
    Aiutatemi

  14. Redazione says:

    Maria fai bene a credere a ciò che vedi, ed anche all’istinto che ti palesa la realtà.
    Drogarsi fa male, cercare la “perdita di coscienza” e pensare che lì vi sia la libertà è irresponsabile e patologico.
    Paolo

  15. ivano says:

    invito max a farsi un giro nelle classi di certe scuole dove gli insegnanti quotidianamente impazziscono per arrivare alla fine dell’ora. tutte le strategie didattiche o per la motivazione falliscono di fronte all’effetto della cannabis usata dai ragazzi durante la mattinata o i giorni precedenti. e se non bastasse, perché non farsi un giro nel reparto di psichiatria dell’ospedale di varese dove vengono continuamente ricoverati ragazzi in stato di delirio e disturbo mentale a causa di questa droga. è ora di finirla con la scherzosità, il giudizio banale sulla cannabis come droga leggera. a meno che convenga a chi la vende e ci guadagna sulla vita altrui
    ivano

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