A cosa serve l’autocritica

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 maggio 2007

I dirigenti di una casa automobilistica giapponese, un paio d’anni fa, si presentarono ai semafori per pulire i vetri alle auto, scusandosi per i difetti delle macchine da loro prodotte. Nikita Krusciov descrisse e chiese scusa per gli errori e orrori dell’epoca stalinista, a cui aveva in qualche modo partecipato. Giovanni Paolo II chiese perdono per la condanna di Galileo, le ingiustizie verso le donne, e molto altro. Gli italiani invece, specie i politici, non si scusano mai.
Abbiamo così visto un regime sostenuto da un sostegno plebiscitario, il fascismo, dissolversi senza che il giorno dopo nessuno (o quasi) osasse dichiarare di avervi appartenuto. Anche alla fine dell’epoca del CAF (il triumvirato Craxi – Andreotti – Forlani), accadde qualcosa di molto simile: finì senza autocritiche un regime (la “prima repubblica”), tra condanne e carcerazioni (a volte ingiuste, ma nessuno dei promotori lo riconobbe).
Forse anche oggi, in Italia come in tutto l’Occidente, sta finendo lo stile di vita, e di direzione della politica, affermatosi negli anni 70 del secolo scorso (“tutto si può fare per il proprio piacere”), senza però che nessuno dica che quei criteri sono ormai impraticabili, e che seguirli fino ad ora è stato sbagliato.
Questa assenza di autocritica da parte dei dirigenti che hanno sbagliato crea anche questa volta (come sempre accade in queste circostanze), un effetto caotico, genera comportamenti contradditori.
Appaiono così le immagini del professore che si “rolla” uno spinello, mentre in un’altra scuola, un allievo muore proprio di cannabis rafforzata con le tecniche oggi in uso, e il ministro deplora l’uso della droga. E’ il caos che sempre segue al mancato chiarimento. Così come nel secolo scorso, l’ambiguo comunicato che proclamava la caduta del fascismo, senza però far parola dell’errore di averlo lasciato al potere, provocò la frantumazione dell’Italia in almeno tre parti: quella fedele al Re, quella dei partigiani in lotta, e quella fedele a Mussolini.
Il caos derivante dalla non assunzione delle proprie responsabilità e dei propri errori è proprio ciò che il processo psicologico del “confronto con l’Ombra”, vale a dire con gli aspetti più problematici della propria personalità e del proprio comportamento, cerca di evitare. La storia della psicologia del profondo ha, infatti, dimostrato che quando questo confronto manca, o viene svolto in modo opportunistico, la personalità si scinde. Una parte si comporta in un modo, e l’altra in modo opposto, come il dottor Jekyll e il signor Hyde, nel romanzo di Stevenson.
Il professore che si fa le “canne” in classe, appunto, e il ministro Amato che mette in guardia contro la diffusione della droga. Oppure la scissione compare addirittura nella stessa persona, come alla ministra della sanità Livia Turco che pochi mesi fa raddoppiava la dose consentita di cannabis, ed oggi (più saggiamente, ma senza tracce di autocritica), approva il kit antidroga per genitori proposto dal sindaco di Milano, Letizia Moratti.
Dire: «abbiamo sbagliato» non è un segno di debolezza, come credono i nostri politici, ma, al contrario, di flessibilità intellettuale, e dunque di forza. Riconoscere che le politiche verso la famiglia sono state sbagliate, tanto da aver portato ad una caduta della natalità che rischia di portare all’estinzione degli italiani, sarebbe un segno di intelligenza e di forza, mentre il rinviare quest’ammissione dimostra solo paura e confusione.
Il confronto con i propri errori consente all’individuo ed alla collettività di identificarli meglio, e di superarli.

Annunci

2 Responses to A cosa serve l’autocritica

  1. Giuseppe says:

    Il prof. Risè riesce a guardae più in là di quanto non sappia fare io. Infatti a malapena riesco ad intravvedere nella cultura prevalente qualche dubbio e qualche sospetto che la cultura post sessantottina abbia prodotto molti più danni che benefici. Viviamo ancora in un mondo dove l’apologia del comunismo, la cultura della dissacrazione e della disobbedienza, l’odio antireligioso, sono considerate in larghi strati della popolazione espressioni di libertà e di giustizia. Tant’è che vige ancora l’anatema di “reazionario” per chi vorrebbe sostituire un approccio più rispettoso della dignità umana a quelle tragiche illusioni. Certo che dovranno chiedere scusa, di fronte alla evidenza dei fatti. Sperando che non sia troppo tardi.

  2. armando ermini says:

    Se c’è reticenza nell’assumersi le proprie responsabilità, individuali e collettive, o se è troppo generica (il “forse abbiamo sbagliato qualcosa”) anche i buoni propositi di rimediare resteranno tali, se non peggio. Così è, per esempio, rispetto al principio di autorità. Se non si riconosce fino in fondo che la ribellione giovanile degli anni sessanta non fu solo una generica ed eccesiva rivolta contro l’autoritarismo, ma il tentativo di sradicare per sempre il principio e con esso il padre che ne è portatore, i richiami che oggi da più parti si odono, lasciano il tempo che trovano. Blair propone leggi e norme severe nelle scuole, ma poi approva leggi (inseminazione artificiale per donne single e coppie lesbiche) il cui effetto è di sancire la completa inutilità del padre. Non è cosa da poco, perchè il padre trasmette al figlio la regola e contemporaneamente gli fa sentire che è per amore, non per potere o arbitrio. Lo stato non può (e non deve) pretendere di surrogare il principio paterno, perchè non potrà mai far percepire al figlio il nesso regola/amore, e in queste condizioni la norma sarà percepita come arbitraria o al massimo recepita sul piano razionale come stato di necessità. La si seguirà, magari, ma per paura o convenienza, mai per intima convinzione.
    Dice nulla il fatto che gli hooligans sono agnellini nella patria inglese e ritornano teppisti fuori dai propri confini?
    Senza il padre si può mantenere l’ordine, certamente, ma è vero ordine quello?
    armando

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: