Un male chiamato Cannabis

(Intervista a Claudio Risé, di Simonetta Pagnotti, da “Famiglia Cristiana”, n. 20/2007, http://www.sanpaolo.org/fc)

Altro che droga leggera: gli spinelli danneggiano il corpo e l’esistenza, proprio come eroina e cocaina e hanno un rapporto diretto con bullismo e stragi del sabato sera. In Usa e in Europa si corre ai ripari. In Italia siamo ancora prigionieri di falsi miti.

L’ha dedicato a Vincenzo Muccioli, «che ha speso la propria esistenza perché lo sterminio finisca», e agli amici che erano ragazzi come lui verso la fine degli anni ’60, quando si diffuse la moda degli spinelli. Laura, Daniela, Paolo, Sacha e tanti altri: ci hanno rimesso tutti la vita, perché di cannabis ci si ammala e si muore.
Claudio Risé, psicologo e psicoanalista, ha scritto un libro per rompere il muro d’omertà che, soprattutto in Italia, copre i danni devastanti della “maria”. Si intitola Cannabis, come perdere la testa e a volte la vita, edizioni San Paolo.
Mentre in altri Paesi d’Europa e del mondo, a cominciare dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti, assistiamo a un deciso cambio di rotta, dopo che dieci anni di ricerche scientifiche hanno dimostrato i danni irreparabili provocati dalla cannabis, in Italia, inspiegabilmente, continuiamo a pensare che facciano molto più male alla salute le merendine e gli “snack”.
«Questo è un fatto indiscutibile», spiega Risé, «proprio recentemente il ministero della Pubblica istruzione e il ministero della Salute hanno varato dei piani di attenzione nei confronti delle merendine e di ciò che i bambini mangiano a scuola, mentre continuano, rispetto ai loro colleghi europei, a non fare grandi ed esplicite campagne sui pericoli ormai riconosciuti legati all’uso della cannabis».

E questo come lo spiega?
«In Italia, come scrivo nel libro, persiste questa specie di leggenda rosa cominciata dopo il ’68, quando si diffuse per la prima volta a livello di massa il fumo dei derivati della canapa indiana. La leggenda della “buona maria” che non fa male, la droga della pace, della tranquillità e dell’allegria».

Allora era una droga più leggera…
«Certo. In quegli anni il principio attivo della cannabis, il “tetracannabinolo”, era molto minore di oggi e quindi gli effetti erano più blandi, però io sono abbastanza vecchio per ricordarmi che, fra gli amici che finirono in queste abitudini, il numero delle persone che perse la testa o perse la vita, come dice il sottotitolo del libro, è stato straordinariamente elevato.
Quindi questa leggenda rosa non è mai stata vera».

Lei sostiene però che oggi i rischi sono molto maggiori.
«Certo, perché in pochi anni il principio attivo è passato dal due al 20 per cento, quindi la droga che oggi circola è molto più pericolosa. La ricerca scientifica, legata allo sviluppo delle neuroscienze, ha stabilito in modo preciso tutti gli effetti della cannabis sulle diverse parti del cervello e sul funzionamento complessivo dell’organismo.
Dalla disfunzione della memoria breve alla caduta dei freni inibitori fino allo sviluppo di quelle sindromi abuliche che rendono incapaci di organizzare la propria vita su obiettivi precisi e alla disorganizzazione motoria, che è ovviamente una delle cause principali delle stragi del sabato sera».

Una delle cose che colpisce di più nel suo libro è proprio questo collegamento tra consumo della cannabis e fenomeni come il bullismo e le stragi del sabato sera.
«C’è un rapporto diretto, perché le persone che fanno uso di cannabis diventano incontrollate e incontrollabili. Si sviluppa una forte caduta delle capacità inibitorie e anche una grande eccitazione e aggressività.
Secondo le statistiche Onu, la cannabis è la droga maggiormente usata nei casi di violenza. Ci sono fior di ricerche a questo proposito, fatte con la partecipazione di ottimi scienziati italiani, ma i media non ne parlano».

A suo avviso i media sono i principali responsabili di questa omertà?
«Le responsabilità sono tante: ci sono innanzitutto i politici, e poi un certo mondo dello spettacolo. Però il mondo della comunicazione, col suo silenzio, le copre tutte. In Italia i giornali non ti danno spazio».

Cosa si può fare? Per quanto riguarda la famiglia, per esempio, lei stabilisce un collegamento tra l’uso della cannabis da parte dei giovani e degli adolescenti e la mancanza di controllo da parte dei genitori.
«Tutte le statistiche internazionali sostengono che più la famiglia segue i figli e si fa sentire interessata al loro comportamento ed è contraria all’assunzione di droghe e meno loro le assumono.
La famiglia è certo importante, però sono molti i genitori che negli anni ’70, a loro volta, si facevano gli spinelli e quindi sono poco attenti al fenomeno. Non è un dato trascurabile, perché se oggi la percentuale di chi assume queste sostanze è del 30 per cento, in quegli anni era superiore al 10. E poi la famiglia non ha appoggi da parte delle istituzioni, quindi può fare molto, ma è anche impotente».

Che cosa si può fare allora?
«Sono molto importanti le politiche pubbliche. Negli Stati Uniti, durante la presidenza Bush, si è fatto un grande sforzo per informare degli effetti nefasti della marijuana: il New York Times, per esempio, che è un giornale democratico, ha diffuso un opuscolo di 60 pagine distribuendolo a tutti gli insegnanti. In conclusione l’uso dei derivati della canapa è diminuito.
Bisogna fare la stessa cosa. Informare esattamente sui danni e smetterla di inserire queste sostanze tra le droghe leggere, perché non lo sono affatto. E poi avviare una politica seria di controllo e di dissuasione».

«VITTIME DELL’IPOCRISIA POLITICA»

«Che la cannabis non sia una droga leggera noi lo sosteniamo da 30 anni: mio padre disse che avremmo raccolto i cocci alla prima conferenza sulla droga a Palermo, nel ’93, quando fu varata la politica della riduzione del danno. Nessuno lo ascoltò, e oggi l’allarme è cresciuto».
Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo, alla guida della comunità terapeutica di San Patrignano, è appena tornato da Londra. Ha parlato davanti alle Camere inglesi, per raccontare l’esperienza della sua comunità per il recupero dei tossicodipendenti più grande d’Europa. E si prepara a tornarci perché proprio alle porte di Londra sta per nascere una comunità costruita sul modello di San Patrignano.
«Abbiamo dato la nostra disponibilità, senza chiedere in cambio un centesimo», ci tiene a precisare. È uno dei segnali del cambiamento di rotta di molti Stati europei, anche se, per quanto lo riguarda, non si fa illusioni e si aspetta il peggio.
«Oggi l’allarme è cresciuto», spiega, «ormai il 60 per cento delle persone che arrivano da noi non ha mai visto una siringa. L’eroina è superata. I nuovi “tossici” hanno tutti cominciato con la cannabis, consapevoli che il principio attivo arriva al 20 per cento. Dietro c’è un’ipocrisia politica che ha chiuso gli occhi sapendo che in tutt’Europa si produceva un prodotto esplosivo per un pubblico che chiedeva effetti sempre più sballanti. Adesso i Governi europei cominciano a chiudere le stalle dopo che i buoi sono fuggiti, dopo che i laboratori olandesi e fino a poco tempo fa la civilissima Svizzera hanno prodotto lo “skunk”, sempre un derivato della canapa, dagli effetti devastanti».
È indignato, Andrea Muccioli, perché il falso mito delle droghe leggere continua a produrre vittime. «Sono indignato, è vero, perché il 60 per cento dei nostri ragazzi ha meno di 25 anni. Proprio a causa della cannabis, complice la disinformazione e una politica che parte dalla sostanza, distinguendo droghe pesanti e leggere invece di rimuovere i motivi che spingono gli adolescenti a drogarsi, si sono massacrati il cervello e la vita. Noi vediamo ragazzi che hanno cominciato con la “maria” e hanno consumato prevalentemente marijuana, che oggi presentano psicosi schizofreniche e alterazioni profonde della personalità».
Simonetta Pagnotti

DIECI MOTIVI PER DIRE NO ALLO SPINELLO

Il volume di Claudio Risé contiene un decalogo (con l’invito a ritagliarlo, fotocopiarlo e farlo circolare) per il «non uso della cannabis». Eccone una sintesi.

1. La cannabis non è una droga leggera ma una vera droga, con princìpi psicoattivi, che producono effetti negativi, anche duraturi, sul cervello e sul corpo. Inoltre può condurti all’uso di sostanze come eroina o cocaina. Hanno iniziato quasi tutti con uno spinello.

2. La cannabis è pericolosa per il corpo. Produce disturbi all’apparato respiratorio (fino al tumore ai polmoni, alla gola e all’apparato digerente), all’apparato cardiocircolatorio (infarto), al sistema ormonale, al sistema metabolico (disturbi del sonno e dell’alimentazione).

3. La cannabis è pericolosa per il cervello, soprattutto per quello degli adolescenti che è in via di sviluppo e maturazione. Problemi di memoria e concentrazione, apatia, demotivazione, abbassamento del rendimento scolastico.

4. La cannabis è pericolosa per la salute mentale. Può produrre ansia e depressione, allucinazioni visive e auditive, attacchi di panico e paranoia. Può determinare anche psicosi e schizofrenia.

5. La cannabis può provocare overdose e si può morire. Con hascish e marijuana contenenti alte concentrazioni di principio attivo, o per particolare affaticamento o combinazione con alcol, si può avere un’intossicazione acuta. Se sei in motorino puoi morire. Se sei in macchina puoi uccidere anche chi ti sta di fianco, o chi si trova sulla tua stessa strada.

6. La cannabis rovina le tue relazioni con gli altri (e con il/la partner). Se inizialmente facilita lo stare in compagnia, poi ti chiude nella solitudine.

7. La cannabis mette a rischio la tua vita, e quella degli altri, se la fumi e poi ti metti alla guida. È la sostanza più spesso trovata nel sangue di vittime di incidenti stradali. Marijuana e hascish agiscono sul cervello provocando appannamento della vista e dell’udito, diminuzione della vigilanza, rallentamento dei riflessi, difficoltà nel controllare la traiettoria della moto o dell’auto.

8. L’uso di cannabis è legato alla delinquenza. Dietro a uno spinello ci sono intere organizzazioni criminali.

9. La cannabis può rovinarti la carriera o farti perdere il lavoro. Se hai un lavoro rischi di perderlo per disimpegno e assenteismo.

10. La cannabis è una droga da cui si può uscire. Chiedendo aiuto ad amici autentici, a persone di fiducia, insegnanti che stimi o ai genitori, puoi trovare medici e psicologi che ti aiutino a uscire da una strada senza direzione. La felicità vale più di un’ora di risate (neppure garantite), comprate per pochi euro, mandando la propria vita in fumo.

Leggi le pagine di Famiglia Cristiana in pdf: 123.

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17 Responses to Un male chiamato Cannabis

  1. lc says:

    Vorrei aggiungere un altro elemento alla sua riflessione (chiara e documentata, come sempre).
    Forse conta sempre più solo lo sballo immediato, ma ricordo che da adolescente mi avevano affascinato i discorsi che legavano l’uso delle droghe alla creatività e all’arte: Leary, Huxley & C., Morrison, Kerouac, Ferlinghetti, insomma tutta la retorica della beat generation con le sue sacerdotesse nostrane alla Pivano. Quante falsità per una produzione letteraria e artistica che guardata oggi risulta misera, se non ridicola. Quanta retorica sull’amplificazione della coscienza e sui nuovi mondi che si aprivano. Con quella retorica però è passata una concezione antropologica dove l’uomo è chiuso nella propria sensibilità e definito dai suoi comportamenti. La creatività è ridotta a suggestione colorata, spruzzata con un po’ di denuncia sociale per i più volenterosi. La creatività lisergica, come quella dei cannabizzati, non sarebbe certamente in grado neanche di immaginare una cupola del Brunelleschi. Una creatività fallimentare, eppure quel modello antropologico di base, quel modo di intendere la creatività regge e impera tutt’ora nell’industria culturale.

  2. Redazione says:

    Mi associo alla nota sulla creatività di Luigi. Ho vissuto in prima persona l’inaridirsi della mia creatività con l’uso di droghe, cannabis in particolare.
    Francis Bacon parlando del suo lavoro lo definì come un tentativo di catturare, attraverso l’immagine dipinta del corpo, le sensazioni che la sua realtà fisica porta con se.
    In questa ottica, l’alterazione psico-fisica del corpo dell’artista, comporta il rischio di un allontanamento dall’esito.

  3. Tommaso says:

    E’ semplicemente scandaloso il decalogo contro la cannabis. Porre ancora in relazione la cannabis con le droghe pesanti è un atto puramente ideologico (quanti eroinomani fumavano sigarete prima della cannabis? e quanti caffè prima delle sigarette? e quanti bevevano latte prima di iniziare a bere il caffè?). Tutti dietro al vessillo della VITA CONTRO LA DROGA, ma la vostra denuncia nasce da un moralismo che non vuole documentarsi e prova evidente ne è l’accanimento contro la cannabis e il silenzio colpevole sul tabacco e l’alcol. Ciò detto apriamo ora una discussione, seria e pacata su questo tema, sono pronto a rispondere. grazie per l’attenzione. Tommaso

  4. Redazione says:

    Caro amico, siamo d’accordo con lei. E’ necessario che al più presto venga aperta una seria discussione sulla gravità dei fenomeni correlati al consumo di cannabis. La invitiamo perciò dapprima a verificare la documentazione e le fonti presenti nel libro “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita”: si tratta di una documentazione selezionata, ampia, ragionata e scientifica, che va dalle ultime ricerche delle neuroscienze, alle relazioni di noti medici e psichiatri che hanno in cura gli adolescenti non solo presso i Sert ma anche presso cliniche psichiatriche per disturbi mentali e dipendenza da cannabis, fino ad arrivare alle Relazioni al parlamento sulle tossicodipendenze in Italia degli ultimi anni, ai documenti dell’Associazione Psichiatrica americana…

    Relativamente alla sua domanda specifica (dalla cannabis all’eroina o simili), la invitiamo a consultare le Relazioni al Parlamento italiano sulle dipendenze, che può reperire gratuitamente nel sito del Ministero della Salute o in http://www.governo.it . Nel caso avesse dei dubbi sui dati presentati, e che qui contesta, può anche scrivere al Ministero che ha stilato le Relazioni chiedendo chiarimenti ed esprimendo le perplessità che qui ci presenta. In queste relazioni potrà trovare tutti i dati, con percentuali e interviste svolte presso i Sert, che indicano la stretta correlazione tra uso di cannabis e uso di droghe come l’eroina. Ci permettiamo in questa sede di segnalarle anche che le ultime ricerche, raccolte presso le discoteche delle grandi città europee, riportano che lo spinello ormai è diventato anche la via verso le nuove droghe sintetiche. Le chiediamo quindi di visionare il materiale sopra indicato e senz’altro partecipare a una nuova e fertile discussione su questo tema.

    Condiviamo con lei anche la preoccupazione circa sigarette e alcol. Sulle sigarette ci pare che molto sia già stato detto: come nel caso della cannabis però il Ministero della salute presenta il pericolo correlato all’uso ma ne ammette il consumo e la vendita. Per quanto riguarda l’alcol invece le segnaliamo, ringraziandola per avere chiesto, che abbiamo intenzione di produrre prossimamente una ricerca da presentare alle famiglie, agli insegnanti ed educatori, in quanto ci risulta che presso alcuni supermercati si consenta troppo facilmente ai minorenni l’acquisto. Nel frattempo può prendere visione del piano nazionale avviato dal governo italiano per il prossimo triennio in http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdFocus.jsp?area=promozione-alcol&colore=3&id=420 Troverà anche un file pdf scaricabile con il programma dettagliato.

    Il caso della vendita di alcol ai minori è effettivamente un altro segno di grave irresponsabilità da parte del mondo degli adulti. La stessa irresponsabilità che provoca la morte dei bambini sui pulman dopo che l’autista ha fumato uno spinello, o la stessa che in Italia fa stramazzare gli studenti sui banchi di scuola mentre in Francia già da due anni circolano opuscoli presso tutte le scuole in cui si dice che di cannabis si muore davvero. Se tutto questo le sembra ideologia, forse non lo è per i genitori che così hanno perso i loro figli. La Redazione

  5. Matteo P. says:

    Ho ordinato ieri il nuovo libro del prof. Risé, anche per colmare una mia personale lacuna. Che però non è solo mia responsabilità.
    Osservo infatti che il paragone della cannabis con l’alcol e le sigarette (spesso promosso dagli antiproibizionisti) rende ancor più evidente la disparità di trattamento informativo.
    In Italia sui pericoli di un abuso di alcol e sigarette si fa un sacco di pubblicità (da parte dello Stato, delle Province, degli enti sanitari), oltre che per l’alcol moltissimi controlli, mentre sui pericoli della Cannabis, che è una droga, non si dice nulla. Neppure, mi pare, sul sito del ministero della salute.
    La strumentalità di tali accostamenti si è resa evidente anche nei giorni scorsi. Dopo i tragici fatti di cronaca collegati all’uso di sostanze stupefacenti, mentre il Sindaco di Milano Moratti chiedeva politiche più serie, queste sono state le risposte del Governo:
    «Che cosa direbbe se risultasse che l’autista del bus aveva bevuto troppo? Forse che si deve proibire il vino?» Paolo Ferrero (Min. della solidarietà sociale);
    «Sono vicina a quelle madri, al loro dolore. Ma non strumentalizziamo la loro atroce sofferenza. E soprattutto non siamo ipocriti. In Italia si demonizza la cannabis e si considera invece parte della nostra cultura il vino. Eppure è l’abuso di alcol che provoca ogni anno migliaia di morti sulle strade» Livia Turco (Min. della salute).
    Capite? Questo è l’alibi con cui si continua a non dire e a non fare nulla contro la Cannabis, che dilaga dappertutto a cominciare dalle scuole che ormai sono il luogo più rischioso frequentato dai nostri ragazzi.
    Anche per tutto questo, Vi ringrazio per il Vostro impegno,
    Matteo P.

  6. Matteo P. says:

    P.S.: da notare che Ferrero è il ministro che in nome della solidarietà sociale ha proposto le “stanze del buco”, per “drogarsi in sicurezza”, mentre Turco è il ministro che in nome della salute ha promosso un decreto per l’aumento della dose di cannabis ad “uso personale”, inviando un preciso messaggio di “via libera” a tutti i consumatori di cannabis.
    Matteo P.

  7. Tommaso says:

    Vi ringrazio per la disponibilità, m’informerò specificamente su alcuni dati per rispondere in maniera più circostanziata. Ma a proposito del nesso droghe leggere / droghe pesanti vorrei ocmunque dire una cosa. La sequenzialità temporale dei consumi di alcune sostanze, credo siate d’accordo, non si può portare a riprova di un nesso significativo fra queste. Ovvero, se tutti gli eroinomani dicono di “aver cominciato” con lo spinello, questa non è assoutamente una prova a favore della teoria che sostiene il passaggio quasi necessario da una sostanza (la cannabis) ad un altra più pesante; mi pare abbastanza evidente. Comunque, nell emergere di questa relazione, pur fittizia, è evidente la natura sociologica del problema. Mi spiego, se un eroinomane dice di aver iniziato con lo spinello significa che guarda all’esperienza della cannabis come il primo passo in un percorso che lo ha condotto fino all’uso di eroina; questo sguardo però non si basa su un analisi genericamente scientifica o tossicologica della situazione ma su una considerazione prettamente “culturale” che deriva dal fatto di percepire l’uso di cannabis, la prima droga leggere illegale, come un passo nel territorio della “droga”, lo stesso territorio nel quale il soggetto ha incontrato l’eroina. Voglio dire semplicemente che se la storia della nostra cultura avesse prodotto una mentalità proibizionista nei confronti del tabacco, adesso staremo qui a parlare, senza dubbio, della relazione fra l’uso del tabacco e le droghe pesanti. Credo di essermi spiegato. Vi ringrazio ancora per la disponibilità, è evidente che abbiamo idee diverse ma ciò che conta è poterle esprimere con chiarezza. Questo paese ha bisogno non tanto di quell’unità tanto sbandierata, quanto di un conflitto vero fra le idee e non fra i partiti presi come purtroppo accade. Alla prossima

  8. Redazione says:

    Caro amico grazie anche a lei per la serietà e l’attenzione nelle risposte. C’è però un fatto che differenzia la nostra visione dalla sua: il passaggio dalla cannabis alle sostanze pesanti (posto che anche la cannabis non lo sia come invece crediamo), come evidenziato dalle ricerche qui presentate, è questione per nulla culturale o sociologica, tanto meno fittizia. Si tratta di un fatto concreto, reale, organico, legato al fatto che questa droga agisce sulle stesse strutture del cervello interessate dalla cocaina e dalla morfina, e costituisce un gradino, per l’assunzione delle droghe “pesanti”. Questo è stato detto, confermato, studiato da importanti psichiatri italiani nonché internazionali.
    Non risulta che nessuno sia mai arrivato all’eroina partendo dalla torta al cioccolato o dal caffè. In ogni caso posto anche che non ci sia una relazione deterministica rimane che una comunità, come quella italiana, deve porre le condizioni per proteggere i suoi membri, anche laddove vi fosse una minima percentuale di rischio. Lei se fosse padre e sapendo che è possibile che suo figlio cominciando con la cannabis arrivi all’eroina gli permetterebbe di fumarla?

  9. paolino says:

    ritengo offensivo il fatto che il Corriere di oggi 28/5 abbia pubblicato in una pagina il funerale del ragazzo morto in classe dopo aver fumato uno spinello e poche pagine dopo un articolo su george michael che ha dichiarato che la droga rende il mondo migliore e che se la gente passasse dall’alcol alla cannabis il mondo sarebbe un posto migliore. Se fossi i genitori del ragazzo di milano o dei bambini morti perché l’autista del bus aveva fumato uno spinello mi sentirei davvero arrabiato. Allora è vero che in italia le vittime non contano nulla. gravissimo quello che ha fatto il corriere della sera, altrettanto grave il silenzio delle istituzioni su questo modo di operare dei media. Tra l’altro il corriere non riporta dell’episodio in cui george michael ha rischiato di travolgere un’intera famiglia, sempre xché aveva fumato.

  10. familylive says:

    Una bella pagina sul libro Cannabis, benvenuto nel sito di Familylive
    in
    http://www.familylive.net/index.php?128/in-libreria/109/

  11. Tommaso says:

    Eccomi qua. dunque sostenete che vi è una relazione “organica” “confermata da psichiatri” fra la cannabis e l’uso di droghe pesanti.
    1 C’è da chiedersi come mai i milioni di consumatori abituali di camnnabis in Europa non stiano stremando per le strade in ricerca di una dose di eroina…Si dirà che anche se la possibilità è minima è comunque un rischio: certo, io sostengo, e grazie a Dio non sono il solo, che non vi è alcuna relazione fra l’uso di cannabis e l’uso di droghe pesanti. (ah, chiedere in OLanda)
    2 Notevole che voi citiate degli psichiatri e non dei medici a supporto della vostra tesi. Mi permetto di evidenziare l’assoluta mancanza di veridicità scientifica dietro qualsiasi affermazione di tipo psichiatrico, ma questo è un discorso molto lungo. Parliamo di ricerche mediche per piacere e non di psichiatria, perchè se la scienza è malleabile per scopi politici e/o morali, figuriamoci la psichiatria!
    3 “se lei fosse padre”..Dunque se fossi padre ecco cosa direi a mio figlio, con la premessa che discorsi del genere non aiutano a chiarire il problema perchè lo spostano su una dimensione emotiva che è quella più semplice da “corrompere”, e non a caso è quella più stimolata da chi parla di “droga” per partito preso e non per risolvere un problema ( la vita…i giovani..la cultura della morte.. e cose del genere..credo di essermi spiegato, anzi sono sicuro che il messaggio è chiaro per gli ipocriti che si sanno tali), comunque ecco ciò che direi a mio figlio: ” Caro, l’informazione italiana sulle sostanze stupefacenti non ha nulla di scientifico, basta ascoltare un TG, ogni volta che senti la parola DROGA senza alcuna specificazione, il giornalista sta usando una “categoria della morale italiana” e non una definizione scientifica o pseudoscientifica, purtroppo il nostro paese è questo, ma ciò non ti deve impedire di amarlo. Negli anni 30 in America, per motivi essenzialmente politici, conclusosi il proibizionismo sull’alcol si è dato il via a quello sulla cannabis diffondendo paura fra le persone con notizie inverosimili, come quelle di omicidi e stupri fatti in preda alla cannabis, guarda caso sempre da afroamericani..Da quel giorno la verità sulla canapa indiana è morta nell’opinione pubblica. Avrai sentito in questi giorni che si può morire con uno spinello. Hai sentito qualche medico italiano alzarsi e dire la propria, cioè dire che è impossibile che questo avvenga? No, questo è il nostro paese, il paese che amo. Hai mai sentito parlare dei casi di morte per aspirina? no!!? come no? Bè sappi che è una sostanza piuttosto pericolosa, ma soprattutto devi capire perchè non si può dire. Non si può dire perchè la casa che la produce non lo vuole dire, e ai paladini della morale italiana la guerra contro la Bayer pare una battaglia noiosa, poco coinvolgente per le persone. Vabbè, ti ho fatto nascere io in questo posto, hai ragione, le tue proteste hanno senso, però ammetti che sono sempre io a cercare di spiegarti come stanno le cose. Ma torniamo alle droghe, ascoltami, una cosa è fondamentale per essere liberi nell’affrontare questo problema, sapere che il confine fra legale e illegale è un ocnfine storico, sociale, culturale e niente affatto scientifico. Non è difficile capirlo, vedo che annuisci, se il confine fosse scientifico l’alcol e il tabacco sarebbero considerato due mali assoluti sia per la società che per l’individuo, vedi bene che così non è.
    Lo Stato con il suo sistema legale ti invia questo messaggio: l’alcol è meno pericoloso delle droghe, fra queste droghe la cannabis è come la cocaina, l’eroina, lsd e altre, tutte sono ugualmente pericolose. Voi ragazzi, siete svegli, anche se molto impauriti, e io ho paura che stu provassi un pò d’erba comincieresti a non fidarti del messaggio sociale sulle droghe, ti sentiresti, visto che ormai il passo nell’illegalità è fatto, in diritto di provare altre sostanze “tanto lo Stato mi ha già mentito sulla cannabis”. Ma non devi pensarla in questo modo, devi essere libero, e oggi essere liberi significa scegliere le proprie fonti di informazione e calibrarle sulla propria esperienza. Ora ascoltami, sto concludendo, in quanto padre io ovviamente desidero l’impossibile, cioè che tu non beva,che tu non fumi tabacco e nemmeno cannabis ecc, ma non sono così vecchio da non accorgermi quanto arrogante è questo desiderio da padre. Io voglio invece che tu sia libero di scegliere di provare di capire da solo, con qualche avvertenza che mi sento in dovere di darti. 1 Il tabacco produce una dipendenza fisica molto difficile da superare e danni sul fisico a lungo termine noti a tutti
    2 l’alcol è una delle sostanze più pericolose in circolazione, dal punto di vista sociale e fisiologico, la sua molecola è altamente tossica per il corpo umano, la dipendenza da alcol ti umilia e ti abbruttisce
    3 la cannabis non produce dipendenza fisica, e non crea danni cerebrali nè a medio nè a lungo termine. Certo sarebbe opportuno non usarla mentre si studia perchè sarebbe controproducente. La cannabis non conduce alle droghe pesanti,sì tu sorridi, ma c’è chi sostiene ancora queste cose, è sempre il nostro paese..La cannabis può produrre una sorta di dipendenza psicologica per cui ti spinge a ricercarla, così come i cibi particolarmente buoni, ma qualunque coscienza matura è in grado di contenersi di fronte al frigo e di fronte all’erba.
    Caro figlio, non esiste società della storia umana che non abbia fatto uso di sostanze che modificano (in senso quantitativo e qualitativo) l’attività del cervello: vedi con i tuoi occhi quali sono oggi queste sostanze, caffè, tabacco, e alcol. Non fare uso di alcunchè sarebbe auspicabile, ma io non posso pretendere da te, oggi e in questa società, che tu lo faccia. Sei tu, crescendo, che dovrai, se vorrai, pretendere da te stesso di non fare uso di niente, oppure scegliere consapevolmente cosa utilizzare e farlo con cautela e con moderazione. Ho finito, sono stato noioso, ma a volte per un padre è indispensabile.

  12. Redazione says:

    Caro amico noi non condividiamo questa sua visione della paternità, ma la ringraziamo molto per aver stimolato il dialogo verso questo tema, che non a caso, è stato trattato nel libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita al capitolo 5 (Cannabis un pericolo da ri-conoscere), nel sottocapitolo “Il padre e la cannabis” a pagina 95.
    Secondo quanto presentato la presenza di una figura paterna capace non solo di informare ma anche di proteggere i figli aprendo loro gli occhi sulla verità della realtà che ci circonda con chiare indicazioni, magari decise e non “soft” come quelle che lei propone, è una necessità inderogabile per il bene dei figli. Nel capitolo si indica infatti che il padre è “soprattutto il custode che insegna ai figli a proteggere il proprio corpo: la figura paterna autentica si prende la responsabilità nel vietare gli itinerari di annullamento che sfociano nella droga”. Dunque di un padre, non di un amicone buonista, hanno bisogno i figli.
    Per quanto riguarda invece quanto lei dice sulla cannabis, cioè che non dà dipendenza, che non crea danni cerebrali, etc. forse sarebbe meglio iniziare a preoccuparsi. Ad esempio a Verona si terrà tra breve un grande congresso “Dipendenze. Nuovi scenari e nuovi approcci”, in cui tossicologi e medici di chiara fama presenteranno volutamente tutte le nuove ricerche sul tema: Gaetano di Chiara, per esempio, interverrà su “Che cosa è cambiato nell’uso e nelle conoscenze sugli effetti a lungo termine della cannabis: ricadute pratiche”. Forse anche lei potrebbe partecipare dato che è interessato al dibattito e portare a questi medici la sua posizione, probabilmente molto diversa dalla loro che raccolgono questi dati sul campo. Trova tutto, anche la scheda di iscrizione, in
    http://www.fict.it/2007/notizie/congressoverona.pdf

  13. Riccardo says:

    Seguo Risé da tempo ed in particolare ho apprezzato i suoi lavori sull’importanza della figura paterna. Mi propongo di leggere al più presto anche questo nuovo libro che preannuncia un punto di vista nuovo e mi sembra molto responsabile su un tema cruciale come quello della diffusione di cannabis tra i giovani.
    Mi hanno colpito però qui sopra i commenti sulla paternità e non mi convince affatto come questa è stata inscenata da un precedente commentatore.
    Ma più che raccontarvi come vedo io il ruolo del padre, questa volta vorrei riportarvi la mia esperienza concreta.
    Quando nella mia famiglia ci sono stati problemi con le droghe, ebbene mio padre non si è messo a fare tanti discorsi sulla storia del proibizionismo, né altri che possono suonare come “cerca d’informarti e poi fai tu, ché qualcosa mi rendo conto tu debba prendere”.
    Ci sono stati anche momenti difficili, è volata pure qualche sberla e poi tanto affetto, ma anche inseguimenti notturni.
    E alla fine è andato tutto bene, tutti insieme, con la forza di tutta la famiglia, abbiamo superato quei problemi, che ora sono solo un ricordo lontano.
    Vi ringrazio per quello che fate e mi scuso per l’intervento personale.
    Riccardo

  14. Tommaso says:

    Eccomi, sono Tommaso. Volevo intanto aggiungere una cosa ai miei “Precetti per il figlio che verrà”..: inalare fumo prodotto dalla combustione di qualsiasi sostanza (tabacco, cannabis, foglia di vite, corteccia di faggio..) fa MALE al corpo umano. Mi premeva aggiungere questa cosa. Per quanto riguarda il ruolo della figura paterna, sono deluso dal vostro “amicone buonista” con il quale implicitamente definite il mio atteggiamento nella lettera all’eventuale figlio. Sono deluso perchè da gente che ha veramente a cuore la Comunità (con la maiuscola) e la famiglia (con la minuscola) mi sarei aspettato una reazione meno rigida, più comprensiva, più disposta ad ammettere che nel mio atteggiamento verso l’eventuale figlio c’era qualcosa di giusto. Vabbè, me ne faccio una ragione. Un ultima cosa: quanto è facile proporre l’autoritarismo, il divieto, il moralismo del senso comune, la proibizione, quanto è facile! questo dovrebbe far riflettere. Quanto è difficile invece cercare l’autorevolezza, capire che le regole sono buone se promuovono i comportamenti e non se li impediscono. Quanta poca CARITA’ (immagino che il termine vi suoni famigliare) in chi stigmatizza, proibisce, impedisce, condanna, incarcera, in chi vede nella sostanza il male e basta senza capire che il male vero è IL DISAGIO che fa avvicinare alla sostanza. Io credo in una Società che si fondi non tanto sui valori, ma sulla condivisione dei valori, questo sia chiaro, non mi si scambi per un banale laicista da 4 soldi, ma in certo cattolicesimo io non riesco a vedere neanche una virgola d’AMORE, mi scuserete l’afflato retorico ma sto parlando a voi. Vi ringrazio per le vostre risposte e per la possibilità di parlare in questo blog.alla prossima

  15. Ivano says:

    Ho voluto prendere il libro di Risé sulla cannabis per leggerlo prima di parlare: non capisco certi commenti come quello sopra.
    In questo libro a dir la verità non vedo né moralismo, né proibizionismo, né cattolicesimo. Non vi è traccia di questi elementi. Dove sono? Se mai trovo la volontà di dire le cose come stanno sulla cannabis, di chiedere interventi seri a riguardo. Dai dati del parlamento risulta che la cannabis dilaga nelle scuole (si dice raddoppiata in pochi anni). Allora il ministero della salute o il ministero dell’istruzione facciano qualcosa, ma nulla si muove. Vedo questo, la richiesta di informazione chiara, che mi sembra diversa dai politici che la regalano in piazza o da quelli che la piantano nel cortile di montecitorio.
    Forse prima di parlare varrebbe la pena leggerlo.
    ivano

  16. pier says:

    son d’accordo con tommaso, tutto moralismo in questo libro, nessun dato scientifico, nessuna statistica che confermi quanto sostenuto. basta appunto chiedere in Olanda come vanno le cose
    pier

  17. Redazione says:

    Caro amico scusa ma come fai a dire che non ci sono dati scientifici e statistiche? Tutta la parte terza del libro, da pagina 135 a 207 è un apparato di informazioni aggiornate, tratte da riviste scientifiche, tutte le relazioni italiane al parlamento, le relazioni europee e dell’Onu sulla cannabis, dati raccolti presso gli istituti di tossicologia e neuroscienze, con tanto di note, fonti bibliografiche, e sitografia. E a dir la verità anche l’ultimo report olandese pubblicato dal maggior istituto di ricerca nazionale il Trimboos Istitute che ha messo in crisi le certezze mitiche dell’olanda: stanno male, hanno i ragazzi che danno i numeri (hanno registrato anche l’aumento di aggressività che accompagna l’uso di cannabis), e probabilmente cambierà anche la relazioni con i “clienti” del resto europa che vanno a trascorrere le vacanze: gli devastano la città. Oltre tutto le fonti e i documenti sono presentati in grande onestà in quanto si permette al lettore di andare sempre a confrontare, con tanto di numero di pagina. Un lavoro che avrebbe dovuto fare il ministero della salute o dell’istruzione. Cosa che invece si sono ben guardati di fare. La gente ad esempio non sa che l’Istituto Superiore di Sanità offre una gran quantità di articoli su questo tema. Li hanno letti tutti, tranne il ministro della salute.

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