La trasgressione muore di indigestione

Claudio Risé, da “Tempi”, 24 maggio 2007, www.tempi.it

Potremmo essere ormai verso la fine. La fine dell’onnipotenza, del “io sono mio”, del “carpe diem”, cogli l’attimo, inteso come ingorda bulimia, come svuotare il piatto senza pensare agli altri, al domani e al dopo, come rimozione assoluta dell’orizzonte temporale e del suo senso.
I segnali che qualcosa stia cambiando sono molti. Il popolo forte e tranquillo del Family day, naturalmente, è uno dei più vistosi, anche visivamente. Ma ce ne sono altri, meno visibili, eppure presenti.
Uno è la perdita di forza, e di attrazione, della trasgressione. Dopo trent’anni di autorizzazioni a tutto, di “fate pure”, detto da genitori, maestri, politici, potenti in genere, la trasgressione non ha più nessuna attrattiva. Anche perché è autorizzata in partenza, spogliata del suo alone di mistero e di scoperta. Se non è più l’ingresso in una zona proibita, col suo significato iniziatico di rito di passaggio, la trasgressione perde forza, e diventa subito scivolamento nella depressione, nella non motivazione, e nel bisogno come ferrea dipendenza da qualcosa. Come nella droga in generale e nella più usata di esse, la cannabis.
Non che questo svuotamento di senso della trasgressione risolva il problema, naturalmente. Anzi, le vittime continuano a porgere docili il capo (forse ancora più numerose), agli occulti carnefici, i produttori di cinismo di massa. Fino a quando non avremo ricostituito il valore dei riti di passaggio e delle iniziazioni, finché non avremo ritrovato la bellezza della Cresima e del diventare “soldati di Cristo” (di assumere cioè un’appartenenza definitivamente significativa), e di tanti altri, indispensabili, nutrimenti dell’animo, i ragazzi saranno ansiosi di stordirsi di spinelli, e di scivolare ancora in quell’“abbassamento del livello di coscienza”, dato dalla droga, che smorza la passione, ma insieme diminuisce il dolore di non provarla.
La depressione di massa continuerà, temo, per un pezzo. Ma non la si potrà più travestire da ideale, da obiettivo da raggiungere, da vittoria da conquistare. Perché sono i ministri, e i direttori dei grandi strumenti mediatici a spacciarla a piene mani, perché il difficile, della depressione di massa e dei suoi nutrimenti, non è conquistarla, ma schivarla, visto che te la tirano addosso in quantità, dalle lezioni a scuola alle leggi dello Stato.
L’eroe dunque, la personalità che esprime più forza, non è definitivamente più il coccolatissimo trasgressivo, ma colui che (rifiutando ogni sollecitazione e premio al disimpegno), si assume invece la responsabilità, per sé, e per gli altri, verso i quali sente di averne.
E’ sempre accaduto così nella storia umana: le epoche senza cuore finiscono, per asfissia, o indigestione, e lasciano spazio al ritorno dell’uomo, che si fa strada tra il ciarpame ideologico, e i parafernalia delle perversioni dominanti.
E’ così anche oggi. Si esaurisce la sterilità dell’ideologia del “la verità non esiste”, e ritorna la semplice verità del cuore, che riconosce istintivamente l’autenticità dell’io, della propria storia e appartenenza, e dell’altro, che incontra, con meraviglia e stupore, lungo la strada.
Le nebbie intellettuali si disperdono. Si può finalmente cadere in ginocchio, e baciare i piedi dell’Altro.

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One Response to La trasgressione muore di indigestione

  1. paolo62 says:

    questa mattina ho incontrato uno studente che avevo avuto in un centro professionale, uno di quelli “con l’argento vivo addosso” che disturbano continuamente e non studiano nulla. da noi al centro professionale un disastro per sè stesso e per la classe, anche perché nella scuola italiana spesso x tenersi gli allievi e non chiudere le classi si finge di chiudere gli occhi davanti a tutto. stamattina il ragazzo l’ho incontrato andava al lavoro e mi ha detto che sta facendo l’apprendistato in svizzera. lui dice che ora sta imparando un sacco di cose, lavora molto e bene tanto che lo chiamano dappertutto come muratore. va molto meglio e anche per la sua famiglia (che si è sempre interessata) è un bel sollievo. soprattutto dice che la differenza l’ha fatta l’atteggiamento della scuola svizzera, ancora con una certa severità. Mi ha detto “non mi è mai passata per la testa l’idea di distrurbare o fare il cretino perché si sa che lì basta un richiamo, te ne vai a casa e con la svizzera hai chiuso”. una bella differenza rispetto a noi dove tra buonismo, disinteresse per la scuola da parte del ministero dell’istruzione, divieto agli insegnanti di dare le insufficienze, cannabis per tutti col timbro del ministero della salute, stiamo mettendo a repentaglio il futuro italiano
    paolo

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